12 giugno, sciopero generale della cultura: Redacta c’è
4 Giugno 2026 Diritti, Eventi, News, Senza categoria
Sebben che siam freelance, paura non abbiamo, anche noi scioperiamo
Per oltre un anno come Redacta abbiamo lavorato – insieme ad associazioni, sigle e sindacati – a una piattaforma trasversale per uno sciopero dei settori culturali e creativi. Convocate da Mi riconosci?, ci siamo incontrate, online e di persona, per discutere dei problemi comuni ed elaborare rivendicazioni e proposte.
Siamo lavoratrici di tanti settori diversi della cultura e della creatività, con infiniti inquadramenti ma quello che ci unisce è molto più forte: la consapevolezza che i nostri sono lavori esattamente come gli altri. Sono lavori e come tali vanno retribuiti, rispettati, tutelati.
Lo sciopero è lo strumento di ricomposizione politica e di rivendicazione sindacale che mette in fila le nostre istanze e le nostre proposte; perché siamo stanche di sentirci dire che siamo fortunate, che lavorare per passione è come non lavorare proprio, e sulla base di questa retorica vederci negate le basilari e complementari forme di riconoscimento – culturale, economico, politico.
Siamo lavoratrici e lavoratori, il nostro riconoscimento passa da inquadramenti contrattuali corretti, compensi dignitosi, contratti equi, diritti, un welfare universale, il rispetto della salute psicofisica, un’economia che supporti la cultura.
Venerdì 12 giugno scioperiamo per tutto questo.
Con le proclamazioni dei sindacati FP CGIL, Nidil CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts scioperano tutti gli ambiti dei settori creativi e culturali. E noi, insieme ad altre sigle, aderiamo all’appello.
Come scioperiamo noi freelance?
Storicamente, il diritto di sciopero appartiene al lavoro dipendente: è un diritto costituzionale garantito dall’art. 40, che consente a chi lavora di astenersi dal lavoro in modo collettivo per tutelare i propri interessi. Ma tutto il lavoro, anche se non subordinato, gode comunque della libertà di associazione, e nello specifico di quella sindacale.
Insomma, se vi state chiedendo se, da lavoratrici autonome, potete scioperare, la risposta è sì.
Ok, ma come si fa?
L’“immaginazione al potere”, dicevano negli anni Settanta. “L’immaginazione ha il potere”, diciamo noi da qualche tempo. Per esempio, quello di inventare nuove forme di lotta.
Le possibilità sono molte, si può:
– scendere in piazza e partecipare alle manifestazioni che si terranno il 12 giugno in diverse città d’Italia;
– non aprire nuovi progetti;
– non fare call;
– non lavorare su progetti già aperti;
– impostare una mail di risposta automatica per segnalare che non lavorate perché aderite allo sciopero e perché lo fate. Ecco un esempio:
Buongiorno, anche io oggi, insieme a tante altre lavoratrici e lavoratori, aderisco allo sciopero generale della cultura, perché come chiunque lavora in questo Paese pretendo:
riconoscimento,
un salario dignitoso,
la tutela della mia salute psicofisica,
un welfare universale che mi protegga con misure di sostegno al reddito,
alla genitorialità e una pensione sicura,
uno Stato che investa in cultura e non in armi.
Sono richieste minime, per diritti e tutele che ancora non abbiamo. Speriamo che anche tu stia dalla nostra parte. Se vuoi maggiori informazioni sullo sciopero, trovi qui le ragioni della proclamazione e qui l’indizione.
– Non da ultimo, impostare soltanto un messaggio di firma in calce alle mail che rimanda alle motivazioni dello sciopero.
Che cosa contiene la piattaforma?
La cultura non è petrolio, non è una risorsa naturale da estrarre, ma il risultato del lavoro quotidiano di migliaia di persone che la producono, la tutelano, la trasmettono e la rendono accessibile. Eppure chi lavora nel settore culturale e creativo vive spesso condizioni di precarietà, bassi salari, scarse tutele e frammentazione contrattuale, magari con contributi versati in casse diverse.
La necessità di uno sciopero ampio e condiviso nasce dall’urgenza di riconoscere la trasversalità dei problemi che affliggono i nostri settori, superando le differenze di inquadramento. Lo sciopero è proclamato per denunciarli e, allo stesso tempo, proporre una piattaforma comune. Vi presentiamo sinteticamente i 5 punti che la compongono, mettendo in luce gli aspetti che più ci riguardano.
1. Riconoscimento e dignità del lavoro culturale
Il primo obiettivo è affermare che il lavoro culturale è lavoro a tutti gli effetti e deve essere riconosciuto come tale. Occorre regolamentare tutte le professioni del settore e contrastare la convinzione che si tratti di attività svolte per passione o vocazione.
Per raggiungere il riconoscimento del lavoro creativo e culturale è necessario, tra le altre cose, contrastare l’abuso di volontariato e stage, impedendo che queste forme sostituiscano il lavoro correttamente retribuito, monitorare i datori che ricorrono alle false partite IVA e ampliare i diritti del lavoro autonomo. A queste si uniscono rivendicazioni specifiche degli altri settori coinvolti.
2. Retribuzione e lavoro dignitosi
La qualità e la complessità delle competenze richieste nel settore culturale non trovano riscontro nei salari e nelle condizioni contrattuali effettive. Molti lavoratori e lavoratrici sono sottoinquadrati, impiegati con contratti inadeguati o retribuiti in misura insufficiente per condurre una vita dignitosa.
Per questo è necessario introdurre un salario minimo legale e garantire che il lavoro precario non venga utilizzato come strumento per comprimere il costo del lavoro: i costi della flessibilità non devono ricadere sulle lavoratrici, per questo il lavoro autonomo, atipico e parasubordinato deve avere retribuzioni lorde maggiori rispetto a quelle dei dipendenti, retribuzioni che compensino la discontinuità lavorativa e le minori tutele e allo stesso tempo disincentivino il ricorso senza controllo a forme contrattuali non adeguate.
3. Rispetto della salute psicofisica
Le condizioni di precarietà, la competizione permanente, le discriminazioni e la mancanza di tutele producono conseguenze profonde sulla salute mentale e fisica di chi lavora nella cultura. È necessario garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e di formazione, rafforzare i controlli e la prevenzione, monitorare i rischi da stress lavoro-correlato, contrastare ogni forma di molestia, discriminazione e violenza.
4. Welfare universale
La precarietà strutturale che caratterizza gran parte del lavoro culturale rende indispensabile un sistema di welfare capace di garantire continuità di reddito e protezione sociale a tutte e tutti, indipendentemente dalle forme contrattuali.
Occorre introdurre strumenti efficaci di sostegno al reddito, nella prospettiva di un reddito universale di base. Bisogna inoltre estendere le tutele legate alla genitorialità, garantire il diritto all’indennità di malattia e infortunio per tutte e tutti e una pensione dignitosa, costruendo un sistema previdenziale solido, che non penalizzi chi ha carriere frammentate e versa in casse diverse.
5. Contro l’economia del riarmo e l’art-washing
La crescita della spesa militare e la riduzione delle risorse per cultura e welfare sono due facce di un modello economico che respingiamo. In questo contesto, le istituzioni culturali rischiano di diventare strumenti di legittimazione politica di guerre, occupazioni e pratiche coloniali. Noi rifiutiamo questo art-washing e difendiamo il diritto a esprimere dissenso e a organizzarsi collettivamente.
Un’occasione per parlarne dal vivo
Una tappa a cui Redacta sarà presente è a Bologna, sabato 6 giugno alle 18.00, presso RitmoLento (Via San Donato 149), ma vi invitiamo a controllare la pagina Instagram di Mi Riconosci? per le altre date in altre città e le piazze convocate.





























