“40 ANNI DI MESTIERE. E 2’40” PER TRADURRE 100 PAROLE”
27 Maggio 2026 Compensi, Intelligenza artificiale, Traduzioni multimediali, Vita da freelance
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una traduttrice che racconta cosa succede quando l’AI viene usata non per supportare il lavoro umano, ma per scomporlo e cronometrarlo, fino a ridurre una professionista esperta a una funzione da completare in 2 minuti e 40 secondi.
“Da 40 anni lavoro come traduttrice. Volevo condividere con voi un’esperienza agghiacciante e intollerabile, lesiva della dignità della persona, per non parlare di quella professionale.”
“Dal 2008 ho lavorato per la una società con sedi in Romania e Filippine. Un’agenzia ottima sotto tutti i punti di vista: correttezza, rispetto, prezzi equi, ottime condizioni lavorative. Purtroppo nel 2021 è stata acquisita da un’azienda che si occupava di IA (parlo al passato). Credevamo di avere migliori condizioni di lavoro e maggiori opportunità, invece…
È entrata con una grande campagna di marketing e di “team building” ma era tutta facciata. Un’impostazione molto americana, tutta finzione. Pian piano ci hanno imposto il loro CAT Tool “Polyglot” basato sulla IA.”
Ops! Il tempo è scaduto!
“Il concetto era questo: Ogni traduzione veniva segmentata in 100 parole: quindi, se era in origine di 2000 parole, risultavano 20 segmenti, caricati su Polyglot e assegnati con il criterio “chi primo arriva”, quindi i 20 segmenti potevano venire assegnati a 20 traduttori diversi che si loggavano al portale e cliccavano sul lavoro disponibile.
A quel punto compariva una finestrella che diceva che “per quelle 100 parole l’algoritmo aveva previsto che ci voleva 1 minuto e 40 secondi, ai quali generosamente loro assegnavano un altro minuto, perciò in totale 2 minuti e 40 secondi”. Una volta accettato l’incarico, comparivano le istruzioni relative al testo (e già solo quelle richiedevano qualche minuto di seria lettura). E accanto alla finestrella, vi era un timer che scandiva i 2 minuti e 40 secondi. Iniziava il conto alla rovescia che non si poteva interrompere. Quindi, se suonava il telefono, o il citofono, o se banalmente dovevi andare in bagno, non potevi farlo, perché trascorsi i 2 minuti e 40 secondi, compariva una terza finestrella con il messaggio: “Ops! Il tempo a tua disposizione è scaduto! La traduzione verrà assegnata a un altro traduttore, ma ti pagheremo le parole tradotte.” Quindi se io avevo tradotto 30 o 50 parole, sicuramente me le pagavano, peccato che si trattasse di centesimi di dollari (nemmeno di Euro!).
Con questo ritmo, provate a immaginare una giornata di lavoro di 8-9 ore, a botta di 2 minuti alla volta. Tantissimi argomenti diversi, rimbambimento assicurato. Risultato sicuramente non ottimale. Ho provato a scrivere prima in maniera educata e poi sempre più ferma per evidenziare i problemi legati a questa situazione, ma ovviamente a loro non importava.”
Se l’IA viene usata da un chirurgo, non è che pago di meno l’intervento.
“Abbiamo capito (confrontandoci con altri colleghi) che questa società cannibalizzava le memorie di traduzione delle agenzie che acquistava: le masticava e le sputava. E così ha fatto. Dopo aver ricevuto 1 milione di euro dall’UE per le ricerche sull’IA ha venduto quel che restava dell’azienda a un’altra grande agenzia internazionale, a mio parere non molto affidabile. Al momento non so che fine abbia fatto. Noi traduttori abbiamo perso il lavoro e soprattutto è stato umiliante essere considerati alla stregua di schiavetti digitali, non diversi dai rider di Glovo/Just Eat ecc., ecc. (ai quali va tutta la mia solidarietà!)
Un’altra agenzia invece utilizza la IA alla stregua di un CAT Tool, ma il problema è sempre che si tende a ridurre le tariffe dei traduttori. E questo non è giusto.
Se l’IA viene usata da un chirurgo, non è che pago di meno l’intervento.
Questo è quanto.

























