Le sfide della rappresentanza sindacale dei lavoratori 2.0
Autore: Michele Forlivesi,
Rivista: Diritto delle Relazioni Industriali Numero 3/XXVI, Giuffrè Editore, Milano, 2016.
Abstact: Una delle principali caratteristiche del moderno capitalismo finanziario è senz’altro l’evoluzione tecnologica, il cui avvento ha portato ad una massiccia digitalizzazione dei processi produttivi globali. Un tale contesto impone agli studiosi delle scienze economiche e sociali un radicale ripensamento dei tradizionali paradigmi analitico-descrittivi della realtà e, in particolare, una nuova riflessione sul quantum e sul quomodo della produzione industriale e dell’appropriazione di beni e servizi nel mercato globale. Infatti, l’impiego generalizzato delle tecnologie digitali e la conseguente digitalizzazione delle catene produttive non solo rendono più facile la trasmissione delle opere d’ingegno, ma sono in grado di cambiare le condizioni e le modalità della produzione giungendo a modificare la natura stessa del prodotto finale. L’affermarsi di nuovi lavori e professionalità, frutto dell’informatica e della comunicazione, è fenomeno ampiamente studiato dalla dottrina
sociologica, la quale mette in luce come l’ascesa della microimprenditorialità e del capitalismo personale rendano oramai inevitabile una declinazione plurale della nozione di lavoro autonomo, a suo tempo suggerita dalla dottrina lavoristica. La digitalizzazione mette inesorabilmente in crisi, ibridandoli, concetti giuridici fino a ieri usati per descrivere e sistematizzare concettualmente processi produttivi, prodotti industriali e rapporti di lavoro. Nel mondo delle communities, del web 3.0, delle smart cities, delle stampanti 3D e del cloud computing, le nozioni di produttore, utente, consumatore, lavoratore, imprenditore si mescolano sovente in un unicum che, sfuggendo alle tradizionali dicotomie produzione/consumo, imprenditore/lavoratore, lavoro subordinato/lavoro autonomo, trova nella forza, altamente invasiva, dell’informazione e della web reputation la sua auto-legittimazione. Allo stesso tempo, la nuova cultura sociale impone una logica duramente selettiva, una sorta di neo-darwinismo del lavoro, in quanto solo chi è in grado di governare le nuove tecnologie e i cambiamenti da esse indotti “sopravvive” nel mercato del lavoro digitale. Tali considerazioni trovano plastico riscontro nella tendenziale diffusione della micro-imprenditorialità digitale quale forma di autoimpiego, caratterizzata, per un verso, dalla mitizzazione della creatività individuale, per l’altro, dalla condivisione e comunione dei saperi e del know-how tecnologico: tanto da far emergere, nel mercato del lavoro, nuovi attori, singolari e collettivi, non intercettati dai tradizionali canali
delle rappresentanze sindacali. Tali lavoratori 2.0 sono soggetti che operano nel mercato del lavoro in maniera autonoma ed autoorganizzata ma che si trovano in condizioni di debolezza contrattuale ed economica rispetto ai grandi committenti
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