Articoli etichettati con il TAG "Partite IVA"
Calendario, Eventi, In evidenza, Manifesto dei lavoratori autonomi »
| mag |
| 25 |
| 22:00 |
Se vuoi ribadire il tuo no al DDL Fornero e affermare i diritti di cittadinanza del “Quinto Stato” vieni al Teatro Ringhiera.
Venerdì 25 maggio per la performance teatrale di ACTA.
Nell’ambito di “Work in Progress”, rassegna dedicata al lavoro del 7° Festival del Teatro Ringhiera di Milano, ACTA rimette in scena “Lo Stato del Quinto Stato”.
Una performance in cui noi lavoratori autonomi di seconda generazione ci raccontiamo, diretti dalla regista Marcela Serli, con l’obiettivo di far capire la nostra vita e il nostro mondo a chi non ci conosce.
Uno spettacolo che reinventa, aggiornandola con le ultime prodezze del Governo e molti nuovi “actori”, la rappresentazione della Triennale di Milano che due anni fa ha lanciato il Manifesto di ACTA.
Dialoghi reali ed esperienze condivise. Telefonate frenetiche. Multitasking esistenziale. Flessibilità a senso unico. Case trasformate in uffici e viceversa. Tutto questo, e il nostro Manifesto, le nostre parole in un racconto breve e insolito.
Chi ha la partita IVA si scoprirà forse meno solo, ritrovando i punti di contatto e le differenze nella vita e nel lavoro di altri suoi “simili”; chiunque altro interverrà pur non facendo parte del “Quinto Stato” capirà meglio il loro punto di vista e magari i loro stati d’animo.
Se vuoi affermare i diritti di cittadinanza del “Quinto Stato” in un momento in cui anche il governo dei tecnici sembra ascoltare solo i diritti dei poteri forti, non chiuderti in casa meditando di lanciarti dal balcone. Unisciti a tutti noi di ACTA.
Ti aspettiamo venerdì 25 sera a Milano al Teatro Ringhiera,
in Via Boifava 17 (MM2 fermata Abbiategrasso)
per la performance, un aperitivo e quattro chiacchiere.
Il programma della serata, con zona aperitivo e bar:
Ore 19 “Sciopero”con Gianluca Di Lauro e Alessandro Girami
Ore 20 “Racconti di protesta” I licenziati Treni Notte Binario 21 in presidio alla stazione Centrale di Milano, con la presenza di Giorgio Cremaschi della FIOM
Ore 21 “Bagatelle per piano sodato e voce flessibile” di Carlo Fava
Ore 22 “Lo Stato del Quinto Stato” ACTA, a cura di Marcela Serli
E con le incursioni spettacolar-provocatorie con artisti di strada resistenti della Compagnia del Gran Mastro.
Autore: ACTA
Diritti »
Arriva anche dall’ordine dei Consulenti del Lavoro la sonora bocciatura della normativa prevista per le Partite IVA. L’art. 9 del Disegno di Legge suscita molte perplessità, così spiegate tecnicamente:
In realtà è fatto notorio che la qualificazione fiscale di una prestazione (aver aperto la partita Iva) non incide in alcun modo nella qualificazione civilistica del rapporto di lavoro. Questo signifca che già a legislazione vigente l’apporto di un titolare di partita Iva nelle forme previste dall’articolo 409 punto 3 del Cpc, già qualifica il rapporto nell’ambito della collaborazione coordinata e continuatva. Ne consegue, dunque, che sarebbe stato più utile fare leva sugli attuali principi giuridici e non introdurre ulteriori condizioni che rischiano di generare una reazione incontrollata e distorta del diritto del lavoro.
[...] La conversione avviene automaticamente, “salvo che sia fornita la prova contraria da parte del committente”. La scelta – evidentemente discutibile – conferma l’approccio alla materia che, nell’ambito del condivisibile obiettivo di perseguire le violazioni delle tutele in materia di lavoro, ritiene in maniera aprioristca in senso negativo qualsiasi rapporto di lavoro diverso dal “tempo pieno e indeterminato”. Il problema dunque è che da un approccio sbagliato la correzione possa rivelarsi dannosa perlomeno quanto il vizio che si vorrebbe correggere: alla sregolatezza, più o meno diffusa, si tenta di rimediare con una rigidità non soltanto eccessiva, ma che non appare affatto conciliabile con i canoni vigenti nella materia stessa che si vorrebbe correggere dalle distorsioni. Ciò potrebbe comportare (ipotesi per nulla remota) l’effetto perverso negativo per l’occupazione, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, scaturente dal timore di tali conversioni forzose e dei costi – ingiustfcati quanto una conversione ex lege avulsa dalle modalità di attuazione effettiva del rapporto di lavoro – che ne conseguirebbero.
Fonte: Fondazione Studi – Circolare n. 06 del 09/04/12 – Analisi Tecnica sul Disegno di Legge legato alla riforma del mercato del lavoro e le conseguenze sul Contratto a Progetto e altre prestazioni di lavoro autonomo.
Autore: ACTA
Diritti, Libri Articoli Approfondimenti »
Tra i numerosi paradossi e le storture che emergono da una prima lettura del Disegno di Legge per la Riforma del Mercato del lavoro in discussione in questi giorni in Parlamento, ci tocca scovare una chicca imperdibile. Riguarda la distinzione introdotta tra lavoratori con Albo e senza Albo nell’applicazione dell’Art.9 del DDL, una norma che cerca di tagliare con il macete le false partite Iva, ma incappa in distinzioni poco comprensibili in termini pratici e davvero senza più alcun senso in un’economia della conoscenza come la nostra. Spiega molto bene Daniele Cirioli su Italia Oggi il nodo della questione nell’articolo “L’Albo salva la falsa partita Iva” (.PDF). La domanda più semplice è: perché questa distinzione?

Autore: ACTA
Appelli e Lettere, Occupazione, Politiche del lavoro »
Siamo felici di leggere sul Corriere della Sera di oggi la risposta del ministro Elsa Fornero alla lettera di Dario Di Vico che richiamava l’attenzione sugli effetti della riforma del lavoro, così come oggi formulata, per i professionisti autonomi.
Speriamo sia l’inizio di un percorso di conoscenza e riconoscimento da parte del legislatore. Siamo ovviamente più che disponibili a spiegare e portare le nostre ragioni. Questa è la lettera:
Partite Iva, rispettiamo il lavoro autonomo
Il ministro rispondePartite Iva, rispettiamo il lavoro autonomo
Caro Direttore,
la riforma del mercato del lavoro è stata oggetto di profonda e attenta riflessione. Ha impegnato intensamente il governo, per il quale una delle principali linee guida è stata l’individuazione e la correzione delle numerose distorsioni e degli abusi oggi esistenti. In quest’ottica, abbiamo affrontato il tema delle partite Iva con l’occhio rivolto proprio alla più seria e profonda valorizzazione della componente «professionale» di uno strumento che, purtroppo, ha perso almeno in parte la sua natura originale.«La riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita» è il titolo del documento che contiene le linee guida sulla base delle quali stiamo dando gli ultimi ritocchi al testo del disegno di legge che presenteremo in Parlamento entro tempi molto brevi. Nel testo, consultabile sul sito del ministero del Lavoro e su quello del governo, sono presenti evidenti indicatori della nostra volontà di combattere seriamente la tendenza a utilizzare la partita Iva non già come libera manifestazione di lavoro autonomo – e quindi come uno dei «volani» dello sviluppo e della crescita – bensì come percorso elusivo per ridurre il costo della manodopera e per evadere gli obblighi contributivi.
Le suggestioni avanzate da Dario Di Vico nella sua lettera sono molte e tutte di grande interesse. Richiedono però, per essere affrontate con serietà e concretezza, analisi relativamente approfondite che saranno definitivamente messe a punto entro pochi giorni. Sarà mia cura far avere a Lei, e soprattutto ai lettori del Corriere della Sera risposte, il più possibile esaustive e in tempi brevi.
Mi consenta intanto di sottolineare che pressoché tutte le questioni relative al mercato del lavoro implicano la ricerca di un difficile equilibrio tra opposti interessi; il che, nel caso indicato da Dario Di Vico, significa contenere gli abusi, valorizzando il lavoro autonomo.
Elsa Fornero – Ministro del Lavoro
Autore: Cristina Zanni
Diritti, Occupazione, Politiche del lavoro, Rappresentanza, Sindacati »
Ieri sera (ahimè) non ho resistito dal guardare un dibattito televisivo sul tema del lavoro, mi pro
vocano sempre forti bruciori di stomaco, ma a volte è più forte di me…
Ho assistito alle prime battute di Ballarò in cui il segretario Uil Luigi Angeletti parlava della Riforma del mercato del lavoro esponendo chiaramente tutte le sue certezze.
Ha spiegato dapprima l’importanza di identificare le “finte partite iva” e quando Floris ha segnalato che gli ordinisti restano esclusi da questa norma, Angeletti ha prontamente chiarito che
ovvio, quelli iscritti agli ordini è ovvio, quelli che fanno i professionisti veri….
Poi Floris è passato al tema degli ammortizzatori sociali chiedendo conferma dell’esclusione delle partite iva dai nuovi ammortizzatori sociali e Angeletti ha precisato:
C’erano due scelte: per esempio dobbiamo garantire l’indennità di disoccupazione a tutte le partite iva, il che significa che un professionista normale, che fa la partita iva nel caso in cui lavora di meno gli diamo l’indennità di disoccupazione?.. Io avrei qualche problema. Invece la scelta è stata che tutti quelli che sono dei lavoratori dipendenti vengono tolti dalla partita iva e a quel punto gli si da l’indennità di disoccupazione.
Perchè?
Autore: Cristina Zanni
Diritti, Psicologia del lavoro autonomo, Rappresentanza »
- Cos’è che fai, tu, di preciso?
- Il redattore
- L’arredatore?
Vai a spiegarti. Già definirsi è difficile, ma lo è ancora di più quando hai a che fare con una professione intellettuale. Diventa poi impossibile se oggetto del tuo lavoro è un bene in via di estinzione (i libri). Fattispecie a parte, sarebbe bello – deposta la pretesa di catalogarsi, laddove il catalogo non ti prevede – almeno provare a dire chi NON sono gli autonomi con Partita IVA. Se facciamo fatica a dire chi siamo e pure vorremmo affermarlo – ed è paradossale che più ci moltiplichiamo, e quanto più varie sono le competenze di cui via via disponiamo, tanto meno risultiamo classificabili –, proviamo almeno a ricorrere a definizioni per esclusione, che possano fornire un primo orientamento di massima. Ebbene, chi non siamo?
Autore: Antonella Gallino
Calendario, Eventi, Manifesto dei lavoratori autonomi, Primo Piano »
| gen ’11 |
| 12 |
| 18:30 |
Ci mettiamo in scena!
E presentiamo pubblicamente il Manifesto dei lavoratori autonomi. L’appuntamento è alle 18.30 del giorno 12 gennaio 2011 in Triennale, a Milano.
Lavoratori autonomi flessibili e indipendenti, le “Partite IVA” di cui si parla molto e con troppi equivoci, saranno rappresentati da ACTA in uno show realizzato a partire dal nostro Manifesto. Racconteremo dal vivo in uno spettacolo teatrale autoprodotto chi siamo, cosa facciamo e cosa vogliamo. Porteremo sul palco (con l’aiuto di Marcela Serli alla regia) le nostre esperienze, con le nostre parole, per convididerle con chi vive e lavora come noi e per aiutare anche gli altri a capire la nostra prospettiva.
L’ingresso è libero, fino a esaurimento posti. Ai partecipanti verrà distribuita una copia gratuita del “Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione”. Non mancate!
Mercoledì 12 gennaio – Ore 18.30
Teatro Agorà della Triennale di Milano
Autore: ACTA
Rappresentanza »
La rappresentanza del lavoro è legata alla sua rappresentazione. La realtà viene analizzata secondo distinzioni concettuali “date”, la cui evoluzione è scarsamente percepibile, come il movimento delle lancette di un orologio o come lo scorrere di un fiume sotterraneo, che sfocia all’improvviso in superficie.
Grandi cambiamenti sono all’orizzonte, ma per il momento la rappresentazione del sistema lavoro-cittadinanza-welfare continua a essere sconfortante per chi ha detto addio, senza nostalgie, al posto fisso.
C’è stato un momento in cui i servi della gleba “sradicati” dalla terra, sono diventati proletari. A loro volta i proletari – termine negativo per indicare chi può contare solo sulla pura forza produttiva e riproduttiva, braccia e figli – sono diventati l’avanguardia e l’èlite della modernità e del progresso.
Ora, l’attuale sistema di rappresentanza è basato su una rappresentazione del lavoro ormai “vecchia”, non perché datata, ma in quanto sempre più inadeguata a dare senso all’esperienza e ai vissuti di un numero crescente di lavoratori, sia autonomi che dipendenti.
Autore: Alfonso Miceli
Libri Articoli Approfondimenti »
Cresce l’interesse per le Partite IVA e aumentano le pubblicazioni dirette all’insieme dei lavoratori autonomi.
Tra queste segnaliamo il Manuale di sopravvivenza per il popolo delle Partite Iva, a cura della commercialista Laura Pesce.
Il manuale fornisce utili informazioni sugli aspetti fiscali e amministrativi. Glia rgomenti trattati: fisco, previdenza, lavoro, contratti, diritti, amministrazione, gestione, contabilità, pratiche burocratiche.
Edito da Mind, il costo è di 16 euro.
Autore: ACTA
In evidenza, Pensione, Politiche del lavoro »
Siamo molto preoccupati, si parla di nuovi aumenti della contribuzione INPS Gestione Separata. Non pensavamo fosse possibile, essendo già aumentati vertiginosamente in 15 anni (dal 10% al 26,72%), e perché sono i più elevati contributi previdenziali pagati dai lavoratori autonomi (commercianti e artigiani pagano intorno al 20%, professionisti con casse private il 12-14%).
Invece, in più di una dichiarazione, esponenti sindacali e politici auspicano un aumento dei contributi per due motivi:
1) per assicurare pensioni adeguate;
2) per ridurre la convenienza delle imprese a ricorrere a collaborazioni e Partite IVA in sostituzione del lavoro dipendente.
Ma davvero aumentare ancora i contributi pensionistici è la strada giusta da percorrere? Proviamo ad analizzare separatamente le due questioni.
Le pensioni
Proiezioni pubblicate dal Corriere della Sera parlano di pensioni pari al 36% dell’ultimo reddito per i collaboratori e al 45% per dipendenti, contro il 70-80% finora considerato normale e necessario al mantenimento di una vita decente.
Alzare i contributi degli iscritti alla Gestione Separata potrebbe far aumentare di qualche punto il grado di copertura pensionistica, ma saremmo comunque ben lontani da quel 70-80%. Per arrivare a tale risultato i contributi dovrebbero raddoppiare, superando il 50%! Ipotesi chiaramente insostenibile, persino per il sindacato. Le proiezioni riportate dal Corriere mettono in evidenza tutta l’iniquità e l’inadeguatezza della riforma pensionistica contributiva nella versione italiana. Per almeno due motivi: Continua a leggere »
Autore: Anna Soru













