FAQ: Lavorare nel settore
Primi passi
No. La professione dellə traduttorə non richiede per forza una laurea o una specializzazione, così come non esiste un unico percorso da seguire per acquisire le competenze necessarie. Chi traduce può aver studiato linguistica e metodologie traduttive, oppure può aver vissuto in un Paese straniero sufficientemente a lungo da assimilarne lingua e cultura. Può essere bilingue perché cresciutə in una famiglia di nazionalità mista, oppure può aver imparato una lingua con l’impegno dell’autodidatta per seguire una sua specifica passione.
Ciascunə traduttorə si costruisce un bagaglio culturale unico e individuale, che lə distingue dalla concorrenza e dev’essere valorizzato.
Tuttavia, chi traduce deve anche possedere una cultura a tutto tondo e, soprattutto, deve essere a conoscenza degli standard e delle aspettative del settore per consegnare traduzioni fatte a regola d’arte. Per questo, consigliamo a ogni traduttorə di tenersi costantemente aggiornatə e di colmare le proprie lacune sia con letture, corsi e workshop ad hoc, sia partecipando ad attività e discussioni tra colleghə.
Un discorso a parte va fatto per linguaggi settoriali come, per esempio, quello medico o quello legale. Nel caso di un linguaggio settoriale, spesso la committenza richiede una laurea in quel campo specifico.
Non esiste il modello perfetto di curriculum, in quanto il documento deve adattarsi ai tuoi contenuti. Inoltre anche chi sta dall’altra parte può dare valore a cose diverse in base alle proprie esperienze, esigenze e sensibilità.
Scarta a priori il curriculum in modello europeo, incredibilmente dispersivo e pieno di informazioni irrilevanti per chi cerca una collaborazione con un traduttore freelance. Parti piuttosto da zero (o trova un template di tuo gusto sul web) e riempi il foglio (una facciata, massimo due) nel modo più efficiente possibile per i contenuti che hai a disposizione in questo momento.
Innanzitutto, scrivi o fatti scrivere il curriculum non solo in italiano, ma in tutte le lingue da cui traduci, altrimenti limiterai di molto il tuo bacino di possibili clienti. Il curriculum in inglese è un must (anche se non traduci dall’inglese), perché è la lingua franca che parlano le agenzie multinazionali e multilingui.
Il primo CV è sempre il più difficile da riempire. Se non hai alcuna esperienza di traduzione, concentranti su studi, esperienze, interessi e soft skill che fanno emergere le tue potenzialità e motivazioni a diventare traduttorə professionista.
Ad ogni modo, ecco le informazioni che devono essere sempre presenti nel CV di unə traduttorə:
- Nome e cognome
- Il servizio che offri: “traduttorə”, “sottotitolatorə”, “localizzatorə di videogiochi/siti web”, ecc.
- Le combinazioni linguistiche in cui traduci: “da inglese a italiano”, “tedesco > italiano” ecc.
- Informazioni di contatto a cui raggiungerti: di solito, quello più usato è l’indirizzo di posta elettronica, ma puoi includere anche numero di telefono, nome utente di uno o più servizi di messaggistica istantanea e link ai tuoi profili su social network professionali.
Se ti serve un parere o un aiuto per riempire il tuo primo CV, puoi prenotare una consulenza gratuita allo sportello di Tramiti.
Alcuni committenti sono più ben disposti di altri ad accettare chi è alle prime esperienze, perciò non scoraggiarti se riceverai tante porte in faccia all’inizio, ma continua a proporre il CV finché non trovi chi decide di darti una chance.
Nel panorama dellə traduttorə freelance esistono due grandi tipi di committenza: il cliente diretto e l’agenzia.
Il cliente diretto sarebbe il medio-piccolo sviluppatore di videogiochi o studio cinematografico straniero che vuole esportare le sue opere in Italia, un’azienda che vuole tradurre webinar o materiali di marketing, singolə content creator o autorə ecc.
Il rapporto col cliente diretto è la forma economicamente più vantaggiosa per entrambe le parti: tu puoi chiedere una tariffa più alta e al contempo il cliente può pagarne una più bassa, poiché non c’è di mezzo il margine di guadagno dell’agenzia.
Tuttavia, trovare clienti diretti non è affatto semplice. Di solito, ci si riesce perché si frequenta assiduamente quel settore (forum di sviluppatorə, festival del cinema, fiere del fumetto) oppure perché si ha un’ottima presenza online (sito web personale, interazione sui social nelle reti frequentate dal cliente, creazione di contenuti). Inoltre, è più laborioso in termini di tempo ed energie, perché oltre a tradurre, dovrai occuparti di tutto l’aspetto burocratico, tecnico e gestionale, un compito che potrebbe essere difficoltoso per chi non ha esperienza. Se hai la fortuna di riuscire a trovare un cliente diretto, puoi imbarcarti in questa avventura e imparare tantissimo. Se però non hai questa occasione, ti consigliamo di concentrarti sulla seconda opzione.
La seconda opzione è inviare il curriculum a un’agenzia di traduzione o language service provider (LSP). Puoi farlo sia reperendo il recapito o compilando i moduli per collaboratori alla pagina “Lavora con noi” del suo sito web, sia rispondendo agli annunci di lavoro che le agenzie lanciano periodicamente su piattaforme per il lavoro come LinkedIn, o più specifiche del settore come ProZ.
Si tratta di realtà, spesso multinazionali, che forniscono al cliente le traduzioni richieste avvalendosi di collaboratorə traduttorə freelance. Tu appunto, potresti inviare un CV per entrare nel loro pool di freelancer. Se trovano il tuo profilo interessante, ti chiederanno di solito di firmare un Non Disclosure Agreement e un Service Agreement e di negoziare tariffe per una serie di servizi. Potrebbero sottoporti anche a un breve test di traduzione. Da quel momento, ogni volta che avranno bisogno di te, ti invieranno una proposta di lavoro che spetterà a te valutare se accettare o meno, in base alle tue competenze e ai tuoi impegni contingenti.
Da una parte, l’agenzia di traduzione è una soluzione estremamente comoda per unə freelancer, in quanto ti procura direttamente lavori permettendoti di saltare la fase faticosa e non retribuita di procacciarti clienti. Inoltre, nel settore multimediale, l’agenzia ti permette di lavorare a grandi franchise multilingue a cui difficilmente potresti aspirare come professionista singolə. Spesso, un’agenzia che lavora bene ha un approccio strutturato con un sistema di revisione/controllo qualità da parte di terzi e gestione efficiente dei file e delle tempistiche da cui puoi apprendere molte nozioni e buone pratiche che potrai applicare in futuro ai tuoi clienti diretti.
Dall’altro lato della medaglia, le agenzie, anche quelle più attente alla qualità, sono legate a un discorso di massimizzazione dei propri guadagni. Questo significa che spesso e volentieri ti impongono condizioni estremamente sfavorevoli e si inventano sempre nuovi modi per pagarti di meno, adducendo come pretesto anche l’impiego di nuove tecnologie, tra cui la più recente è l’MTPE (Machine Translation Post Editing).
Quando non hai nessuna esperienza, a meno che tu non abbia molta fortuna o abilità nel venderti, potresti trovare che le uniche agenzie disposte a farti lavorare sono quelle che pagano le cifre più basse. Cosa costituisca una tariffa accettabile o meno è tutta un’altra, complessa questione. Se decidi di accettare una certa tariffa, pur non ritenendola adeguata, al solo scopo di entrare nel settore, l’importante è farlo sempre con l’intento di accumulare esperienza per poi passare a clienti migliori, evitando di cadere nel circolo vizioso di rimanere con le agenzie che ti sommergono di lavoro costante ma malpagato.
La traduzione multimediale copre tanti media diversi. Chi traduce testi per il marketing o fa transcreation potrebbe cavarsela con un semplice Google Doc. Chi traduce sottotitoli avrà bisogno di un editor di sottotitoli. Chi traduce testo destinato a un software (come nel caso dei videogiochi) dovrà usare uno strumento adatto a gestire i vari formati di codice, meglio se con funzionalità di CAT Tool come la memoria di traduzione, la term base, i controlli di qualità automatici, ecc.
Di questi strumenti esistono versioni gratuite come Subtitle Edit o OmegaT (molto spartane), versioni online basate su piattaforme web come CrowdIn o il sistema di sottotitolazione di YouTube, e anche versioni professionali con licenze molto costose, come MemoQ o Trados.
Ciascun settore ha le sue preferenze (per esempio, nei videogame è molto richiesto MemoQ), quindi per prima cosa cerca di capire quali sono le preferenze del tuo settore, ascoltando colleghə già avviatə alla professione e cercando nelle offerte di lavoro qual è il tipo di software richiesto più ricorrente.
Una volta individuata la tipologia di strumento che ti serve, potresti decidere di acquistarlo, se lo ritieni seriamente utile a ottenere i primi incarichi. Tuttavia, ti consigliamo di aspettare a spendere centinaia di euro per una licenza. Infatti, sempre più agenzie e molte committenze multimediali preferiscono utilizzare sistemi proprietari oppure, se hanno un software di preferenza, ti forniscono loro una licenza temporanea per lavorare ai loro progetti.
Piuttosto, portati avanti imparando a utilizzare gli equivalenti gratuiti o le versioni di prova di quei software: le funzionalità base sono le stesse per tutti. Infine, quando avrai provato vari software e compreso meglio i requisiti del tuo settore, potrai fare un investimento informato.
Fiscalità
Sì. In realtà, ci sono due possibili scenari per chi lavora con la traduzione multimediale.
Se traduci in vari settori (non solo multimediale, ma anche manualistica, IT, post-editing ecc.), i tuoi primi incarichi possono essere coperti dalla cosiddetta prestazione occasionale, che prevede l’emissione non di una fattura ma di una ricevuta con ritenuta d’acconto. Naturalmente, se inizierai a lavorare nella traduzione a pieno regime, il tuo lavoro non sarà più occasionale e dovrai aprire la partita IVA o passare a un altro regime.
Visto che le norme fiscali sono in continuo aggiornamento, al tuo primo incarico consulta unə commercialista o le informazioni ufficiali dell’anno corrente per verificare fino a che soglia ti è concesso usufruire della prestazione occasionale e come impostare la ricevuta.
Tuttavia, se traduci solo opere di carattere indiscutibilmente creativo (quindi sottotitoli per film e serie, fumetti, videogiochi e simili), non devi per forza aprire una partita IVA: puoi infatti rientrare nel regime in diritto d’autore ed emettere quindi la relativa ricevuta per tutti quei lavori. Segnaliamo l’ottimo vademecum legale e fiscale per chi traduce in diritto d’autore di STRADE.
Quando consulti unə commercialista, ti raccomandiamo di esporlə esplicitamente questa opzione del diritto d’autore, in quanto moltə tendono a non considerarla e incasellare automaticamente tuttə lə traduttorə nel regime forfettario della partita IVA.
Puoi anche mantenere entrambi i regimi fiscali, applicando la ricevuta di prestazione occasionale (e in seguito la fattura, quando aprirai la partita IVA) alle traduzioni non creative e la ricevuta per il diritto d’autore alle traduzioni di carattere creativo.
Innanzitutto, quando ti rechi dallə commercialista per aprire una partita IVA, è importante specificare il genere di contenuti che traduci. Infatti, la maggior parte dellə commercialistə dà per scontato che lə traduttorə freelance vada collocatə sotto il codice Ateco “Traduzione e interpretariato” di una partita IVA. Questo è corretto per le traduzioni di natura prettamente tecnica, come la manualistica, o per lavori più meccanici come il post-editing.
Tuttavia, la traduzione multimediale ha spesso e volentieri come oggetto contenuti di carattere creativo come film, fumetti, videogiochi. Secondo la legge italiana sul diritto d’autore, le traduzioni di un’opera creativa in altra lingua rientrano a pieno titolo tra le elaborazioni di carattere creativo dell’opera, quindi lə traduttorə è di fatto autorə della traduzione.
Per questo, esattamente come un autore, puoi usufruire del trattamento fiscale in diritto d’autore. Questo trattamento non richiede l’apertura di partita IVA. Piuttosto, per ogni incarico basterà emettere una ricevuta. Il trattamento fiscale in diritto d’autore ha vantaggi e svantaggi, e può anche integrarsi con la partita IVA (nel caso, per esempio, di chi traduce sia manuali di elettronica che fumetti). Questo articolo, specificatamente scritto per lə traduttorə multimediali, approfondisce il regime fiscale in diritto d’autore.
Se, fatte le tue considerazioni e ascoltato un parere esperto, decidi di aprire la partita IVA, probabilmente verrai collocatə nel regime forfettario. Si tratta di un regime semplificato rispetto a quello ordinario, ed è pensato per le attività con piccole entrate, quali quelle di unə lavoratorə autonomə. Superata una determinata soglia di fatturato (che può cambiare di anno in anno e quindi va sempre verificata), potresti dover passare alla fatturazione ordinaria. Comunque, sarà lə commercialista che ti segue ad avvisarti e spiegarti.
A ogni modo, se vuoi un parere gratuito sulla tua posizione fiscale, puoi usufruire del servizio di ACTA “L’esperto risponde”.
Dal 2024, l’obbligo di fatturazione elettronica si è esteso a chiunque possiede partita IVA, per cui la procedura di compilazione è automatizzata, una volta configurati con l’aiuto dellə commercialista tutti i parametri corretti.
La scelta del software di fatturazione elettronica da utilizzare è a tua discrezione. Alcunə colleghə si trovano bene con il software gratuito messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, altrə scelgono servizi di terze parti a pagamento che offrono funzionalità e integrazioni aggiuntive. Ne esistono di diverse fasce di prezzo in base alle varie esigenze. A questo proposito, puoi controllare se ACTA ha qualche convenzione in corso con chi fornisce tali servizi.