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L’INPS ci è o ci fa?

21 febbraio 2019 Maternità

Con i contributi versati alla Gestione Separata per l’assistenza (0,72%) garantiamo all’INPS cospicue entrate.

Abbiamo dimostrato, sulla base di dati INPS, che – a fronte di un totale di oltre 120 milioni di euro di contributi assistenziali – sono state erogate prestazioni solo per 46 milioni di euro, poco più di un terzo, con un risparmio INPS di ben 74 milioni di euro. Un risparmio certamente utile.

Il sospetto è che non ci sia alcun interesse dell’INPS a ridurre questo risparmio, intervenendo sulle inefficienze che impediscono a molti freelance di accedere a un loro diritto.

UN DIRITTO NEGATO

Riceviamo continue segnalazioni di nostri soci che non hanno potuto accedere alle indennità di maternità, malattia e assegni al nucleo familiare. I motivi sono diversi:

  • Problemi informativi
  • Procedure complesse e scoraggianti
  • Regole di accesso penalizzanti
  • Calcoli oscuri
  • Tempi

PROBLEMI INFORMATIVI

I primi responsabili di una scarsa o cattiva informazione sono i call center che rappresentano il primo canale di comunicazione diretta. Come segnalatoci da molti soci, il call center li ha dissuasi dal presentare domanda, sostenendo che i liberi professionisti non hanno diritto a queste indennità.

Gli assegni al nucleo familiare e l’indennità di maternità esistono da 20 anni,  la malattia ospedaliera da 14 anni e la malattia domiciliare da 8 anni, eppure il call center INPS non si è ancora aggiornato!

Il punto più critico sono le sedi locali molto disomogenee nella loro capacità di risposta: in molti casi forniscono informazioni parziali o errate sulla documentazione da presentare, con il risultato che i tempi di erogazione si allungano e che spesso le istanze vengono respinte.

Silvia di Torino, ad esempio, è riuscita ad ottenere l’indennità solo dopo che il suo caso è uscito su La Stampa. Laura, sempre a Torino, si è vista respingere la domanda di maternità a rischio (astensione anticipata) perché mancava il bollo su un certificato, anche se più operatori l’avevano rassicurata sulla completezza della documentazione presentata.

A queste carenze informative, non supplisce il sito, che è incompleto, né il servizio INPSRisponde, che a dispetto del nome spesso non risponde, né tanto meno la PEC, che non garantisce un riscontro. Sono certamente più attenti e rapidi coloro che gestiscono l’account Twitter, ma purtroppo non risolutivi.

PROCEDURE COMPLESSE E SCORAGGIANTI

A causa dei motivi di cui sopra è facile sbagliare le procedure, molte pratiche vengono respinte senza spiegazioni chiare e di fronte a tutti questi ostacoli molte persone rinunciano.

Chi va avanti incontra continue difficoltà e tempi lunghi: i ricorsi vanno presentati entro 90 giorni dalla risposta dell’INPS e possono non ricevere alcun riscontro. Dopo altri 90 giorni l’unica strada è rivolgersi a un avvocato.

L’INPS che dovrebbe tutelarti nei momenti di difficoltà diventa il tuo antagonista e a quel punto spesso ti rendi conto che i costi del ricorso superano i benefici e getti la spugna.

REGOLE DI ACCESSO PENALIZZANTI

Per avere diritto alle indennità occorre aver versato almeno 3 mensilità negli ultimi 12 mesi. Questo comporta l’esclusione di:

  • Chi ha appena aperto la partita IVA, anche se ha un pregresso contributivo presso l’INPS, come dipendente. È la storia raccontata qui.
  • Chi versa su più gestioni può non raggiungere il minimo contributivo su nessuna delle due. La possibilità di cumulare più gestioni è subordinata all’iniziativa dei singoli che, solo se armati di grande pazienza e determinazione, possono riuscire a ottenere il diritto a un’indennità proporzionata a quanto versato (è il caso della nostra socia Carlotta di Roma che con un’integrazione è riuscita a cumulare i contributi INPS ed ex-Enpals).
  • Chi non ha versato l’anno precedente, anche se ha già maturato un debito previdenziale nell’anno in corso. Su questo punto l’INPS riserva un diverso trattamento a chi ha partita IVA rispetto ai collaboratori: mentre per i collaboratori l’indennità è concessa, per chi ha partita IVA no. È quanto certifica la circolare INPS 42 del 26 / 2/ 2016. Sulla base di questa norma una freelance che ha aperto la partita IVA a gennaio 2019 e che avrà un figlio a novembre 2019 non avrà diritto all’indennità di maternità anche se nel 2019 avrà accumulato un debito previdenziale adeguato, dato che il versamento potrà avvenire solo nel 2020. Anche in questo caso, se sei veloce e attenta puoi correre ai ripari, anticipando i contributi INPS, sempre che tu abbia i soldi… È la storia di Anna di Ancona che sta cercando di intervenire sulla sua posizione contributiva per accedere all’indennità di maternità.

CALCOLI OSCURI

Le modalità di calcolo delle prestazioni sono oscure: il primo anticipo arriva senza chiare spiegazioni. Né aiuta l’arrivo del saldo. Le contestazioni sulle cifre sono complesse e raramente danno esito positivo e si può finire col pensare che in genere il gioco non valga la candela.

TEMPI

Infine, per chiudere questo cahier de doléance non possiamo dimenticare i tempi, affidati all’efficienza della sede competente e al buon cuore di chi ci lavora.

Il saldo deve essere sollecitato e arriva con grande ritardo, perché occorre aspettare l’invio della dichiarazione dei redditi (per un bambino che nasce a giugno del 2019 occorre aspettare la dichiarazione dei redditi del 2019 che sarà presentata al più presto a giugno 2020).

Se poi si hanno due figli ravvicinati, si è penalizzati sia negli importi, perché la maternità del secondo figlio prenderà in considerazione i redditi di un anno di minori entrate a causa appunto della precedente maternità, sia nei tempi, perché l’eventuale non chiusura della prima pratica blocca la pratica successiva. È quanto ci segnala Ricarda di Torino.

 

Cara INPS, la domanda sorge spontanea: ci sei o ci fai? È da tanti anni che portiamo alla tua attenzione, e non solo, le questioni relative alla Gestione Separata. L’impressione che si solidifica sempre più quasi a diventare una certezza è che tu non abbia proprio alcuna intenzione di far sapere ai tuoi iscritti che una serie di tutele ce l’hanno e che possono ottenerle senza perdere tempo prezioso, senza continui pellegrinaggi ai tuoi sportelli, senza veder completamente ignorate le loro mail e senza sentirsi dare informazioni errate, fuorvianti o parziali nella migliore delle ipotesi. Basterebbe aggiornare i tuoi sistemi, le tue procedure e darci gli strumenti giusti per fare da soli (siamo abituati del resto, essendo perlopiù freelance). Sai bene che siamo contribuenti di serie A, ma in fatto di diritti continuiamo a sentirci di serie B. Sarebbe bello se potessi presto dirimere ogni sospetto. In fondo stiamo parlando di sostegni fondamentali come la malattia e la maternità.

ACTA

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di ACTA tempo di lettura: 4 min
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