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Laura, collaboratrice. Cronistoria di una pratica di maternità all’INPS

20 febbraio 2019 Maternità, Vita da freelance

Pubblichiamo l’ennesima testimonianza di una socia alle prese con i malfunzionamenti della Gestione Separata INPS. Da collaboratrice in regola con i versamenti contributivi si è vista respingere la domanda di maternità a rischio (astensione anticipata) perché mancava il timbro su un certificato, anche se più operatori l’avevano rassicurata sulla completezza della documentazione presentata. Una storia che sta durando da più di un anno… Un diritto negato a causa di un sistema farraginoso e pieno di falle…

1 dicembre 2017

Dopo due settimane di contrazioni a soli cinque mesi di gravidanza, il 1 dicembre 2017 la mia ginecologa mi consegna un certificato medico per l’astensione immediata dal lavoro per gravidanza a rischio di parto pretermine. Non mi ero ancora informata sulle procedure, perché avevo in programma di lavorare fino alla fine dell’ottavo mese.

Sono una lavoratrice iscritta alla gestione separata, con contratto co.co.co. Inizio quindi la procedura sul sito INPS e vedo che sono richiesti questi allegati (copio e incollo):

  • Certificato medico di gravidanza, rilasciato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o da un medico convenzionato, che attesti la data presunta del parto.
  • Provvedimento di interdizione anticipata per “gravi complicanze della gestazione o persistenti forme morbose” rilasciato dall’Azienda Sanitaria Locale (o dalla Direzione Territoriale Competente)

Ho un solo certificato, firmato da un medico ospedaliero. Non sapendo come ottenere il secondo, chiamo il pomeriggio stesso il centralino INPS. Mi dicono che è sufficiente quello che ho, ma che devo o mandarlo con raccomandata in originale o portarlo di persona. Scelgo di portarlo di persona per avere un’altra rassicurazione sulla documentazione.

4 dicembre 2017

Il lunedì mattina successivo vado alla sede INPS di Via XX Settembre a Torino. L’impiegato allo sportello mi dice che il mio certificato vale come provvedimento di interdizione anticipata perché firmato da un medico su carta intestata di un ospedale pubblico, e anche, ovviamente, come certificato di gravidanza in corso. Non è necessario fare null’altro. Torno quindi a casa e completo la domanda online, il 4 dicembre 2017.

Qualche giorno dopo…

Chiamo il centralino per chiedere se la domanda risulta completa e per sapere a spanne dopo quanto avverrà il primo pagamento. Mi dicono che loro sanno solamente che la domanda è stata inoltrata alla sede territoriale di competenza e di attendere un pagamento dopo un mese circa, “a volte di più”. Periodicamente controllo se ci sono aggiornamenti (online o al centralino), ma la domanda resta “in lavorazione” per settimane.

12 febbraio 2018

Mando una richiesta tramite il servizio INPSRisponde chiedendo conferma che la documentazione sia completa. Non ricevo risposta. Chiamo più volte il centralino, ma non sanno mai dirmi nulla, possono solo inviare un sollecito per la pratica e ogni volta mi dicono di attendere 15 giorni. Un addetto del centralino mi suggerisce di provare ad andare direttamente alla sede, ma le contrazioni continuano, non me la sento di andarci.

8 marzo 2018

Mando una PEC direzione.provinciale.torino@postacert.inps.gov.it, per la quale ricevo regolare conferma di consegna il giorno stesso. Non ricevo risposta.

19 marzo 2018

Nasce mio figlio e per un po’ smetto di occuparmi della faccenda.

16 aprile 2018

Presento online la domanda di maternità per il periodo successivo al parto. Da aprile riprovo a telefonare periodicamente al centralino, ma non ottengo nessuna nuova informazione; continuano a inviare solleciti e reclami senza che nulla si sblocchi.

14 giugno 2018

Mi rassegno e, bimbo al seguito, vado personalmente alla sede INPS di Via XX Settembre, sportello 10, dove mi dicono che manca della documentazione. Mi mandano poco dopo un SMS con l’elenco dei documenti da consegnare (in cartaceo):

  1. dichiarazione assestante di non essere iscritta ad altre forme previdenziali,
  2. modello SR 163 (con indicazione dell’IBAN e firmato dalla banca)
  3. provvedimento di astensione anticipata,
  4. copia documento di identità,
  5. autocertificazione avvenuta nascita,
  6. copia del codice fiscale del bambino.

Da segnalare che le dichiarazioni 1 e 5 erano già state fatte durante la compilazione online della domanda, il modello 2 era già stato presentato per il bonus nascita e i documenti 4 e 6 non erano stati richiesti all’atto della compilazione della domanda. Mi stupisce quindi che chiedano di nuovo un documento che credevo di aver già consegnato.

18 giugno 2018

Compilo online la domanda di congedo parentale per tre mesi, dal 20 giugno al 19 settembre 2018. Il 19 giugno torno e consegno una copia di tutti i documenti richiesti. Come “provvedimento di interdizione” consegno una copia del certificato medico, visto che, in base alle informazioni ricevute il 1 e il 4 dicembre 2017 e mai smentite da nessuno, quello è a tutti gli effetti un provvedimento di interdizione. Chiedo anche all’impiegato dello sportello 10, piano terra, di verificare la correttezza di tutti i documenti che sto consegnando. Mi dice che va tutto bene e mi rassicura che verrò pagata, verosimilmente non prima di un mese.

8 agosto 2018

A oltre 8 mesi dall’inizio della maternità, ricevo un primo pagamento INPS riferito a “MATERNITA 01/12/2017 – 19/03/2018”. Sul sito la pratica risulta “liquidata”, mentre resta “in lavorazione” la pratica relativa al periodo post parto.

24 settembre 2018

Torno all’INPS per sollecitare il pagamento del saldo. Allo sportello 10 non sanno dirmi nulla. Mi assicurano che nel pomeriggio o al massimo il giorno seguente riceverò un SMS o verrò chiamata. Nessuno si fa vivo.

3 ottobre 2018

Torno all’INPS, dove al solito sportello 10 trovo colei che si presenta come responsabile di tutte le pratiche per la maternità della sede. Mi dice che c’è un problema tecnico perché la mia domanda risulta due volte, che allo sportello non riesce a risolvere, ma mi chiamerà il giorno seguente una volta risolto il problema. Non mi chiama. 

8 ottobre 2018

Invio una mail tramite il servizio INPSRisponde. Nessuno risponde. Qualcuno dovrebbe seriamente cambiare nome al servizio. INPSrispondesenehavoglia? INPSsespericherispondanostaifresco? INPSlasciateognisperanzaovoichescrivete?

6 dicembre 2018

Ricevo una raccomandata che mi informa del rigetto della mia domanda di maternità, per mancanza del “provvedimento di astensione anticipata”, ad esattamente un anno e due giorni dal deposito della domanda. Domanda che, ricordo, è già stata pagata per il periodo dal 1 dicembre al 19 marzo (compreso quindi il periodo di maternità anticipata).

7 dicembre 2018

Torno all’INPS, dove trovo nuovamente l’impiegata responsabile della mia pratica, che mi dice che il certificato che ho depositato non è valido come provvedimento di astensione anticipataNessuno, fino al 7 dicembre 2018 mi ha mai comunicato questo problema. Ovviamente ormai il bambino è nato e non è possibile ottenere un provvedimento di interdizione anticipata. Mi viene chiesto di presentare una brevissima autocertificazione in cui spiego il perché.

Nelle settimane seguenti…

Ricevo due chiamate dalla medesima signora, che mi informa che sta cercando di capire come risolvere il problema e che mi terrà aggiornata. In mancanza di ulteriori notizie, il 31 gennaio 2019 torno all’INPS. Mentre sono in coda, vedo l’impiegata con cui ho già parlato più volte e le chiedo informazioni. Mi dice brevemente che la domanda di maternità anticipata è stata rifiutata, che sono stata pagata più del dovuto e quindi il saldo sarà più basso. Non è di turno allo sportello, quindi mi invita a prendere appuntamento.

12 febbraio 2019

Torno all’INPS, con un appuntamento. Parlo direttamente con il responsabile della sede e con la signora con cui ormai ho già parlato diverse volte. Mi confermano che il periodo di maternità anticipata non mi verrà pagato, come da raccomandata ricevuta; per il resto è stato disposto il saldo il prossimo 18 febbraio.
Per il congedo parentale, invece, la domanda è stata accolta, ma il saldo risulta essere pari a zero. Pare che, per un errore nel sistema informatico, risulti un credito nei miei confronti di 25.000 euro (somma che non ho mai ricevuto e non so quindi come mai risulti, loro stessi sostengono si tratti di un errore!), che azzera qualsiasi pagamento verso di me. Mi fissano un nuovo appuntamento al 7 marzo 2019.

Avrei dovuto consegnare un documento che, in effetti, non ho mai consegnato. Ma ho avuto più volte, sia telefonicamente che allo sportello, indicazioni errate. Una volta scoperto l’errore, mi è stato addirittura detto che gli impiegati allo sportello non sono tenuti a conoscere l’elenco dei documenti da presentare. Se da un lato questa affermazione mi lascia perplessa (chi, se non un impiegato INPS, dovrebbe sapere i documenti che chiede l’INPS stesso?), dall’altro sarebbe stato sufficiente che chi mi ha dato le informazioni errate avesse ammesso di non esserne sicuro. Avrei così potuto indagare oltre. Non solo, l’errore sarebbe stato facilmente sanabile se qualcuno si fosse degnato di aprire la mia pratica in tempi ragionevoli e avesse segnalato la mancanza. Avrei potuto ottenere il provvedimento di interdizione, visto che chiaramente avevo i requisiti, avendo un certificato medico e numerose ammissioni al pronto soccorso, documentate.

Infine, ad agosto è stato emesso un pagamento per il periodo di maternità anticipata e la domanda figurava come “liquidata”, senza alcuna segnalazione di sorta. L’INPS non emette una comunicazione di accettazione di una domanda di maternità per co.co.co., ma di fatto quel pagamento era diretta conseguenza dell’accettazione della domanda. Non è possibile che a distanza di mesi tale decisione sia stata capovolta.

Ad aggiungere beffa al danno, al mio rientro a lavoro ho assunto una babysitter.

QUATTRO GIORNI dopo la registrazione del contratto, mi sono arrivati i bollettini per pagare i contributi. Quattro giorni vs. trecentosessantasette giorni.

Morale: se devi pagare tu, sono super efficienti, se devi essere pagata, invece…

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