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Non organizzateci per favore…

24 Maggio 2013 Lavoro, News

Ho avuto modo di leggere “Organizzare i non organizzati – idee ed esperienze per il sindacato che verrà“, una pubblicazione curata dall’ufficio politiche giovanili della CGIL e in particolare il pezzo di Di Nunzio (pag. 48), che va sicuramente letto. Dimostra qual è il massimo di apertura ammissibile per chi opera dentro a quella macchina di posti di lavoro e di potere che è la CGIL. In fondo ci sta dicendo che il mondo dei freelance si sta muovendo, sia pure faticosamente, e sta entrando nel canale della rappresentanza storica della CGIL. Certo la CGIL dovrebbe prestare più attenzione a questi primi vagiti, ma in fondo questa pubblicazione altro non è che la dimostrazione che la CGIL (o meglio un gruppo di funzionari che hanno interesse di pagnotta in materia) sta sul pezzo.

Propaganda, essenzialmente propaganda da venditori porta a porta. Pronti a piegare la realtà e le “sottilissime” analisi dell’IRES CGIL, ai loro scopi.

La citazione di ACTA ha il sapore di una concessione pari a quella che si farebbe per il circolo della bocciofila per aver collaborato nella pulizia degli spalti dopo la manifestazione.

Vorrei che i tanti nuovi iscritti di ACTA andassero a rileggersi il nostro Manifesto, per capire su quali diversi orizzonti ci muoviamo e per accettare il fatto che la crisi della rappresentanza non è un incidente passeggero, ma un salto di paradigma. E non è solo un problema della CGIL.

Non è da chi ha creato i problemi che ci possiamo aspettare le soluzioni.

Ma intanto noi leggiamo, ci confrontiamo, dialoghiamo… preparandoci al salto.

Romano Calvo

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3 Commenti

  1. Andrea

    Io non ho letto tutto il documento della CGIL perché certe filosofie mi fanno venire il mal di testa, preferisco cose sintetiche e reali, della filosofia o della politica calata nel nostro modo di organizzarci mi interessa relativamente.
    Sicuramente non so dove voglia andare la CGIL, certo che chi pensa che un professionista freelance sia solo un precario o un espulso dal mondo del lavoro da recuperare non mi tranquillizza.
    Non è la forma del freelance da cambiare (per chi lo fa per scelta) è la sua regolarizzazione e la sua riconoscenza a livello di protezione, assistenza che va messo allo stesso livello di altri. Il mondo del lavoro diviso solo tra lavoratori dipendenti e professioni antiche preconfigurate (Artigiani, commercianti, professionisti vecchio stampo con albi corporativi) al quale si è sempre aspirato la CGIL e che ne ha fatto la sua battaglia per la lotta di classe sia finito.
    Il mondo del lavoro si sta evolvendo in un modo così veloce che le vecchie organizzazioni fanno fatica a canalizzare perché incapaci di capire ed evolversi.
    Noi freelance siamo reali vogliamo fare il lavoro per il quale ci sentiamo portati e nel modo in cui lo stesso mercato ha bisogno: velocità, conoscenza, professionalità, flessibilità.
    Quello che ci manca è l’eguaglianza, evitare di diventareo solo merce di scambio o di sfruttamento (compensi bassi) riconoscenza di protezioni assistenziali, pensionistici, ecc., cioè essere uguali a qualsiasi altra forma autonoma, che sia, artigiano , commerciante, piccolo imprenditore, professionista. Non è ammesso che ci siano le differenze e che alcuni abbiamo le super protezioni e altri nulla.
    Saluti.

    25 Mag 2013
  2. mr

    Sull’analisi concordo anche (in parte) ma francamente parlare di “interessi di pagnotta” e “macchina di posti di lavoro e di potere” come se il più grande sindacato italiano fosse una banda di truffatori squalifica tutto il ragionamento. I ritardi, gli errori e le scelte deliberatamente compiute contro freelance e precari ci sono tutte, ma se ci si vuole confrontare bisogna anche usare un linguaggio adeguato.

    28 Mag 2013

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Non organizzateci per favore…

di Romano Calvo tempo di lettura: 1 min
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