| 23 marzo 2014 | 13 COMMENTI | LETTO: 3.951 VOLTE | SHORT URL |

Matteo Renzi chiede sul Jobs Act un dibattito pubblico e si aspetta commenti e consigli. Ecco cosa sosteniamo come Acta e proponiamo di discutere con il Governo.

1. Jobs! Non un solo job.

Lo abbiamo sostenuto dal primo momento, e in tanti ci stanno dando ragione: in questo Jobs Act il lavoro indipendente è il grande assente. Esistono solo dipendenti e imprenditori, ma scompaiono tutti i lavoratori indipendenti, che vivono e lavorano nella fascia meno protetta del mercato del lavoro, molto colpita dall’attuale crisi in termini di carenza di lavoro, contrazione dei compensi, ritardo nei pagamenti.

2. Indipendenti e contribuenti! Non falsi dipendenti ed evasori.

Parallelamente le vecchie rappresentanze del mondo sindacale sono partite con i loro argomenti a difesa dello status quo. La Camusso dice che siamo evasori. E Bonanni lancia l’hashtag più lungo del mondo: #bastaomertasuiprecari.

Diciamo basta a questi tromboni! Noi lavoriamo per imprese, enti pubblici, terzo settore: non possiamo che fatturare tutti i nostri servizi. E su questi pagare le tasse sino all’ultimo centesimo, con una pressione fiscale analoga a quella dei dipendenti, ma senza le tutele. Siamo oltre un milione e mezzo. Non siamo false partite IVA, ma veri lavoratori indipendenti, fondamentali per lo sviluppo e lo svecchiamento di questo Paese. Le stime, anche quelle sindacali, calcolano che le false partite IVA rappresentino non più del 10-15% di questa quota.

3. Contribuenti di serie A. Cittadini di serie B.

Siamo quindi contribuenti di serie A, ma cittadini di serie B. Siamo la categoria sottoposta al prelievo previdenziale INPS più alto, che non ci lascia risorse da investire in forme integrative, ma abbiamo una prospettiva pensionistica di povertà. Non abbiamo parità di diritti su aspetti fondamentali: maternità e paternità, malattia e disoccupazione, certezza del diritto.

4. Parità di diritti a parità di reddito.

Il Jobs Act stabilisce interventi immediati a sostegno del reddito da lavoro sotto i 25.000 euro annui. Bene! Anche il lavoro indipendente deve beneficiarne, senza il vincolo della monocommitenza: 1.500 euro al mese hanno lo stesso valore sia che provengano da una, due, tre o infinite fatture!

5. Parità di welfare a parità di contribuzione.

Alla Gestione Separata INPS versiamo il 27,72%: come abbiamo ampiamente documentato a parità di costo del lavoro abbiamo una pressione previdenziale superiore a quella dei lavoratori dipendenti. Ma siamo completamente esclusi da forme di sostegno al reddito in caso di inoccupazione e discriminati quando siamo colpiti da malattie: come dimostra la campagna che stiamo facendo per la nostra socia Daniela Fregosi colpita da tumore. E una legge, solo rimandata, vorrebbe portare la contribuzione al 33%!

Chiediamo che il Jobs Act ponga le basi per rivedere il welfare e dare cittadinanza ai diritti di tutti i lavoratori, dipendenti o indipendenti che siano. E da subito chiediamo la cancellazione della norma che vuole portare al 33% la nostra aliquota INPS.

6. Ossigeno al lavoro del futuro. Tutela di equi compensi.

Il lavoro indipendente è la risposta ad un modello industriale che esternalizza molti servizi qualificati. Lo Stato non può stare alla finestra, o peggio succhiarci il sangue! Noi chiediamo politiche che diano ossigeno al nostro lavoro e ci aiutino a crescere. Come abbiamo dimostrato, l’attuale legge sui minimi è depressiva e non tutela i redditi più bassi. Noi chiediamo una fiscalità che tuteli i bassi redditi, non solo in fase di avvio; conceda pari diritti di detrazione e deduzione con il lavoro dipendente; favorisca le forme di aggregazione fra professionisti.

Chiediamo inoltre che l’amministrazione pubblica contrasti la tendenza in atto all’abbassamento dei compensi, istituendo per le proprie richieste di servizi e consulenze un sistema di costi di riferimento.

7. Simmetria nel rapporto con Agenzia delle Entrate e INPS.

Come anche il Presidente del Consiglio ha più volte dichiarato, chiediamo che il rapporto con l’Agenzia delle Entrate e con l’INPS sia improntato alla simmetria.

Il nostro dovere di cittadini che pagano le tasse lo assolviamo e dichiariamo il nostro accordo sul contrasto all’evasione, anche con la completa tracciabilità dei pagamenti. Ma chiediamo alcuni diritti fondamentali: utilizzo degli studi di settore e del redditometro esclusivamente come strumenti indicativi; obbligatoria e preventiva convocazione da parte dell’Agenzia delle Entrate prima dell’applicazione di sanzioni pesanti; rimborso delle spese sostenute in risposta a contestazioni fiscali o entro un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, quando dimostra di essere stato corretto. Chiediamo infine la possibilità di estensione anche alla contribuzione INPS del ravvedimento operoso, per tutelarci da anticipi non corrispondenti al reddito realmente realizzato.

Ci rivolgiamo al Governo presieduto da Matteo Renzi affinché queste nostre richieste entrino nella definizione del Jobs Act e sollecitiamo tutti i freelance a mobilitarsi per sostenere e diffondere la piattaforma #jobsACTA

Fai valere i tuoi diritti, diffondi il #jobsACTA!

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Associazioni, Rappresentanza »

| 16 aprile 2014 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 600 VOLTE | SHORT URL |

In attesa del servizio sui freelance che andrà in onda nella puntata di Report di lunedì 28 aprile, la rubrica Reportime del Corriere.it ha pubblicato questo spin-off del servizio originale.

La situazione dei freelance inglesi in contrapposizione a quella degli italiani. Come siamo messi? Non c’è paragone, purtroppo (per noi). E nel Jobs Act di Renzi nessuna traccia dei freelance…


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Fisco »

| 16 aprile 2014 | 5 COMMENTI | LETTO: 352 VOLTE | SHORT URL |

In un fondo dal titolo “Renzi, perché non parli di evasione fiscale?”, pubblicato sul numero del 17 aprile 2014 de L’Espresso, il direttore della rivista Bruno Manfellotto, dopo essersi chiesto “perché Renzi non ha mai nominato fino a oggi quelle due magiche parole, evasione fiscale”, afferma:

Parafrasando il Berlusconi trionfante dl 1994 potremmo dire che se ogni impresa e partita IVA riducesse la sua evasione o elusione fiscale di mille euro l’anno, lo Stato incasserebbe una decina di miliardi.

A questo, dunque, siamo arrivati: a dare per scontato che tutte le imprese e tutte le partite IVA, indiscriminatamente, evadono o eludono il fisco (per inciso, viene da chiedersi se nel gruppone dei “furbi” sia compresa anche la società editrice de l’Espresso o se goda di una particolare esenzione). Il commento non può essere che di una parola: vergogna! Parafrasando lo stesso Manfellotto, si potrebbe dire che, se i giornalisti – e a fortiori i direttori di testate – cessassero di abbandonarsi ad affermazioni demagogiche e diffamatorie come questa, la carta stampata italiana comincerebbe a godere di un minimo di credibilità (ovviamente smetterò immediatamente di acquistare L’Espresso).


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Assistenza, In evidenza, Malattia, Maternità, Previdenza »

| 14 aprile 2014 | 2 COMMENTI | LETTO: 945 VOLTE | SHORT URL |

E’ ormai noto da tempo: i contributi pensionistici della gestione separata servono a coprire il rosso dell’INPS che deriva da altre gestioni. Dall’esame dei dati relativi alle prestazioni assistenziali emerge però che anche su queste gli iscritti alla gestione separata ricevono solo il 41% di quanto versano.

Le indennità di malattia degli iscritti alla gestione separata sono bassissime (soprattutto per la malattia domiciliare), non spettano a tutti e non coprono le malattie più lunghe, come ha evidenziato Daniela Fregosi con la sua battaglia.
Le indennità di maternità sono più significative, ma il calcolo è effettuato in maniera non equa (è parametrata ad un reddito annuo che in genere si riferisce anche ai mesi dopo la nascita del bambino) e i congedi parentali sono brevi e riservati alle sole mamme.
Quando facciamo presente tutto ciò, in genere ci viene risposto: “E’ vero, ma d’altra parte voi versate molto poco per le prestazioni assistenziali, solo lo 0,72% del reddito imponibile”. Insomma nessun pasto è gratis!
Ma è davvero così? Ciò che versiamo non può permettere di garantire prestazioni migliori?
I dati ci dicono di no, che ci viene restituito solo il 41% di ciò che versiamo e che quindi ci sono spazi per migliorare nettamente le prestazioni con l’attuale aliquota.

La verifica non è stata agevole.
L’INPS ha doveri di trasparenza, ha un osservatorio statistico e ogni anno pubblica un rapporto, i bilanci (preventivo e rendiconto) e anche un bilancio sociale. Ma in nessuna di queste pubblicazioni è fornita chiara evidenza delle entrate e delle uscite INPS relative alle prestazioni sociali delle singole gestioni. Occorre usare più fonti in parallelo. Nello specifico il rendiconto generale e gli osservatori statistici.
Nel secondo tomo del rendiconto generale relativo al 2012 da pag. 328 sono riportati i dati di bilancio della gestione separata, riassunti nella tavola successiva (dati in migliaia).

Bilancio GS

(Continua)


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Diritti, Donne, Politiche del lavoro, Welfare »

| 7 aprile 2014 | UN COMMENTO | LETTO: 558 VOLTE | SHORT URL |

Qualche settimana fa (scusate il ritardo, ma sono una di quelle che non ce la fa a fare tutto… ), sono andata a un incontro sulle politiche di conciliazione organizzato dal consiglio di zona 7. Presenti Alessia Mosca, deputata PD che in passato ha appoggiato il nostro DicaNo33, Chiara Bisconti, assessora comunale di Milano, Carolina Pelligrini, consigliera di parità della Regione Lombardia, Silvia Zanella di Adecco e Caterina Jesi di Radiomamma.

La sala era praticamente vuota (!), ma l’incontro è stato comunque interessante. Al termine dei loro interventi, nel brevissimo spazio rimasto per la platea, sono riuscita a prendere la parola e a sottolineare il fatto che anche loro (come il Jobs Act), nonostante le lodevoli iniziative per il lavoro flessibile, lo smart working, la conciliazione, la condivisione del lavoro di cura e quant’altro, stavano dimenticando una fetta importante di lavoratrici e lavoratori. In tutti gli interventi infatti, ad eccezione di quello di Radiomamma che parlava in generale di genitori, il riferimento è stato sempre e solo al mondo dei dipendenti e delle imprese. Sono rimaste per un attimo tutte basite dalla mia osservazione e poi a turno hanno risposto dal loro punto di vista. Per prima Alessia Mosca che ha ammesso la mancanza, ma ha subito detto che nel capitolo del Jobs Act dedicato alla conciliazione stanno proprio pensando di estendere tutele e diritti a tutti i lavoratori. Ha citato la maternità e le ho ricordato che quella è la tutela di cui già godiamo in modo più completo e che c’è ancora molto altro da fare.
A quel punto ha colto la mia critica come invito a lavorare per i freelance e ha detto che lo farà. Speriamo.
Aldilà delle promesse, credo sia stato importante partecipare e invito tutti i freelance in ascolto ad attivarsi nel proprio territorio, intervendo a questi incontri a carattere politico e sociale per portare le istanze di noi indipendenti, che troppo spesso veniamo ignorati e dimenticati anche da chi magari di professione è una partita IVA, ma è abituato o “costretto” a ragionare in termini di lavoro subordinato. Ogni occasione può essere buona per provare ad alzare il tiro.

Ed è per questo che non mancherò all’appuntamento di giovedì 10 aprile, in cui Alessia Mosca presenterà il suo libro presso PianoC. Giusto per ricordarle, qualora lo dimenticasse, che i freelance, donne e uomini, in Europa sono un movimento in forte crescita che merita di essere riconosciuto e rappresentato. Il fatto che abbia scelto di parlarne in un coworking – popolato esclusivamente da freelance – fa già ben sperare!


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Calendario, Coworking, Donne, Europa, Eventi, In evidenza »

| 7 aprile 2014 | UN COMMENTO | LETTO: 765 VOLTE | SHORT URL |
apr
10
11:30

Accogliamo con piacere ed estendiamo ai nostri iscritti l’invito di PianoC a partecipare alla presentazione del libro “Un’Europa a misura d’Italia” della deputata PD Alessia Mosca, promotrice tra le altre della legge 120/2011 sulle quote di genere nei consigli di amministrazione e della proposta di legge sullo smart working.

L’appuntamento è per giovedì 10 aprile alle ore 11.30 in via Simone D’Orsenigo 18 a Milano.

La partecipazione è gratuita e seguirà un aperitivo di networking: è consigliata la registrazione su http://bit.ly/1kxoVDH
Per maggiori informazioni sull’evento: http://bit.ly/1dTqWfd

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Innovazione »

| 4 aprile 2014 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 928 VOLTE | SHORT URL |

Il movimento Milano Civica ha organizzato giovedì 3 aprile un incontro sul tema “Innovazione, competenze, occupazione: le sfide per la nuova politica”, dove sono intervenuti gli assessori della giunta Pisapia Franco d’Alfonso e Cristina Tajani. Il tema si prestava per riprendere alcuni spunti che avevo avanzato nella lettera aperta al cd di ACTA, quindi mi è parso opportuno cogliere questa occasione per continuare il discorso e rompere certi luoghi comuni che sul tema innovazione si ripetono da anni e che purtroppo ho risentito anche in quella sede, dove l’intervento più sincero e interessante è stato quello della nostra collega di UnBreakFast Chiara Bonomi.

Innovazione sì, ma quale?

Troppo spesso si tende a circoscrivere il significato del termine “innovazione” a quelli che sono i progressi della tecnica o alle cosiddette “nuove tecnologie”, dando per scontato che la parola “innovazione” abbia sempre una valenza positiva. E’ un approccio doppiamente fuorviante, sia perché le innovazioni tecnologiche hanno talvolta degli effetti negativi sulla società, sull’ambiente, sugli stili di vita e sia perché l’innovazione di cui si sente maggiormente bisogno come motore di trasformazione positiva della vita umana non è quella tecnica ma è l’innovazione sociale. Cosa s’intende per innovazione sociale? Modi di organizzare la vita sociale ed i rapporti tra persone che s’instaurano all’interno di organismi complessi, come possono essere una città o un’azienda o una scuola o un ospedale. Modi nuovi di stare assieme, di lavorare, d’apprendere, di rivendicare i propri diritti, di gestire e valorizzare le proprie competenze ecc.. (Continua)


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Coworking, Eventi, Formazione »

| 30 marzo 2014 | UN COMMENTO | LETTO: 1.160 VOLTE | SHORT URL |

Se lo scorso 15 marzo non hai potuto partecipare al primo Frelanceday italiano che ACTA e Toolbox Coworking hanno organizzato a Torino, non perdere il video dell’evento.

Queste immagini raccontano l’entusiasmo e lo spirito comunitario che hanno animato l’iniziativa. Il #freelanceday è stata una giornata densa di appuntamenti pensati su misura per i nuovi lavoratori autonomi: incontri, sessioni formative, scambio di esperienze, networking e intrattenimento. Ma è stata soprattutto un’occasione per guardarsi negli occhi e riconoscersi come una nuova forza sociale che rivendica diritti di cittadinanza finora ignorati dalla regolazione pubblica.
Formatori, comunicatori, traduttori, web designer, informatici, blogger e grafici (l’elenco è lungo) hanno condiviso le loro competenze promuovendo momenti di apprendimento collettivo. Il risultato? Una bella giornata in cui insieme abbiamo prodotto innovazione sociale e che abbiamo concluso con la promessa che sarà la prima di tante altre organizzate in giro per l’Italia.


YouTube ACTAinRETE_


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Calendario, Convenzioni, Coworking, Eventi, Formazione, In evidenza »

| 28 marzo 2014 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.078 VOLTE | SHORT URL |
apr
8
00:00
mag
8
17:00

PianoC lancia l’iniziativa Maam Open, maternity as a master.

Maam Open è un ciclo di incontri formativi durante i quali imparerai a riconoscere i tuoi punti di forza e ad essere più consapevole delle capacità che ogni esperienza della vita ti regala, permettendoti di utilizzarli a 360 gradi.

Nello specifico, Maam Open ti consente  di trasformare le competenze della maternità e della paternità in competenze di management, di relazione con gli altri, di sviluppo professionale.

Il percorso si articola in 2 workshop al costo di 70 euro l’uno e con l’offerta a 120 euro nel caso di partecipazione ad entrambi, gli incontri si terranno dalle 17 alle 20 nei giorni 8 aprile e 8 maggio.

Nel costo è compreso l’utilizzo gratuito del Cobaby presso gli spazi di Piano C.

I soci ACTA avranno diritto a uno sconto del 10% sulla quota di iscrizione.

Per partecipare, segui le istruzioni che trovi sul sito di MaaM.


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Appelli e Lettere, In evidenza, Rappresentanza »

| 26 marzo 2014 | 24 COMMENTI | LETTO: 2.101 VOLTE | SHORT URL |

Carissime/i
la discussione che si è aperta in questi giorni sulle politiche del lavoro del governo Renzi ci ha dimostrato una volta di più l’ottusa resistenza che gli ambienti politici, accademici e sindacali – tranne alcune eccezioni – continuano ad opporre ad una visione moderna del lavoro. Mentre il Parlamento Europeo, che non è l’istituzione più vicina ai cittadini, dichiara a larga maggioranza che i freelance hanno gli stessi diritti sociali dei lavoratori dipendenti, le nostre classi dirigenti ripropongono uno schema che riconosce come “lavoro” solo il lavoro dipendente oppure le varie forme in cui il lavoro dipendente può essere reso “flessibile”. Deplorevole di questo atteggiamento non è tanto – o non solo – il disconoscere l’esistenza di altre forme di attività lavorativa quanto il persistere di una politica di flessibilizzazione del lavoro dipendente che ha portato al declino del nostro paese ed a una disoccupazione giovanile del 42%. Non è vero che il nostro paese è fatto di garantiti e non garantiti, di tutelati e non tutelati, magari fosse così!
(Continua)


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Diritti, Rappresentanza, Sindacati »

| 25 marzo 2014 | UN COMMENTO | LETTO: 1.260 VOLTE | SHORT URL |

Dopo l’etichetta di evasori fiscali con cui Susanna Camusso ha classificato tutti i lavoratori autonomi, per riconquistare la fiducia nel sindacato è arrivata la campagna lanciata da Raffaele Bonanni, che per stare al passo coi tempi ha coniato l’hashtag #bastaomertasuveriprecari (brillante esempio di ottimizzazione dei 140 caratteri di Twitter).

E’ incredibile che a parlare di omertà sia chi ha ignorato intere generazioni di lavoratori che uscivano dal perimetro dei diritti e si sia sempre battuto per il mantenimento dei confini esistenti, opponendosi ad ogni misura universale sulla disoccupazione (la cassa integrazione non si tocca!), sui compensi (nessun salario minimo) o sul fisco ( come se 10-15000 euro l’anno non fossero pochi per tutti, indipendentemente dalla forma di lavoro). A strenua difesa del proprio potere di organizzazione, prima ancora che dei “rappresentati”. Ed ora che risulta ineludibile la situazione di quanti si collocano al di fuori del lavoro dipendente, o si nasconde la testa sotto la sabbia come gli struzzi, parlando solo di ‘finte partite Iva’, o si erigono nuove barriere, negando la legittima aspirazione ad eguaglianza di diritti a chi nulla toglie agli altri, ma semmai contribuisce al welfare di altri a scapito del proprio.

Ma entriamo nel dettaglio di quanto sostenuto da Bonanni. L’analisi della situazione è basata su un po’ di numeri assemblati a caso, si fa riferimento a “almeno 500.000 finte partite iva”, a cui aggiunge 650.000 co.pro e 54.000 co.co.co..

(Continua)


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