
Al Presidente del Consiglio Professor Senatore Mario Monti
Al Ministro del Lavoro e Politiche Sociali Professoressa Elsa Fornero
Al Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Dottor Corrado Passera
Ill.mo Presidente,
Ill.mi Ministri,
ci rivolgiamo a Voi in forma di lettera aperta nella convinzione che la Vostra azione di governo affronterà nodi strutturali e rigidità corporative che rischiano di far inesorabilmente regredire il nostro Paese e che ogni giorno condizionano, sempre più pesantemente, la nostra attività professionale e la nostra vita di cittadini.
ACTA. Associazione Consulenti Terziario Avanzato.
La nostra associazione rivendica cittadinanza ai diritti dei lavoratori professionali di nuova generazione. Interpreta il loro spirito di libertà e indipendenza. Promuove la loro visibilità sociale e le iniziative che ne difendono i diritti. Vive della partecipazione e del contributo di tutti loro.
Il nostro lavoro consiste nella prestazione di servizi immateriali, cognitivi, alle imprese, alle istituzioni, alle comunità. Una politica di sviluppo fondata sull’innovazione, sulla libera circolazione dei saperi, sulla tutela dei beni comuni, sulla difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, sulla responsabilità sociale dell’impresa, sul valore del lavoro professionale che si apre all’Europa e al mondo, in grado di contrastare l’impoverimento delle intelligenze e delle risorse umane, è quella a noi più congeniale e, crediamo, più in grado di produrre occupazione di qualità e progresso.
1. Oltre la rappresentanza degli interessi, per la cittadinanza dei diritti.
Siamo un ceto sociale escluso dalle tradizionali forme di rappresentanza: ordini professionali, sindacati, associazioni imprenditoriali. Siamo il prodotto più visibile del cambiamento sociale: ne siamo l’avanguardia. Oggi, e domani ancor di più, il percorso lavorativo di ciascuno attraverserà varie tipologie di rapporto lavorativo. Non pensiamo ad un improponibile ritorno al passato, ma vogliamo un futuro di pari opportunità per tutte le forme di lavoro. Per questo rivendichiamo un moderno Stato sociale, eguale per tutti i cittadini e frutto di un’equilibrata imposizione fiscale.
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Ieri è apparsa questa lettera sul Corriere della Sera:
Scrivo riguardo alle nuove norme fiscali, che ci dicono essere “eque”, sulla gestione separata e sugli amministratori di società di capitale.
Siamo 3 soci/amministratori/lavoratori di 57 anni di una società che dopo aver avuto 4 dipendenti in cassa integrazione in deroga per quasi tutto il 2011, il 31 dicembre 2011 siamo stati costretti a licenziarli perché da tempo non abbiamo più il lavoro.
Nel 1995, con la riforma delle pensioni, fu creata la gestione separata per chi, come noi, non aveva un fondo per la pensione. Ne fummo contenti e accettammo anche i continui aumenti dell’aliquota dei contributi nella speranza di avere una pensione dignitosa. Io ho aderito anche al riscatto dei 5 anni precedenti per lo stesso motivo. A gennaio 2011 è stata abbassata di circa mezzo punto l’aliquota di retrocessione della pensione contributiva, quella di tutti noi della gestione separata che non ha nessuno in pensione, e soltanto qualche voce si è innalzata per segnalare l’accaduto ma è stata subito soffocata perché noi siamo “terreno di conquista”. Ora i cinque anni riscattati prima del 1996 non sono utili per il raggiungimento del requisito dell’età per la pensione; invece è rimasto un diritto per tutti quelli che hanno riscattato la laurea, come se i diritti acquisiti fossero diversi e forse lo sono veramente perché siamo “persone che non contano”.
In un opuscolo ho letto che le indennità di fine rapporto degli amministratori di società di capitale (la nostra è una Srl) saranno tassate secondo gli scaglioni di reddito, senza nessun limite come invece è per i grandi manager che pagherebbero soltanto oltre la soglia di un milione di euro. La norma è indicata al comma 31 dell’art. 24 della legge “SalvaItalia”. Se è vera l’interpretazione data da quella pubblicazione, noi (come tanti altri piccoli imprenditori) – che non abbiamo avuto accesso a un posto pubblico, che abbiamo pagato tutte le tasse (anche di più di quello che era lecito perché non siamo dei “volponi”), che non possiamo protestare perché abbiamo i nostri figli laureati che si stanno affacciando nel mondo del lavoro (e preghiamo Dio che almeno loro possano trovarlo) e che avevamo la certezza che la nostra pensione sarebbe stata di basso importo – abbiamo cercato di accantonare qualcosa, notevolmente inferiore al milione di euro, da utilizzare come liquidazione per integrare le pensione. Ora ci troviamo a sostenere lo Stato italiano più dei grandi manager e di tanti altri, perché loro pagheranno le imposte sull’eccedenza al milione di euro. In questo mondo dove tutti desiderano andare in televisione per esternare il proprio sapere e farsi ammirare per la propria immagine, possibile che non ci sia nessuno che sappia prendere le difese di chi non ha visibilità, di chi soffre in silenzio, di chi si rimbocca le maniche facendo anche lavori più umili per mandare avanti la baracca? Possibile che in questa Italia non ci sia qualcuno che sappia vedere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, che cosa è equo e che cosa non lo è, e che sappia scrivere le leggi in modo corretto?”
Giulio De Santis (imprenditore senza più impresa), Perugia”.
Grazie anche alla nostra attività associativa in Acta, alla nostra contestazione e alla scrittura al Governo, come professionisti della Gestione Separata abbiamo ora all’attivo:
Anche la resistenza del Ministro Fornero ad accettare gli aumenti proposti nel decreto mille proroghe è un po’ merito nostro. Come Acta abbiamo infatti avuto modo di spiegare la nostra situazione alla Professoressa Fornero, prima che diventasse Ministro.
Forse NON è tutto, ma è quello che io ricordo ora.
Anche se non fossimo stati solo noi quelli bravi che, con interventi, con lettere e capacità di fare rete sono riusciti a rappresentare fedelmente presso i governanti la condizione dei professionisti autonomi, anche se fosse stata solo fortuna, tuttavia oggi possiamo parlare del raggiungimento di questi obbiettivi, che sono vantaggi tangibili non solo per noi stessi, ma a beneficio di tutta la categoria degli iscritti alla Gestione Separata dell’INPS.
Per assicurare la copertura finanziaria degli emendamenti sulle pensioni a favore dei lavoratori esodati (che hanno firmato degli accordi collettivi di incentivo all’esodo) e precoci (coloro che lasceranno il lavoro con 42 anni di anzianità, prima di avere compiuto i 62 anni d’età) i relatori del decreto milleproroghe hanno presentato un emendamento che prevede un ritocco delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi (aumenteranno a regime nel 2016 di altri 0,15 punti percentuali).
Riporta il sole24ore in un articolo di Nicoletta Cottone:
Con effetto dal primo gennaio 2013, si legge, le aliquote contributive pensionistiche dei lavoratori artigiani, commercianti e coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti alle relative gestioni autonome dell’Inps e l’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata sono incrementate di 0,01 punti percentuali. Dal primo gennaio 2014 le aliquote sono incrementate di 0,04 punti e di altri 0,05 punti percentuali dal primo gennaio 2015. In pari misura dal primo gennaio 2016 fino a conseguire un incremento complessivo di 0,15 punti percentuali.
E’ una vera e propria beffa per gli iscritti alla Gestione Separata, dato che tra di loro non ci possono essere né esodati (ma solo semplici disoccupati) né precoci. Abbiamo soci con quasi 50 anni di lavoro e contribuzione e con più di 62 anni di età che non sono ancora potuti andare in pensione!
La nostra pensione contributiva annua sarà data dall’ammontare dei contributi versati, rivalutati sulla base dell’inflazione e della crescita del PIL (ahinoi!), moltiplicato per un numerino, il coefficiente di trasformazione. Ad esempio, se considero una persona di 65 anni con un montante pensionistico rivalutato di 100.000 euro, la pensione che spetterebbe attualmente è 100.000 x 5,62 , ovvero 5.620 euro annue al lordo delle imposte.
Il coefficiente di trasformazione non è sempre lo stesso, ma aumenta all’aumentare dell’età in cui si lascia il lavoro (lo stesso montante di 100.000 euro produrrebbe una pensione annua di 4.798 euro a 60 anni). Inoltre è soggetto a revisione ogni tre anni.
La tabella sotto mostra i coefficienti di trasformazione che valevano sino al 1.1.2010 e quelli attuali, che varranno sino al 31.12.2012 e che dovrebbero essere integrati a breve con i coefficienti per età superiori ai 65 anni.

Come sono determinati i coefficienti di trasformazione?
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un giovane professionista. E’ una situazione comune? Sono frequenti le clausole contrattuali come quella qui segnalata?
Premetto che chiedo solamente diritti non privilegi..
Lavoro da due anni con una società di consulenza manageriale.
Fin dal primo momento mi è stata fatta aprire la partita IVA perché la società era stata appena creata e ancora non c’erano lavoratori dipendenti quindi era impossibile fare un contratto di stage (in realtà mi dovevo anche portare il mio pc portatile). Nel primo accordo verbale mi era stato detto che dopo sei mesi di formazione ci sarebbe stata l’assunzione.
Effettivamente dopo sei mesi mi è stata fatta una proposta più alta sempre a partita IVA (con un compenso fisso più una parte variabile); mi sembrava una buona occasione e ho accettato. (Spero non vogliate interpretare male la parola ”accettare” io ad oggi non ho ancora firmato un contratto in questa società).
Le cose sono andate benino per un po’ anche se di fatto la mia partita IVA nascondeva tutte le caratteristiche di un lavoratore dipendente (un certo orario di lavoro minimo, le ferie ti vengono date in un momento ben preciso dell’anno e devi essere sempre reperibile; se non rispondi al telefono te lo fanno notare).
Poi la corda si è tirata troppo e per giunta i compensi variabili mi venivano pagati con ritardo…
…e soprattutto una volta arrivate le tasse mi sono accorto che lavoravo quanto un dirigente e venivo pagato quanto un impiegato appena assunto (non voglio sminuire gli impiegati ma nel mio lavoro si sta spesso a contatto con Direttori Generali e Consigli di Amministrazione, abbiamo mansioni e responsabilità differenti e non si lascia cadere la penna sul foglio al ”suono della campanella”). Inoltre fin dallo ”stage” il mio lavoro ha sempre richiesto trasferte in tutta Italia che spesso sono di una giornata sola e sapendo che i servizi nel Belpaese ogni tanto hanno dei tempi particolari capita che si fanno le 20 ore no stop!
Da qualche mese per vari avvenimenti (come sempre accade in questi casi gli accordi verbali mutano anche a distanza di pochissimi giorni) ho chiesto di farmi avere un qualcosa di scritto (in un primo momento mi è stato detto di no) poi mi è stata presentato un contratto di collaborazione (notizia di questi giorni) purtroppo solo una parte degli accordi era scritti nero su bianco quindi ho dovuto chiedere la cortesia di farmela riscrivere.
Vi riporto direttamente la parte riscritta e omessa in un primo momento:“Nel caso in cui il Collaboratore venga chiamato direttamente a svolgere personalmente incarichi di qualsiasi natura (consulenza, docenza, formazione etc) metterà immediatamente al corrente il Committente delle attività richieste e, in accordo con il Committente saranno stabiliti i termini economici (compensi e modalità) da richiedere ai clienti; in tale ipotesi, il supporto fornito dal Committente al Collaboratore è forfettariamente individuato nel 50% del compenso richiesto al cliente.”
Chiaramente il contratto sottolinea un orario di lavoro libero e assegna compiti più o meno precisi che il collaboratore è tenuto a svolgere, chiaramente poi i carichi di lavori sono diversi (cosa che non mi spaventa) ma sull’orario non c’è alcuna flessibilità.
Questa è la mia storia affascinante e vi lascio con un quesito: perchè il commercialista sulle fattura mi mette anche un 4% di contribuzione INPS mentre io in quanto lavoratore autonomo non posso farlo? ..Credo che questa sia una nuova forma di razzismo
volevo chiudere ringraziando Anna Soru per la disponibilità e l’impegno che mette in questa iniziativa.
In bocca al lupo a tutti!
Il discriminato
Sul Corriere della Sera di oggi un articolo di Dario Di Vico dal titolo “Il mondo delle partite IVA trascurato dal governo tecnico” rilancia la nostra richiesta di partecipare alle consultazioni sulla riforma del mercato del lavoro, riprendendo alcuni punti di un mio post pubblicato qualche giorno fa sul blog la nuvola del lavoro (Le ipotesi di riforma del mercato del lavoro dimenticano (ancora) le partite Iva).
Un tema sempre più urgente dal momento che si profila una pericolosa convergenza tra le richieste del sindacato, che continua a proporre la soluzione di “far pagare di più il lavoro precario”, e l’ultima proposta del PDL a firma dell’ex Ministro Sacconi. Secondo quanto riportato da Enrico Marro, sempre sul Corriere di oggi (“Puntare sull’apprendistato. Alla finestra sui licenziamenti”), questa proposta di legge prevede l’aumento dei contributi previdenziali al 33% per i collaboratori a progetto e per le partite Iva monocommittenti.
Tra una Confindustria che nega l’evidenza di un mercato del lavoro flessibile all’ingresso e un Sindacato concentrato sulla difesa dell’articolo 18, c’è il rischio che la mediazione venga trovata con gli strumenti di sempre nel terreno dei non rappresentati.
Con l’approvazione della Camera, la tanto contestata manovra “Salva Italia” è passata.
Il dettaglio delle conseguenze sulla nostra condizione di professionisti autonomi, li potremo analizzare e spiegare con calma nelle vacanze di Natale, appena disponibile il testo definitivo e le circolari applicative.
In ogni caso si conferma una botta molto salata e non soltanto a causa degli aspetti pensionistici.
In realtà la nostra categoria è già stata oggetto di tante manovre precedenti, non ultima quella di Agosto che aveva portato l’aliquota contributiva al 27,72%.
Tuttavia con questa manovra saremo colpiti anche in quanto cittadini, consumatori e risparmiatori, dalle accise sulla benzina, la maggiore IVA, i prelievi sui conti correnti, ecc. e soprattutto saremo colpiti dalla recessione, dalla riduzione degli investimenti pubblici e dall’inflazione.
Il nostro appello al Governo non è stato preso in considerazione. Non ci facevamo illusioni, dal momento che il Governo non ha voluto prendere in considerazione voci ben più potenti della nostra. Ed ha saputo mantenere il rigoroso rispetto dei diktat europei a non toccare le banche e non scomodare i grandi patrimoni.
Tuttavia ci conviene stare con le orecchie dritte perché la storia non finisce qui. Sarebbe bello pensare che dopo questo salasso ci si potesse rilassare. Invece no. (Continua)
Un’occasione unica, forse storica per gettare un ponte tra l’Italia e il mondo dei freelance americani. Abbiamo approfittato del passaggio di Sara Horowitz in Europa per incontrare la Freelancers Union, l’associazione che più di ogni altra ha saputo dare una voce agli independent worker e alla quale guardiamo da anni con interesse, vista la grande capacità di coalizione e le iniziative sempre ben congegnate (ultima, in ordine, la creazione di un servizio online in cui giudicare i clienti pubblicamente, attraverso balanced scorecard).
In verità è stata lei, Sara, a chiedere a John Brazier (dell’associazione britannica PCG -Professional Contractor Group, con cui siamo in contatto attraverso l’EFIP, gruppo europeo che riunisce le associazioni di freelance) se conoscesse nel nostro Paese la rappresentanza dei lavoratori autonomi e così, passando per Londra, oggi Milano e New York sono decisamente più vicine. L’incontro, davvero molto informale, è servito a presentare alcune caratteristiche del nostro mercato e discutere di problematiche che a tutti gli effetti non sono per nulla distanti, a partire da assistenza, previdenza sociale e tempi di pagamento.
La filosofia che guida l’azione della Freelancers Union – ci hanno ricordato – si basa sull’idea di new mutualism, intorno alla quale la Horowitz si è espressa di recente sulle colonne del New York Times e in una bella serie di articoli su The Atlantic, ovvero sull’idea che sia possibile da una parte trovare reciproco aiuto tra freelance anche nelle piccole cose, su scala locale, disintermediando meccanismi di finanziarizzazione del valore di scambio, dall’altra di condividere risorse e impegno tra i lavoratori per fare fronte a questioni comuni di larga portata, riforme e accordi, in primo luogo affrontando con voce unitaria trattative negoziali con operatori del mondo della sanità, dei servizi o con la stessa politica. Un’idea molto vicina al nostro modo di fare.
Ci hanno chiesto quale fosse la nostra strategia. Fare dialogare il mondo dei freelance, abbiamo risposto, portando allo scoperto, attraverso la stampa, il nostro sito, gli incontri che facciamo o le azioni di protesta e di pressione politica, il valore del lavoro autonomo in Italia, puntando a creare una coalizione di nuova generazione per difendere e guadagnare diritti che non abbiamo ancora. Sul piano dei servizi siamo più indietro rispetto alla Freelancers Union, abbiamo ancora molta strada da fare, ma è proprio per questo che ci siamo lasciati con l’idea che il mutualismo possa esistere ed essere praticato anche a distanza, tra associazioni professionali come le nostre.
Abbiamo lasciato loro una copia del nostro Manifesto e Sara, sempre cortese, ha promesso che darà notizia di questo nostro incontro ai suoi 150.000 iscritti. Possiamo dire di avere posato la prima pietra per questo ponte tra freelance. Ora viene il bello, costruire un buon dialogo.

Sara Horowirtz, seconda da sinistra. I consiglieri ACTA Sergio Bologna, primo a destra, e Dario Banfi, primo a sinistra
| dic ’11 |
| 19 |
| 16:00 |
Nel 2011, Roma è stata il crocevia dei movimenti dei lavoratori della conoscenza. L’occupazione del teatro Valle il 14 giugno scorso è una delle punte più avanzate di un sommovimento sociale in un settore popolato da almeno 240 mila persone (le statistiche risalgono al 2008), cioè coloro che lavorano con la partita Iva, con i contratti di collaborazione, svolgono un lavoro nello spettacolo, nella consulenza, nella formazione, nella ricerca, nel commercio e nell’intermediazione, considerando anche la fortissima presenza delle comunità immigrate che lavorano nelle micro-imprese, nel lavoro domestico o di assistenza.
Alla luce di questa inedita situazione l’incontro pubblico “La furia dei cervelli”, promosso dall’Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato (Acta-Roma) e l’Associazione italiana per la progettazione visiva (Aiap-Lazio), prova a mettere per la prima volta attorno allo stesso tavolo una larga rappresentanza delle reti, dei movimenti e delle associazioni di categoria del lavoro indipendente e autonomo nella città di Roma. L’elenco riportato di seguito è solo indicativo ed è in corso di aggiornamento. All’iniziativa interverranno tra gli altri Cecilia D’Elia, Assessore alle Politiche Culturali e Vicepresidente della Provincia di Roma e Massimilano Smeriglio, assessore al lavoro della Provincia di Roma. (Continua)
| dic ’11 |
| 16 |
| 16:00 |
In contemporanea all’aperitivo ACTA di venerdì 16 a Milano, gli amici di Alessandria di Lab121 inaugurano il loro spazio di coworking. Siamo passati a trovarli settimana scorsa e abbiamo apprezzato sia lo spazio di lavoro che metteranno a disposizione di professionisti e freelance sia lo spirito d’iniziativa che anima la loro associazione di promozione sociale. In bocca al lupo, dunque, per la nuova avventura di coworking!
Tutte le informazioni sull’openday di Lab121 si trovano qui.