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Le proposte Acta per il governo della città di Milano

28 Marzo 2011 News

Comune di MilanoIn occasione delle prossime elezioni comunali a Milano siamo stati contattati dallo staff del candidato sindaco Giuliano Pisapia.

ACTA ha preparato un breve documento contenente alcune proposte e lo ha presentato a Giuliano Pisapia e al suo staff venerdì 25 marzo.

All’incontro erano presenti numerosi membri del Consiglio Direttivo di ACTA e alcuni soci che si sono impegnati per la preparazione del documento stesso.

Pubblichiamo il la proposta (.PDF in download) che ACTA presenta a tutti i candidati milanesi. Di seguito il documento per esteso:

La proposta ACTA per il Comune di Milano

ACTA

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4 Commenti

  1. Dilva

    Reply

    Il “documento di proposte” sembra estrapolato dal programma Pisapia…
    Non c’è più la richiesta di essere riconosciuti come PARTE SOCIALE?
    Che strano.

    28 Mar 2011
  2. Paola Gatto

    Reply

    Io vorrei più hot spots wi-fi a titolo gratuito, sulla scorta dell’esempio di Brescia, dove connettermi con il mio portatile, magari mentre sono al parco o in un caffé… banda larga ci fai sospirare…

    30 Mar 2011
  3. Mattia Granata

    Reply

    Ho letto con grande interesse il vostro documento che mi sembra rivolto a chi voglia farne proprio il punto di vista e le proposte.

    Sono Mattia Granata, e sono anche io un “lavoratore della conoscenza”, candidato nella lista “Milano civica per Pisapia sindaco”.

    So per esperienza diretta che i cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni hanno rivoluzionato i tempi di vita e di lavoro della comunità cittadina, e credo che in questo Milano stia anticipando mutamenti che riguardano tutto il paese.
    Ma a questi cambiamenti non è corrisposta la trasformazione delle strutture e delle politiche che su di essa si erano create in passato.
    Milano è una società terziarizzata, composta di collaboratori, consulenti, lavoratori della conoscenza, professionisti, studenti, single con figli; una comunità senza orari fissi che insegue gli orari fissi altrui.
    Invece la città è stata fin’ora organizzata sul presupposto dell’impiego fisso dalle 9.00 alle 18.00, per cinque giorni la settimana, per undici mesi all’anno, e una macchina con grandi potenzialità rischia di disperdere la propria efficienza e energia.
    Personalmente sono convinto che i nuovi ceti produttivi e della conoscenza rappresentano il maggiore potenziale per alimentare lo sviluppo della città e del paese.
    Se sarò eletto sarà naturale per me fare mie le proposte di ACTA e agire perché esse vengano adottate dal Sindaco Pisapia e dalla Giunta Comunale. In particolare ritengo che:
    – le modalità di fruire i servizi, i trasporti, i luoghi della socialità e della cultura vadano rinnovate e adattate ai tempi e alle abitudini dei nuovi ceti produttivi;
    – Milano possa, e debba, svolgere un ruolo “simbolico” per indicare la centralità e l’importanza del nuovo lavoro autonomo a tutto il Paese. Da qui l’importanza di creare un luogo di lavoro e di aggregazione – la Casa delle Professioni, favorire l’accesso al credito, la possibilità di affittare sale e postazioni di lavoro a ore o a giornata, la diffusione di hot spots wi-fi gratuiti (come indicato da Paola).

    Potete continuare a monitorare la mia campagna seguendomi sul mio blog:
    http://www.mattiagranata.it
    i migliori saluti
    Mattia Granata

    26 Apr 2011
  4. Federico Fantini

    Reply

    In Italia spesso si parla di lavoro, ma con qualche distorsione. E’ infatti normale che si parli della dialettica tra l’AD di Fiat Sergio Marchionne e la CGIL, oppure delle tante aziende in crisi, con le procedure di cassa integrazione e mobilità che inevitabilmente accompagnano questi periodi. Molto meno si parla dei tanti disoccupati e dei tantissimi lavoratori che invece di diritti ne hanno pochi o nessuno.

    Vorrei ricordare solo alcuni dati:
    Stime sul lavoro x tipologia contrattuale, fonte Bankitalia di qualche tempo fa:
    – 542.000 CoCoPro
    – 260.000 Apprendisti
    – 116.000 lavoratori somministrati
    – 968.000 tempi determinati
    Totale 2.886.000 di lavoratori “marginali” x reddito in molti casi, per tipologia contrattuale e per strumenti di welfare disponibili;
    – Circa 2.000.000 di persone alla ricerca del lavoro;
    – 500.000 cassa integrati che nella maggior parte dei casi non avrà lavoro alla fine della CIG;

    A questi dovremmo aggiungere coloro che hanno partita IVA, magari non “protetti” da nessun albo professionale. Magari non marginali per reddito ma per gli inesistenti strumenti di welfare disponibile (casse previdenziali, sanitarie, cassa integrazione, sussidi di disoccupazione ecc.). Se poi consideriamo tutti coloro che hanno p.iva e sono magari in contabilità semplificata, cioè fatturati sotto i 30.000 euro, questo significa redditi inferiori alla media dei lavoratori di Pomigliano e di Mirafiori (ad esempio). Difficile sapere quanti sono in questa condizione, è difficile distinguere tra lavoro marginale ed evasione, se si guardano i redditi dichiarati, ma posso facilmente immaginare che siano molti e, probabilmente, la maggioranza tra i 6,8 milioni di partite iva italiane (8,8 milioni registrate di cui circa due milioni inattive).

    In questo conto il totale dei LAVORATORI “NON-PROTETTI E/O MARGINALI” sarebbero più di 8 MILIONI.

    A tutti questi lavoratori e lavoratrici interessa soprattutto che vi siano le migliori condizioni per lo sviluppo e per la creazione di opportunità di lavoro, prima, e di sviluppo professionale, poi. A queste persone immagino importi poco di mantenere le ipertutele dei lavoratori oggi garantiti, anche perché parliamo di persone che, come lavoratori, di diritti o non ne hanno o ne hanno veramente pochi. E tra l’altro di diritti, senza il lavoro, semplicemente non ce ne sono.
    Penso che tutto ciò che si riuscirà a fare per ridurre il divario tra privilegiati del mercato del lavoro e non-privilegiati sarà una grande conquista.
    Senza intaccare qualche diritto dei lavoratori “iper-protetti”, grande industria e impiegati dello Stato, sarà veramente difficile togliere dalla loro condizione gli 8.000.000 e più di cui parlo sopra. E questo anche iniziando con la riduzione degli stipendi ed eliminando le pensioni d’oro dei parlamentari ecc.. Tutto utile, anzi necessario, ma non sufficiente a raccogliere le risorse per dare qualche diritto in più a chi oggi non ne ha.

    Quindi come posso non condividere molte delle proposte di ACTA, come ad esempio la costituzione di un hub della conoscenza per le professionalità a cui mancava un riferimento nella città e direi, nel paese, fino a poco tempo fa. Aggiungerei che sarebbe utile anche stabilre delle tabelle di riferimento, come fanno le associazioni di categoria, per quanto riguarda i compensi minimi garantiti. Da questo punto di vista allego un interessante raffronto tra costo del lavoro dipendente ed autonomo, dove sono sicuro molti rimarranno sorpresi nel confrontare i dati (ad es. la parcella giornaliera “equa” per svolgere un attività paragonabile a quella di un operaio generico (stipendio netto mensile di €950) è di circa 170€; http://www.bbfpartners.com/public/oddities_ita.html). E ovviamente insieme con la necessità di una radicale riforma degli ammortizzatori sociali sarebbe assolutamente necessario istituire una cassa sanitaria per quei lavoratori oggi esclusi; un’indennità di disoccupazione “alla scandinava”, cioè uguale per tutti i disoccupati, indipendentemente dal fatto che essi abbiano svolto in precedenza lavoro dipendente oppure no. Queste sono riforme che in alcuni casi richiedono l’intervento del legislatore, ma certamente altre, come molte di quelle elencate nella proposta di ACTA, possono essere realizzate anche a livello locale.
    Contate su tutto il mio supporto e la mia attenzione.

    Un caro saluto, Federico Fantini
    candidato al Consiglio Comunale di Milano

    27 Apr 2011

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Le proposte Acta per il governo della città di Milano

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