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ISCRO: un fallimento annunciato

22 Marzo 2022 Ammortizzatori sociali

I primi dati sull’ISCRO, il nuovo “ammortizzatore sociale” per freelance, ne dimostrano il fallimento. Le domande accolte saranno inferiori al 15% di quelle che erano state stimate e contabilizzate dall’INPS, a causa di vincoli di accesso troppo stringenti. Ne deriva un avanzo che contribuirà ad incrementare il già ampio attivo della gestione separata INPS.
I casi sono due: o l’INPS non è in grado di fare stime decenti, oppure c’è del dolo. La storia della gestione separata ci fa propendere per la seconda ipotesi.

Pochissime domande ISCRO nel 2021

Matteo Prioschi sul Sole 24 ore del 25 febbraio riporta dei dati ancora provvisori, ma che permettono di fornire una stima massima dell’esborso che l’INPS sosterrà per le domande accettate nel 2021.

L’INPS aveva stimato che sarebbero state accolte 43.500 domande (il 15% dei 290.000 professionisti iscritti alla gestione separata) per un esborso di 70 milioni di euro.

In realtà le domande presentate sono state 8.400, di cui il 40% è stato respinto e altre potrebbero esserlo.

Come riporta l’articolo:

Il totale delle domande accolte, più quelle in lavorazione, determina un esborso potenziale calcolato dall’Inps in 29,3 milioni di euro.

Sottolineiamo che si tratta di una stima certamente per eccesso.

Non sappiamo quanto sia stato versato nel 2021, ma possiamo stimarlo sulla base dei redditi dell’anno precedente (una stima per difetto dato che si riferisce ad un anno di calo generalizzato dei redditi). Stimiamo oltre 55 milioni, che determineranno un attivo superiore a 25 milioni di euro.

Domande ISCRO destinate a diminuire nel 2022 e 2023

Riteniamo che nel 2022 l’attivo della Gestione Separata per l’ISCRO crescerà ulteriormente e sensibilmente per i seguenti aspetti (ordinati per importanza):

  1. La contribuzione nel 2022 è quasi raddoppiata, passando dallo 0,26% allo 0,51%
  2. È probabile che le domande accolte diminuiscano perché il reddito di riferimento (il 2021) dovrebbero essere generalmente migliore rispetto al 2020. Di conseguenza è più facile essere esclusi sia dal requisito di reddito nell’anno, sia da quello relativo al calo del 50% del reddito rispetto ai tre anni precedenti
  3. Per contro il 2020 entra nel calcolo della media dei tre anni di reddito presi come riferimento per definire il calo dell’ultimo anno e in genere avrà l’effetto di abbassarla. Anche questo contribuirà a rendere più difficile registrare un calo del 50%
  4. Chi ha chiesto l’ISCRO nel 2021 non potrà più chiederlo.

Allo scarso accesso alla misura ha certamente contribuito anche la poca conoscenza del welfare da parte dei freelance, come segnalato dal nostro recente sondaggio, ma non ci sono segnali di iniziative volte a informare. La carenza informativa è comune a tutte le misure assistenziali fornite dalla gestione separata INPS, come abbiamo più volte segnalato, anche direttamente all’INPS.

ISCRO: fallimento per i freelance, ma successo per l’INPS

L’ISCRO è stata introdotto per garantire un sostegno al reddito ai professionisti autonomi nei momenti di difficoltà. Ma coi vincoli posti solo pochi hanno potuto e potranno riceverlo.

Non può perciò essere considerato una misura di welfare.

Ad essere magnanimi è un intervento di welfare washing, deciso per poter dire che si è intervenuti, che un problema è stato risolto.

Ad essere realisti è peggio di così.

Il 4 gennaio 2021, quando l’ISCRO era stato appena approvato, ma c’era ancora la possibilità di correggerlo abbiamo scritto:

Il rischio è che direttamente (con l’aumento dell’attivo della voce assistenza) e indirettamente (con il finanziamento delle politiche attive a cui i professionisti non riusciranno ad accedere) l’ISCRO rafforzerà il ruolo di bancomat della Gestione Separata.

Quanto previsto si è verificato: l’attivo ISCRO di almeno 25 milioni di euro si aggiunge all’attivo strutturale della parte assistenziale della gestione separata. Non è disponibile il dato del 2021, ma nel 2020, anno di crisi, è stato di 135,5 milioni per quanto riguarda i soli professionisti, come abbiamo documentato.

Difficile pensare che non sia un risultato cercato e voluto.

È interessante a questo proposito esaminare la circolare di applicazione dell’ISCRO.

Al punto 7 contiene una clausola che avrebbe comportato l’immediata sospensione di ulteriori indennità qualora il budget previsto fosse stato superato

L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del predetto limite di spesa comunicando i risultati di tale attività al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’Economia e delle finanze. Qualora dal predetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al limite di spesa di cui al primo periodo, non saranno adottati altri provvedimenti di concessione dell’indennità.

Al contrario non è stato previsto alcun intervento correttivo nel caso gli scostamenti avessero segnalato uno scarso utilizzo dello strumento.

E infatti l’aliquota INPS per “coprire” ISCRO è aumentata dallo 0,26% allo 0,51% anche se è evidente che non serve alcun aumento della copertura.

Che cosa chiediamo?

Vorremmo un vero welfare e iniziamo a chiedere un welfare commisurato a quanto versiamo.

Partendo dall’ISCRO, è necessario:

  • il blocco dell’aumento contributivo dell’INPS;
  • la revisione dei criteri di accesso.

Serve poi ampliare alle altre misure, con interventi per:

  • informare, coinvolgendo sedi INPS, reti dei commercialisti e CAF, iscritti alla gestione separata
  • rendere trasparenti e semplici le procedure di accesso, con moduli precompilati e la creazione di un canale diretto per la risoluzione delle difficoltà.
  • rivedere le indennità per maternità e malattia.
Amministratore del Sistema

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di Amministratore del Sistema tempo di lettura: 3 min
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