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Caro Ministro non ci ha convinto

12 Maggio 2012 Lavoro, News, Previdenza, Vita da freelance

Caro Ministro,

durante l’incontro organizzato ieri dal Corriere della Sera, ci ha spiegato che il motivo per cui si è deciso di aumentare i contributi é quello di assicurarci una pensione più elevata.

Perché solo a noi? Perché questa preoccupazione non riguarda tutti gli altri autonomi che versano molto di meno , ovvero il 14-16% se professionisti, il 21% se artigiani o commercianti? O anche i dipendenti, che versano meno, se utilizziamo la stessa base di riferimento: sia esso il costo del lavoro (25,6% contro il nostro 27%), l’imponibile irpef (36,3% contro 37,4%) o il reddito netto (46,6% contro 50,9%), come si evince dalla tavola successiva, che confronta lo schema dei costi per un lavoratore dipendente e un professionista autonomo iscritto alla gestione separata, smentendo la vulgata secondo cui l’aumento al 33% parificherebbe la nostra contribuzione a quella dei dipendenti.

No, la spiegazione non ci convince.

La verità é che la nostra contribuzione serve a sanare i deficit di altre gestioni che sono state molto generose con molti degli attuali pensionati, i cui diritti acquisiti hanno ormai tutto l’aspetto di veri e propri privilegi e che come tali andrebbero affrontati.

Ma ci opponiamo al 33% soprattutto perché non possiamo pagarli. Un 33% per la sola pensione é insostenibile, una follia appunto.

Non a caso in nessun paese la contribuzione pensionistica supera il 23% e quasi sempre resta sotto il 20%. Se facciamo riferimento alla Svezia e alla Polonia, i due paesi che hanno un sistema pensionistico analogo al nostro (contributivo a ripartizione), la contribuzione pensionistica totale é pari rispettivamente a 18,5% e 19,5%, di cui una quota (rispettivamente 2 e 7%) verso fondi di investimento (il secondo pilastro appunto).

Fonte: ACTA da *European Social Observatory, **Social security Belgio, #Social security USA – studi comparati.

Ma il 33% non e’ giustificabile neppure in termini attuariali.Se verso il 33% dei mio fatturato per la pensione, con 2 anni di contributi dovrei coprire un anno di pensione (il mio reddito al lordo delle imposte attuale è il 66%, una pensione al lordo delle imposte pari ad esso garantirebbe lo stesso reddito netto, perché dalla pensione non vengono detratti i contributi). Con 40 anni di versamenti dovrei quindi coprire 20 anni di pensione, molti di più della speranza di vita residua al momento del pensionamento. Se il sistema assicurasse anche solo il mantenimento del potere d’acquisto (senza alcun rendimento del capitale in termini reali), si dovrebbe percepire una pensione superiore al reddito lavorativo medio. Così non sarà perché appunto i nostri soldi servono a pagare le attuali pensioni retributive e i nuovi servizi a cui noi non accederemo (ASPI).

Caro Ministro, La ringrazio ancora per averci incontrato e Le chiedo di ascoltare davvero le nostre ragioni, prima che sia approvata una misura iniqua, che rischia di distruggere oggi il futuro (anche pensionistico) di tanti lavoratori che hanno accettato la sfida della flessibilità, di tutti coloro che non potranno fuggire dalla gestione separata o dal nostro Paese.

Anna Soru

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15 Commenti

  1. Alessandro

    Reply

    Bravissima, adesso però occorre trovare altre “sponde”, altrimenti vincerà la professorina tanto gentile quanto isolata nella sua torre d’avorio della pensione retributiva (quella che prenderà la Fornero).

    Basta l’ottimo Dario Di Vico tra i media e qualche senatore isolato?

    Proposta: Perchè non inviamo una richiesta a tutti i senatori/deputati che ci vogliono davvero appoggiare per fare un vero “blocco”, anche in commissione? Possiamo arrivare a formulare anche un ricorso a livello costituzionale? Non è incostituzionale vessare solo una categoria? Oppure si può fare un ricorso a livello europeo? Ho 45 anni non penso di farcela ad organizzarmi una vita all’estero. Dobbiamo cambiare questo paese. Non è giusto fuggire!!!

    Anna, sei la nostra guida. Dicci cosa dobbiamo fare!!! Ma canalizziamo in maniera non dispersiva la nostra energia!!!

    Saluti. Alessandro Monti

    12 Mag 2012
  2. free-lance

    Reply

    coinvolgiamo il movimento 5 stelle, in molti di noi l’hanno votato, è ora che si schierino con gli autonomi, con il quinto stato, con i giovani dell’Italia

    la civiltà di un paese non passa solo per la giustizia e una politica corretta e onesta, ma anche per leggi che consentano di lavorare

    bisogna far capire alla fornero che non si tratta del 6%, ma di colmare una misura che farà perdere ingenti somme all’erario perchè in molti chiuderanno la partita iva

    12 Mag 2012
  3. free-lance

    Reply

    altra cosa, BOICOTTATE REPUBBLICA E CORRIERE, sono i principali responsabili di questo governo elitario, non eletto e che sta lì solo per fare gli interessi delle multinazionali

    vogliono abolire la media impresa perchè devono lavorare soltanto le multinazionali che daranno a lavoro a dipendenti-schiavi

    e quei due giornali hanno venduto il pacco di questo governo

    12 Mag 2012
  4. Mario Panzeri

    Reply

    Credo che il confronto con la Fornero debba fermarsi qui.
    Che sia in perfetta malafede è sotto gli occhi di tutti, e non si tratta soltanto di una pur forte impressione. Ha infatti sostenuto che era stata introdotta un’ASPI una tantum per gli iscritti alla gestione separata, tra l’altro sottolineando che i lavoratori autonomi (cioè le partite IVA, non certo i cocopro) sono abituati a pianificare e quindi sarebbero stati in grado di farne uso al momento opportuno. Le è stato anche fatto notare – credo dal prof. Ranci – che nel progetto del governo non era fino ad allora prevista alcuna ASPI per le partite IVA e le ha quindi chiesto se la sua affermazione dovesse essere considerata una notizia. Se si fosse trattato di un malinteso, la Fornero naturalmente lo avrebbe detto: invece si è limitata a fare il suo solito sorrisino da maestrina che parla ad una classe di deficienti. Risultato: non c’è nessuna ASPI per le partita IVA, la Fornero lo ha buttato lì soltanto per farsi grande e distogliere l’attenzione da ciò di cui si stava parlando.
    E a proposito di buttare lì, si sarà certamente notato come ad un certo punto ha inserito nel discorso l’osservazione che le partite IVA sono da tanti considerati evasori fiscali. Che cosa c’entrava con l’aliquota previdenziale ed il pregetto di riforma del lavoro? Assolutamente nulla. Probabilmente si è semplicemente trattato di un avvertimento…

    12 Mag 2012
  5. Federico

    Reply

    Prima di tutto un grazie ad Anna Soru che ha espresso a chiare lettere alla Fornero il punto di vista di ACTA e di tutti noi: basta fare da bancomat ogni volta che servono dei soldi per ripianare buchi !
    Questo aumento è inaccettabile, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo e perché non ci sono solo i giovani, ma anche chi paga il contributo alla gestione separata dal 1996 e non si sente un precario. Credo comunque che ci abbiano preso di mira perché siamo una categoria eterogenea con scarse possibilità di effettuare scioperi eclatanti o manifestazioni che possano in qualche modo dare fastidio. Perché un commerciante o un artigiano pagano meno INPS di noi? Anche in quelle categorie ci sono giovani, si applicano proprio due pesi e due misure. Forse l’unico modo di risolvere la questione è dividere noi partite IVA per scelta dagli altri, uscendo dal caos della gestione separata ed attivando i rispettivi ordini di categoria. Concordo con @Mario che il confronto con la Fornero ormai è finito, non resta che attivarsi cono i politici… ma i tempi stringono. Non sono d’accordo con @free-lance nel boicottare il Corriere, anche perché Di Vico è l’unico giornalista che ha capito la nostra situazione è ha dato tanta visibilità ad ACTA.

    12 Mag 2012
  6. free-lance

    Reply

    rispetto e gratitudine per il giornalista, ma la linea editoriale è quella: venderci monti…

    queste manovre non sono fatte per far quadrare i conti, ma per f****rci

    12 Mag 2012
  7. Gestione Separata Inarcassa

    Reply

    ISTITUZIONE GESTIONE SEPARATA INARCASSA

    Le 10 regole d’oro (e/o principi)da adottare per InarCassa:

    1) applicazione del sistema contributivo pro-rata da subito per tutti;
    2) il patrimonio non si tocca;
    3) estensione della cassa:
    3.a) istituzione di una gestione separata per i liberi professionisti dipendenti;
    3.b) istituzione di una sezione specifica per le società di ingegneria;
    4) separazione tra previdenza ed assistenza;
    5) eliminare il contributo integrativo (tutto confluisce nel soggettivo);
    6) innalzamento delle aliquote sul contributivo da subito per tutti (23- 25%);
    7) istituzione di un fondo complementare di categoria (tipo chiuso);
    8) controllo di gestione sui risultati e responsabilità in solido del CdA per le scelte economico-finanziarie eccessivamente rischiose (titoli tossici);
    9) accorpamento di tutte le casse privatizzate;
    10) sostenibilità dei conti e del patrimonio a 70 anni.

    13 Mag 2012
  8. Fabio Sulprizio

    Reply

    Ho già scritto una mail di riconoscenza e apprezzamento ad Anna Soru per il suo intervento all’incontro con la Fornero e rinnovo pubblicamente la mia stima nei suoi confronti. Al suo posto non sarei stato in grado di mantenere la calma come è riuscita lei mentre la Fornero mentiva palesemente e adduceva argomentazioni inconcepibili.

    Avevo conosciuto la Fornero circa 10 anni fa e la sua era una voce fuori dal coro quando puntava il dito sulle categorie protette e sulle ingiustizie previdenziali perpetrate per anni in Italia. Era una musica sentirla! Quando è stata nominata ministro del welfare ho esultato. Che delusione! Adesso lei è un’altra persona e noi dobbiamo difenderci come avessimo il nemico in casa.

    Concordo con Alessandro Monti circa l’incostituzionalità di una legge che obbliga una sola categoria in una condizione di svantaggio tale da impedirne lo sviluppo professionale. Questo va espressamente contro l’Art.3 e 4 della Costituzione Italiana, infatti l’inizio dell’Art.4 recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto….” Si commenta da solo. Io sono un fisico obbligato al 28% mentre i miei concorrenti sono ingegneri al 14%.

    Credo che ACTA sia la migliore realtà di associati che possano organizzare una difesa strutturata ma dobbiamo estendere maggiormente l’associazione in altre città per non essere circoscritti solo a Milano e in parte Roma. Io farò del mio meglio a partire da oggi su Torino per far conoscere la nostra associazione anche se una certa propaganda l’ho sempre fatta. Stesso discorso per le testate giornalistiche, non solo il Corriere ma anche altre devono scrivere di noi.

    Inoltre dovremo trovare un avvocato costituzionalista per valutare la strada del procedimento in Corte Costituzionale. Personalmente sono disposto a spendere dei soldi per questo scopo.
    Anche il ricorso a livello europeo può avere un senso e bisognerebbe trovare un membro del parlamento europeo che appoggi la nostra causa. Personalmente su questo non saprei come agire.
    In ultimo dobbiamo avere un atteggiamento che non trasmetta vittimismo ma combattività. Come se avessimo gli invasori in casa: dobbiamo diventare partigiani.
    Scusate per la lunghezza del messaggio.

    I migliori saluti. Fabio.

    14 Mag 2012
  9. Giontix

    Reply

    In questo momento siete il mio unico riferimento per una situazione che considero rischiosa per le mia sostenibilità economica, e immagino per tanti che come me NON evadono un euro e di conseguenza hanno un carico fiscale già opprimente ed al limite. Vedo purtroppo che la Sgi.ra Fornero ha pensato che un incontro con lei poteva bastare per dare un contentino a tutti noi e chiudere il discorso, considerando che non era disposta al dibattito, ma aveva già le sue risposte (false e pretestuose) pronte. Sono veramente preoccupato e mi auguro davvero che si possa fare qualcosa in merito, senza essere costretti a 45 anni a ripensare il proprio futuro per delle scelte del governo menefreghiste ed ignoranti della realtà!
    Giorgio

    14 Mag 2012
  10. mario volterra

    Reply

    ho provato ad inviarla via email ad acta per farla pubblicare, ma non so se sia arrivata, la copio qui, chiedo a chi condivide quanto scritto di dare più diffusione possibile, perchè un conto sono le cifre e tanti discorsi, altra la realtà dei fatti, e come capirete, ho capito le prime conseguenze di questa legge

    Lettera aperta alla Ministro Fornero

    per conoscenza di Acta e del giornalista Di Vico.

    Gentile Ministro,

    sono un webmaster autonomo con partita iva, iscritto alla Gestione Separata.

    Volevo informarla che il disegno di legge redatto dal suo ministero mi ha fatto perdere un lavoro.

    Da tre anni, prima dell’estate, offro i miei servizi ad un’agenzia di marketing che si dedica a campagne pubblicitarie per villaggi turistici.

    Quest’anno, mi è stato detto che la collaborazione non sarà rinnovata: non per questioni di prezzo, non per qualità dei prodotti, ma per l’intenzione del mio committente di non voler incorrere in un eventuale abuso nei miei confronti!

    Le scrivo qui un passo della mail ricevuta:

    “preferiamo adottare quest’anno una soluzione interna nostra, perché ancora non ci è chiara la nostra posizione nei tuoi confronti come partita iva in merito al disegno di legge sul lavoro del governo Monti”.

    Ho provato a spiegare che nell’eventualità, sarò io a dichiarare di non lavorare solo per loro, ma nulla, non se la sentono.

    Mi dica, cosa devo fare?

    Lo sa che con il suo disegno di legge, piuttosto che modernizzare il paese e il mercato del lavoro, ci sta facendo compiere un passo indietro gigante?

    Per tre anni ho lavorato in questo periodo con tale agenzia, e devo dire che era il mio migliore cliente in quest’anno di particolare crisi; non avrebbe comunque superato il 75% del mio fatturato e vi avrei lavorato 5 mesi e dal mio ufficio.

    Pertanto avrei soddisfatto i tre requisiti, ma come faccio a rassicurare il mio cliente?

    Devo mostrargli le mie fatture già emesse e quelle che emetterò? E se lavoro anche per concorrenti suoi?

    E’ libertà di lavoro e mercato, questa?

    Può spiegare a noi autonomi, quale sia il senso di questa legge?

    Perché una concessione fatta ai sindacati per la discussione sull’articolo 18 deve finire con il porre regole assurde per i free-lance?

    Qual è il vantaggio per noi? E la nostra colpa?

    Come facciamo a spiegare ai nostri clienti che lavoriamo anche per altri? Mostrando le loro fatture? Si rende conto dell’illogicità di questa norma? Ci dica, come possiamo far presente ai clienti che non incorreranno in un eventuale abuso? L’esempio indicato dimostra che al cliente le rassicurazioni non bastano, preferiscono non dover pensare minimamente di incorrere in un abuso e di fidarsi quindi delle affermazioni di chi gli fornisce un servizio.

    “Una soluzione interna nostra”, questa la loro scelta. Saranno contenti i sindacati in quanto si aprirà una posizione di lavoro. Un lavoro che fino ad ora era mio e che ho difeso da una concorrenza spietata, nonostante un’imposizione fiscale altissima.

    Cosa ho sbagliato io per perdere questo lavoro? (sarà contenta di sapere che ho le lacrime agli occhi?) Avessi consegnato un prodotto scadente, avessi ricevuto critiche sui prezzi, avrei potuto comprendere benissimo. Invece, ho perso un cliente, il mio miglior cliente, per un disegno di legge che per far credere che si agisce a difesa dei lavoratori dipendenti, rischia di far chiudere la totalità delle partite iva italiane, con conseguenze dirette sul gettito fiscale, diffondendo una diffidenza tra le imprese nel rivolgersi ai prestatori di servizi con partita iva.

    Non voglio di certo spiegare a voi come si fanno le regole, ma se si parla di abuso di mono-committenza, non sarebbe stato più semplice organizzare uno sportello al quale avrebbe potuto rivolgersi il lavoratore che volesse denunciare un abuso?

    In questo modo, invece, farete diffidare i clienti dall’acquistare un servizio di una partita iva. “Una soluzione interna nostra” sarà la decisione di moltissimi altri clienti nei confronti di moltissimi altri free-lance.

    L’economia già è quella che è, così si dà il colpo di grazia a tante e dinamiche attività del terziario avanzato.

    Consideri la mia come lo sfogo di chi dopo aver perso questo cliente per una ragione che mai si sarebbe aspettato, si è subito attivato per cessare la sua attività e emigrare, nulla di che.

    Ma se vuole, ci sono ancora migliaia di free-lance che aspettano di capire come poter dimostrare ai loro clienti che non ci sarà mono-committenza. Mi auguro che nessuno stia pensando che sia normale far vedere le fatture, magari di concorrenti, ai clienti. E poi a febbraio, o un primo periodo dell’anno, chi lo rassicura il cliente che quello non sarà l’unico lavoro effettuato fino alla fine dell’anno, perché c’è crisi e non si lavora, e quindi può incorrere in mono-committenza?

    Può fare tutte le distinzioni che vuole, tra partite iva vere e partite iva false, l’unico risultato è quello già raggiunto: aver creato diffidenza tra chi ha intenzione di acquistare un servizio.

    Ci dà un patentino di partita iva vera? Un bel passo in avanti nella modernizzazione dell’Italia!

    Quanti sono i precari che hanno subito abusi di dipendenza spacciata per partita iva? Conti anche noi, siamo molti di più: per soddisfare i sindacati e dargli qualcosa in cambio, state rovinando uno dei settori più dinamici e contribuenti di Pil d’Italia. Quando la diffidenza tra chi aveva intenzione di acquistare un servizio sarà definitivamente diffusa, non ci sarà lavoro per gli autonomi, a quel punto faccia un po’ di conti di quanto gettito fiscale ci ha perso l’erario.

    Complimenti, grazie e addio.

    Un free-lance.

    15 Mag 2012
  11. Mario Panzeri

    Reply

    Caro Mario, ma che cosa pensi che interessi a una studiosa e statista del calibro della Fornero di te e di tutti gli altri che stanno perdendo e perderanno un/il loro inutile lavoro grazie alle sue geniali intuzioni riformistiche? Lei ci ha provato a convincere scolaretti deficienti quali noi siamo di operare per il nostro bene, per evitarci di essere sfruttati dalle imprese, per permetterci di avere una più che serena vecchiaia con il pingue assegno che ci passerà l’INPS. Ci ha provato ma, visto che siamo proprio duri di cervice, ci ha abbandonati alla nostra ignoranza e alle nostre pretestuose obiezioni. Lei ha ben altro da fare, deve contribuire a rendere il nostro paese meno rivoltante per la cancelliera Merkel e a tenere buona la triplice sindacale italiana che di lavoratori sottratti al suo controllo proprio non vuole sentire parlare. Anziché lamentarti, sii fiero di aver dato un pur piccolo e involontario contributo alla lotta contro l’abuso (rectius: l’uso) della partita IVA. E tieni anche conto del vantaggio che avrai di non dover versare allo stato assai più di metà del compenso che avresti percepito. La buona e saggia Elsa ha pensato anche a questo: se il fortissimo aumento dell’aliquota contributiva previsto per la GS da lei così fortemente voluto non ci servirà, nonostante i buoni propositi della sua promotrice, per avere una pensione almeno dignitosa (perché l’INPS sarà saltata prima e/o perché i nostri soldi verranno dirottati verso usi socialmente più meritevoli e/o perché saremo morti di fame senza essere riusciti ad arrivare all’età pensionabile), servirà comunque, nella mancanza di un lavoro, a darci il privilegio (per il quale già dovremmo sentirci in colpa) di benficiare dell’aurea regola per cui più alte sono le aliquote fiscali e contributive, più alto è il risparmio per chi le imposte e i contributi non li deve/può pagare (che cosa ne direbbe, ministro, di introdurre un contributo di solidarietà, verso chi più le aggrada, a carico di coloro che di tali risparmi beneficeranno…?)

    15 Mag 2012
  12. free-lance

    Reply

    inquietante quanto scritto da mario, io già avevo sentito parlare di agenzie di traduzioni che stanno pensando di rivolgersi a traduttori italiani residenti all’estero per evitare di essere additati come monocommittenti di traduttori

    in effetti, come può un’agenzia di traduzione sapere che il traduttore a cui affida una traduzione stia lavorando anche per altri?

    ma come dice mario, è mai possibile che il traduttore debba far sapere al suo cliente se lavora anche per i suoi concorrenti?

    chiedo all’acta di far girare quanto scritto da mario volterra, perchè mi sembra uno dei pochi contributi apportati senza tante cifre, ma con i fatti così come sono, ovvero di chi lavora e sa costa sta accadendo con questa legge

    facciamo girare la lettera di mario su facebook

    15 Mag 2012
  13. Alessandra Martelli

    Reply

    Non sono d’accordo con la proposta fatta da free-lance di coinvolgere il Movimento 5 stelle, né ritengo sia il caso di rivolgerci ai partiti politici. ACTA è un’associazione professionale e credo fermamente che debba rimanere il più possibile trasversale e neutrale da un punto di vista prettamente politico.
    La proposta di Alessandro Monti mi sembra invece decisamente più attuabile e mi rendo disponibile a dare il mio modesto contributo a questa iniziativa.

    16 Mag 2012
  14. machan

    Reply

    io sono passata alla cassa Commercianti per non essere confusa con i parasubordinati oltre per un’aliquota più bassa e per non dover cercare le certificazioni di ritenuta d’acconto che arrivavano al numero 40/50. Penso che finché nella GS i parasubordinati e le partite iva finte o non, non faranno mai cose giuste per le partita iva. Ci vuole una separazione per far capire che il discorso cambia. Penso che i parasubordinati dovrebbero andare dove ci sono subordinati, avendo interessi comuni. Se no, è meglio che le partita iva escano tutte dalla GS e combattino per altre cose: abolizione di IRAP, per esempio.

    Concludo con un vivo ringraziamento ad Anna Soru.

    18 Mag 2012

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Caro Ministro non ci ha convinto

di Anna Soru tempo di lettura: 2 min