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Caro Ministro,
durante l’incontro organizzato ieri dal Corriere della Sera, ci ha spiegato che il motivo per cui si è deciso di aumentare i contributi é quello di assicurarci una pensione più elevata.
Perché solo a noi? Perché questa preoccupazione non riguarda tutti gli altri autonomi che versano molto di meno , ovvero il 14-16% se professionisti, il 21% se artigiani o commercianti? O anche i dipendenti, che versano meno, se utilizziamo la stessa base di riferimento: sia esso il costo del lavoro (25,6% contro il nostro 27%), l’imponibile irpef (36,3% contro 37,4%) o il reddito netto (46,6% contro 50,9%), come si evince dalla tavola successiva, che confronta lo schema dei costi per un lavoratore dipendente e un professionista autonomo iscritto alla gestione separata, smentendo la vulgata secondo cui l’aumento al 33% parificherebbe la nostra contribuzione a quella dei dipendenti.
No, la spiegazione non ci convince.
Autore: Anna Soru
Campagne Acta, Eventi, Primo Piano »
Difendi il diritto a vivere del tuo lavoro!
Unisciti alla nostra protesta
Martedì 24 aprile a Roma
Dopo la mobilitazione di Milano, di cui potete vedere alcuni frammenti qui, è giunto il momento di far sentire la nostra voce anche a Roma.
Il DDL governativo sulla “riforma del lavoro in prospettiva di crescita”, con un’impostazione che riconosce solo il lavoro dipendente e quello “atipico”, cancella la realtà del lavoro indipendente e decreta la nostra condanna a morte.
- L’aumento al 33% delle aliquote contributive della Gestione Separata INPS andrà a finanziare tutele dalle quali siamo esclusi e ci porterà ad un livello di contribuzione insopportabile. Noi saliremo al 33%, quando un professionista ordinista paga il 14%, commercianti ed artigiani il 21% e un lavoratore dipendente, calcolando la contribuzione sul costo per l’azienda, il 25%.
- Inoltre le norme per contrastare le “false” partite IVA nei fatti rischiano di cancellare i lavoratori indipendenti, che tali sono e tali vogliono continuare ad essere.
Per contrastare la miopia di questa visione del mondo del lavoro e chiedere a gran voce una modifica del disegno di legge, abbiamo indetto a Roma, così come già avvenuto a Milano, una mobilitazione che avrà luogo martedì 24 aprile a piazza Montecitorio.
L’appuntamento è alle 12.00, davanti alla Galleria Alberto Sordi, a Via del Corso, dove ci riuniremo per svolgere un’azione dimostrativa davanti al Parlamento.
Invitiamo tutti i lavoratori autonomi di Roma e dintorni a unirsi a noi, per aiutarci a informare e sensibilizzare l’opinione pubblica e i membri della Camera e del Senato che dovranno discutere il provvedimento.
Sostieni la Memoria di ACTA in Commissione Lavoro del Senato per modificare il DDL del Governo!
Difendi il diritto a vivere del tuo lavoro!
Unisciti alla nostra protesta
Martedì 24 aprile a Roma
Appuntamento ore 12.00, davanti alla Galleria Alberto Sordi, in via del Corso
Autore: Adele Oliveri
Eventi, Politiche del lavoro, Previdenza »
Riceviamo e pubblichiamo in vista dell’iniziativa di domani al Fuorisalone.
Il Sindaco Pisapia giustamente si congratula guardando strade, piazze, show room e i 400 eventi sparsi per tutta Milano durante il Fuori Salone. In città arrivano, e si vede, più di 500.000 attraendo in città investimenti diretti per 40 milioni di euro e un indotto di altri 360. E’ una grande festa aperta a tutti, che sottolinea come il design e la cultura del progetto siano oggi una componente essenziale dell’economia della città, del Paese e dell’industria italiana in generale, oltre che della cultura e della vita sociale della città. Il successo del design italiano, che anima il Fuori Salone, è il successo del lavoro creativo di nuova generazione, il vero motore economico che potrà tirare fuori la nostra economia dal disastro attuale.
Ma non si vive solo di concetti eleganti e di belle parole sul genio e cultura da salotto. Il Fuori Salone è anche la grande festa di chi nel design ci lavora, e cioè, nel 99% dei casi, è un lavoratore o una lavoratrice autonoma di nuova generazione che, come chi lavora nella moda, nella comunicazione, nelle nuove tecnologie digitali, non fa parte di nessuna antica corporazione, ordine professionale o settore organizzato e protetto da lobby e apparati gerontocratici. Il restante 1% è costituito dai figli dei titolari che vogliono fare il designer perché è cool. L’esempio migliore è Lapo Elkann: segno che le professioni culturali e creative sono al vertice delle aspirazioni sociali, il che conferma la loro centralità nell’economia del Paese anche a livello di gossip. Del resto la società più capitalizzata al mondo, Apple, è considerata dai fatidici “mercati” un’azienda all’avanguardia nel design.
Una professione nelle industrie creative è la speranza di decine di migliaia di famiglie quando affrontano spese di migliaia di euro per le rette di 39 scuole, istituti e università che, solo a Milano, offrono corsi in vario modo riconducibili alla cultura del design e alla moda. Queste famiglie fanno sacrifici sperando di assicurare un futuro decente, o magari di successo, ai propri figli. Il Fuori Salone è anche la festa degli studenti di design e delle altre discipline culturali e creative.
Ma quest’anno la festa è rovinata in partenza: il futuro e le speranze dei lavoratori creativi, degli studenti e delle loro famiglie è minacciato. Sulla festa del design si aggira il grande vampiro nazionale, l’INPS, pronto a succhiare soldi dalle nuove professioni creative, in cambio di niente, con la sua Gestione Separata. Il futuro delle professioni autonome del design è segnato a morte da una legge incombente che, se approvata, eliminerà le condizioni materiali della loro esistenza.
Autore: ACTA
Previdenza »
Nella puntata di Report di ieri, 25 marzo, un ampio servizio curato da Bernardo Iovene dal titolo “pensione asociale” mette in luce in maniera inedita le iniquità della gestione separata, la fortissima crescita delle aliquote, che non consente alcuna pensione aggiuntiva, e la povertà delle pensioni attese, frutto di un contributivo avaro, che restituisce meno di ciò che prende, perché paga i privilegi concessi ad altre categorie. Da non perdere l’intervista all’ex Ministro Damiano che dopo aver riconosciuto di aver sbagliato ad aumentare i nostri contributi di quasi 9 punti percentuali, con grande sicumera propone un aumento al 33% per i monocommittenti, dimostrando di non aver capito l’errore di metodo: occorre informarsi e pensare prima di fare.
Segnaliamo un errore della trasmissione, frutto di un luogo comune (duro a morire…) che confronta il nostro peso contributivo per la pensione (27%) con quello dei dipendenti, calcolando quest’ultimo a partire da una diversa base (33%, calcolato sulla retribuzione lorda, ma 24% sul costo del lavoro, si vedano le slides di presentazione della nostra proposta per un corretto confronto).
Alla realizzazione della puntata ha collaborato Acta, che ha fornito informazioni, dati, spiegazioni, esempi per ricostruire le vicende della gestione separata ed hanno partecipato molti suoi soci: Susanna Botta, Fabio Massi, Silvestro De Falco, Erica Melino ed altri. Peccato che Acta si sia vista solo di sfuggita con una copia del nostro manifesto!
Per chi è fuori dal giro dei “soliti noti” (sindacati, associazioni datoriali, ordini…) è proprio difficile conquistare riconoscimento e visibilità!
Autore: ACTA
Appelli e Lettere, Pensione »
Ieri è apparsa questa lettera sul Corriere della Sera:
Scrivo riguardo alle nuove norme fiscali, che ci dicono essere “eque”, sulla gestione separata e sugli amministratori di società di capitale.
Siamo 3 soci/amministratori/lavoratori di 57 anni di una società che dopo aver avuto 4 dipendenti in cassa integrazione in deroga per quasi tutto il 2011, il 31 dicembre 2011 siamo stati costretti a licenziarli perché da tempo non abbiamo più il lavoro.
Nel 1995, con la riforma delle pensioni, fu creata la gestione separata per chi, come noi, non aveva un fondo per la pensione. Ne fummo contenti e accettammo anche i continui aumenti dell’aliquota dei contributi nella speranza di avere una pensione dignitosa. Io ho aderito anche al riscatto dei 5 anni precedenti per lo stesso motivo. A gennaio 2011 è stata abbassata di circa mezzo punto l’aliquota di retrocessione della pensione contributiva, quella di tutti noi della gestione separata che non ha nessuno in pensione, e soltanto qualche voce si è innalzata per segnalare l’accaduto ma è stata subito soffocata perché noi siamo “terreno di conquista”. Ora i cinque anni riscattati prima del 1996 non sono utili per il raggiungimento del requisito dell’età per la pensione; invece è rimasto un diritto per tutti quelli che hanno riscattato la laurea, come se i diritti acquisiti fossero diversi e forse lo sono veramente perché siamo “persone che non contano”.
In un opuscolo ho letto che le indennità di fine rapporto degli amministratori di società di capitale (la nostra è una Srl) saranno tassate secondo gli scaglioni di reddito, senza nessun limite come invece è per i grandi manager che pagherebbero soltanto oltre la soglia di un milione di euro. La norma è indicata al comma 31 dell’art. 24 della legge “SalvaItalia”. Se è vera l’interpretazione data da quella pubblicazione, noi (come tanti altri piccoli imprenditori) – che non abbiamo avuto accesso a un posto pubblico, che abbiamo pagato tutte le tasse (anche di più di quello che era lecito perché non siamo dei “volponi”), che non possiamo protestare perché abbiamo i nostri figli laureati che si stanno affacciando nel mondo del lavoro (e preghiamo Dio che almeno loro possano trovarlo) e che avevamo la certezza che la nostra pensione sarebbe stata di basso importo – abbiamo cercato di accantonare qualcosa, notevolmente inferiore al milione di euro, da utilizzare come liquidazione per integrare le pensione. Ora ci troviamo a sostenere lo Stato italiano più dei grandi manager e di tanti altri, perché loro pagheranno le imposte sull’eccedenza al milione di euro. In questo mondo dove tutti desiderano andare in televisione per esternare il proprio sapere e farsi ammirare per la propria immagine, possibile che non ci sia nessuno che sappia prendere le difese di chi non ha visibilità, di chi soffre in silenzio, di chi si rimbocca le maniche facendo anche lavori più umili per mandare avanti la baracca? Possibile che in questa Italia non ci sia qualcuno che sappia vedere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, che cosa è equo e che cosa non lo è, e che sappia scrivere le leggi in modo corretto?”
Giulio De Santis (imprenditore senza più impresa), Perugia”.
Autore: Silvestro De Falco
Leggi e Norme, Previdenza »
Per assicurare la copertura finanziaria degli emendamenti sulle pensioni a favore dei lavoratori esodati (che hanno firmato degli accordi collettivi di incentivo all’esodo) e precoci (coloro che lasceranno il lavoro con 42 anni di anzianità, prima di avere compiuto i 62 anni d’età) i relatori del decreto milleproroghe hanno presentato un emendamento che prevede un ritocco delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi (aumenteranno a regime nel 2016 di altri 0,15 punti percentuali).
Riporta il sole24ore in un articolo di Nicoletta Cottone:
Con effetto dal primo gennaio 2013, si legge, le aliquote contributive pensionistiche dei lavoratori artigiani, commercianti e coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti alle relative gestioni autonome dell’Inps e l’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata sono incrementate di 0,01 punti percentuali. Dal primo gennaio 2014 le aliquote sono incrementate di 0,04 punti e di altri 0,05 punti percentuali dal primo gennaio 2015. In pari misura dal primo gennaio 2016 fino a conseguire un incremento complessivo di 0,15 punti percentuali.
E’ una vera e propria beffa per gli iscritti alla Gestione Separata, dato che tra di loro non ci possono essere né esodati (ma solo semplici disoccupati) né precoci. Abbiamo soci con quasi 50 anni di lavoro e contribuzione e con più di 62 anni di età che non sono ancora potuti andare in pensione!
Autore: ACTA
Previdenza, Primo Piano »
La legge di stabilità è stata approvata.
I contributi previdenziali degli iscritti alla Gestione Separata sono aumentati dell’1% per permettere lo sgravio di quelli sull’apprendistato.
Un provvedimento del tutto ingiustificato, che accentua la distanza tra il nostro peso contributivo e quello sostenuto da tutti gli altri lavoratori, come evidenziato nel grafico qui a fianco.
Da tanto tempo evidenziamo l’iniquità del nostro trattamento previdenziale, che ci costringe a versare molto più degli altri lavoratori autonomi e anche più dei dipendenti (se utilizziamo lo stesso metodo di calcolo) , che non ci lascia margini per un secondo pilastro privato e ci condanna ad una pensione inadeguata, dal momento che il sistema contributivo non è in grado di garantire un adeguato rendimento al nostro investimento.
Le condizioni di crisi e di urgenza in cui è stato varato il provvedimento non ci hanno consentito di muoverci con l’efficacia e la rapidità che avremmo voluto. Questo però non vuol dire che accetteremo supinamente che si continui a fare cassa sulle nostre spalle. Con il vostro supporto continueremo a portare avanti la nostra azione di pressione e sensibilizzazione e a batterci in tutte le sedi, istituzionali e non, per una vasta riforma del sistema previdenziale che assicuri una pensione equa e dignitosa a tutti i lavoratori.
Autore: ACTA
Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano »
Assistiamo all’ennesimo utilizzo della Gestione Separata per fare cassa. E’ ingiusto :
- perché si interviene in un periodo di crisi che é particolarmente duro per chi, come noi, deve garantire la flessibilità del mercato del lavoro (in tempi di recessione la flessibilità é a senso unico e significa tagli). Tutti noi abbiamo sperimentato una riduzione dei compensi e del reddito, molti hanno dovuto chiudere;
- perché la nostra categoria é stata già duramente colpita dall’eliminazione del regime dei contribuenti minimi e, in molti casi, anche dall’aumento dell’iva;
- perché si conferma l’iniquità di un modus operandi che colpisce dove é più facile colpire e non dove é più equo intervenire;
- perché la nostra contribuzione pensionistica è già elevatissima, superiore anche a quella dei dipendenti, se calcolata allo stesso modo;
- perché siamo stanchi di sentire ripetere che ciò servirà a garantirci pensioni migliori e ci chiediamo perché questa stessa preoccupazione non ci sia nei confronti di categorie (dagli artigiani, ai commercianti, dagli agricoltori ai professionisti con cassa privata) che versano molto meno di noi;
- perché é paradossale che una misura che colpisce chi fornisce competenze e dovrebbe contribuire alla ripresa, sia inserita in una manovra che dovrebbe avere l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico
- perché contribuisce a scoraggiare una modalità di lavoro che ha costituito il principale “polmone” per chi si avvicina al mercato del lavoro e per chi deve ricollocarsi (problema che sarà sempre più forte nel futuro).
In un momento in cui il paese sembra sull’orlo del precipizio, diversamente da altre volte, non ce la sentiamo di andare in piazza a protestare, di partecipare alla gara a chi urla più forte. Sappiamo che sarebbe una gara perdente e che paradossalmente apparirebbe una lotta corporativa, pur provenendo da una categoria che ha sempre pagato tanto proprio perché non è corporativa.
Nell’attesa di capire quali saranno le sorti del nostro governo (e dunque del provvedimento sulla Gestione Separata), abbiamo sensibilizzato i media e ci siamo uniti alla petizione avviata dai colleghi traduttori . Nei prossimi giorni seguiremo attentamente l’evolversi della vicenda, continuando a mantenere alta la guardia e tenendoci pronti a intervenire con eventuali azioni dimostrative se le circostanze lo richiederanno. Mai come oggi intendiamo ribadire il nostro impegno a lottare per un nuovo modello di welfare, più equo, che garantisca pari condizioni a tutti i lavoratori.
Autore: ACTA
Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano »
Ieri sera il governo decide di aumentare i contributi pensionistici per dell’1% per i collaboratori (gli aumenti storicamente hanno riguardato tutti gli iscritti alla gestione separata).
Riportano la notizia il Corriere della Sera, con un articolo di Roberto Bagnoli e il Giornale, in un articolo redazionale che parla di aumento “ finalizzato ad accrescere l’accantonamento previdenziale a loro favore” (!?).
La situazione è questa, per noi insostenibile…
Anche questa volta stiamo pensando di attivarci, ma abbiamo bisogno del vostro contributo, della vostra firma sulla protesta. Scrivete un commento e proponete le vostre idee e le vostre disponibilità per intraprendere delle azioni.
Fate conoscere questa notizia ai vostri amici e colleghi interessati.
Dobbiamo fare qualcosa velocemente e in tanti.
Autore: ACTA
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Il 7 settembre scorso il Corriere della Sera ha pubblicato un’interessante lettera del Professor Alberto Brambilla, già sottosegretario al Lavoro e attuale presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale (NVSP).
Come molti di noi ricorderanno, l’NVSP è costituito da un gruppo di esperti di previdenza che, per quanto riguarda noi lavoratori indipendenti iscritti alla Gestione Separata INPS, ha il compito di rivedere ogni tre anni
i coefficienti di trasformazione in rendita vitalizia del montante che abbiamo accumulato, in base ad alcune ipotesi di fondo che comprendono, fra le altre, la speranza di vita.
La lettera è un appello alla presa di coscienza della situazione in cui versa il sistema pensionistico e delle conseguenze di scelte politiche fatte in passato che cominciano a produrre adesso i loro effetti negativi e che hanno comunque spinto il Parlamento nel 1995, con l’approvazione della legge Dini, a dare un impulso al passaggio del sistema pensionistico dal calcolo delle pensioni con il metodo retributivo a quello con il metodo contributivo. La Gestione Separata INPS è il primo esperimento di fondo pensione dello Stato italiano che eroga pensioni calcolate con il metodo contributivo e i beneficiari ricevono una rendita calcolata in base ai contributi effettivamente versati, opportunamente rivalutati. Diciamo che, riprendendo uno spunto di Romano Calvo in un commento a un mio precedente intervento, la Gestione Separata INPS è come un TFR, reddito differito che è accantonato nella vita lavorativa per essere erogato sotto forma di rendita vitalizia negli anni della pensione.
Autore: Silvestro De Falco














