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Redacta sostiene Comala

24 Febbraio 2026 beni comuni, Lavoro

Uno degli spazi più significativi per l’aggregazione e la produzione culturale a Torino è stato assegnato a una cordata che comprende incubatori di start up e associazioni del terzo settore colpite da pesanti accuse di sfruttamento e condotte poco chiare. Per questo sosteniamo Comala, l’associazione che in quindici anni ha reso quegli spazi ciò che sono oggi: un presidio di cittadinanza attiva libero e aperto a tutta la città. Ci opponiamo a questa decisione della Circoscrizione, non ci arrendiamo al peggio.

Tra i loro obiettivi, Redacta e Acta hanno quello di rompere l’isolamento dei e delle freelance, sempre più inchiodati a casa, costretti a condizioni di lavoro stranianti, chiusi nelle proprie camerette in appartamenti in condivisione o sistemati alla bell’e meglio sul tavolo di cucina in bilocali carissimi di grandi città del Nord. Questo, a grandi linee, ci dicono i dati del nostro ultimo report “Vale davvero la pena di lavorare in editoria?” sulle condizioni di lavoro in editoria, e questo ci dice la nostra concreta esperienza.

Le condizioni di lavoro dei freelance dell’editoria riguardano anche una parte significativa del lavoro intellettuale povero ed è proprio per questo che sin dall’inizio Redacta ha promosso riunioni territoriali, in cui lavoratori e lavoratrici potessero incontrarsi, uscire dal proprio isolamento, parlare della propria situazione economica, scambiare idee e pratiche e, soprattutto, fare coalizione.

Le case del quartiere, le biblioteche e gli spazi aggregativi a vario titolo sono i nostri “uffici”, i luoghi delle nostre postazioni di lavoro quando le quattro mura di casa ci stanno strette, ma soprattutto sono diventati gli spazi delle nostre riunioni e delle nostre assemblee. Ricordiamo, tra gli altri, la Libreria Calusca/Cox18 e Piano Terra a Milano, l’Arci Ritmolento a Bologna,  il Comala a Torino, Spintime a Roma.

Questi spazi aggregativi sono fondamentali come luoghi di ricostruzione di un tessuto sociale disgregato, atomizzato da anni cultura del successo individuale, una cultura che ci ha distratti dalla triste verità che il sistema non è costruito per il successo nostro, ma di (pochi) altri.

Desideriamo qui soffermarci sul Comala a Torino, la cui esistenza in queste ore è gravemente minacciata per via di un bando che ha assegnato gli spazi che gestisce da 15 anni (la ex caserma La Marmora in corso Ferrucci a Torino) a una cordata di altre associazioni di Milano.

Comala ha sempre accolto le nostre riunioni torinesi, ha sempre risposto subito alle nostre richieste, come ha sempre fatto per altre associazioni. In ogni occasione ci ha riservato una sala o uno spazio adatto (non troppo rumoroso, non freddo, della grandezza adeguata) e ogni qual volta ne abbiamo avuto bisogno ci ha messo a disposizione un proiettore. E tutto questo gratuitamente. Merce rara in questi tempi in cui anche l’attivismo è monetizzabile e monetizzato.

La storia del Comala parla di partecipazione attiva e di coinvolgimento, di servizio a tutta la cittadinanza: il presidio della zona per scongiurare la costruzione dell’ennesimo supermercato (Esselunga), l’aula studio, le sale prove, gli spazi per le associazioni, il cinema all’aperto, i dibattiti, le pastasciutte antifasciste, le serate di stand up comedy, le squadre sportive popolari…
La cordata di altre associazioni che si è aggiudicata il bando, invece, non ha il radicamento territoriale di Comala (ha sede a Milano) e gli obiettivi dichiarati sarebbero, tra gli altri, quelli di facilitare la nascita di startup di innovazione sociale, come se in città non ci fossero abbastanza incubatori di startup e spazi per questo genere di attività. La cosa che salta agli occhi è la presenza, tra i componenti della cordata, di Eufemia, associazione che in passato era ospite proprio in corso Ferrucci e che è salita agli onori delle cronache per aver licenziato diverse dipendenti con modalità piuttosto dubbie e che si sono risolte in tribunale.

Da quella penosa situazione le (ex) dipendenti hanno tratto la forza per dare vita a un vasto movimento, “La parte invisibile della città”, che ha promosso assemblee di lavoratori e lavoratrici del terzo settore a Torino e ha fatto emergere diverse situazioni di abuso in questo ambito, tanto importante per la vita della città quanto tralasciato dalle cronache. In questa contesa, Comala ha appoggiato le ex dipendenti di Eufemia nella difesa dei propri diritti.

L’approccio di Comala alla vita sociale, il suo supporto alle associazioni e alla difesa dei diritti, l’attenzione ai momenti aggregativi è nelle nostre corde e per questo vogliamo portare la nostra testimonianza e dare sostegno a questa realtà.

Quello che sta accadendo attorno a Comala non è una semplice vicenda locale, ma il riflesso di un conflitto politico profondo tra due idee opposte di città. Da una parte c’è la città come merce, come spazio da mettere a profitto, da consegnare a cordate di wannabe imprenditori. Dall’altra parte c’è l’idea di città che esperienze come Comala hanno incarnato: una città che nasce dal quartiere, cresce ascoltando i bisogni reali delle persone, si apre progressivamente all’intera comunità e diventa presidio di partecipazione, mutualismo e democrazia concreta.

L’appuntamento per la prossima riunione torinese di Redacta è al Comala, venerdì 6 marzo alle 18:30. Venite, facciamo comunità dove si fa comunità.

Redacta

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di Redacta tempo di lettura: 3 min
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