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Articoli etichettati con il TAG "tutele"

Appelli e Lettere, Diritti, Politiche del lavoro, Rappresentanza »

| 4 aprile 2012 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.893 VOLTE | SHORT URL |

Per noi che siamo elettori di sinistra, di destra e di centro, e cerchiamo da tempo, faticosamente e in prima persona, di costruire una rappresentanza efficace e degna di noi, che – si è già detto – non può coincidere con quella sindacale, vedersi ignorati persino dal governo dei tecnici è quasi paradossale.

Prima di tutto perché l’attuale governo tecnico è per definizione un governo transitorio, potremmo quasi dire occasionale. Ovvero risponde a una domanda temporanea e/o sussidiaria di competenze. Non ci serviamo forse, in questa particolare congiuntura, di un pool di professionisti dotati di professionalità particolari e selezionate, che ci conducano a determinati obiettivi? Possiamo forse additarlo come bizzarro parallelo della nostra stessa condizione professionale, almeno dal punto di vista della tipologia di prestazione, in rapporto a un determinato orizzonte di tempo. Continua a leggere »


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Antonella Gallino

In evidenza, Politiche del lavoro, Previdenza, Primo Piano, Rappresentanza »

| 17 febbraio 2012 | 8 COMMENTI | LETTO: 1.380 VOLTE | SHORT URL |

L’altro ieri sul Corriere Ichino poneva la domanda: “quanto costa la garanzia del posto fisso al singolo e alla collettività?“. La questione ci riguarda direttamente, visto che di questo costo i lavoratori professionisti rappresentati da ACTA se ne fanno carico in maniera diretta e personale. Su questo si potrà e dovrà, prima o poi, aprire un dialogo.

Ma quello che è indiscutibile sono i costi degli errori – inutili e dannosi per noi e per tutto il Paese – di chi è chiamato a legiferare e ad amministrare la cosa pubblica.

Due inchieste degli ultimi giorni ci portano direttamente al centro della questione. La prima è quella di Report “Quando il pizzo è dovuto per legge“: persone che devono pagare migliaia di euro (duecentomila, trecentomila, ventisettemila!?) per poter cumulare i contributi INPDAP con quelli INPS. Più delle cifre dice l’imbarazzo del povero Giuliano Cazzola, chiamato in causa come politico esperto che non riesce a trovare giustificazioni per un errore di politici suoi colleghi. Ma l’errore non basta: per rimediare a quello che più che un ingiustizia si configura come un furto bello e buono,  ci viene detto che “bisogna prima trovare una adeguata copertura finanziaria…”. Tra l’altro sembra che solo qualche mese fa Cazzola sia stato tra i proponenti di un ulteriore aumento dei nostri contributi, col solito motivo di “fare cassa”… Continua a leggere »


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Alfonso Miceli

Associazioni, Diritti, Rappresentanza, Sindacati »

| 17 giugno 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.205 VOLTE | SHORT URL |

FeLSA CISLLa FeLSA CISL lancia il proprio Manifesto per gli atipici e le Partite IVA (.PDF in download, 4,6 MB), un documento che merita di essere letto. Accanto a proposte che possono essere interessanti (come l’elevazione del tetto dei contribuenti minimi a 70mila euro), ribadisce il tema dell’aumento dei contributi previdenziali a cui siamo profondamente contrari, sebbene d’accordo sulla rivalsa obbligatoria di due terzi al datore di lavoro, e addirittura un nuovo +1% per finanziare ammortizzatori sociali e varie. Su questo aspetto noi non siamo d’accordo perché:

  • l’attuale aliquota del 26,75% è insostenibile e va portata al 22%;
  • versamenti a Casse previdenziali e assistenziali private o associative non devono essere imposti per Legge, ma semplicemente detassati onde consentire a chi vuole di associarsi al Fondo che meglio preferisce;
  • non crediamo affatto alla logica degli enti bilaterali perché sono un esempio di salsa che costa più del pesce, utile a distribuire prebende ai sindacalisti;
  • lo stesso vale per la formazione professionale, che chiediamo sia deducibile dal reddito e non imposta tramite la logica burocratica e di scarsa qualità degli enti bilaterali.

Riteniamo positivo lo sviluppo di questo dibattito sui nostri temi. Vorremmo, però, far sentire la nostra voce e non soltanto doverci accodare alle proposte di chi come la CISL non ha alcun titolo per rappresentarci.


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Diritti, Libri Articoli Approfondimenti, Previdenza, Statuto Lavoro Autonomo »

| 30 dicembre 2009 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.465 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo due articoli pubblicati ieri sul Corriere della Sera e che affrontano alcune problematiche relative al lavoro professionale autonomo:

“Brunetta: gli autonomi? Servono più garanzie ma no agli ammortizzatori”

di A.Jac.

MILANO – Gli ammortizzatori sociali tornano alla ribalta della cronaca. Nodo cruciale della crisi italiana, emblema di quella coperta troppo corta. A tornare sull’argomento il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta che intervistato da Sky Tg24 ha sottolineato la sua posizione: «Gli ammortizzatori sociali non possono essere estesi ai lavoratori autonomi». Secondo il ministro «sarebbe un controsenso. Il lavoro autonomo è fatto di maggiori profitti, quando ci sono, ma anche di maggiori rischi. Quindi pensare di ammortizzare tutti vorrebbe dire addormentare il sistema». E aggiunge (dettaglio non da poco), «in forme troppo costose».

Gli ammortizzatori sociali funzionano bene nella grande industria ma creano problemi «quando si passa alla piccola e media impresa, all’artigianato e a quelle forme ibride tra lavoro dipendente e lavoro autonomo». E quindi per il ministro l’ipotesi di revisione degli ammortizzatori sociali, è una strada ancora tutta in salita, «c’è tanto lavoro da fare, e c’è bisogno di dare maggiori garanzie».

La pensa in modo diverso l’opposizione. «Il governo deve decidersi e mettere d’accordo i suoi ministri» ha dichiarato Cesare Damiano, capogruppo pd in commissione Lavoro della Camera. Perché «sugli ammortizzatori sociali bisogna fare in fretta nel tempo della crisi».

Damiano ha criticato l’affermazione di Brunetta sul fatto che questi strumenti di tutela valgano in particolare per l’impresa medio grande: «E un’affermazione legata a una situazione del passato, ormai superata». Quella degli ammortizzatori sociali è una riforma «di cui l’Italia ha assolutamente bisogno», perché secondo l’esponente del Pd, il Paese delle piccolissime imprese e del lavoro precario ha bisogno di «misure strutturali e non di interventi tampone». Non comprendere questo significa «non vedere che la crisi colpisce ogni dimensione di impresa e che la distinzione tra lavoro dipendente e autonomo è sempre più sottile».

Le tre agende degli invisibili – Professionisti e partite Iva, agenda (possibile) per i piccoli”

di Dario Di Vico

Nel 2009 gli Invisibili hanno messo la testa per la prima volta fuori della loro (frustrante) condizione sociale. Se ne è cominciato a parlare e si è anche prodotta della buona letteratura sociologica. Racconta che racconta, dopo l’inventano delle doléances è spuntata fuori anche qualche idea. Anzi più d’una, al punto che si è fantasticato di un’Agenda degli Invisibili. Se vogliamo essere più precisi e meno generici, forse più che di un unico libro-mastro c’è bisogno di un’agenda delle piccole e medie imprese, di una delle partite Iva e di una dei professionisti. Sono molti i punti in comune ma anche tante le différenze.

E se c’è una cosa che abbiamo imparato in questa lunga, lunghissima uscita dal Novecento è che le differenze sono il sale della società. E allora proviamo pure a scrivere un’ipotetica scaletta per il nuovo anno.

Le piccole imprese resistono ma non hanno finito di soffrire. Si tengono ben stretti i dipendenti, non vogliono assolutamente licenziarli. Il loro Capitale sarà esiguo ma non ha alcuna intenzione di configgere con il Lavoro. Con tanti saluti a quanti nel 2009, ministri e addirittura vescovi, hanno proposto di rivalutare il povero Marx. Cambino letture. Per evitare per che la crisi li spiazzi i Piccoli dovranno sposare altri Piccoli.

Se sono fornitori terzisti si dovranno aggregare e creare delle reti (una parola che già fin d’ora si candida ad essere protagonista nel 2010), se invece dai loro capannoni tirano fuori già un prodotto finito dovranno studiare un po’ di marketing e capire cosa succede nei Paesi emergenti. Ma dovranno anche diventare un po’ pi maliziosi: l’oroscopo dice che nei primi mesi dell’anno nuovo saranno corteggiate dalla politica ed è facile mettere ci in stretto collegamento con le Regionali di fine marzo.

Il governo ha già detto che il prossimo sarà l’anno della riforma fiscale, bisognerà prenderlo in parola e studiare le carte per tempo. Per quei Piccoli che vivono e apprezzano le associazioni di rappresentanza il 2010 potrebbe portare una grossa novità. Ben cinque Conf (Confesercenti, Confcommercio, Cna, Confartigianato e Casartigiani) dovrebbero mettersi assieme esemplificare il campo.

Quando si tratta di unirsi in Italia è sempre meglio aspettare il sì definitivo (ricordate quante volte è stata annunciata l’unità sindacale di Cgil-Cisl-Uil?), ma la via sembra tracciata.

Le partite Iva in extremis un piccolo risultato l’hanno ottenuto. Nella Finanziaria ci doveva essere un inasprimento del prelievo per la gestione separata dell’Inps e poi invece la maggioranza di governo ha cambiato idea. Meno male, sarebbe stata un’ingiustizia. Ma i problemi che ha davanti il lavoro autonomo sono così tanti che un anno non basta.

Sarebbe già importante che nei prossimi dodici mesi si cambiassero gli occhiali. E invece di inneggiare alla straordinaria vitalità del popolo dell’Iva si mettesse mano a qualche modifica che salvi il bambino (la voglia di rischiare) e getti l’acqua sporca (le troppe penalizzazioni). Qualche suggerimento è venuto dalle sigle che si sforzano di dare rappresentanza ai parasubordinati, si tratta di sedersi a un tavolino e procedere. Il buon esempio l’hanno dato Giuliano Cazzola (Pdl) e Tiziano Treu (Pd) che hanno messo in un testo bipartisan per rivisitare il welfare. Chapeau. Se poi nel 2010 si decidesse cosa fare degli studi di settore non sarebbe male, così non si va da nessuna parte.

Anche i professionisti attendono che la politica si muova. Dopo l’indagine conoscitiva del Parlamento si dovrebbe fare qualche passo in avanti. Il clima sembra essere cambiato e c’è gente dentro gli Ordini e fuori che ha delle buone soluzioni da proporre. E vecchi steccati da far cadere. Preoccupano, invece, i rapporti tra senior e junior, tra i professionisti affermati e le giovani reclute: un segnale va dato sennò davvero per tanti laureati prendere la via di Chiasso sarà inevitabile.


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Assistenza, Diritti, Fisco, Libri Articoli Approfondimenti, Previdenza »

| 8 dicembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.371 VOLTE | SHORT URL |

Anche oggi, 8 dicembre, Il Corriere della Sera dedica un ampio servizio ai problemi e alle proposte per migliorare la condizione delle partite Iva. Si va dall’articolo di Dario Di Vico “Dal fisco al welfare, l’agenda delle partite Iva“, riportato anche online, alla conversazione di Isidoro Trovato con la presidente di Acta, Anna Soru, che sottolinea il rischio di ulteriori aumenti Inps. L’intervista si può leggere qui nell’articolo “Più tasse, ma le tutele restano poche“:
Più tasse, ma le tutele restano poche – Intervista ad Anna Soru (Corriere della Sera, 8 dicembre 2009)


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Assistenza, Diritti, Donne, Pensione, Politiche del lavoro »

| 3 luglio 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.587 VOLTE | SHORT URL |

Nel recente dibattito sulle tutele del lavoro al femminile, i diritti associati alla maternità e le protezioni sociali per le lavoratrici svantaggiate, ACTA interviene con queste precisazioni:

Oggi gli “svantaggi” legati al lavoro delle donne sono in gran parte legati:

  • a un sistema di Welfare duale, che esclude tutte le lavoratrici non dipendenti da un’adeguata tutela della maternità (esistono ampie zone grigie per cui molte lavoratrici non hanno alcuna tutela della maternità o hanno una copertura ridotta; i congedi parentali, per esempio, sono previsti soltanto per i dipendenti);
  • al mancato riconoscimento del lavoro di cura familiare, che, soprattutto in Italia, grava principalmente su di loro.

Altri due punti qualificanti della proposta Piazza-Ponzellini-Soru (non citati dal senatore Pietro Ichino) sono perciò: Continua a leggere »


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Donne, Maternità, Storie personali e testimonianze »

| 18 dicembre 2008 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.175 VOLTE | SHORT URL |

Le carenze e le zone grigie nella tutela della maternità delle professioniste autonome

Possiamo individuare diverse importanti carenze nel sistema di tutela della maternità e più in generale della genitorialità:

  • esiste una copertura previdenziale diversa da quella vigente per le dipendenti: per tutte le lavoratrici sono previsti 5 mesi a cavallo del parto; le dipendenti in aggiunta hanno diritto sino all’anno di vita del bambino a 2 ore giornaliere pagate e coperte sotto il profilo previdenziale. Ciò significa che la maternità incide negativamente sulla futura pensione delle donne professioniste che hanno avuto figli e sull’eventuale nuova indennità di maternità se si hanno altri figli ravvicinati (l’indennità del secondo figlio sarà infatti calcolata su un anno di reddito basso).
  • non sono previsti i congedi parentali per professioniste e professionisti con Partita IVA, che pure pagano gli stessi contributi delle collaboratrici, né d’altra parte sono previsti per i collaboratori uomini (venendo meno ad uno dei principi ispiratori dell’introduzione dei congedi parentali, che si rivolgevano ad entrambi i genitori proprio per favorire la condivisione della cura dei figli). I congedi parentali per le collaboratrici sono stati introdotti ma non ancora applicati. In ogni caso i congedi parentali delle collaboratrici sono largamente inferiori a quelli contemplati per le dipendenti: 3 mesi nel primo anno di vita del bambino, contro i 6 mesi entro il terzo anno di vita del bambino previsti per le dipendenti (o ancor di più se il reddito del richiedente non superi di due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo pensionistico). Per i congedi parentali delle collaboratrici non è prevista la copertura previdenziale.
  • l’astensione dal lavoro è diventata obbligatoria per le professioniste con Partita IVA, diversamente da quanto accade per le professioniste con Ordini. E’ noto a qualunque donna svolga un lavoro da libera professionista, sia all’interno di un Ordine che all’esterno, come la maternità di fatto porti una contrazione del lavoro (e quindi del fatturato e del reddito) per un periodo di tempo (anche molto superiore ai 5 mesi!!), ma che spesso ciò non avvenga con una totale e continuativa astensione dal lavoro (se non per i periodi immediatamente intorno al parto). Il lavoro libero professionale, per sua natura, non ha infatti vincoli di tempo e luogo e proprio per questa ragione si presta alle esigenze di conciliazione delle donne, come spesso sostenuto nei consessi che si occupano a vario titolo di lavoro femminile. Un’altra caratteristica che contraddistingue il nostro lavoro è il rapporto fiduciario che si instaura con i committenti che il più delle volte non si può interrompere (e di fatto non si interrompe) per un periodo così prolungato. La legislazione che ruota intorno al lavoro ha recepito queste peculiarità per le professioni regolamentate, dotate di una cassa, per le quali:
  • l’indennità di maternità viene erogata indipendentemente dall’effettiva astensione dall’attività;
  • il calcolo dell’indennità viene effettuato sul reddito del secondo anno precedente a quello del parto, presumibilmente più remunerativo di quello in cui si è verificata la gravidanza.

L’astensione obbligatoria dal lavoro delle libere professioniste non iscritte a Casse (e pertanto iscritte alla Gestione Separata), non solo ha comportato una diminuzione netta delle entrate legata a un minor fatturato (seppure magari l’ottima salute e la volontà di ciascuna avrebbe consentito di lavorare anche gli ultimi mesi), ma impatta anche sulla base di calcolo dell’indennità, che prende a riferimento per ciascun mese 1/12 del reddito dell’anno immediatamente precedente (e non il secondo precedente come per le professioniste iscritte a Casse!!). Continua a leggere »


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Diritti, Donne, Maternità »

| 13 dicembre 2008 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.476 VOLTE | SHORT URL |

L’obiettivo di una corretta legislazione in materia di tutele per la maternità dovrebbe essere quello di garantire una copertura omogenea per la maternità, indipendentemente dalla tipologia di rapporto contrattuale. In prima istanza dunque si chiede la possibilità di avere oltre ai 5 mesi di indennità:

  1. il diritto sino all’anno di vita del bambino a 2 ore giornaliere pagate e coperte sotto il profilo previdenziale;
  2. il diritto ai congedi parentali alle stesse condizioni previste per lavoratori e lavoratrici dipendenti;
  3. la predisposizione di misure a tutela delle lavoratrici che a causa di una modifica nella loro posizione lavorativa (da dipendenti ad autonome) possono ritrovarsi senza alcuna copertura.

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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru