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Per un Primo Maggio di coalizione

20 Aprile 2023 Lavoro, Vita da freelance

Con queste parole di Sergio Bologna e una speciale vignetta di Pat Carra, Acta desidera augurare a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori un buon Primo Maggio fatto di unione, identità collettiva e solidarietà reciproca.

1° maggio, festa dei lavoratori e delle lavoratrici. E pensare che tutto è cominciato in America, nell’Illinois, da uno sciopero per le otto ore di lavoro. Se ne facevano anche 16 in molte fabbriche, in molti lavori a domicilio, in molti servizi. Donne e magari anche bambini.

La festività poi fu sancita a Parigi nel 1889 dai partiti socialisti. 

È interessante notare che tutto è partito dal tempo di lavoro, secondo il principio – ingenuo, ma sano, sanissimo – otto ore di lavoro, otto di riposo, otto per la propria vita, la famiglia, la cultura, lo svago. Anche per i propri sogni.

Se stiamo attenti ad ascoltare quello che dicono, che vogliono, i giovani che in queste settimane hanno invaso coi loro cortei le strade di Parigi (ancora Parigi!) è più o meno la stessa cosa. Il problema della pensione è stato solo la scintilla della protesta. Perché debbo dedicare tutto il tempo, o il maggior tempo, della mia vita a lavorare per altri?

I lavoratori autonomi non se lo pongono il problema, perché dicono: “io lavoro per me, sono indipendente, sono freelance”. E magari qualcuno, un po’ scemo, arriva a dire: “ma che c’entro io coi lavoratori? sono un imprenditore; di me stesso, certo, ma appartengo alla stessa categoria dei Montezemolo, dei Briatore; loro sono grossi, io sono piccolo, ma oggi… small is cool”.

E invece siamo lavoratori a tutti gli effetti, in gran parte knowledge worker, e proprio per questo soggetti a un regolamento del tempo che è molto più aleatorio di quello cui sono sottoposti i lavoratori dipendenti. Anzi, possiamo dire che la gestione del tempo è uno skill senza il quale un lavoratore freelance non se la cava nel mercato.

Ormai i cortei del primo maggio sono un ricordo: agli inizi del 2000 a Milano c’erano le May Day Parades. Erano la festa di San Precario, niente bandiere rosse, altoparlanti a tutto volume. Le nuove generazioni avevano capito che il lavoro fisso dovevano scordarselo e stavano costruendo una loro identità collettiva. Poi sono finite anche quelle. Forse perché quando si è precari/e non è così facile dividere in parti eguali otto ore di lavoro, otto di sonno, otto di riposo la giornata.

Di noi molti “faranno il ponte”, alcuni continueranno a lavorare, ma sarebbe bello se il primo maggio rivolgessimo un pensiero a quelle donne e uomini dell’Illinois, che hanno preteso di essere trattati da esseri umani e lo hanno fatto tutti insieme, solidali, non ciascuno per conto suo. E sono riusciti a farsi ascoltare.

Amministratore del Sistema

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di Amministratore del Sistema tempo di lettura: 2 min
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