Flat Tax a 100.000 euro: dovremmo essere contenti? L’ultima finanziaria la estende per gli autonomi fino a 100.000 euro. Per molti sembra una buona notizia. Forse però non lo è, o almeno non per la stragrande maggioranza dei freelance.
Ma il punto non è nemmeno questo. Prima di tutto una domanda: quanti ne beneficeranno davvero? Pochi. Per la maggior parte degli autonomi il problema non è superare la soglia della flat tax, ma riuscire a costruire un reddito adeguato e stabile.
1. La flat tax diventa il surrogato di ogni altra politica per il lavoro autonomo
Ogni volta che si parla di autonomi, la risposta sembra essere sempre la stessa: meno tasse.
Nel frattempo rimangono irrisolti problemi ben più rilevanti:
• un welfare insufficiente e spesso inefficiente;
• diritti formalmente riconosciuti ma spesso difficili da esercitare;
• una legge sull’equo compenso che non ha ancora prodotto effetti concreti e le amministrazioni pubbliche che troppo spesso sono le prime a proporre compensi inadeguati.
La riduzione fiscale finisce così per sostituire una vera politica per il lavoro professionale.
2. Il beneficio si concentra sui redditi medio-alti
La flat tax viene spesso presentata come una misura a favore dei piccoli autonomi. In realtà un professionista che fattura 20.000 euro può pagare più imposte di un dipendente con un reddito equivalente, grazie alle detrazioni di cui quest’ultimo beneficia. I veri vantaggi della flat tax emergono soprattutto per redditi elevati, e crescono all’aumentare del fatturato. Per questo l’innalzamento della soglia a 100.000 euro concentra nuove risorse pubbliche su una minoranza di professionisti ad alto reddito, senza risolvere i problemi della grande maggioranza degli autonomi.
3. Si premia chi non investe
Il regime forfettario è costruito su costi presunti. Per molte attività professionali il fisco considera automaticamente un’incidenza dei costi del 22%, applicando il coefficiente di redditività del 78%, e su quel reddito si paga un’imposta sostitutiva del 15%.
Questo significa che il vantaggio maggiore va a chi ha poche spese perché lavora da solo; non assume; non investe e non sostiene costi significativi per innovazione o crescita.
Paradossalmente, il sistema è meno favorevole a chi crea occupazione o struttura la propria attività in modo più organizzato.
Per questo la domanda non è se la flat tax faccia risparmiare qualche migliaio di euro a chi fattura 100.000 euro.
La domanda è un’altra: ha più senso spendere risorse pubbliche per ridurre le tasse a chi guadagna di più, o utilizzarle per rafforzare il welfare e rendere effettivamente esigibili i diritti di tutti i lavoratori autonomi?