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La scarsa chiarezza sull'IRAP conviene allo Stato?

Entro il 5 agosto occorre decidere se versare o non l’IRAP, ma a distanza di quasi 15 anni dall’istituzione del tributo non è ancora chiaro chi debba pagarlo oppure no, perchè non sono stati definiti in maniera certa i confini di una “attività autonomamente organizzata”.

I nuovi pronunciamenti della Cassazione, che riconoscono la possibilità di esenzione anche a chi è organizzato in forma di impresa, non riescono a chiarire in maniera certa i confini di una “attività autonomamente organizzata”. Come sottolinea Il Sole 24 Ore con Giorgio Gavelli in “Più autonomi fuori dall’IRAP” non è possibile dire che una certa categoria è o meno soggetta all’IRAP, ma occorre fare riferimento al requisito dell’assenza di un’organizzazione significativa di beni o di lavoro “requisito che non è (né potrebbe essere) ‘patrimonio’ di questa o di quella attività, ma resta collegato al singolo contribuente“.

Resta “il dubbio legato al quantum di beni che costituisce la dotazione minima necessaria per lo svolgimento dell’attività, che, in quanto tale, non può costituire quel «quid pluris» richiesto dalla Suprema corte per qualificare il tributo“.

 

attivita organizzata in forma di impresa

Titolo: “Attività organizzata in forma di Impresa

La stampa specializzata spesso sottolinea che lo Stato avrebbe l’interesse a intervenire, per evitare il costo derivante da un pesante contenzioso o dalla gestione delle pratiche di rimborso (si veda per esempio sul Sole 24 Ore l’articolo “Maggiori certezze per evitare il contenzioso“). Ma è davvero così? C’è realmente un interesse economico dello Stato a intervenire?

Nella situazione di incertezza attuale siamo davanti a tre possibilità:

  1. non pagare, accettando il rischio di dover successivamente affrontare un contenzioso;
  2. pagare e  chiedere il rimborso;
  3. pagare e non chiedere alcun rimborso (molti contribuenti non sono sensibilizzati a riguardo e molti commercialisti non lo consigliano).

E’ possibile che quest’ultima categoria sia molto numerosa e che sia dunque conveniente per lo Stato mantenere l’ambiguità attuale? 

In tal caso l’unica strada è far sì che tutti coloro che hanno un dubbio sulla propria situazione decidano per le opzioni 1 o 2, in modo da far aumentare i costi del contenzioso.

Anna Soru

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