Acta l'associazione dei freelance

Statuto del Lavoro autonomo: la carica dei 300 emendamenti

| 23 febbraio 2017 | LETTO: 735 VOLTE | 2 COMMENTI | Autore: | SHORT URL |

Abbiamo finito di esaminare i quasi 300 emendamenti al Disegno di legge sul Lavoro autonomo.
Un panorama utile a capire orientamenti e priorità.

Molti emendamenti, presentati da esponenti di più partiti, sono il risultato di pressioni corporative, in gran parte con l’obiettivo di favorire i professionisti ordinisti e le associazioni riconosciute dalla legge 4/2013.
Ma ci sono anche piacevoli sorprese: numerosi emendamenti, anche questi trasversali ai diversi partiti, testimoniano una attenzione inedita a temi che sino ad ora avevano lasciato piuttosto indifferente il mondo politico: il calo dei compensi e la disoccupazione.

La forza delle corporazioni

Come sempre, gli interessi di parte riescono a fare breccia. Possiamo individuare più spinte:
a) A beneficio degli ordini professionali e o delle associazioni riconosciute sulla base della legge 4/2013. Sono questi i più numerosi e articolati.
b) Per dare un ruolo aggiuntivo al sistema camerale con (emendamento 1.7) l’obbligatorietà per i professionisti senza ordini ad iscriversi alla Camera di commercio (a che pro???)
c) A vantaggio di una formazione non libera sul mercato, ma controllata: l’emendamento 8.12 se approvato consentirebbe la deducibilità al 100% delle spese di formazione solo per corsi “finanziati da fondi intercassa o erogati dagli organismi accreditati”. Un modo per continuare a pensare la formazione in funzione degli interessi di chi la eroga e non delle esigenze di chi la riceve.

Gli emendamenti pro ordini e associazioni. #NoLegge4gatti

Già nel passaggio al Senato le spinte corporative erano state massicce ed avevano lasciato qualche strascico, evidente soprattutto nell’articolo 5. Gli ordini professionali avevano ottenuto il riconoscimento per i propri iscritti di una funzione sussidiaria nell’esecuzione di alcuni atti delle amministrazioni pubbliche.

In questo  passaggio alla Camera molti emendamenti mirano giustamente ad eliminare (5.16, 5.20, 5.28) o almeno a depotenziare tale articolo (5.2, 5.21, 5.23). Altri, invece, usano una strada diversa: anziché abbattere le nuove barriere, propongono di aggiungere ai “favoriti” anche i professionisti iscritti ad una associazione riconosciuta dalla legge 4/2013 (5.19, 5.27). Della serie i privilegi degli altri non mi piacciono, i miei sì.

Come Acta denunciamo tutte le norme corporative e quindi accanto all’approvazione di norme che correggano l’articolo 5, chiediamo che siano bocciati tutti gli emendamenti (ben 18!!!) che discriminano in base alla legge 4/2013, con la creazione di nuove barriere entro i professionisti non ordinisti.
Emblematico è l’emendamento 6.15 in cui il comma b) recita:

Definizione di prestazioni sociali finalizzate a sostenere il reddito degli aderenti alle associazioni professionali di cui all'articolo 2 della legge 14 gennaio 2013, n. 4, iscritti alla gestione separata ai sensi dell'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in ragione di cause non dipendenti dalla propria volontà o a seguito di gravi patologie, finanziate da apposita contribuzione.

Come dire che i dipendenti possono accedere alle tutele solo se iscritti al sindacato o i commercianti solo se iscritti alla Confcommercio o alla Confesercenti. Una norma assurda e anticostituzionale!

Il contrasto al calo dei compensi

Da anni in totale isolamento sosteniamo la necessità di interventi a sostegno dei compensi, fortemente crollati in mercati sovraffollati ed in un contesto di crisi prolungata .

L’abbiamo ripetuto in tutte le audizioni alle commissioni parlamentari, in eventi pubblici e in tavoli ristretti. La reazione è sempre stata di stupore e di incomprensione, qualche volta di scetticismo.

Siamo perciò ora piacevolmente stupiti di ritrovare più emendamenti che si propongono di arginare il ribasso dei compensi, anche se con formulazioni non facilmente applicabili. Si è aperto un varco che cercheremo di sfruttare.

Le tutele

Alcuni emendamenti prevedono una delega al governo per adottare decreti legislativi volti a prevedere ulteriori prestazioni sociali con particolare riferimento alla malattia grave o a situazioni di significativa riduzione del reddito professionale.
Questa delega, se approvata, potrà portare a rafforzare le tutele, oltre quanto già previsto dallo Statuto del lavoro autonomo.

L’ipotesi di una delega era nell’aria, ma la novità è che questa potrà interessare anche la definizione di provvedimenti di sostegno in caso di forte riduzione del reddito.

È molto importante che si parli di forte riduzione del reddito e non di disoccupazione, perché si è finalmente preso atto che nel lavoro autonomo la chiusura della partita iva è l’ultima spiaggia, avviene solo quando si è rinunciato alla possibilità di trovare lavoro.

Il nodo da sciogliere sarà il suo finanziamento. Se si resta in un sistema assicurativo (la prestazione è pagata dai contributi) , sarà difficile garantire una reale tutela. I freelance non possono sostenere un aumento contributivo per pagarsi la disoccupazione, e anche se lo potessero il problema non sarebbe risolto per tutte quelle persone che alternano o affiancano contratti di vario tipo e che sono i più fragili.
In un mondo del lavoro sempre più fluido è necessario un sistema davvero universale di copertura dalla disoccupazione e/o integrazione al reddito.

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