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Fisco. La montagna ha partorito il topolino

5 Marzo 2021 Fisco, News

Un commento di Acta alle prime anticipazioni sulla riforma del fisco

Gran parte delle audizioni avvenute presso la VI commissione Finanze di Senato e Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche hanno evidenziato che uno dei problemi più consistenti del nostro sistema fiscale è la farragine legislativa, con provvedimenti approvati ad hoc inseriti nei decreti e nelle leggi più diverse in modo estemporaneo senza un disegno complessivo (in pratica tutto un insieme di “pezze” messe qua e là che hanno trasformato il tutto in un complicatissimo patchwork).

Infatti i soli testi normativi di base (DPR n. 597/1973 e Testo unico delle imposte sui redditi – TUIR) dalla loro definizione hanno subito oltre mille interventi ad opera di circa 200 provvedimenti. Inoltre poi si sono moltiplicate le disposizioni normative che disciplinano le imposte sui redditi, ma che non sono contenute nel TUIR.

Quindi,  qual è stato il primo provvedimento ventilato dalla commissione di cui abbiamo avuto contezza in questi giorni? L’ennesima “pezza”, cui in molti, forse un po’ troppi, plaudono come ad una soluzione epocale (intestandosene il merito quasi tutti).

Parliamo della sostituzione degli acconti e saldi e della ritenuta di acconto, per autonomi e partite Iva, con un prelievo mensile ma non per cassa mantenendo il criterio contabile correntemente in uso.

Ma dov’è tutta l’innovazione di questa proposta legislativa? Di fatto si tratta della possibilità di rateizzare il secondo acconto in 6 mesi (visto che del saldo e del primo acconto c’era già), il tutto con le medesime complicazioni (forse sarebbe il caso di dire assurdità) dei calcoli degli importi. In molti richiamano in proposito la proposta di Ruffini, che però non ha assolutamente niente a che vedere con questa.

La criticità per noi è essenzialmente nel sistema di calcolo dell’importo degli acconti, non solo e non tanto in quante rate dobbiamo versare questo importo. Di fatto questa iniziativa ventilata sembra l’ennesima pezza per non affrontare seriamente il problema, diventando un piccolo “contentino” per lasciarci poi nella stessa giungla fiscale, senza semplificazioni serie e vera equità fiscale finalmente anche orizzontale.

L’idea di prevedere poi l’eliminazione della ritenuta di acconto non risolve il problema della mancanza di liquidità di chi si trova a versare utilizzando come criterio il reddito dell’anno precedente. La mancanza di ritenuta potrà essere percepita come un vantaggio nel momento in cui si incassa, ma se il pagamento avviene a prescindere dal proprio incasso i vantaggi saranno marginali o solo e soprattutto per chi si trova in una situazione lavorativa tranquilla o in crescita.

Cosa sarebbe successo se nel 2020 avessimo già avuto un sistema del genere? Sarebbe migliorata la situazione di chi si trovava in difficoltà a causa della crisi generata dal Covid? Sicuramente no.

Poi nulla si sa dei contributi INPS della gestione separata normalmente agganciati ai versamenti IRPEF, e non è chiaro che ne sarà degli interessi da versare alla modica aliquota del 4% (il tasso ufficiale di sconto dal primo gennaio 2021 è dello 0,01%, che è poi quello che usa lo Stato quando siamo noi ad essere creditori nei suo confronti) finora applicati a fronte delle rateizzazioni, e prevista per legge (interessante che a prescindere dal tasso di sconto ufficiale si sia pensato di stabilire un minimale e non piuttosto un massimale per queste aliquote).

Ci troviamo poi a sostituire 2 adempimenti con 12. Sarà indolore per le nostre tasche?

 

ACTA

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di ACTA tempo di lettura: 2 min
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