Argomenti

Articoli recenti

Sostieni ACTA

Fai valere i tuoi diritti di freelance! Sostieni Acta e assicurati un futuro lavorativo migliore grazie a vantaggi, convenzioni e maggiori tutele.

L’IA secondo una web designer: velocissima, bravissima, ma non sa collegare i puntini.

23 Maggio 2026 Intelligenza artificiale

Diamo la parola a Elisa Marras, designer e art director, che lavora da 20 anni e si occupa di comunicazione visiva: identità visiva, progetti editoriali e web per imprese culturali e di prodotto. Elisa usa l’IA da due anni come amplificatore delle proprie competenze (per ricerche, testi e occasionalmente codice), ma senza mai cedere il controllo del processo. In base alla sua esperienza, senza una guida esperta, l’IA produce solo l’illusione di un buon risultato.

D: Quando hai iniziato a usare l’intelligenza artificiale? Per quale attività? Con che programmi?

ELISA: Saranno almeno due anni. È un mondo che sta cambiando così velocemente che tutto sembra insieme vecchio e recentissimo. Il primo strumento che ho iniziato a usare è stato Perplexity, un motore di ricerca basato sull’IA. Ho velocemente sostituito Google: che nelle ricerche ti restituisce anche tanti risultati non inerenti, mentre Perplexity supporta la ricerca in linguaggio naturale e risponde esattamente nel merito di ciò che stai cercando, senza presentarti mille opzioni. E mostra sempre le fonti. Poco dopo ho iniziato a usare ChatGPT, soprattutto per scrittura e traduzioni. Lo usavo come strumento per arricchire la scrittura di progetti, per avere stimoli e punti di vista diversificati – gli avevo proprio messo nel prompt di definizione la richiesta di suggerimenti basati su collegamenti logici. Nell’ultimo anno sono passata a Claude, più che altro per motivi politici, perché ChatGPT non mi sembra più affidabile.

D: Quali attività fai concretamente con l’IA adesso? Quali mansioni stai potenziando o sostituendo?

ELISA: Secondo me si potenziano, non si sostituiscono. Porto un caso reale, a metà strada tra i due: Io non scrivo codice: vengo chiamata per curare il design e ho sempre collaborato con programmatori per i progetti online. Però lavorando nel web da decenni ho accresciuto delle competenze di base: CSS, PHP, conosco l’alfabeto. Così l’ultimo progetto l’ho realizzato interamente da sola con Claude: è stato volutamente un esperimento.
Ma non ho intenzione di smettere di collaborare con i programmatori. Il codice non è il mio business, non è la mia formazione, e non mi paragono ai programmatori. Ho potuto realizzare il software nel mio progetto, usando l’IA, grazie a una competenza di base e al fatto che come designer sapevo esattamente cosa volevo ottenere.
Faccio un altro esempio concreto: sto parlando con un prospect, uno studio legale nascente. Hanno creato internamente un documento di presentazione, lo hanno passato all’IA dicendole “fammi il sito” e l’IA ha creato un sito one-page, anche discreto. Poi in qualche modo sono arrivati a me chiedendomi un’analisi di questo risultato perché erano dubbiosi. Ho visto i punti di forza e i punti di debolezza. Il sito non aveva elementi distintivi, era molto generico, non faceva emergere una mano o un pensiero capace di descrivere il cliente in modo originale. E poi mancavano dei pezzi: erano presenti nel documento iniziale, erano presenti nel codice, ma invisibili nella pagina. È un difetto tipico: l’IA costruisce nel codice una struttura logica in cui integra tutti gli elementi che le hai dato, ma non è detto che siano tutti visibili: ad alcuni ha assegnato classi CSS che poi, per una serie di condizionamenti con altre parti del codice, non ha reso visibili. E il mio prospect non se n’era nemmeno accorto. Questo per dire quanti limiti ci sono, e quanto è necessario un coordinamento umano.

D: Arrivo un po’ alle stesse conclusioni: l’IA è un grosso aiuto, ma solo se sai dove vuoi andare. Se non sei in grado di giudicare quello che fa, non è davvero un aiuto.

ELISA: Esatto. Fornisce un output che magari appare ben fatto, ma un esperto vede facilmente tutto quello che manca, che non funziona, che si è perso per strada.

D: In pratica, per cosa la usi? Cosa le fai fare, al di là di quell’esperimento?

ELISA: C’è molta hype intorno all’uso degli agent, ma il mio uso tipico riguarda la produzione testuale e le ricerche per la creazione di contenuto. Mi occupo molto di microcopy e in lingua inglese uso tantissimo la IA per avere subito un riscontro su come possono suonare le cose, che sapore possono avere. L’IA può aiutare, essendo costruita per simulare una sensibilità linguistica.
E aggiungo sicuramente lo studio. Faccio di continuo domande all’IA sugli strumenti e software che utilizzo, per trovare alternative e soluzioni, tenermi aggiornata. Mi semplifica la ricerca di informazioni e mi trasferisce molte conoscenze. La uso anche per documenti riassuntivi e bozze di preventivi.

D: Ma le traduzioni e le ricerche le controlli, o ti affidi completamente?

ELISA: Le traduzioni quando possibile le controllo con un revisore madrelingua. Però intanto l’aiuto ce l’hai subito e avanzi. Sulle ricerche mi affido, talvolta con verifiche. Poi revisione, test, miglioramenti completano il processo. Non sempre mi va bene quello che propone, però integro una parte delle cose. È un utilizzo ormai interno al processo che avviene in velocità, ma sto attenta a non lasciargli appiattire il lavoro. Avviene con un’interazione simile a lavorare con qualcun altro, o allo specchio. Ed è lì il punto: l’IA lavora a specchio, ti dice le cose come tu le hai già dette, mentre sarebbe preferibile un confronto diverso da te, critico.

D: Quali sono invece gli svantaggi, le criticità, i punti di attenzione?

ELISA: La criticità maggiore è l’illusione, da come ti parla, che sia sul pezzo, ma appena approfondisci realizzi che spesso non ha il collegamento tra il punto A e il punto B. Queste verifiche spiazzano, nel mezzo del lavoro: capire che c’è il vuoto tra i due punti ti fa chiedere, con non poca preoccupazione, se anche tutto il lavoro già svolto abbia delle falle. Quindi andare veloci è sempre condizionato dal fatto che devi controllare, devi starci attento perché possono esserci errori.
Un’altra attenzione è per la sycophancy, la tendenza dell’IA a dirti sempre che hai ragione. Se hai un’idea di business ti dirà sempre che è un’ottima idea, se scrivi un testo ti dirà che è già una bellissima base. Non ti dirà mai “ma che cavolo hai scritto”. È confortante, ma devi sempre tenere a mente che non è reale.

D: Usare bene l’IA richiede un’evoluzione delle tue competenze?

ELISA: Sì, per forza. E dal confronto con altri lo vedo chiaramente: le persone con un profilo tecnico sono molto più avvantaggiate perché sono consapevoli delle criticità. Altri professionisti, colleghi in ambito creativo, se la bevono molto di più. C’è chi vuole sposare un’IA… scherzi a parte il rischio è credere che sia uno strumento molto più risolutivo di quello che è, e lasciare che abbia lui il controllo invece di mantenerlo tu. La competenza da affinare è esattamente questa: guidare sempre consapevolmente il processo. Con il livello simulativo che ha l’IA, è facile pensare di potergli lasciare la guida, ma così vai a sbattere.
Un’altra cosa: non gli faccio sviluppare immagini.

D: Perché?

ELISA: Perché per la mia metodologia di lavoro, il processo sarebbe troppo lungo. Le prove che ho fatto hanno avuto un risultato iniziale scarso; so che potrei arrivare a qualcosa di buono, avendo visto ottimi esempi, ma il lavoro necessario è enorme, servono tantissimi passaggi. Ci ho provato un paio di volte e ho mollato perché non valeva la pena spendere tanto tempo rispetto a lavorare senza IA. Dovrò migliorare il prompt design in questo ambito o attendere l’evoluzione delle IA. Inoltre per i miei progetti lavoro con fotografi e scatti reali. Le uniche immagini AI generated che trovo ottime sono quelle per gli allestimenti e i rendering di presentazione in generale, lì è un’altra storia.
Per progettare un allestimento ma soprattutto per mostrare il progetto e l’insieme architettonico al cliente si usano i rendering, piuttosto laboriosi da realizzare. Con l’IA puoi saltare la (lunga e costosa) modellazione 3D: bastano piante e alzate del tuo progetto, quindi disegno 2D, per avere un rendering. Un’alternativa utilissima se non si può collaborare con un renderista, o non si conosce la modellazione 3D e non si vuole passare ore a simulare il 3D.
Nei task mono-funzione di questo tipo l’IA è una miniera, ti fa sicuramente andare più veloce. La grande discriminante è nei processi complessi, lunghi, in cui hai bisogno di un collaboratore che ti aiuti davvero.

D: Nei processi complessi all’IA affidi solo i monotask?

ELISA: Direi di sì, ma perché è un modo comodo per suddividere il lavoro. Sto studiando come usare meglio gli agent, ma ho già visto che la complessità è dove la musica cambia totalmente. Emerge con evidenza quanto l’IA non sappia collegare i puntini, quanto si perda: la memoria ha un limite anche all’interno della stessa chat. Tornando all’esempio della costruzione di un sito, dopo ore, migliaia di righe di codice, messaggi, screenshot, alla fine non riusciva più a tirar fuori qualcosa di corretto. Una tecnica che adotto (probabilmente la conoscete) dopo un certo tempo di lavoro è fargli fare un riassunto di tutto quello che è stato fatto, con le criticità e come sono state superate, e usarlo come prompt per la chat successiva. Però ha proprio dei limiti strutturali.

D: Qual è l’impatto che questo sta avendo sulla tua professione, in generale?

ELISA: Vedo due aspetti. Quello vantaggioso è l’aiuto nei monotask, e immagino migliorerà velocemente anche il supporto ai progetti complessi. Quello svantaggioso è la potenziale tendenza delle aziende a fare le cose internamente, affidandosi troppo all’IA. Forse andremo incontro a un periodo di produzioni molto scadenti. Alcune aziende non si accontenteranno, le più sofisticate vedono le differenze. Altre penseranno di potersi far fare il logo dall’IA, l’identità o il sito dall’IA. Come quello studio legale di cui parlavo: loro si sono posti il dubbio, hanno voluto far verificare la bozza IA a un professionista. Non so quante aziende avranno questa intelligenza.

D: I tuoi timori per il futuro?

ELISA: Che i clienti si accontentino di soluzioni veloci e a basso costo. Con una conseguente svalutazione della professione. Però voglio rimanere positiva. Dipende anche dal livello in cui sei posizionato professionalmente. Penso che per i giovani sia più difficile.

D: Cosa succede per chi sta entrando nel mercato del lavoro adesso?

ELISA: Ho già sentito voci interne alle aziende dire che i junior sono più sostituibili, perché con competenze ancora basse sono facilmente rimpiazzabili dall’IA. Un senior no. La cosa assurda è che i senior di oggi possono gestire i progetti senza che l’azienda paghi i junior: basta un senior e l’IA. Ma così domani, quando il senior andrà in pensione, il junior che avrebbe dovuto diventare senior nel frattempo, ci sarà? Chi si occuperà della formazione dei junior? Questa è una criticità seria.

D: Hai notato da parte dei clienti l’atteggiamento per cui, visto che usi l’IA e le cose le fai più facilmente, dovresti farli pagare di meno?

ELISA: No, per adesso no. Però attualmente ho il caso dello studio legale che citavo prima: alla fine mi hanno chiesto un preventivo per il sito. Ce l’hanno da un giorno. Vediamo cosa decidono.

D: Per concludere, secondo te ormai per lavorare è necessario saper usare l’IA?

ELISA: Certo, perché questo nuovo strumento è entrato in maniera così massiccia nel mondo del lavoro che non possiamo far finta che non sia successo. Dobbiamo integrarlo e cercare di non perdere il controllo. Per certe professioni l’impatto sarà più traumatico: le traduzioni, per esempio. Su altre attività dobbiamo assolutamente continuare ad avere il controllo: si ottengono risultati decisamente migliori, non paragonabili, quando c’è un’intenzione umana a guidare il processo e a controllare il risultato finale.
Nello sviluppo di codice i programmatori useranno l’IA dimezzando il tempo di lavoro, sta già accadendo. Il mio esperimento con Claude mi ha permesso di fare qualcosa – 1200 righe di PHP, 1400 di CSS, Javascript – che non saprei fare da sola. Ho gestito il processo e ottenuto quello che volevo, ma un programmatore avrebbe fatto in una settimana ciò che a me è costato tre. Se hai già una competenza specifica, l’IA ti fa andare più veloce. Se non ce l’hai, l’IA ti simulerà qualcosa, il rischio e prendere ciò che è apparentemente buono e poi avere dei problemi. Dipende anche da quanto professionisti e aziende si accontenteranno.

D: I tuoi colleghi la stanno usando?

ELISA: Tantissimo. Alcuni mi raccontano che non rispondono più alle mail da soli, che per qualunque cosa fanno rispondere l’IA. Mi sembra il segnale di un impigrimento mentale. Il rischio è non essere più capace di scrivere una mail, in un tempo anche relativamente breve. Nelle produzioni video, una collega mi diceva che ormai da un anno vengono usate voci sintetiche al posto degli speaker. Non pensavo che la qualità fosse già così alta.
Mi hanno fatto provare un sito dove è possibile scrivere un testo e farlo pronunciare immediatamente (questa la novità) da una voce sintetica prodotta usando il campionamento di soli quattro secondi di una voce umana qualsiasi. Ho sentito la mia voce leggere un testo che io non avevo mai visto. In un secondo. Chiunque abbia un nostro vocale può realizzarlo. Questi aspetti deep fake sono davvero inquietanti.

ACTA Ricerche

ARTICOLI CORRELATI

L’IA secondo una web designer: velocissima, bravissima, ma non sa co…

di ACTA Ricerche tempo di lettura: 9 min
0