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La tassa sui ricorsi tributari: un balzello iniquo a svantaggio dei più deboli

| 5 luglio 2011 | LETTO: 2.692 VOLTE | NESSUN COMMENTO | Autore: | SHORT URL |

Tra i tanti balzelli che la recente manovra finanziaria ci ha “regalato”, va ricordata la tassa sui ricorsi presso le commissioni tributarie, modulata nel suo importo come segue: 30 euro per controversie di valore fino a 2.582,28 euro; 60 euro per controversie da 2.582,28 e fino a 5.000 euro; 120 euro per controversie di valore superiore a 5.000 euro e fino a 25.000 euro; 250 euro per controversie di valore superiore a euro 25.000 e fino a 75.000 euro; 500 euro per controversie di valore superiore a 75.000 euro e fino a 200.000 euro; 1.500 euro per controversie di valore superiore a 200.000 euro.
Al riguardo un paio di osservazioni immediatamente si impongono:

  • proprio quando lo stesso direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera riconosce l’esistenza del fenomeno del tutto eccezionale di comportamenti scorretti o di veri e propri abusi da parte di operatori della stessa Agenzia, viene reso viepiù gravoso per il contribuente il ricorso alla giustizia tributaria per far valere le proprie (non di rado buone) ragioni: come se non bastasse il rischio e lo stress che la sfida ad armi impari al Moloch statale (nelle sue varie articolazioni) comporta, come se non pesasse già abbastanza sulla decisione del contribuente tra chiedere giustizia nella sede competente o tacere e pagare l’assurda prassi, ancora oggi largamente diffusa tra le commissioni tributarie, della compensazione delle spese processuali tra le parti anche quando la pretesa dell’Amministrazione appare del tutto infondata, e quindi in violazione del principio per cui il costo della lite è, in mancanza di validi motivi, da addossare alla parte soccombente;
  • è evidente l’accentuata “regressività” di tale tassa: minore è il valore della controversia e più (molto di più), in proporzione, si paga (dai 200.000 euro in su i ricorsi tendono progressivamente alla sostanziale gratuità). Come a dire: se sei così straccione da non poterti permettere una causa del valore di almeno diverse decine di migliaia di euro, sei pregato di non romperci le scatole.
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