Famiglie versus freelance dell’editoria scolastica: è davvero questo il problema?
7 Ottobre 2025 Compensi, Diritto d'autore, Lavoro, Vita da freelance
I libri di scuola costano troppo, lamentano le famiglie. L’Agcm (antitrust) le ha ascoltate e ha avviato una ricerca circa un anno fa per capire come funziona il mercato dei manuali. Forse vi ricorderete che anche Redacta ha risposto alla “call for input” e dato un contributo all’indagine.
Un primo esito della ricerca ha visto la luce a fine luglio ed è stato pubblicato con il titolo il Rapporto preliminare sull’indagine (alla stessa pagina trovate un agile “Executive summary” di 12 pagine che sintetizza il documento): l’Agcm nel testo ricostruisce dettagliatamente quello che è avvenuto nel mercato dei manuali negli ultimi 10-15 anni. Vi consigliamo caldamente di leggerlo, anche solo nella sua versione stringata: lo troverete più avvincente di un giallo…Pochi giorni fa abbiamo mandato ad Agcm le nostre Osservazioni su questo Rapporto preliminare, ne riparleremo.
Ma torniamo al problema delle famiglie. I manuali scolastici hanno davvero prezzi più alti che in passato?
L’indagine ci dice che il prezzo dei manuali rispetto al 2020 è cresciuto all’incirca come l’inflazione programmata (9,4%), anche se alcuni best seller hanno visto un aumento del prezzo addirittura superiore all’inflazione reale (totale negli anni presi in considerazione: 16,5%). Tuttavia, non essendo aumentati i salari allo stesso modo, il peso del costo dei libri oggi risulta più gravoso sui bilanci famigliari. A questo si aggiunga che gli editori, come ha fatto emergere l’indagine, hanno messo i bastoni tra le ruote al mercato dell’usato (per esempio fornendo codici per le estensioni digitali non riutilizzabili in caso di vendita del libro a un’altra persona), una risorsa che avrebbe alleggerito la spesa delle famiglie.
L’accesso ai libri è dunque un problema.
Leggendo le notizie in merito all’indagine, una freelance dell’editoria scolastica, allarmata, ha scritto al “Post” una mail (letta durante la puntata del 03/09/2025 della rassegna stampa “Morning”) chiedendosi che cosa potrebbe accadere alle retribuzioni delle lavoratrici esterne se i prezzi di copertina dovessero scendere.
Proviamo a risponderle.
Per come funzionano i mercati, è davvero improbabile che, in assoluto, i prezzi di copertina diminuiscano. Inoltre è previsto da un’apposita legge del 2024 che i tetti di spesa verranno agganciati all’inflazione programmata. Il carico sulle famiglie potrebbe comunque ridursi attraverso lo strumento delle detrazioni che, a quanto pare, potrebbero fare parte della prossima Finanziaria. Uno strumento che scaricherebbe sulla fiscalità generale parte dei guadagni degli editori.
E qui arriviamo al punto: è utile tenere presente il prezzo dei libri, ma il dato rilevante è quello delle retribuzioni che dipendono dalla conformazione che ha assunto il mercato della scolastica e da come si contrattano tariffe e condizioni.
I grandi gruppi editoriali non hanno problemi finanziari se negli ultimi 10 anni hanno “comprato” il mercato a suon di acquisizioni, come ha ricostruito l’indagine.
Inoltre, come si è detto, i prezzi di copertina sono lentamente cresciuti, mentre non risulta che negli ultimi 10/15 anni le tariffe delle freelance editoriali siano cresciute né seguendo l’inflazione programmata né quella reale, anzi, in alcuni casi si sono ridotte a vantaggio dell’editore.
Le ragioni della stagnazione delle tariffe sono sicuramente molte, ma come si è visto non dovrebbero avere a che fare con la mancanza di risorse degli editori. Hanno altre cause: proviamo a vedere la principale.
L’indagine dell’Agcm conferma che il mercato dei manuali scolastici negli ultimi anni si è concentrato enormemente (l’80% delle vendite è nelle mani di 4 gruppi editoriali); ciò comporta anche una concentrazione della domanda di lavoro e questo si configura tecnicamente come un oligopsonio: ci sono pochi datori di lavoro, quindi c’è anche poca competizione tra loro per accaparrarsi lavoratrici e lavoratori esterni. Questa situazione si traduce in una contrattazione decisamente sbilanciata (singola freelance versus colosso editoriale), che offre margini di negoziazione piccoli o nulli.
Facciamo volare la fantasia: se invece degli attuali 4 grandi gruppi editoriali ce ne fossero 8, medio-grandi, quanto sarebbe più facile rifiutare un compenso troppo basso?
O chiedere di rinegoziare clausole capestro come quelle di non concorrenza (che sblocca un nuovo livello di monopolio, quello sulle prestazioni di una singola lavoratrice), o quelle che prevedono pagamenti a forfait o royalties infime per le figure autoriali? E i pagamenti in ritardo? Avendo tanti possibili committenti le lettere di sollecito si manderebbero più a cuor leggero, e sarebbe più facile chiedere un compenso extra davanti all’ennesima richiesta di rilavorazione del testo (la famosa quarta bozza rivista e rivista che a suon di estensioni ha raggiunto il nome “def_def_ok_OK_perchiusura_aiutosalvatemi”).
Negli ultimi quindici anni a ogni fusione le parti più fragili – freelance e autori/autrici, ma anche librerie, cartolerie e docenti – si sono indebolite.
Per questo mentre i prezzi di copertina aumentavano (anche se poco) le tariffe si sono abbassate (o sono rimaste uguali, ma il lavoro richiesto è aumentato).
Insomma: gli editori hanno bistrattato e pagato meno le lavoratrici semplicemente perché potevano farlo.
Possono farlo ancora?
Dipende.
Dipende da noi, insieme.
Infatti, sembra un quadro a tinte fosche, ma c’è anche uno spiraglio di luce. E quella luce è una torcia che è nelle nostre mani.
Anzitutto le condizioni di lavoro possono migliorare grazie all’intervento di Agcm, che può rimuovere alcune clausole vessatorie, come Redacta ha già messo in luce in un articolo più tecnico. Proprio per questo ha inviato all’autorità la Nota sulle condizioni di lavoro.
Ma c’è di più: l’Agcm ha ascoltato Redacta in audizione, come si evince dal capitolo “III.2.5 Assetti organizzativi e condizioni lavorative nell’editoria scolastica”. In particolare si legge: “emerge la ricorrenza di compensi in base a royalties (nel caso degli autori) e forfait (per grafici, illustratori, redattori/“redautori”) che non sembrano in linea con le disposizioni in tema di remunerazione adeguata previste dal d.lgs. 8 novembre 2021, n. 177, e condizioni generali che non prevedono mai una specifica del numero massimo di ‘rilavorazioni’, potendosi così di nuovo determinare un’inadeguatezza della remunerazione originariamente pattuita”.
E poi: “una caratteristica del settore, per quanto attiene alle dinamiche di negoziazione salariale e più in generale delle condizioni di lavoro, è che, a fronte dell’esternalizzazione di gran parte delle attività di sviluppo di un libro scolastico, i lavoratori autonomi individuali non hanno sin qui avuto rappresentanze di tipo collettivo”.
Anche Agcm dice che se le freelance contrattano insieme sono più forti e possono ottenere condizioni migliori e più soldi. Insieme possiamo.
Per l’editoria varia, Redacta ha già proposto una prima soluzione al problema dei compensi bassi: un tariffario unico (la Guida ai compensi dignitosi “tradotta” anche nell’agile Redalgoritmo), che sta dando i primi frutti. Un tariffario condiviso è il primo passo verso una contrattazione collettiva in futuro; per ora è lo strumento imprescindibile per una “contrattazione individuale di massa”, perché basata su cifre comuni.
È il momento di ampliare i compensi dignitosi per comprendere anche la scolastica: stiamo mettendo insieme un gruppo per farlo, se vuoi partecipare scrivici a redacta@actainrete.it.
Per ora, però, bisogna ricordare che solo se siamo in tante a contrattare, le tariffe di tutto il settore si alzano. E, a monte, che non bisogna aver paura di contrattare.
Non bisogna avere paura: non soltanto i soldi ci sono, ma soprattutto è giusto che le tariffe siano adeguate alla complessità del lavoro, all’intensità, all’urgenza, alla professionalità richiesta e, infine, all’aumento dell’inflazione.





















