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Con Daniela Fregosi, per un'equa tutela nella malattia.

17 Luglio 2014 Acta informa, Eventi, Malattia, News

Contro la discriminazione. Con le nostre forze.

Anche ad un lavoratore autonomo può capitare da ammalarsi, ma non è previsto dal nostro welfare. La situazione è particolarmente difficile se la malattia è lunga e non compatibile col lavoro, come nel caso di un tumore.

Un dipendente quando si ammala ha un reddito immutato e un accantonamento pensionistico immutato, perché coperto dall’indennità. Può curarsi senza preoccuparsi del lavoro. Anche un autonomo lavora molto di meno perché molte giornate sono dedicate alle cure e la distribuzione delle giornate di cura ostacolano l’accettazione di incarichi, ma può ottenere un’indennità solo per un massimo di 61 giornate, con un risarcimento irrisorio, che non prevede alcuna copertura pensionistica. Risultato: l’autonomo ammalato deve fare i conti con un reddito fortemente ridotto e ridotte prospettive pensionistiche.

Ma non basta. Sul reddito di un autonomo grava comunque il carico pensionistico, che non è sostenibile in una situazione di contrazione delle entrate e di aumento delle esigenze di spesa, connesse alle cure.

Acta ha appoggiato la petizione di Daniela Fregosi per chiedere, con riferimento agli eventi  più gravi e ostativi dell’attività lavorativa:

  • l’ampliamento del periodo di tutela oltre gli attuali 61 gg: sono proprio le malattie più gravi e lunghe ad aver maggior bisogno di tutele;
  • la ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia;
  • l’equiparazione della degenza ospedaliera a quella ospedalizzata quando si è sottoposti a terapie invasive (es. chemioterapia);
  • la copertura di tali periodi con i versamenti di contributi pensionistici figurativi.

Tutte richieste che potrebbero essere finanziate con quanto già attualmente gli iscritti alla gestione separata pagano per l’assistenza, dal momento che, come abbiamo dimostrato,  meno della metà dello 0,72% versato viene restituito sotto forma di servizi.

La petizione ha quasi raggiunto le 50.000 firme, ma nulla si muove all’orizzonte.

Daniela, che non ha versato gli acconti INPS, avrebbe dovuto pagare entro il 16 luglio i contributi INPS del 2013.  Nel bilancio tra reddito presente e futuro (pensione), Daniela, che ha una malattia a rischio della vita deve necessariamente privilegiare il presente, anche per accrescere la sua speranza di vita. Per questo ha deciso di non versare i contributi INPS e quindi di continuare il suo sciopero contributivo, come annunciato in un post sul suo blog Afrodite.K.

[youtube F0q6g6KLLkk La disobbedienza fiscale di una lavoratrice autonoma ammalata]

 

ACTA sostiene l’azione di Daniela e la sua richiesta di una reale tutela della malattia promuovendo una campagna di crowdfunding. I soldi raccolti serviranno a pagare le spese legali e coprire i rischi di mora che Daniela si sta assumendo con la sua disobbedienza civile. Eventuali soldi in più saranno utilizzati per garantire un servizio informativo ai freelance ammalati.

Contribuisci a una lotta che è anche tua.

http://www.buonacausa.org/cause/per-equa-tutela-nella-malattia

ACTA

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