Come capponi in viaggio verso il brodo
14 Maggio 2026 Diritti, News, Prontuario Redacta
Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. […] e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.
Si parla di Promessi sposi in questi giorni.
Si parla di Salone del libro di Torino in questi giorni.
Si parla di contestazioni alla Biennale di Venezia in questi giorni.
E anche noi vogliamo dire la nostra.
Partiamo dai Promessi sposi. Dai poveri capponi, personaggi minori ma passati alla storia per la loro proverbiale miopia.
Ecco, ci pare di assistere troppo spesso a polemiche senza respiro e lungimiranza – e il SalTo è una cornucopia di queste polemiche – sulla situazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore editoriale, in particolare delle figure autoriali: sentiamo dire che la “colpa” delle condizioni di vita di chi lavora nel settore sarebbe da attribuirsi a… chi lavora nel settore e, in particolare, alla sua provenienza sociale.
Di recente, in un incontro pubblico a Torino, abbiamo sentito dire anche dai “Renzo” della situazione (gli studi editoriali) che la colpa delle tariffe basse sarebbe di nuovo dei e delle freelance (sempre loro, mannaggia!). Freelance che spesso lavorano proprio per quegli stessi studi. Che li sottopagano.
Se la denuncia dei problemi e la loro condivisione è sacrosanta, ed è il primo passo per una lotta collettiva, l’individuazione delle cause di quei problemi ci pare molto spesso fuori fuoco.
Il rischio è darsi la colpa a vicenda, come capponi che si sbecchettano senza curarsi del fatto che finiranno tutti ugualmente nel brodo dell’Azzeccagarbugli. Con Renzo raggirato.
Noi, invece, pensiamo che la situazione sia figlia di un sistema iniquo e insostenibile che si regge sullo sfruttamento. E che la causa delle nostre condizioni sia il comportamento di chi quel sistema lo ha creato e lo difende.
Insomma, continuiamo a pensare che la causa del problema non sia chi accetta tariffe basse e condizioni ingiuste (sia che si trovi in una posizione privilegiata che gli consente di farlo, sia che non abbia alternative), ma piuttosto chi quelle tariffe e quelle condizioni le propone e le impone. Impunemente, perché può farlo.
Un secondo problema che ci allontana dal risolvere il primo è la difficoltà di un discorso politico su questo tema. Fare politica con le stories non è fare politica. È alzare polvere. È attirare l’attenzione per prendere la parola invece che usare quel palcoscenico per parlare davvero.
Difficoltà, sì, ma non assenza. Perché noi di Redacta un discorso politico lo portiamo avanti. Abbiamo una voce costante e precisa, una voce che negli anni è cresciuta. Basta ascoltarla. Basterebbe unirsi a quella voce o quanto meno sentire cos’ha da dire.
Portiamo avanti indagini sulle condizioni di vita, sulle tariffe e (a breve) sulle forme contrattuali e sulla contrattazione individuale. Non solo: Acta Ricerche ha appena avviato una vasta indagine sull’impatto dell’AI sul lavoro (a proposito, compilatela!).
Raccogliamo dati per capire meglio chi siamo, quali sono i nostri problemi e come possiamo risolverli, anche creando conflitto quando serve. Non siamo un osservatorio: noi studiamo e lottiamo, la teoria e la pratica non vanno disgiunte.
I dati ci servono per orientare la nostra azione: ci offrono una base per confrontarci tra noi e con esperti/e in sociologia, in diritto del lavoro ecc. e poi proporre soluzioni. Oltre all’analisi, ci mettiamo un po’ di fantasia: nuove leggi per ampliare le tutele, cause pilota per far applicare i diritti che già abbiamo, segnalazioni all’Antitrust… Facciamo alleanze con altre associazioni e sindacati come noi, nel settore dei libri, nel settore più ampio della cultura, nel settore del lavoro intellettuale, anche su scala europea.
Proprio da un vasto lavoro di ricerca, di confronto e di “fantasia” è nata la nostra Guida ai compensi dignitosi, un tariffario condiviso su cui basare la contrattazione individuale per ottenere cifre che riteniamo giuste. In vista, un domani, di una contrattazione collettiva.
Insomma: noi non abbiamo alcuna voglia di lamentarci. O almeno, va bene lamentarsi; e poi? La pratica del vittimismo si riduce a propaganda. Ed è un sistema che sul lungo termine – è sotto gli occhi di tutte e tutti – non funziona e non produce nulla di buono.
La fantasia al potere? La fantasia ha il potere. Di creare mondi nuovi in cui vorremmo vivere: con più diritti, con più tutele, con più solidarietà, con più giustizia sociale.

























