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Proposta ACTA per il lavoro professionale autonomo

23 Febbraio 2012 Diritti, Fisco, Lavoro, News, Previdenza

Abbiamo preparato una proposta con cui partecipiamo al dibattito sulla Riforma del Mercato del Lavoro, portando il punto di vista del lavoro autonomo professionale. Nell’attuale discussione intorno all’introduzione di nuove norme a tutela del lavoro è assente una rappresentanza che porti la voce dei freelance. Noi siamo convinti che sia indispensabile e per questo mettiamo sul tavolo un Proposta ACTA, nella speranza che venga presa in considerazione dal Ministro del Lavoro e che serva a migliorare le condizioni di migliaia di lavoratori non rappresentati oggi dalle parti sociali.

I punti cruciali sono il riconoscimento della specificità e della necessità del lavoro professionale autonomo, il corretto calcolo del cuneo fiscale-contributivo, l’adozione di una logica di incentivazione e l’attenzione a evitare misure punitive per i lavoratori. Ecco una presentazione dettagliata:

Scarica il documento in formato .PDF “Proposta ACTA per il lavoro professionale

ACTA

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22 Commenti

  1. Stefano Palumbo

    Reply

    Mi sembra che un dato centrale – la quantificazione degli oneri sul lavoro autonomo – non sia riportata correttamente. Sono omesse infatti le deduzioni che la normativa fiscale prevede, sia per l’uso parziale dell’abitazione ai fini professionali (cosa che riguarda molti autonomi), sia per altro tipo di spese (beni strumentali, auto, spese di rappresentanza, spese di formazione). Queste deduzioni riducono di un bel po’ – anche per chi si attenga rigorosamente alle regole – la base imponibile rispetto al costo per il cliente, con l’effetto di una sensibile riduzione del cuneo complessivo.

    24 Feb 2012
  2. Anonimo codardo

    Reply

    Le teoriche deduzioni fiscali per l’abitazione in uso promiscuo si volatilizzano nel timore di concrete ispezioni fiscali…

    24 Feb 2012
  3. Anna Soru

    Reply

    E’ difficile considerare proprio tutto, il calcolo ha volutamente ignorato le voci non esattamente quantificabili. Proviamo a recuperare ciò che abbiamo omesso. Un autonomo può recuperare spesa PC, libri, cancelleria, commercialista e parzialmente le spese di casa, auto, formazione. Per contro un dipendente ha l’uso gratuito degli strumenti di produzione, nessuna spesa di contabilità e potrebbe avere ticket restaurant, essere retribuito per fare formazione (integralmente pagata dall’azienda) e in qualche caso essere dotato di auto aziendale.
    Per un corretto calcolo del cuneo fiscale occorrerebbe inserire anche il pilastro previdenziale privato, che per il dipendente gode di più ampie agevolazioni, e gli straordinari (agevolati per i dipendenti, non per gli autonomi). E infine andrebbe considerato che un autonomo ha spesso un reddito più ondivago, con maggiori costi fiscali complessivi rispetto a chi ha un reddito costante (è meglio avere 2 anni di reddito da 50.000 euro che un anno 30.000 e uno 70.000).
    In fin dei conti, recuperando quanto omesso, la bilancia rischia di pendere ancor di più a sfavore degli autonomi.

    27 Feb 2012
  4. Stefano Palumbo

    Reply

    Sono d’accordo su tutte le considerazioni complementari della risposta (oscillazioni, previdenza integrativa, etc.), ma la riduzione del cuneo fiscale è comunque rilevante.
    Lo dico per esperienza diretta, poiché sono un autonomo con partita Iva: pur essendo molto scrupoloso (non porterei mai in deduzione la ricevuta della trattoria cui vado con la famiglia – per capirsi – pur chiedendola testardamente ogni volta) fra casa e relative bollette, telefono, auto, etc. riesco a dedurre 8.500-10.000 euro all’anno, che non è pochissimo, specie per chi non ha un fatturato molto alto. Il risparmio netto è dell’ordine del 65-70% di tale valore, circa 500-600 euro su base mensile.
    L’intenzione di sottolineare gli elementi sfavorevoli agli autonomi è condivisibile, ma proprio per questo sarebbe opportuno rendere i conti più “resistenti” alle possibili obiezioni.
    Saluti

    28 Feb 2012
  5. Anonimo codardo

    Reply

    Esistono però tutta una serie di professioni dove portare in duduzione tali cifre è materialmente impossibile semplicemente perché non si spendono 500/600 € al mese per la proprio attività. Ovvio a meno che di non forzare un po’ la mano ma con la damoclea spada dell’AdE…

    28 Feb 2012
  6. Mario Panzeri

    Reply

    Scusate signori, ma come ve la cavate con gli studi di settore se deducete 8.500-10.000 euro di costi da un fatturato non molto alto…?

    29 Feb 2012
  7. Anonimo codardo

    Reply

    Infatti… o sono spese inoppugnabili da parte dell’AdE e quindi veramente collegate all’attività (e rientriamo nell’obiezione che ho sollevato sopra: non tutte le professioni ci entrano) oppure…

    3 Mar 2012
  8. Mario Panzeri

    Reply

    Gli studi di settore non c’entrano con l’inoppugnabilità o meno dei costi. Il problema è dal lato dei ricavi/compensi, il cui ammontare presunto in base agli studi di settore è determinato anche dai costi che si dichiara di avere sostenuto (correttamente o non correttamente è un altro discorso). Quindi, quanto più elevati sono i costi dichiarati tanto più elevati risultano i ricavi/compensi presunti; e se i ricavi/compensi dichiarati sono inferiori a quelli presunti il contribuente risulta non congruo.

    4 Mar 2012
  9. Alliandre

    Reply

    Ciao, a me la diversificazione fragile/forte NON piace, specialmente per via della differenza contributo INPS. Voglio darlo a chi dico io anche se non son forte, il mio accantonamento pensionistico. Specialmente visto quanto mi torna di INPS e visto che, da traduttore, difficilmente riuscirò mai a rientrare nei ‘forti’ (me li sogno, 90mila l’anno, nemmeno nei miei sogni più selvaggi ci arriverò mai. C’è un limite al numero di cartelle umanamente traducibili al giorno, e-purtroppo- anche alla tariffa a cartella accettabile anche dal cliente più generoso. Sarò già contenta se arriverò mai ai 25 mila, con la crisi e i chiari di luna che girano.) Nemmeno la differenza di detrazione dei costi tra fragile e forte mi piace.
    Se proprio volevate diversificare le p-iva ‘finte’ e ‘vere’ piccole, per una categoria simile alla la mia avrei preferito piuttosto un regime minimi come il vecchio, ma con limite sui 40m€ per aiutare chi vuole e può investire e spese deducibili anche se non da lavoro (cioè con aliquota Irpef marginale, e non aliquota sostitutiva) penso alle spese mediche, previdenza integrativa. Avrebbero potuto fare le cose bene subito invece di pastrocchiare come al solito.

    5 Mar 2012
  10. Anna Soru

    Reply

    E’ vero che complessivamente gli oneri previdenziali resterebbero immutati per i “fragili”, ma il versamento pensionistico sarebbe ridotto dal 27% al 25,7%, ovvero analogo a quanto stimato per i dipendenti (i dipendenti hanno situazioni molto differenziate,quella presa a riferimento è una situazione”media”).
    Aumentano gli altri oneri: malattia, per avere finalmente una vera tutela della malattia, e disoccupazione, per cercare di “giocare d’anticipo” sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Si parla infatti di introdurre un contributo per la disoccupazione anche per i “parasubordinati”. Con la nostra proposta abbiamo voluto evidenziare che c’è spazio per un versamento finalizzato alla disoccupazione SENZA aumentare la nostra contribuzione complessiva.
    Per compensare il peso della contribuzione complessiva che noi riteniamo non sostenibile, proponiamo di agire sul fisco con una forfettizzazione delle spese dell’ordine del 25% (che però non esclude gli oneri deducibili-spese mediche, mutuo etc-, come invece accadeva con il regime dei minimi). A conti fatti è in genere più conveniente del vecchio regime dei minimi e, ci sembra, più equo perché fa riferimento al reddito da lavoro complessivo, non al reddito da lavoro autonomo (il vecchio regime era decisamente più favorevole per chi aveva un doppio reddito).

    7 Mar 2012
  11. free-lance

    Reply

    acta, non cadete anche voi nella trappola della burocrazia

    aliquote uguali per tutti, nessuna distinzione tra autonomi, diritti e oneri uguali

    autonimi lo siamo per scelta, i piangioni già sono tutelati dalla politica

    non è che adesso ogni disoccupato è autonomo e quindi dobbiamo porre anche le loro istanze, non me ne vogliano

    perdiamo tempo a chiedere contributi più equi, perchè appena ritorna la politica saremo noi quelli da spennare

    piuttosto chiediamo meno burocrazia, un canale telematico esclusivamente per gli autonomi, dove si faccia tutto online

    regole precise e uguali per tutti e ASSOLUTAMENTE non chiediamo maggiori oneri ai clienti, sennò cadiamo nello stesso errore di chi crede che gli autonomi siano ricchi ed evasori, caricare di oneri il committente, vuol dire far passare la voglia a uno di darti lavoro

    teniamoci fuori da questo dibattito dove saremo sempre guardati con astio (basta leggere la cronaca del vostro intervento al convegno di sinistra e libertà)

    chiediamo cose pratiche, tecniche:

    1) POSSIBILITA’ DI CARICARE LE FATTURE IN UN SISTEMA TELEMATICO (così il committente se vuole fare il furbo, lo tieni già tracciato, e non lo saprebbe nemmeno, solo in caso di questioni glielo fai notare e pagherà;

    1 b) in questo modo l’erario avrà subito traccia di qualsiasi lavoro fatto e in caso di ricorso tributario non si perde tempo e denaro per entrambe le parti

    2) pagamenti delle imposte da PAESE CIVILE: il sistema degli acconti non esiste in nessun altro paese ed è assurdo. GRAN PARTE DEGLI AUTONOMI LAVORANO ONLINE, DOVE TUTTO CAMBIA DA UN GIORNO ALL’ALTRO, IL REDDITO CAMBIA, E UN ANNO CHE GUADAGNI BENE TI TROVI A PAGARE TASSE ESAGERATE IN ACCONTI E L’ANNO DOPO CHE NON HAI GUADAGNATO, HAI DIRITTO SOLO A PAGARE DALL’ACCONTATO, IL RIMBORSO TE LO SCORDI FINO A ESAURIMENTO ACCONTO

    finiamola di partecipare a questo gioco politico, di diritti, doveri, detrazioni, deduzioni, siamo autonomi o cosa?

    se dobbiamo chiedere qualcosa chiediamo cose tecniche, per le quali non c’è una manovra finanziaria da fare, ma soltanto aggiustare un pò la burocrazia, e forse saremo ascoltati sul serio, visto che siamo parte fondamentale del tessuto contributivo italiano

    dai dirigenti di acta, io apprezzo il vostro impegno, ci mancherebbe, penso che se ci impegniamo sul pratico, evitando di chiedere cose “impossibili”, otterremmo di più e potremmo lavorare meglio

    le mie idee sono giusto due al momento perchè vi ho letto alla sprovvista, ma se domani rileggo questa discussione mentre sto lavorando, state sicuri che mi vengono tantissime altre idee, così come credo agli altri veri autonomi

    un saluto

    23 Mar 2012
  12. alliandre

    Reply

    A me piace anche *questa* proposta di statuto del lavoro autonomo: http://www.tutelareilavori.it/website/statuto-del-lavoro-autonomo/ 33% a p.IVA finte (cococo/cocopro/progetto), *24% a quelle vere*. 33 per noi secondo me è troppo alta, se non si decidono a ridurre un po’ le tasse, cosa che non faranno mai. Figuriamoci, tax and spend è il loro mantra.

    23 Mar 2012
  13. alliandre

    Reply

    Tra l’altro nella bozza di ieri han messo proprio l’aumento dei contributi fino al 33%. Ma noi non abbiamo l’azienda che paga i 2/3, e se alzo così tanto i prezzi al cliente mi scaricano tutti.
    Si stava meglio quando si stava peggio, quando non c’era la gestione separata e ognuno si stipulava la propria assicurazione sanitaria per conto proprio.

    23 Mar 2012
  14. Anonimo codardo

    Reply

    Infatti… forse sono riusciti nell’impresa titanica di peggiorare le cose per tutti: P.IVA e dipendenti.

    24 Mar 2012
  15. free-lance

    Reply

    facciamo i conti di quanti siamo che lavoriamo online e chiediamo l’abolizione del sistema degli acconti. La concorrenza è spietata e le modalità in dinamismo continuo, i soldi guadagnati un anno non si potrebbero guadagnare l’anno successivo, molti di noi facciamo alcune strategie per guadagnare dda un solo lavoro in una sola volta, e lo stato ci costringe a pagare anche per l’anno successivo.

    Inoltre, chiediamo maggiore chiarezza e linee guida sulla cessazione o meno all’estero delle attività online.

    Se guadagno con adsense di google, faccio o no cessazione all’estero? Lo so che non la faccio, ma per lo stato, non essendoci iva versata, può pensare che l’iva debba essere corrisposta all’italia. E chi la paga se sono programmi di affiliazione? Adsense paga il suo negli stati uniti, essendo così si delinea la cessazione all’estero, eppure I MINIMI NON POSSONO FARLA, MA NEMMENO POSSONO APPLICARE L’IVA

    Come vedete ACTA c’è molto da lavorare, altro che tavolo del lavoro a fare chiacchiere.

    Gli autonomi hanno bisogno di maggiore chiarezza e modernità, perchè solo così possono lavorare meglio e assicurare maggiore gettito fiscale.

    24 Mar 2012
  16. free-lance

    Reply

    ACTA PERCHE’ AL POSTO DI PARTECIPARE A DISCUSSIONI INUTILI, NON DIFENDETE GLI AUTONOMI CHE STAVANO LAVORANDO CON CLIENTI COMUNITARI E CHE DA UN GIORNO ALL’ALTRO SI SONO VISTI OBBLIGATI A ISCRIVERSI AL VIES E A PAGARE L’IVA SULLE FATTURE EMESSE PRIMA DI CONOSCERE TALE OBBLIGO E SANZIONI SU QUELLE SUCCESSIVE?

    TALI AUTONOMI NON HANNO FATTO NULLA DI MALE, NON HANNO EVASO, L’IVA E’ STATA PAGATA DAI LORO CLIENTI NEI RISPETTIVI PAESI, EPPURE LO STATO ITALIANO PRETENDE L’IVA ANCHE DA LORO SOLO PERCHE’ NON STAVANO REGISTRATI NEL VIES!!??!!!

    PERCHE’ L’AGENZIA DELLE ENTRATE NON CI MANDA GLI AGGIORNAMENTI VISTO CHE PAGHIAMO TUTTE QUESDTE TASSE? A MANDARE CARTELLE SUBITO FA, A MANDARE INVECE UNA COMUNICAZIONE IMPORTANTE DI UNA NOVITA’ LEGISLATIVA, PER DI PIU’ NO UNA LEGGE, MA UNA CIRCOLARE, NON MANDA NULLA, FACENDO ENTRARE AUTOMATICAMENTE IN SANZIONI TUTTI QUELLI CHE NON SAPEVANO DELLA CIRCOLARE

    QUESTE SONO LE COSE DI CUI DOVREBBE INTERESSARSI ACTA

    25 Mar 2012
  17. Cristina Zanni

    Reply

    Come molti di voi sanno, Acta ha una quota di iscrizione simbolica (50 euro) e si basa quindi solo ed esclusivamente sul lavoro volontario dei soci, quindi se qualcuno di voi ha delle idee da portare avanti, si iscriva e le porti avanti, se sono in linea con gli ideali dell’associazione Acta volentieri le sponsorizza.

    26 Mar 2012
  18. free-lance

    Reply

    mi sembra un pò “antico” commentare qualcosa detto pubblicamente che accomuna un pò tutti con un messaggio del tipo se vuoi essere preso in considerazione paga i 50 euro

    fate voi i saputelli, vi dico solo che prima mi piacevate molto di più, quando difendevate a spada tratta il principio di lavoro autonomo, prima che vi metteste a tavola con governo e sindacati a fare i conti e guardare ai nostri clienti come sfruttatori

    fate come vi pare, scusatemi se ho voluto dire la mia

    26 Mar 2012
  19. Cristina Zanni

    Reply

    Mi spiace essermi espressa male, non era certo mio obiettivo raccogliere altri 50 euro, che come puoi immaginare non risolverebbero le nostre sorti finanziarie, ma semmai esplicitare che il lavoro di Acta é solo lavoro volontario e pertanto anche i temi scelti sono generalmente frutto delle passioni e delle competenze di chi presta la sua opera gratuitamente.
    Spesso ci vengono suggerite, più o meno garbatamente, le priorità che dovremmo portare avanti, ma purtroppo è difficile che queste idee di altri possano trovare volontari che vi si impegnino gratuitamente.
    Il mio era semmai un invito ad agire in prima persona e proporti per portare avanti ciò che credi siano le priorità per il lavoro autonomo professionale. Per parafrasare il nostro spettacolo teatrale “perchè Acta sono io, sei tu, siamo tutti noi”.
    Se credi scrivi una mail per candidarti.

    27 Mar 2012
  20. Elena

    Reply

    @free-lance mai ca**ata fu più inesatta: “..prima che vi metteste a tavola con governo e sindacati a fare i conti e guardare ai nostri clienti come sfruttatori..” vergognati un po’, dai.

    28 Mar 2012
  21. free-lance

    Reply

    @ elena quando si replica a qualcosa, giusta o sbagliata che sia, si argomenta, non si definisce cazzata e si invita a vergognare

    questo atteggiamento è spocchioso, tranquilla che le offese le lascio alla tua educazione che ti qualifica tutta

    @ cristina credi che non stia agendo? lasciare commenti in cui esprimo le miee idee è agire, magari altri mi leggono e prendono spunti per le loro istanze

    28 Mar 2012
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Proposta ACTA per il lavoro professionale autonomo

di ACTA tempo di lettura: 1 min