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Che cos’è successo alla nostra passione?

21 Novembre 2019 Lavoro, Vita da freelance

Durante Bookcity è andata in scena la via crucis del lavoro editoriale organizzata da ACTA per portare al centro dell’attenzione i professionisti dell’editoria libraria.

«Ah, ma quindi lavori in editoria? Che bello, io lo farei gratis!»
«Beh, ti pagano per leggere, che vuoi di più?»
«Si vede che sei proprio appassionata!» 

Chi traduce, impagina, corregge o illustra si è sentito ripetere spesso queste frasi – a volte anche dagli editori, nel tentativo di pagare, con la scusa della passione, una correzione bozze o una traduzione il meno possibile.

Noi di Redacta, l’iniziativa per l’editoria di Acta, abbiamo deciso di prendere queste parole alla lettera: sabato 16 novembre per le vie del centro di Milano è andata in scena Libri, che Passione! La via crucis del lavoro editoriale.

Da anni Bookcity celebra editori e libri sorvolando sul ruolo e sulla condizione dei professionisti che costituiscono la parte vitale dell’industria culturale. Rassegnarsi anche quest’anno all’anonimato e all’invisibilità, magari seguendo qualche evento come semplici spettatori, sarebbe stata l’ennesima sconfitta.

Invece questa volta ci siamo presi la scena. Una cinquantina di persone fra redattori, traduttori, illustratori, grafici (freelance, stagisti e lavoratori dipendenti) ha interrotto il passeggio pomeridiano meneghino per raccontare la Passione di chi lavora in un settore con paghe basse, minima riconoscibilità professionale, contratti e tempi di pagamento palesemente illegali. Ad accompagnarci: amici, giovani-sull’orlo-di-un-master e semplici passanti.

Il percorso si è snodato fra luoghi simbolo dell’editoria milanese: dalla Fondazione Feltrinelli al Castello Sforzesco, toccando la sede storica del Corriere della Sera in via Solferino, la Libreria del Mondo Offeso, il Laboratorio Formentini e la sede DeAgostini a Brera. A ogni tappa un racconto tratto da vicende reali: stage, ritardi nei pagamenti, lavori sempre urgentissimi e troppo spesso svolti a tariffe irrisorie.

“Non è che sia pentito di essere venuto su a fare il master in Editoria a Milano. È che, mamma, le cose non sono mai come uno se le immagina. Che uno pensa che dato che a Milano lavorano tutti e tutti leggono i libri allora è fatta, farò quello che mi piace e sarò felice e ricco per sempre… però per favore mandami dei soldi, che qui ci dicono tutti che bisogna farsi imprenditori di noi stessi, che dobbiamo fare i contatti, andare alle feste editoriali, conoscere gente, sbatterci, ma io qui tra l’abbonamento dell’ATM, l’affitto, il wifi, cenare ogni tanto, mi sono imprenditoriato anche un po’ troppo, che a forza di imprenditoriarmi io qui tra un po’ vado in bancarotta…” ha raccontato un redattore alla prima stazione, leggendo una lettera alla madre.

“Ma a voi, quando vi pagano?” ha chiesto un’altra redattrice di fronte alla Pinacoteca di Brera.
“In due tranche: la prima dopo due mesi, la seconda dopo quattro!”
“Solo dopo l’approvazione di tutto il comitato redazionale!”
“Quando possibile!”
“Alla seconda lettera dell’avvocato!”
“Non mi hanno ancora pagato! Maledetti!”
Tutte risposte tratte dal nostro sondaggio.

“È successo domenica scorsa. Le due del pomeriggio, il coworking buio e silenzioso; non ho nemmeno acceso il riscaldamento, sono entrata e mi sono seduta subito al pc senza neanche togliermi la giacca. Mi sono messa a smontare e rimontare per l’ennesima volta tutta l’impaginazione del catalogo: 400 pagine. All’ennesima chiamata rifiutata arriva la sua, quella del direttore: ‘Ci possiamo mettere al telefono e correggere le pagine una per una?’. Due ore di diretta, durante le quali mi corregge ogni singola pagina. Io non ho più neanche un grammo di energia per ribattere.
Metto giù il telefono, do una forte testata contro il muro e, sola nel silenzio di un coworking enorme, mi metto a piangere disperata. Poi smetto: ogni singolo minuto di pianto è un minuto perso di lavoro.
Ecco la morte della mia passione, amen.”

Un modo diverso per parlare dell’urgenza delle nostre proposte, un’occasione per coltivare insieme le passioni che vanno oltre i libri e il lavoro sporco che ci sta dietro.

la fine della passione

(foto di Andrea Egidi)

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di ACTA Ricerche tempo di lettura: 3 min
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