Glovo: siamo in tant* su quella bicicletta. E non ci piace come si pedala.
12 Febbraio 2026 Compensi, Lavoro
Poco più di 2 euro per ogni pizza o poke bowl consegnata, 2 euro a pagina per chi corregge le bozze del manuale scolastico di tuo figlio, meno di 5 centesimi a parola per chi traduce i testi dell’ultimo videogame. Il mercato del lavoro così non va da nessuna parte. Ci vogliono nuove regole.
Il caso dei lavoratori Glovo non è un’eccezione: è il simbolo di un mercato del lavoro che è cambiato, si è frammentato, esternalizzato, digitalizzato. Le tutele, invece, quando ci sono, sono rimaste ferme al modello novecentesco. E chi oggi sta fuori dal lavoro dipendente tradizionale – una platea sempre più ampia – è lasciato sostanzialmente solo.
I rider hanno un contratto collettivo che non garantisce nemmeno un reddito di sopravvivenza: nessun compenso certo, né mensile né giornaliero. In molti risultano avere partita Iva, ma un solo committente, che li controlla continuamente tramite app.
Senza un salario minimo legale, il principio costituzionale resta sulla carta. Non è normale dover aspettare un pm per far valere l’articolo 36 della Costituzione, che impone retribuzioni sufficienti ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa. Se serve la magistratura per garantire il minimo costituzionale, significa che la politica ha fallito.
E non ci sono solo i rider. Se poco più di 2 euro per una consegna indignano, dovrebbero indignare anche i 2 euro a pagina per chi corregge le bozze del manuale scolastico di tuo figlio, o meno di 5 centesimi a parola per tradurre il tuo videogioco preferito. Dietro quei prezzi ci sono partite IVA sotto la soglia di povertà: freelance dell’editoria e dell’audiovisivo, autrici e traduttrici, lavoratori autonomi della cultura e di molti altri settori. Inchieste, indagini dell’Antitrust e dati statistici raccontano da anni questa realtà. La politica, troppo spesso, finge di non vederla.
Questo mercato del lavoro non funziona. La competizione tra le aziende non può reggersi sul ribasso dei compensi e sulla svalutazione sistematica del lavoro autonomo e digitale. Chiediamo nuove regole, controlli su chi offre lavoro, rispetto per i diritti dei lavoratori

















