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equo compenso per i professionisti italiani: la legge Meloni è un'occasione sprecata che delude le aspettative di chi non appartiene a un ordine professionale

Proposta di legge Meloni sull’equo compenso ai professionisti. Ennesima occasione sprecata

6 Luglio 2021 Compensi, Diritti, Lavoro, Vita da freelance

E’ in discussione una nuova proposta di legge sull’equo compenso dei professionisti, che dice di rivolgersi a tutti i professionisti, ma nella realtà è stata scritta solo per gli ordinisti, o meglio solo per gli avvocati.  Di seguito un commento a cura di Irene Bortolotti e Silvia Santilli.

Presentata una nuova legge sull’equo compenso dei professionisti autonomi

Il 25 giugno 2021 è stata presentata la proposta di legge Meloni in materia di equo compenso per le prestazioni professionali.
Si tratta di una proposta di legge frutto di una lunga gestazione ma assai deludente.
Delusione non tanto per il merito delle tutele proposte ma per l’estrema limitatezza dell’ambito applicativo.
Dall’ottobre 2019 era in iter alla Camera una proposta analoga, a firma Morrone (ed altri 66 parlamentari in gran parte della Lega) in esame alla Comm. II Giustizia, dal 2 dicembre 2020.
Come ultimo atto dell’iter è stato deciso in modo totalmente trasversale di prendere come testo base della legge invece del testo del disegno di legge Morrone un nuovo testo proposto dalla Meloni.
In sostanza si è sostituito il testo Morrone con un nuovo testo a firma Meloni, i due testi hanno un contenuto molto simile… il secondo, tuttavia è scritto in modo se possibile ancora più “pasticciato”.

Contenuto e criticità: solo i professionisti iscritti agli Ordini sono interessati dalla legge sull’equo compenso

L’esame del testo rende evidente che si tratta dell’ennesima occasione mancata di costruire qualcosa di utile per la categoria dei liberi professionisti e soprattutto la triste conferma di come la categoria dei professionisti non ordinistici semplicemente non sia contemplata nel pensiero della classe politica.
Nonostante la relazione illustrativa ripetutamente si esprima con termini quali “tutti i professionisti” è evidente come la norma sia rivolta solo ai professionisti ordinistici e in particolare – ci pare di poter dire – all’avvocatura.

Il testo esordisce con un Articolo 1 che farebbe ben sperare laddove cita la legge 81 del 2017 e cioè lo Statuto del Lavoro Autonomo.

Sappiamo bene che lo Statuto del Lavoro Autonomo si applica (in base al suo art. 1) ai “rapporti di lavoro autonomo di cui al titolo III del libro V del codice civile” e cioè a tutte le forme di lavoro autonomo previste dal Codice Civile, a prescindere dall’iscrizione ad un albo o elenco.
L’articolo 1 lettera b) insomma sembrerebbe includere nell’applicazione anche i non ordinistici.
Peccato che dopo poche parole si introduca un contraddittorio (ma non casuale) riferimento all’articolo 9 della legge 24 marzo 2012, n. 27 e cioè al Decreto Liberalizzazioni del 2012, successivo al precedente Decreto Bersani, che abolì i minimi tariffari per le professioni ordinistiche.
Santo cielo la povera lingua italiana come è maltrattata!
E per fortuna che hanno deciso di sostituire il testo precedente con questo perché sarebbe una sintesi più chiara del precedente…
Un articolo di lettura assolutamente confusa che a questo punto sembra avere come ambito di applicazione oggettivo solo le prestazioni cui faceva riferimento la disciplina sulle liberalizzazioni.
Un testo di legge davvero destinato alla tutela del diritto ad un equo compenso delle prestazioni professionali avrebbe molto semplicemente potuto fare riferimento alla medesima platea di destinatari dello Statuto del Lavoro Autonomo.

L’Articolo 2 restringe ulteriormente l’ambito di applicazione ai soli contratti nei quali committente sia una grande azienda (con oltre 60 dipendenti) o la Pubblica Amministrazione.
Si tratta certamente delle situazioni in cui maggiore è lo squilibrio di forza contrattuale tra committente e professionista, il riferimento espresso alle aziende del settore bancario e assicurativo, tuttavia sono un’ulteriore traccia di quanto il pensiero di chi ha scritto il testo fosse rivolto alla professione legale.
Anche qui siamo ancora ben lontani dall’idea di una tutela piena e “universale” del lavoro autonomo.
Il comma 2 è un ulteriore esempio di compromesso e stortura linguistica prima ancora che giuridica.

Le disposizioni della presente legge si applicano a ogni tipo di accordo preparatorio o definitivo, purchè vincolante per il professionista, le cui clausole sono unilateralmente predisposte o comunque utilizzate dalle imprese di cui al comma 1”.

Non è ben chiaro come un accordo preparatorio possa essere anche vincolante, e perché non parlare in termini tecnici (e quindi precisi) di contratto?
E poi ancora … la normativa si applica solo ai casi di contratti conclusi secondo formulari (art. 1342 c.c.) o di Condizioni Generali di contratto (art. 1341 c.c.).

L’articolo 3 inserisce ben nove nuovi commi all’art. 2233 c.c. … peccato che l’art. 2233 del codice civile riguardi, senza ombra di dubbio, le sole professioni ordinistiche (con un occhio soprattutto agli avvocati)!

Tutti i successivi articoli fanno riferimento sempre a professionisti iscritti ad ordini ed albi

In sostanza si tratta di un testo confuso e pasticciato linguisticamente e tecnicamente, una confusione che nasconde l’intento di tutelare solo alcune specifiche categorie ben lontano quindi dall’essere una disciplina organica ed articolata a tutela del diritto di tutti i professionisti ad un equo compenso.
Del resto la seduta di presentazione è durata 20 minuti in tutto (!).

L’iter è ormai iniziato, probabilmente andrà avanti, anche perché gli altri partiti sembrano disinteressati alla cosa tranne il Movimento 5Stelle.
Il termine per la presentazione degli emendamenti era fissato per il 30 giugno 2021, ad oggi (02/07/21) non sono stati registrati emendamenti nel sito della camera, anche se spesso sono poco solerti ad aggiornarlo.

La politica è interessata ad una legge sull’equo compenso dei professionisti?

Purtroppo l’esame del testo ci porta a concludere di no…non vi è un vero interesse della politica ad occuparsi di equo compenso dei professionisti.
Una questione così importante dal punto di vista economico e sociale viene trattato con estrema superficialità ed utilizzato strumentalmente come “cavallo di Troia” per la tutela di interessi particolari.
La disciplina prevista infatti è riservata a ben poche categorie di lavoratori autonomi (solo quelli iscritti ad Ordini Professionali ed Albi) ma viene illustrata e presentata come strumento di tutela per tutti gli autonomi e questo tra il consenso di alcune forze politiche ed il disinteresse superficiale di altre.
Dal punto di vista politico, se davvero come si dice nei vari commenti durante l’ultima seduta della commissione, la legge di giugno 2021 rappresenta una sintesi di quella in discussione ed è sostanzialmente condivisa trasversalmente, lasciarne la paternità alla Meloni prima firmataria insieme a Lega e FI, è di una ottusità disarmante.
Sono a dir poco imbarazzanti, e testimoniano appunto della superficialità e del disinteresse politico, alcuni commenti in commissione.
Alfredo BAZOLI (PD): annuncia che il Partito democratico si esprimerà in senso favorevole sulla proposta di testo base, pur non avendo avuto modo di valutare attentamente il testo della proposta di legge C. 3179 della collega Meloni. Immagina (sic !) che tale testo sia il risultato di un lavoro di sintesi delle istanze contenute nelle diverse proposte di legge in tema di equo compenso all’esame della Commissione. Ribadisce, come già dichiarato nel corso della precedente seduta, l’orientamento favorevole del Partito democratico a un intervento normativo in materia di equo compenso, di cui condivide spirito ed obiettivi, riservandosi comunque di valutare eventuali modifiche al testo base nel corso della fase emendativa.

 

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