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Regime dei minimi: favorito l’avvio, non la sopravvivenza

12 Luglio 2011 Fisco, Lavoro

Si delineano con maggiore chiarezza le trasformazioni del regime dei contribuenti minimi.

Diventa molto più favorevole per i primi 5 anni di attività, mentre non è più interessante per chi lavora da più tempo.

Il regime, come prima, interessa chi rispetta i vincoli di fatturato non superiore ai 30.000, investimenti in beni strumentali nel corso del triennio precedente non superiori a 15mila euro, assenza di dipendenti e collaboratori stabili.

Esso diventa molto più vantaggioso per chi avvierà una nuova attività o ha un’attività  avviata dopo il 31.12.2007. Per loro l’imposta sostitutiva all’Irpef e  alle addizionali locali sarà del 5% e non più del 20%.

Per chi invece rientra nei vecchi criteri ma l’avvio dell’attività risale a prima del 31.12.2007, si perde il vantaggio fiscale legato all’aliquota sostitutiva e l’esclusione dagli studi di settore. Resta in vita l’esonero dall’IRAP, dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili e dalle liquidazioni periodiche dell’IVA (ma non dalla dichiarazione IVA).  

Dare una mano a chi avvia un’attività è sicuramente utile, ma i problemi non finiscono dopo tre o cinque anni, non c’è un percorso lineare e crescente, che dopo qualche accidente iniziale, garantisce un futuro prospero e radioso. Finiti i cinque anni di cedolare secca al 5%,  di fronte ad un’imposizione drasticamente più alta (l’aliquota minima è il 23%, quella marginale sopra i 28.000 euro è il 38%) molti non avranno altra via che chiudere…

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11 Commenti

  1. Michele

    Reply

    Mi sembra che l’articolo sia in netta contrapposizione con quanto pubblicato stamani dal Corriere però:
    http://www.corriere.it/economia/11_luglio_11/partiteiva-contribuenti-minimi_d95d580e-ab93-11e0-a665-5070e23b7a33.shtml

    12 Lug 2011
  2. Marco

    Reply

    Scusate se devio, ma riguardo all’inps? Basta quanto pagato in fattura o ci sono ulteriori versamenti?

    12 Lug 2011
  3. Cristina Zanni

    Reply

    Caro Michele,
    non mi sembra dicano cose diverse, l’articolo del corriere sottolinea che cosa succede a chi ha inziato l’attivià prima del 2008, ma non entra nel merito di ciò che succede ai “pochissimi” che invece potranno avere vantaggi, che non sono più gli attuali, ma migliori: aliquota al5% anzichè al 20%.
    Cristina

    12 Lug 2011
  4. alessandro

    Reply

    Che discorso idiota! se dopo 5 anni che hai aperto un’attività non sei riuscito ad avere una clientela valida perchè dobbiamo sopperire alle tue mancanze noi contribuenti?

    Si tratta di un aiuto punto e basta, per il resto deve essere l’imprenditore ad avere iniziativa, e non fare impresa sempre e comunque coi soldi dello stato!! Se fosse per me la Fiat avrebbe chiuso da tempo e la famiglia Agnelli sarebbe stata buttata fuori da questa nazione!

    12 Lug 2011
  5. Miracle

    Reply

    @ Alessandro

    Forse tu non conosci la genesi del regime dei minimi, e quindi parli a vanvera (o forse fai un discorso idiota, scegli tu che dimostri di avere così familiarità con gli epiteti cortesi e diplomatici…)

    Il regime venne introdotto per compensare il contestuale spaventoso aumento dei contributi pensionistici obbligatori imposti ai lavoratori iscritti alla gestione separata. Prima del 1995, cioè prima dell’introduzione di questa contribuzione obbligatoria per mano di un leghista che magari un giorno vedremo a Piazzale Loreto, chissà…, moltissimi degli attuali minimi avevano 0,0% di prelievo pensionistico.
    In quell’anno venne introdotto il famoso 10% che, nel giro di pochi anni, arrivò agli attuali livelli paurosi (26%). Siccome gli ultimi “scatti” li aveva introdotti il governo dell'”amico” Prodi (ci sarà posto anche per lui), il “buon” Visco -un tempo maestro tassatore, oggi solo allievo dopo le doti dimostrate da VolTremont- decise di introdurre questo regime dei minimi per compensare con un minor prelievo fiscale e minori adempimenti burocratici il maggior prelievo pensionistico.

    Quindi nessun favore di sorta o aiuto di stato: il regime è solo risarcitorio. Quanto a quello del 5% prospettato dall’attuale manovrona, in buona parte dell’area orientale dell’UE si viaggia con flat tax su tutti i contribuenti imprenditori e nessuna progressività d’imposta. Naturalmente da loro l’economia tira, da noi sappiamo bene come va. Comunque, continuiamo pure a gettare borsate di soldi nel calderone degli sprechi statale, nella nostra cara e bella MagnaGrecia-GreciaCheMagna, che ci ripaga con la produzione di mafie doc sempre all’avanguardia. Tempo 28 mesi e saremo in piena guerra civile.

    13 Lug 2011
  6. alessandro

    Reply

    @ miracle
    clap clap un discorso degno di un politico, peccato che hai risposto al mio post con un discorso che aveva veramente poco a che fare col senso delle mie affermazioni! Anzi addirittura sul finale vai nella mia direzione. Complimenti sei proprio quello di cui l’Italia non ha bisogno

    13 Lug 2011
  7. Satira

    Reply

    Questa si’ che è ironia, gli studi di settore sono un modo per valutare qual’è l’imprenditore che ha più iniziativa!!! Questa è davvero bella!!! Forse la mia di satira non è altrettanto divertente ma gli studi di settore sono un modo per dichiarare qualcuno colpevole senza avere prove, starà a lui dimostrare di essere innocente ricorrendo a legali ecc… Tutti i professionisti anche chi vive nei paesi più poveri d’italia saranno paragonati ai maggiori professionisti di Milano, paragone a livello di professionalità possibile ma a livello di fatturato folle. I costi di una burocrazia così complessa non tutti li potranno sopportare e chi non sarà in grado di accorgersi degli errori nella tenuta dei conti o nella formulazione delle diciture in fattura scoprirà cosa è la presunzione di colpevolezza. Vista l’entità delle multe, lo stato oligarchico avrà il potere di decidere chi dovrà andare avanti e chi dovrà chiudere o andare avanti stoicamente con il fine di saldare multe o debiti lasciati da altri… Scopriremo che ci sarà chi perderà la casa in cui vive e chi invece rubando con il favore della legge esiste un sistema premiante che gli potrà permettere un SUV nuovo e tanto altro, un sistema politico oligarchico non può che dar vita a monopoli e oligopoli economici, ma è questo che succede oggi? Per fortuna ogni mio ragionamento è solo satira…

    13 Lug 2011
  8. Miracle

    Reply

    @ Alessandro

    A parte il fatto che sei tu che hai esordito con un complimento (“discorso idiota!”) riferito ad un articolo che spiegava chiaramente come il senso del forfettone fosse quello di permettere a determinate attività di stare in piedi, in un contesto fiscal-previdenziale che possiamo eufemisticamente definire ostile…
    A parte questo, ti assicuro che l’Italia ha bisogno, e anche molto, di quelli come me o, meglio, delle molte migliaia di euro annui che a quelli come me spilla fra tasse e imposte varie.
    Io, per contro, dell’Italia farei volentieri a meno: non però a costo di trasferirmi; sia lo stato italiano a trasferirsi, giusto un centinaio di km più a Sud. E siamo a posto.

    13 Lug 2011
  9. Miracle

    Reply

    Segnalo questo significativo intervento sul blog OnTheNord:

    http://onthenord.wordpress.com/2011/07/13/gli-orfani-del-forfettone/

    13 Lug 2011
  10. alessandro

    Reply

    @miracle
    a parte il fatto che ho scritto 5 righe soltanto e non sei riuscito a capirle per niente…

    provo a farti uno schema

    – il discorso (idiota) era riferito al commento;

    “Dare una mano a chi avvia un’attività è sicuramente utile, ma i problemi non finiscono dopo tre o cinque anni, non c’è un percorso lineare e crescente, che dopo qualche accidente iniziale, garantisce un futuro prospero e radioso”

    lo reputo idiota perchè lo stato non può e non deve garantire prosperità all’infinito ad un’azienda che, dopo 5 anni di attività, non riesce a stare sul mercato.

    – il motivo della mia affermazione è il seguente:
    il guaio dell’economia italiana è il pessimo rapporto deficit/pil. Per sanare questa situazione abbiamo bisogno di 2 cose, o diminuire il fabbisogno dello stato (tagli) o aumentare il pil. Detto questo, se per autemtare il pil (quindi la produzione) facciamo aumentare anche il fabbisogno dello stato come può migliorare il rapporto deficit/pil? Siamo noi imprenditori italiani che dobbiamo svegliarci e avere iniziativa, non cercare sempre di avere qualcosa dallo stato per fare ogni piccolo passo!

    – ti assicuro che anche io sono tra quelli a cui viene fatto un salasso ogni anno

    – l’italia non ha bisogno di persone che parlano in modo forbito nella forma ma povera di contenuti ed idee, ne siamo già pieni!
    ha bisogno di persone con iniziativa , che non vedono come unica soluzione “abbandonare la nave” o “bruciare tutto”.

    Sarebbe già un notevole passo avanti se tutte queste persone prima di commentare ogni manovra del governo a prescindere dai contenuti, magari si informassero davvero. E dico questo sia PRO che CONTRO il governo attuale.

    Bisogna smettere di seguire le correnti e iniziare a ragionare col proprio cervello!
    Basta fare i pecoroni dietro a quello che dice questo o quel politico! siamo così pigri e disinteressati che preferiamo farci governare da ladri e sfruttatori piuttosto che informarci e fare qualcosa di concreto. Invece siamo bravissimi a lamentarci senza nemmeno sapere di cosa…

    basta cosi, scusate lo sfogo

    14 Lug 2011
  11. Anna Soru

    Reply

    E’ vero, in linea teorica il regime dei minimi è uno sconto ad una categoria e quindi può essere visto come un privilegio.
    Ma nei fatti non è così, o almeno non è così se si considera chi non ha altri redditi oltre a quello di lavoro autonomo (escludendo quindi i doppilavoristi). Infatti chi lavora come autonomo ha molti svantaggi rispetto a chi lavora come dipendente, i più macroscopici sono le minori detrazioni sui redditi bassi (il che significa ad esempio che un autonomo a parità di imponibile paga più irpef di un dipendente), le minori possibilità di detrarre accantonamenti per la previdenza privata , il welfare di rapina (nessuna copertura della malattia domiciliare e nessun congedo parentale, benché ci sia un versamento con questo scopo), l’esclusione dalle politiche di sostegno ( dalla cassa integrazione in deroga all’accesso alla formazione), la non tutela rispetto a comportamenti scorretti dei committenti (se non pagano o se falliscono si è impotenti) per concludere con l’incubo degli studi di settore che spesso ti costringono a pagare le imposte su redditi che non hai percepito, magari perché il tuo committente non ha pagato le tue fatture! (e con questo non si vuole difendere gli evasori fiscali, siamo favorevoli alla rintracciabilità bancaria e ad ogni misura utile a perseguire l’evasione, solo non accettiamo la presunzione di evasione).
    Inoltre il regime dei minimi in qualche modo prendeva atto dell’esistenza di un vasto mondo del lavoro che non è imprenditoriale (se si fanno importanti investimenti non si può rientrare nei minimi), ma è una lavoro fragile, di chi ha limitato potere contrattuale e quindi pochi clienti e/o poche commesse. Una situazione di fragilità che non è connessa all’aver appena avviato l’attività, ma che può derivare da una situazione di marginalità o essere conseguenza della pesantissima crisi che si è dovuti affrontare senza alcun sostegno pubblico (la CIG in deroga appunto).
    Considerare tutto questo serve a inquadrare meglio il regime agevolato: più che un privilegio era la compensazione di una serie di iniquità. Una compensazione parziale e insoddisfacente, perché la strada maestra sarebbe indubbiamente quella di sanare le discriminazioni, di operare in maniera uniforme su tutti i lavoratori, superando l’estrema frammentazione che caratterizza gli interventi nel nostro paese, funzionale ad un sistema che vive di corporativismi e clientele. Ma non è una strada che il governo (questo e quelli precedenti) hanno mostrato di voler imboccare,neppure nelle intenzioni.

    14 Lug 2011

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