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ammortizzatori sociali: la proposta di Acta 2021

Proposta ACTA: un fondo unico per gli ammortizzatori sociali di tutti i lavoratori autonomi

16 Dicembre 2021 Ammortizzatori sociali

Come abbiamo visto in questo articolo, sono stati recentemente introdotti alcuni ammortizzatori sociali per lavoratori autonomi (Alas per lavoratori autonomi dello spettacolo e ISCRO per professionisti iscritti alla gestione separata) e con l’ultima legge di bilancio è stata modificata la Dis-coll, il primo e sino allo scorso anno l’unico ammortizzatore sociale per lavoratori autonomi esistente.

Mentre nel lavoro dipendente si sta cercando di procedere in maniera omogenea, nel lavoro autonomo anche questi recenti provvedimenti confermano il prevalere di un approccio frammentato:

  1. non tutti i lavoratori autonomi sono coperti. Risultano senza alcuna tutela gli iscritti alle casse artigiani e commercianti, i professionisti non ordinisti e i lavoratori che operano con modalità contrattuali non coperte da alcuna protezione, in quanto classificate come non lavorative: regime di diritto d’autore, collaborazione occasionale, tirocini d’inserimento lavorativo. L’assenza di contributi (che solleva seri dubbi di compatibilità con gli artt. 3, 4, 35 e 38 della Costituzione) è uno degli elementi che ne ha favorito la diffusione e l’abuso, configurandole spesso come nuove forme di sfruttamento.
  2. I tre strumenti hanno costi e regole diverse. E questo rappresenta di per sé un problema in un mercato del lavoro in cui, soprattutto chi lavora in autonomia, ha percorsi fluidi e discontinui, in cui la tipologia di contratto spesso non è una scelta ma l’esito di un adattamento al mercato, ed in cui sono sempre più frequenti i lavoratori impegnati contemporaneamente su più lavori e con modalità contrattuali che afferiscono a più gestioni previdenziali. Solo un approccio omogeneo e integrato può disincentivare l’uso opportunistico dei contratti e garantire effettiva tutela a chi passa da una cassa ad un’altra o afferisce a più casse in contemporanea. Nell’ultimo pacchetto per lo spettacolo, il problema di chi ha più lavori è stato affrontato prevedendo la classificazione come lavoro dello spettacolo di attività non dello spettacolo (ad esempio insegnamento), se svolte da lavoratori dello spettacolo. Una misura che rischia di creare ancor più confusione!

Insomma, sembra proprio che l’esperienza della pandemia non abbia insegnato nulla!

Una proposta omogenea di ammortizzatori sociali per lavoratori autonomi

ACTA coglie l’occasione per rilanciare parte di una sua proposta di riforma del welfare, che supererebbe questi problemi e affronterebbe in maniera omogenea l’offerta di tutele ai lavoratori non dipendenti.

La proposta copriva tutte le situazioni di calo involontario del reddito riconducibile ad alcuni eventi protetti: maternità/paternità, malattia e documentato calo del reddito e si rivolgeva a tutto il lavoro autonomo non soggetto a ad obbligo assicurativo presso casse diverse dall’INPS.

Una proposta che può essere utilizzata anche solo parzialmente, per la parte riguardante gli ammortizzatori sociali, nell’obiettivo di intervenire a correzione dei recenti interventi.

I punti qualificanti della proposta sono:

  • la creazione di un fondo unico di solidarietà, che raccolga tutti i lavoratori autonomi che versano all’INPS e che si estenda alle attività che sino ad ora hanno sfuggito ad ogni forma di protezione. In questo modo si supererebbero le attuali divisioni e disparità di trattamento.
  • La stipulazione di un patto trasparente e incentivante per i contribuenti, perché uno degli obiettivi è favorire l’emersione dal nero e contrastare l’elusione contributiva
  • l’applicazione di un contributo aggiuntivo obbligatorio su tutte le prestazioni lavorative, che includa anche quelle sino ad ora escluse dalla contribuzione (collaborazioni occasionali, cessione di diritti d’autore, stage). Il prelievo dovrà essere ripartito tra committente e lavoratore, in accordo con quanto indicato nella Risoluzione 7-00495. Il contributo dovrà essere applicato anche alle prestazioni di lavoro erogate attraverso le piattaforme, mentre sarà escluso per i servizi ceduti da società.
  • Poiché l’intervento intende assicurare una copertura anche alle situazioni più fragili e poiché il patto dovrà essere incentivante, il fondo dovrà in parte essere alimentato dalla fiscalità generale. La percentuale del contributo aggiuntivo dovrà essere inizialmente molto bassa e potrà essere incrementata solo se sarà dimostrata la necessità di finanziamenti ulteriori.  La lunga esperienza di gestioni strutturalmente attive fa dubitare della capacità di calcolo previsionale delle strutture tecniche preposte o induce a pensare che questi attivi strutturali fossero in realtà il vero obiettivo di tante misure di tutela (solo così ad esempio si spiega l’assenza di una indennità di maternità minima nella Gestione Separata INPS e nella Gestione ex Enpals, su questo si veda un’altra nostra proposta).
    La fase iniziale di sperimentazione potrà essere finanziata in funzione solidaristica dall’attuale attivo della Gestione Separata INPS.
  • Dovranno essere previsti sia sostegni per i non occupati, sia sostegni a situazioni di calo del reddito. Per quanto riguarda i sostegni ai non occupati, diventa prioritaria e urgente la parificazione della no tax area, in modo da equiparare le condizioni di accesso a quelle dei dipendenti.
  • Per incentivare i versamenti contributivi, le tutele dovranno essere proporzionali a quanto versato nella media dell’ultimo triennio (o di un periodo inferiore se il lavoratore ha un’anzianità lavorativa minore di tre anni), ma con un massimale e dei meccanismi correttivi a favore dei redditi più bassi.
  • La disoccupazione, la cessazione dell’attività o il calo del reddito dovrà derivare da motivi non volontari, che andranno indicati nella domanda (perdita di clienti, crisi del mercato ecc.). Non potrà aver diritto alla disoccupazione chi sceglie di chiudere l’attività per cambiare vita o per andare in pensione.
ACTA

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