il bene comune: illustrazione con al centro un gruppo eterogeneo di persone

Nella terza parte dell’articolo abbiamo visto come, secondo Daron Acemoğlu, «stiamo andando nella direzione sbagliata con le IA». Nella quarta e ultima parte, perciò, parleremo della necessità di concepire e sviluppare altre IA possibili: soluzioni tecnologiche che siano al servizio del bene comune, anziché avere quale obiettivo principale, se non unico, la massimizzazione del profitto di pochi.

Conclusioni

Alla fine, siamo tornati a parlare dell’hype che circonda le IA e degli investimenti di coloro che stanno finanziando, sviluppando e vendendo gli strumenti di IA. Alla domanda: “A cosa serve l’IA generativa?”, in effetti, potremmo rispondere che, in prospettiva, serve a far guadagnare chi vi ha investito o, nel frattempo (visto che per recuperare quegli investimenti occorreranno molti anni), a giustificare i tagli del personale dipendente e i bassi compensi per le collaborazioni esterne.

Quella del rapporto del WEF secondo cui l’aumento netto di 78 milioni di posti di lavoro entro il 2030 sarà dovuto solo in parte all’IA è una previsione e riguarda il medio periodo. Al contrario, quella per cui, dal 2022 in poi, multinazionali come Amazon, Google, Intel, Meta e Microsoft stanno tagliando complessivamente decine di migliaia di posti di lavoro ogni anno per compensare almeno in parte i loro investimenti miliardari nelle IA è la realtà e riguarda l’oggi (ne ha parlato, ad esempio, Massimo Basile sulla Repubblica). Così come rientra nella realtà odierna il caso di un’altra multinazionale, Keywords, con la quale ACTA Tramiti sta tentando di avviare una contrattazione collettiva per migliorare le condizioni lavorative e retributive delle persone freelance che con essa collaborano (condizioni già misere e, adesso, a rischio di peggiorare ulteriormente anche per via dell’adozione di strumenti di IA generativa).

Canarini nella miniera

È bene non illudersi: lungi dal colpire soltanto il lavoro nei settori oggi più esposti, come nel caso Keywords, la tendenza a giustificare licenziamenti, demansionamenti, stallo o decurtazione delle retribuzioni, adducendo motivi legati all’adozione dell’IA generativa, sta già colpendo altri settori ed è assai difficile che freni spontaneamente. Per dirla con il collega Jean-François Cornu dell’Association des Traducteurs Adaptateurs de l’Audiovisuel francese, noi che ci occupiamo di traduzioni multimediali siamo come «canarini nella miniera» (Cavani, 2025): nel breve-medio periodo, la sopravvivenza o la fine della nostra categoria potrà indicare quanto rischia chi lavora in altri settori.

Abbiamo detto che per Acemoğlu e Lensman occorre gradualità (nell’adozione delle IA in generale, così come dell’IA generativa in particolare) e che ci sono almeno due maniere per perseguirla: da un lato, mediante una regolamentazione a livello governativo; dall’altro, evitando di favorire l’hype e puntando a un suo esaurimento. 

Per quanto riguarda la prima maniera, il Regolamento UE 2024/1689 (che, avendo validità sovranazionale entro i confini dell’Unione Europea, va per definizione oltre lo stesso livello governativo) è il primo esempio al mondo di quadro normativo completo a tutela della cittadinanza rispetto ai rischi legati allo sviluppo e all’adozione delle IA.

La seconda maniera impone lo sforzo di dibattere (e d’informare esaurientemente cittadinanza, policy maker, attori economici) su cosa sono e cosa possono essere le IA: certezze e rischi; limiti e potenzialità; prove fattuali e scenari futuri. Si tratta di un complesso di nuove tecnologie da analizzare, comprendere, valutare, non da accogliere acriticamente.

IA alternative

Per Acemoğlu, queste IA non faranno diminuire le disuguaglianze economiche nel mondo. Secondo lui, «stiamo andando nella direzione sbagliata», giacché le IA attuali sono concepite e usate troppo per l’automazione, e non abbastanza per coadiuvare chi lavora. La gradualità è funzionale al cambiamento di direzione o, per riprendere un’espressione di Acemoğlu stesso, alla correzione di rotta. È opportuno pensare ad altre IA possibili e svilupparle in funzione non solo dell’interesse particolare (la massimizzazione del profitto di alcuni soggetti privati), ma anche di quello generale (il benessere dell’umanità). Da questo punto di vista, l’Unione Europea, oltre a regolamentare le IA già oggetto di massicci investimenti, potrebbe farsi promotrice di una concezione alternativa di IA, favorendo lo sviluppo di modelli e strumenti pensati per intervenire nella risoluzione dei problemi e dei bisogni di chi lavora, ossia per integrare il lavoro degli esseri umani, anziché per sostituirsi a loro. Occorre un adattamento della tecnologia alle esigenze di chi lavora, non un adattamento di chi lavora alle esigenze della tecnologia.

Purtroppo, l’impostazione di fondo della recente Comunicazione UE 2025/165 (anche nota come “Piano d’azione per il continente dell’IA”), più che aperta a una concezione alternativa di IA, sembra prigioniera della sua concezione corrente, nella convinzione che con le economie degli Stati Uniti e della Cina si competa giocando al loro stesso gioco (e, magari, imponendo più regole), non a un gioco alternativo. In pura modalità hype, la Comunicazione ci avverte che non c’è tempo da perdere: «Affinché l’UE diventi un continente dell’IA, è necessario accelerare e intensificare gli sforzi in cinque settori chiave» (pp. 02-03, grassetto nell’originale), ossia:

  1. potenziare l’infrastruttura di calcolo;
  2. garantire un maggiore accesso a dati di alta qualità;
  3. stimolare l’ulteriore sviluppo di algoritmi di IA e sfruttarne l’adozione nei settori strategici dell’UE;
  4. ampliare, rafforzare e diversificare la base di talenti in materia di IA, sia colmando i divari esistenti, per esempio, a livello di regioni e di genere, sia attraendo talenti da Paesi extra UE;
  5. agevolare il rispetto del Regolamento sull’IA, in particolare per gli innovatori di minori dimensioni.

A che gioco giochiamo, Europa?

In una video-intervista per Il Sole 24 Ore, invece, Luca Peyron avverte: «Quando parliamo di questo tipo di tecnologie, prima di decidere le regole del gioco, dobbiamo decidere [a] che gioco stiamo giocando. Questo direi che è il punto centrale, nel senso che con le nuove tecnologie l’obiettivo diventa molto più importante della strada che stiamo facendo per perseguirlo. Io credo che, in questo momento storico, sia importante definire e decidere insieme quali siano gli obiettivi sostanziali e sostanzianti […] per l’umanità nel suo complesso, quale sia [il] bene comune rispetto alla tecnologia». Riguardo agli obiettivi e agli approcci di Stati Uniti, Cina e Unione Europea, Peyron spiega che la differenza principale tra Stati Uniti e Cina consiste «in chi gestisce il gioco, ma fondamentalmente l’obiettivo è abbastanza simile: tanto la Cina quanto gli Stati Uniti giocano soprattutto alla massimizzazione del profitto e alla massimizzazione del risultato, cioè si punta sull’efficienza e sull’efficacia. Il che, in termini tecnologici, è il mantra giusto: [tipica di] una cultura […] anglosassone e, poi, americana [è l’idea] della tecnologia come motore di sviluppo e motore sociale. La diversità europea sta nel fatto [di non puntare soltanto a] efficacia e[d] efficienza». Per esempio, secondo Peyron, l’arte e tanti aspetti tipici della cultura europea continentale «non sono legati a efficacia ed efficienza. […] Un’opera d’arte, sostanzialmente, è gratuità dell’umano che, sì, può avere un prezzo, può avere un valore, ma non necessariamente nasce per questo. Quindi non soltanto esiste una via europea, ma forse la via europea è quella che, per tanti aspetti, è più capace di custodire l’[elemento] umano nel rapporto con la macchina rispetto ad altre strade» (da quella statunitense regolata dal mercato a quella cinese regolata dalle autorità del partito-Stato) che non pongono al centro dell’attenzione l’elemento umano.

Innovare per l’umanità

Anche secondo noi, l’elemento umano deve essere (o tornare) al centro dell’attenzione: occorre che le innovazioni tecnologiche siano al servizio dell’umanità, non il contrario. L’abbiamo già detto e lo ripetiamo: occorre un adattamento della tecnologia alle esigenze di chi lavora, non un adattamento di chi lavora alle esigenze della tecnologia. 

Concludendo Critica di ChatGPT, Antonio Santangelo si augura che l’IA generativa diventi «l’ambito del confronto dialettico, anche aspro ma costruttivo, tra le posizioni dominanti dei soggetti e delle istituzioni che la stanno realizzando[,] o che si possono permettere di utilizzarla, e quelle di chi ne vede tutti i limiti» (Santangelo, Sissa, Borghi, 2024, p. 98 del saggio in formato ePub, stando al lettore ADE). Concludendo questo nostro scritto, invece, noi auspichiamo che portare al centro del dibattito quegli stessi limiti possa contribuire a una correzione di rotta.

 

Giovanni Campanella per ACTA Tramiti

 

Bibliografia e altre fonti utili

Acemoğlu, Daron: The simple macroeconomics of AI, art. apparso su Economic Policy, Vol. 40, N. 121, gennaio 2025, pp. 13-58, URL https://doi.org/10.1093/epolic/eiae042.

Acemoğlu, Daron; Johnson, Simon: Learning from Ricardo and Thompson: Machinery and Labor in the Early Industrial Revolution and in the Age of Artificial Intelligence, in Annual Review of Economics, Vol. 16, agosto 2024, pp. 597-621, URL https://doi.org/10.1146/annurev-economics-091823-025129.

Acemoğlu, Daron; Lensman, Todd: Regulating Transformative Technologies, in The American Economic Review: Insights, Vol. 06, N. 03, settembre 2024, pp. 359-76, URL https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/aeri.20230353.

ACTA Tramiti (in collaborazione con AVTE): Dichiarazione sull’IA generativa, versione italiana del documento pubblicata in cinque parti sul sito Web di ACTA, a partire dal 19 giugno 2024, URL: https://www.actainrete.it/2024/06/19/dichiarazione-sullia-generativa-pt-1.

ACTA Tramiti: Keywords ignora richieste di contrattazione collettiva, art. pubblicato sul sito Web di ACTA, 04 aprile 2025, URL https://www.actainrete.it/2025/04/04/keywords-ignora-richieste-di-contrattazione-collettiva.

AI-HLEG (ossia High-Level Expert Group on Artificial Intelligence): A definition of AI: Main capabilities and scientific disciplines, documento pubblicato il 18 dicembre 2018, URL: https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/definition-artificial-intelligence-main-capabilities-and-scientific-disciplines.

Basile, Massimo: Microsoft taglia, settemila licenziamenti, art. apparso sulla Repubblica, 14 maggio 2025, URL https://www.repubblica.it/economia/2025/05/14/news/microsoft_taglia_licenziamenti-424185924.

Cavani, Mattia: “Relazione sull’Assemblea generale AVTE tenutasi a Lisbona il 07 e 08 maggio 2025” (documento interno di ACTA).

Cavalcoli, Diana: I nuovi lavori «creati» dalla AI: 78 milioni di posti entro il 2030, ecco i professionisti che serviranno, articolo uscito il 16 maggio 2025 sul Corriere della Sera, URL https://www.corriere.it/economia/lavoro/25_maggio_16/i-nuovi-lavori-creati-dalla-ai-78-milioni-di-posti-entro-il-2030-ecco-i-professionisti-che-serviranno-7344166f-bbdc-4639-93b3-ab455a6e2xlk.shtml.

D’Amora, Francesco; Uletto, Ilaria: Adattarsi all’IA per non farsi sostituire: ecco le competenze che servono, art. pubblicato il 14 ottobre 2024 su Agenda Digitale, URL https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/competenze-digitali/adattarsi-allia-per-non-farsi-sostituire-ecco-le-competenze-che-servono.

Dizikes, Peter: Daron Acemoğlu: What do we know about the economics of AI?, art. apparso su MIT News, 06 dicembre 2024, URL https://news.mit.edu/2024/what-do-we-know-about-economics-ai-1206.

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WEF (World Economic Forum): Future of Jobs Report 2025, documento pubblicato il 07 gennaio 2025, URL https://www.weforum.org/publications/the-future-of-jobs-report-2025.