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Per favore, non chiamatelo "libero mercato"

5 Febbraio 2010 Formazione, Vita da freelance

Pubblichiamo la lettera che un formatore ha inviato ad ACTA. Il tema è la formazione e le reali libertà concesse ai professionisti autonomi in un mercato sempre più governato da logiche anticoncorrenziali e profonde scorrettezze.

Ecco la Lettera:

 

Libero mercato 1. Nel 2006 mi chiama un primario ente di formazione veneto e mi offre una cospicua serie di docenze sull’apprendistato, che mi ripropone nel 2007. Accetto perchè detto ente è accreditato dalla Regione Veneto, quindi ho una garanzia. Dopo 1 anno di docenze percepisco un primo acconto parziale (pari al 30% del totale), quindi detto ente fallisce a fine 2007. Si apre il fallimento, che capisco subito avrà tempi infiniti, intanto scopro che detto ente ha fatto un buco contabile enorme, sui 700.000 euro (ma non era monitorato, non era accreditato?) e che le banche coinvolte hanno la prelazione su tutti i creditori. Morale: con la class action (siamo coinvolti in oltre 40 formatori) forse tra alcuni anni prenderò il 30% di ciò che avanzo. Intanto non guadagno, e non per colpa mia. Ma la colpa qualcuno ce l’ha,se accade questo. Chi? E chi mi tutela?

 

Libero mercato 2. A gennaio 2009 mi chiama un primario ente di formazione friulano, mi propone di tenere docenze serali FSE a 50 km da casa mia, senza rimborso spese, a 28 euro/ora fatturati (il range previsto a bando va da 28 a 42 euro/ora, ma ogni ente gioca al ribasso perché meno paga un docente e più può guadagnare sui costi gonfiati di progettazione e rendicontazione). Quando eccepisco l’inadeguatezza del compenso, mi rispondono: “Abbiamo la fila per affidare questa docenza, ci dica subito se accetta o no“. Non accetto perchè ritengo l’offerta indecente, mi assumo le responsabilità di non guadagnare. Accetterà un collega peones, magari che può anche raggiungere la sede a piedi. Continuo a non guadagnare, e non per colpa mia. Ma la colpa qualcuno ce l’ha, se accade questo. Chi? E chi mi tutela? Note: quell’ente da allora non mi ha mai più chiamato.

 

Libero mercato 3. A settembre 2009 mi chiama un’altro ente friulano, mi propone di tenere docenze per un corso per cassaintegrati a 30 km da casa mia, senza rimborso spese, a 60 euro/ora fatturati. Accetto, calendarizziamo 12 lezioni per totali 60 ore, a tre giorni dall’avvio mi chiama un responsabile: “Non si fa più nulla, l’azienda ha preso una maxi commessa e rinuncia al corso perchè adesso ha lavoro, anzi dovrà ricorrere anche agli straordinari“. Io non ho diritto a nulla? No,nulla. Nuovamente non guadagno, e non per colpa mia. Ma la colpa qualcuno ce l’ha, se accade questo. Chi? E chi mi tutela? Nota: questo folle meccanismo della CIG permette a una azienda di passare dalla cassaintegrazione agli straordinari, recedendo da un corso riprofessionalizzante con un semplice fax. Incommentabile.

 

Libero mercato 4. A metà settembre 2009 partecipo a un bando pubblico di un istituto superiore statale per tenere docenze a contratto per l’area professionalizzante. Sono primo di graduatoria, mi affidano l’incarico di 200 ore di docenza con inizio a fine settembre. Poi il Governo approva un decreto (pacchetto) anticrisi, quindi due giorni prima dell’avvio delle mie docenze mi chiama il dirigente scolastico e mi dice: “Per quest’anno ci hanno tolto tutti i fondi per i percorsi extra-curriculari, colpa del pacchetto anticrisi, mi spiace ma azzeriamo le docenze dell’area professionalizzante“. Nuovamente non guadagno, e non per colpa mia. Ma la colpa qualcuno ce l’ha, se accade questo. Chi? E chi mi tutela?

 

Libero mercato 5. A novembre mi chiama una università di Roma per docenze di Master. Tra 13 docenti candidati nazionali, valutano il mio CV il migliore per trattare una specifica disciplina tecnica, quindi mi contattano per affidarmi l’incarico. Però poi qualcuno si accorge che io pervenendo da fuori Regione – dunque ci sono spese di hotel e di trasferta da rimborsarmi – quindi l’imbarazzato dirigente didattico di turno prima tergiversa e poi affida l’incarico di sottecchi a un docente romano. Nuovamente non guadagno, e non per colpa mia. Ma la colpa qualcuno ce l’ha, se accade questo. Chi? E chi mi tutela?

Intanto Tremonti ci fa sapere che la crisi è passata, anzi no, non è passata e anzi è meglio avere un posto fisso, nel frattempo il dott. Gianfrancesco Vecchio – alto dirigente del Ministero delle Attività Produttive – ha l’ardire di rispondere a una mia mail, scritta sulla falsariga di questa, articolando in due pagine fitte fitte il seguente pensiero: “Il libero mercato italiano è sano e va bene così com’è, nel suo settore professionale non sentiamo alcun bisogno di regolamentare nulla, le regole che ci sono bastano ed avanzano, non servono sovrastrutture“. Si adombra la paura che un sindacato possa iniziare a tutelare quelli come me. Sia mai.

E’ ora di cambiare, così noi formatori si va a morire di fame.

Massimo Lucangeli

ACTA

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8 Commenti

  1. Luciano Bonifazi

    Reply

    lettera ineccepibile, squarcio perfetto e drammatico di quanto è accaduto, anche a me, in diverse occasioni nel recente passato. Confermo che non siamo tutelati da questo cosiddetto “libero mercato” che non stimola una concorrenza meritocratica ma, nei fatti, apre la strada al “mercato dei più forti”, forti di cooptazione politica, forti di aggregazione castale. Propongo di metterci a capo di un movimento di opinione perchè sono più che sicuro che a Roma non sanno esattamente bene come stanno le cose nel settore della formazione professionale. Oppure lo sanno e fanno finta di nulla, finchè nan andiamo sotto le finestre di Montecitorio a gridare anche noi. LB

    5 Feb 2010
  2. Luca De Marco

    Reply

    …io mi sono ritirato dal settore della formazione professionale a dicembre scorso. Ero un consulente aziendale, ho cercato (e trovato) un posto fisso perchè lo stress, la mancanza di tutela e la penuria economica mi stavano portando verso il baratro economico, mentale e familiare! Non serve aggiungere altro…auguri perc hi crede ancora di poter vivere di formazione. Luca D.M.

    5 Feb 2010
  3. Fabrizio Colutti

    Reply

    fanno finta di nulla, non vedi come corre Scajola quando gli operai fanno casino!!!! Andiamo anche noi a dirgli che non li votiamo più se non fanno qualcosa, e vedrai come corrono!!!!

    5 Feb 2010
  4. Gianno Lotito

    Reply

    idem, ritirato e…contento. Posto fisso batte formazione professionale 10 a 0. Gianni

    5 Feb 2010
  5. Marino Firmani

    Reply

    Perchè non componiamo un tavolo tecnico, raccogliendo dati oggettivi di quanto scrive il Lucangeli (tutto vero) e poi non chiediamo un incontro a Roma per il preposto Ministero? Battiamo la strada del dialogo e del confronto, ma in tempi brevi. Mi sembra che la lettera apra la giusta prospettiva. Marino F.

    5 Feb 2010
  6. Gianluca Azzolini

    Reply

    ora la formazione professionale la fanno in massa i docenti universitari, che già hanno uno stipendio e possono anche aspettare 1 anno per essere pagati. Ma di quale libero mercato state parlando? Non vedete cosa sta succedendo in Italia? La casta è più forte che mai, noi sempre più deboli. Mi accodo all’idea di andare a Roma a far la voce grossa, oppure che il Governo ci dica che la formazione non è una voce preminente nell’attuale mercato del lavoro. Gianluca

    5 Feb 2010
  7. Filippo Arcuri

    Reply

    Caro Lucangeli, di formazione non si vive, mi creda. Non come primo o unico impegno. Questa è una certezza, perchè in questo Paese siamo alle prese con una deregulation selvaggia, la caste che comandano (nel caso della formazione professionale si chiamano Enaip, IAL, ecc.) e la concorenza che fa incursioni dove c’é più da guadagnare (i peones, come li chiama lei, vanno in aula a 40 euro/ora, i docenti universitari invece tengono Master a 120 euro/ora). Mi sembra di intendere che lei auspica la nascita di un sindacato, se ci crede inizi lei a tessere la tela…auguri! Filippo

    6 Feb 2010
  8. Monia C.

    Reply

    Ho il posto fisso e dopo una laurea e mille sacrifici mi sto nuovamente formando da consulente/formatrice strategica. Ma purtoppo chi lo mollerà mai il posto fisso per buttarmi in un tale letamaio? Tutti, anche con un master di 10 euro, esercitano a più non posso senza competenze, lo Stato fa quello di cui sopra, e purtroppo dobbiamo scegliere posti fissi che ci abbattono il cervello rinunciando alla nostra vera professione/passione. Qualunque iniziativa concreta, motivata e con obiettivo di seria contestazione mi troverebbe più che d’accordo.

    6 Feb 2011

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Per favore, non chiamatelo "libero mercato"

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