Redacta non va in vacanza: il report definitivo del nostro sondaggio
1 Agosto 2025 Compensi, Lavoro, News
La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’editoria e tutto quanto non è 42. È “Dipende”.
Fin dalla sua nascita, Redacta ha avuto molto chiara una cosa: le storie personali sono fondamentali ma le risposte non possono che essere collettive. Dopo decenni di individualizzazione dei problemi connessi alle condizioni di lavoro, è diventato necessario ripartire dalle condizioni comuni a tutti coloro che il lavoro editoriale lo svolgono materialmente per comprendere quali sono le criticità, e quindi le istanze, che tutte le lavoratrici e i lavoratori di un comparto condividono, indipendentemente dal loro inquadramento contrattuale.
E quindi: “Chi è che lavora con i libri?”, “Come lo fa?”, “Quanto guadagna?” sono le domande che ci hanno orientato. Perché ognuna di noi può rispondere individualmente a queste domande – ma per scattare la fotografia delle condizioni di lavoro nel settore serve che a rispondere sia qualcuna di più.
Un numero come 825, ad esempio, non è male come base di partenza; e 825 è proprio il numero di persone che, tra giugno e settembre 2023, hanno deciso di affidarsi a noi e partecipare alla compilazione del nostro secondo sondaggio: “Vale davvero la pena di lavorare in editoria?”.
Ma questo, con ogni probabilità, lo sapete perché già un anno fa abbiamo reso pubblici in modo sintetico i dati più succosi emersi dal sondaggio – vi risuonerà, forse, la cifra di 17.660 euro, il reddito mediano netto annuo di chi lavora in editoria.
Ora (ringraziando sempre tantissimo Acta Ricerche!) siamo felici e soddisfatte di mostrarvi tutti i dati: quelli che ci avete chiesto più volte in privato, quelli che bramavate conoscere nelle numerose occasioni dal vivo. Quelli che, anche incrociati tra loro per offrire nuovi punti di vista, vi riconfermassero in qualche modo che la vostra non è una condizione isolata o unica.
Ci abbiamo messo del tempo? Innegabilmente sì – ma abbiamo dato la priorità alla Guida ai compensi dignitosi e al Redalgoritmo per offrirvi strumenti pratici da usare subito nella contrattazione.
Con il report completo oggi vogliamo mantenere vivo il fuoco della motivazione per continuare a contrattare. Come vedrete, la fotografia del settore urla: “Le tue condizioni di lavoro sono ingiuste, ma non sono eccezionali: ogni contrattazione che fai per te, la fai anche per gli altri e le altre”.
E quindi questo report prova davvero a rispondere all’annoso quesito “Vale davvero la pena di lavorare in editoria?”. E non può che farlo con il titolo del tormentone di Jarabe de Palo: “Depende”. “De según como se mire, todo depende”, “Dipende tutto da come lo si guarda”.
Dipende innanzitutto dalle possibilità economiche della famiglia di chi intraprende una professione nel mondo editoriale: se potrà pagare master, trasferimenti, e magari aiutare anche in futuro, quando un lavoro già ci sarà, ma la retribuzione sarà insufficiente.
Dipende anche da quanto la lavoratrice riuscirà a sostenere l’ingombrante compromesso tra salario basso, lavoro intenso e desideri personali, come vivere da sola o avere figli.
Dipende, infine, da quanto a lungo la passione per questo lavoro riuscirà a far ignorare a questa persona frustrazione e precarietà.
Tuttavia, è forse ora di renderci indipendenti da questo “dipende”. La sostenibilità del lavoro editoriale non può dipendere dalle condizioni familiari di partenza o dal nostro livello di stoicismo e di frugalità. Il lavoro editoriale è lavoro, deve essere retribuito dignitosamente e tutelato, come qualsiasi altro lavoro. È per questo che dobbiamo combattere insieme.
Neanche una su 825 ce la fa, se è da sola, ma forse 825 su 825 se si mettono insieme possono farcela.
Per questo, l’unico consiglio estivo che ci sentiamo di dare è: leggere il nostro report del sondaggio – perché informarsi, ragionare e fare coalizione, in un mondo individualista, violento, caratterizzato dalle cosiddette passioni tristi è l’unico modo per salvarsi.


















