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Flat tax: niente traumi

22 Ottobre 2019 Fisco

Negli ultimi anni i regimi agevolati dei lavoratori autonomi hanno subito importanti modifiche: prima il regime dei minimi, poi il regime forfettario sino a 30.000 euro di fatturato e infine, lo scorso anno, un’estensione di quest’ultimo sino ai 65.000 euro.

Quest’ultimo è indubbiamente vantaggioso per molti lavoratori autonomi, ma contiene numerose storture che più volte abbiamo evidenziato: non è favorevole a chi realizza fatturati molto bassi (inferiori ai 20.000 euro), può spingere le imprese ad utilizzare impropriamente la partita Iva per posizioni da dipendente, non stimola la formazione e gli investimenti, né l’aggregazione e la crescita, è estremamente premiante per chi ha già un altro reddito da dipendente o pensione, altera la concorrenza, ecc.

Tuttavia, non si può cambiare ancora una volta, a distanza di un anno, l’intero impianto fiscale, mettendo così in difficoltà lavoratori che hanno fatto le loro scelte sulla base delle norme esistenti.

Proposte

Dunque come si potrebbe operare? Possiamo articolare alcune proposte di massima:

  1. Alcune evidenti storture possono essere corrette da subito. Può essere escluso chi ha redditi complessivi da lavoro superiori a 100.000 euro (ad esempio un dipendente o un pensionato con un reddito da 60.000 euro avrebbe diritto all’agevolazione forfettaria solo se il reddito da lavoro autonomo non superasse i 40.000 euro o viceversa). Può inoltre essere messo un limite alla possibilità di sforare indenni i 65.000 euro, evitando così di applicare una tassazione del 15 o addirittura del 5% a redditi anche di 200-300.000 euro.
  2. Definire un periodo di transizione di 2-3 anni per coloro che sono attualmente nel regime forfettario, prevedendo un doppio binario.
  3. Progettare una riforma complessiva che elimini storiche diseguaglianze (no tax area a 4.800 euro per autonomi, a 8.000 per dipendenti), micro-agevolazioni corporative e le misure elettorali introdotte dagli ultimi governi (dal bonus di 80 euro alla flat tax) a favore di un trattamento più equo e omogeneo di dipendenti e autonomi, che preveda un abbassamento dell’imposizione fiscale a favore soprattutto delle fasce medie e basse.
  4. Un regime semplificato potrebbe comunque sopravvivere anche nel medio periodo, per i contribuenti con fatturato molto basso.

In definitiva, pensiamo che il regime forfettario possa e debba essere modificato, ma senza traumi.

ACTA

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1 Commenti

  1. lucianoz

    Per quanto riguarda l’applicazione di un limite alla possibilità di sforare indenni i 65.000 euro non sono d’accordo, in quanto la possibilità di applicare la tassazione del 15-5% a redditi altissimi, tipo 200-300.000 resta molto remota, considerati i guadagni medi dei freelance. Invece, non altrettanto remota – o comunque sicuramente più frequente – è la possibilità di oscillare ad anni più o meno alterni ora leggermente al di sotto, ora leggermente al di sopra dei 65.000 euro, con la conseguenza che uno si troverebbe a saltellare dal regime forfettario a quello analitico. Non il massimo, in termini organizzativi e di tassazione fortemente sperequata.
    Il periodo di transizione di 2-3 anni per coloro che sono attualmente nel regime forfettario, non mi convince del tutto. Troverei semmai più corretto lasciare invariato per tutti l’attuale regime per 2-3 anni, non solo per chi vi è già entrato quest’anno, ma anche per chi vi entrerebbe a partire dal 1° gennaio prossimo. Questo perché la schizofrenia legislativa colpirà anche chi nel corso di quest’anno si era organizzato per l’ingresso nel regime a partire dall’anno prossimo, pianificando di conseguenza la propria attività.
    Un altro grosso problema è invece l’aver eliminato l’aliquota del 20% per i ricavi tra 65.000 e 100.000 euro, in quanto di fatto viene messo un “tappo” sulla soglia dei 65.000 euro di ricavi, superato il quale non conviene più fatturare, in quanto il massacro fiscale sarebbe insopportabile. Un bel disincentivo, in quanto il mega “scalone” è altamente iniquo. Meglio sarebbe lavorare alla creazione di 2 o più aliquote forfettarie a scaglioni, ad esempio 15% fino a 65.000 euro, 20% tra 65.000 euro e 100.000 euro e 25% tra 100.000 e 130.000 euro. ecc…

    23 Ott 2019

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Flat tax: niente traumi

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