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Dopo la scolastica, anche la scuola: organizziamoci per sconfiggere i bulli

26 Marzo 2026 Compensi, Diritti, Lavoro

Riceviamo da un nostro socio, insegnante a contratto, una lettera che denuncia come il “bullismo contrattuale” vige non solo nella editoria scolastica, ma anche a scuola. È un fronte che vogliamo aprire: non solo nell’editoria, ma in tutti i settori in cui lo Statuto del Lavoro Autonomo è violato.

“In qualità di socio ACTA dal lontano 2015, vorrei sottoporvi la mia situazione (in qualità di finto freelance/finta partita IVA), se può servire a censire le varie tipologie di associati al di là dei lavoratori dell’editoria, dei traduttori e di tutti i “veri” freelance.

La ragione per cui mi sono deciso a scrivervi è stata la lettura di un recente post pubblicato sul sito dell’associazione in cui si parlava proprio di contratti abusivi scaturenti da un chiaro squilibrio tra le controparti. 

Successivamente ad un periodo di collaborazione con un’università pubblica in qualità di CEL a contratto, ho cominciato a lavorare – cioè, a “collaborare” – presso una scuola superiore pubblica come esperto linguistico “esterno”, occupandomi di potenziamento di lingua e microlingua nell’ambito dell’indirizzo/opzione Cambridge (non vi è purtroppo uniformità terminologica nei documenti della scuola). Per mancanza di professionalità interne alla scuola, quest’ultima deve avvalersi della collaborazione di esperti esterni che vengono individuati annualmente con un avviso pubblico. Fin qui, credo, tutto normale e legittimo.”

Collaboratori, ma solo sulla carta.

“Ciò che ho sempre contestato – sin dal primo contratto – alla scuola è la modalità operativa con cui ‘costringe’ gli esperti a prestare la propria opera, ovverosia in orario scolastico antimeridiano, con mansioni identiche a quelle dei docenti curricolari di ruolo. Ciò limita notevolmente la libertà organizzativa del collaboratore e soprattutto identifica una chiara etero-organizzazione della prestazione. Una questione cruciale è che da un lato la scuola inserisce l’esperto nell’orario scolastico (imponendogli luogo e orario della prestazione), dall’altro obbliga l’esperto al recupero delle ore di lezione non erogate per cause tutte interne all’istituzione scolastica (chiusure straordinarie, assemblee d’istituto, attività extracurriculari, viaggi di istruzione)…

Uguali mansioni rispetto ai docenti di ruolo…
Di fatto, quindi, stessi doveri.
Ma diritti estremamente differenti: se mi ammalo,ad esempio (e chi bazzica le scuole sa che la probabilità che ciò si verifichi è alta), la scuola copre la mia ora con un docente supplente (di ruolo!); nel frattempo, io me la devo vedere con l’INPS (se la malattia rientra nei casi di specie coperti dall indennità!). Ah, non dimentichiamo che richiedere una qualsivoglia prestazione all’INPS necessita di  pazienza infinita, nonché di una dose molto generosa di incredulità, dovendo affrontare le varie fasi della richiesta con stupore pressoché infinito), oppure cominciare a programmare un calendario di “recuperi” che molto spesso si articola al di fuori della disponibilità fornita alla scuola in sede di contrattualizzazione (cioè, devo mettere a disposizione pomeriggi).
Questo per ribadire un paradosso tutto italiano: sono “finta partita IVA”, ma partita IVA fino al midollo… Praticamente, una partita IVA di Schroedinger!”

Incarichi straordinari, ma in realtà in organico ordinario.

“Una seconda questione riguarda l’assoluta mancanza dei requisiti di straordinarietà e limitatezza nel tempo dell’esigenza dell’istituzione scolastica: di fatto, la possibilità di iscriversi a questa opzione viene proposta agli studenti come indirizzo in tutto e del tutto normale nell’ambito delle varie proposte dell’offerta formativa. Gli alunni che cominciano questo percorso in prima lo terminano in quarta, con continuità didattica tra il primo e il secondo biennio. La procedura selettiva per il reclutamento degli esperti si riduce di fatto ad una pura formalità per giustificare la periodica ri-contrattualizzazione. Di fatto, collaboro in maniera continuativa con la stessa scuola, nello stesso ruolo, da anni. Alla faccia della straordinarietà!”

Squilibrio fra le parti, quando il bullo è la pubblica amministrazione.

“Ciò che ho chiesto e continuo a chiedere alla scuola è innanzitutto una contrattualizzazione che tenga conto di ciò che la legge prevede nell’ambito delle collaborazioni esterne. Nemmeno la presentazione di un parere legale da parte di un giuslavorista ha smosso le cose. 

La maggior parte delle scuole italiane che offre percorsi del genere lo fa contrattualizzando esperti esterni in maniera praticamente identica a quanto accade nel mio caso.

È una di quelle situazioni in cui una cattiva prassi si è propagata senza alcun reale controllo… Praticamente i bandi di reclutamento ed i contratti sono identici tra tutte le scuole, anche fisicamente lontanissime.

Di fatto, una variante del notorio “si è sempre fatto così”! L’avvocatə a cui mi sono rivolto quest’estate per una consulenza era incredulə… era come se avessimo scoperchiato un enorme vaso di Pandora che aveva a che fare con una fattispecie lavorativa estremamente diffusa e al contempo ignota ai più.

Ritengo che questa mia situazione possa inserirsi a pieno titolo tra le fattispecie di bullismo da voi esemplificate. Continuerò a sostenere l’associazione, da testimone di tutto ciò che fin qui è stato fatto, e con la speranza che ancora più traguardi possano essere raggiunti.

L’Antitrust ci ha dato ragione, riconoscendo la presenza di clausole vessatorie nei contratti dell’editoria scolastica. La lezione è chiara: la coalizione può smuovere le acque. Se anche tu sei freelance e credi nella forza di fare rete… muovi le acque: Acta è qui per te.

ACTA

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