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Articoli etichettati con il TAG "manovra finanziaria"

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| 5 settembre 2011 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.071 VOLTE | SHORT URL |

Sul sole 24 ore di oggi Giampiero Falasca fa il punto sulla questione pensionistica e nell’articolo “Il cantiere resta ancora aperto” scrive:

Così, non appena il Parlamento avrà approvato la manovra da oltre 45 miliardi, potrebbe essere la volta della partita previdenziale, nell’ambito del provvedimento collegato alla riforma dell’assistenza. In gioco tornerebbe, così, l’innalzamento dell’età pensionabile (con obiettivo puntato sia sulle donne sia sulle pensioni di anzianità), ma anche l’aumento al 33% dell’aliquota per i parasubordinati e collaboratori. Senza dire, naturalmente, che quella potrebbe essere anche l’occasione per un passo più coraggioso sul fronte dell’applicazione a tutti, pro quota, del contributivo, con possibilità di uscita flessibile tra i 63 e 68/70 anni.

Dopo tanti annunci e correzioni, venute meno le misure che toccherebbero le pensioni di anzianità, fortemente difese dall’insolito asse sindacati-Lega Nord, la strada per recuperare risorse rischia di essere sempre la stessa: aumentare i contributi della Gestione Separata. Una misura che non sembra trovare alcun ostacolo, ma che trova tra i suoi sostenitori anche Giuliano Cazzola, che pure nel passato era sempre stato uno dei pochi difensori della nostra categoria.
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Appelli e Lettere, Fisco, Previdenza »

| 22 agosto 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 866 VOLTE | SHORT URL |

In funzione dei vari articoli apparsi, vorrei esprimere alcune osservazioni:

1. Contributo di solidarietà: non voglio entrare nel merito politico di questa ulteriore tassazione, bensì soffermarmi su quanto sostenuto da Maria Rosa Gheido in “La prima casa entra nel reddito” (Il sole 24 ore del 14 agosto).
Alle sue osservazioni precise e puntuali, vorrei aggiungere che la differenza tra Reddito complessivo e Reddito imponibile non deve soffermarsi solo sulla prima casa, bensì deve contemplare anche gli aspetti contributivi che diversificano i vari contribuenti in modo molto pesante come indicato nella tabella sottostante:

  • Pensionati Contributi a proprio carico = 0%
  • Dipendenti Contributi a proprio carico = 9% circa
  • Artigiani/commercianti Contributi a proprio carico = 19% circa
  • Parasubordinati senza IVA Contributi a proprio carico = 9% circa
  • Gestione separata con IVA Contributi a proprio carico = 27% circa
  • Partite IVA minime Reddito non cumulabile con eventuale pensione e/o stipendio

Ecco quindi una vera giungla che penalizza più o meno i lavoratori in funzione della propria attività.
Pertanto, per equità, tale contributo dovrebbe essere calcolato sul Reddito imponibile e non sul Reddito complessivo.

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Leggi e Norme »

| 18 agosto 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 1.115 VOLTE | SHORT URL |

Ne parla Dario Di Vico nel Corriere della Sera del 17 agosto 2011, nell’articolo Il fronte del no diviso sull’IVA, che riporta le perplessità di Acta. Si legge nell’articolo:

Una novità contenuta nel decreto e finora rimasta inosservata è l’ espresso riconoscimento – contenuto nell’ articolo 8 secondo comma – dei rapporti di lavoro con partita Iva. È la prima volta che il legislatore ne parla ma la scelta fatta è di rinunciare (almeno per ora) a uno Statuto del lavoro autonomo e demandare la regolamentazione di questo particolare rapporto di lavoro alla contrattazione aziendale/territoriale. «Il governo ha deciso di includere le partite Iva alla pari del lavoro dipendente? – si chiede Anna Soru, presidente di Acta, l’ associazione del terziario avanzato. – Ma come si fa? È possibile solo per le situazioni in cui il lavoratore con partita Iva svolge attività analoghe a quelle dei dipendenti». Ma pensiamo a una consulenza di marketing o di organizzazione aziendale o alla creazione di un sito web, come potrà essere regolata dalla contrattazione aziendale, sulla base di quali parametri? E quali sono le parti sociali che rappresenterebbero le partite Iva? I sindacati confederali, forse? Tutti interrogativi che formulati da Acta riportano però alla più generale difficoltà del governo di ritrovare il bandolo della matassa del rapporto con i ceti medi. Si procede a tentoni nel buio e il rischio di inciampare, non una ma più volte, è altissimo.

E’ un modo per evitare di intervenire fattivamente? Prima un rincorrersi di statuti annunciati e mai realizzati (statuto dei lavori, statuto del lavoro autonomi), ora un rinvio alla contrattazione aziendale/territoriale, che non è chiaro come potrà agire.
Perchè non partire da qualche regola base che, ad esempio, tuteli efficacemente (al pari di quanto avviene coi dipendenti) i diritti del lavoratore autonomo nei confronti del committente che fallisce, che non paga o che ritarda i pagamenti? Anche quando il cliente è la Pubblica Amministrazione.


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Fisco, Leggi e Norme »

| 13 agosto 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 843 VOLTE | SHORT URL |

I paletti posti dalle diverse parti sociali hanno retto: saltano interventi ipotizzati su patrimoniale, IVA e pensioni di anzianità. Confermato invece il contributo di solidarietà che non andrà a colpire i veri ricchi, né l’evasione fiscale (d’altra parte cosa aspettarsi da chi ha varato due scudi fiscali, che hanno consentito di sanare le grandi evasioni con un’imposta del 5%?). La manovra anti crisi approvata dal Consiglio dei Ministri colpirà  il già super tassato reddito da lavoro, con un’impostazione inaccettabile e incostituzionale che penalizza il lavoro autonomo.
L’ANSA oggi riporta:

AUTONOMI. La misura non è stata annunciata ma era contenuta in una bozza di testo in entrata al cdm e consisterebbe in un aumento della quota Irpef per gli autonomi, a partire dall’attuale 41% per i redditi oltre i 55.000 euro.

Per i dipendenti il contributo di solidarietà, come sottolineato nel post di ieri,  riguarda invece i redditi sopra i 90.000 euro. La misura è chiaramente incostituzionale, perché prevede trattamenti diversi di redditi di ammontare analogo.  Come scrive il sole24ore “L’idea è nata dall’esigenza di allargare la platea dalle parti del lavoro autonomo, che appare più rarefatta nelle alte quote della piramide dei redditi

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Fisco, Leggi e Norme »

| 12 agosto 2011 | 16 COMMENTI | LETTO: 1.656 VOLTE | SHORT URL |

Gli aggiornamenti sull’andamento delle borse e sul rating dei rischi paese si alternano con le indiscrezioni sulla nuova manovra in preparazione, che non potrà contare sulla tradizionale indifferenza di mezzo agosto sia per l’ampiezza degli interventi, sia per la diffusa sensazione di pericolo di una nuova crisi che spinge un po’ tutti a mantenersi connessi con quanto accade.
La stampa anticipa interventi sull’area fiscale e sulle pensioni per ridurre il deficit e riforme del mercato del lavoro per incentivare la crescita. Le parti sociali invitate al confronto parlano tutte di rigore ed equità, ma pongono condizioni e innalzano paletti per proteggere i propri target prioritari: i commercianti si oppongono all’aumento dell’IVA, il sindacato difende l’articolo 18 e le pensioni di anzianità, Confindustria è contraria alla patrimoniale…
Noi professionisti con partita IVA, paria del sistema di rappresentanza, rischiamo ancora una volta di fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro e di pagare molto più del dovuto.
Le ultime indiscrezioni avvalorebbero questi timori, anticipando provvedimenti sui redditi più alti, ma con una discriminazione molto forte a danno degli autonomi.
Il Corriere della Sera di oggi 12 agosto, in un articolo di Mario Sensini, riferisce:

Si interverrebbe su un doppio binario: con un’addizionale Irpef per i lavoratori autonomi e con un prelievo dalle buste paga per i dipendenti del settore privato. Sugli stipendi si interverrebbe a partire dai 90 mila euro in su, esattamente come stabilito dalla manovra 2010 per i dipendenti pubblici. Il taglio sarebbe del 5% per la parte eccedente i 90 mila euro, del 10% oltre i 150 mila. Per gli autonomi la maggiorazione scatterebbe a partire dall’aliquota del 41% che si applica ai redditi superiori a 55 mila euro.

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Fisco, Leggi e Norme »

| 24 luglio 2011 | 11 COMMENTI | LETTO: 3.954 VOLTE | SHORT URL |

Sembrava impossibile che, come indicato nelle prime bozze del testo della manovra finanziaria “lacrime e sangue” recentemente approvata dal parlamento, il governo avesse deciso l’abrogazione della norma che qualifica i prelevamenti bancari di qualsiasi importo non giustificati (in teoria, quindi, anche i soldi per il caffè e per il giornale) come maggiori compensi o ricavi. Una norma che, nel quadro del crescente ricorso da parte del fisco al controllo dei movimenti finanziari dei contribuenti, sempre più in questi ultimi anni ha rappresentato, soprattutto per i professionisti, una minaccia continuamente incombente e senza possibilità di difesa, essendo in genere quantomeno assai difficile motivare il prelevamento stesso.

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Fisco, Leggi e Norme »

| 12 luglio 2011 | 11 COMMENTI | LETTO: 1.573 VOLTE | SHORT URL |

Si delineano con maggiore chiarezza le trasformazioni del regime dei contribuenti minimi.

Diventa molto più favorevole per i primi 5 anni di attività, mentre non è più interessante per chi lavora da più tempo.

Il regime, come prima, interessa chi rispetta i vincoli di fatturato non superiore ai 30.000, investimenti in beni strumentali nel corso del triennio precedente non superiori a 15mila euro, assenza di dipendenti e collaboratori stabili.

Esso diventa molto più vantaggioso per chi avvierà una nuova attività o ha un’attività  avviata dopo il 31.12.2007. Per loro l’imposta sostitutiva all’Irpef e  alle addizionali locali sarà del 5% e non più del 20%.

Per chi invece rientra nei vecchi criteri ma l’avvio dell’attività risale a prima del 31.12.2007, si perde il vantaggio fiscale legato all’aliquota sostitutiva e l’esclusione dagli studi di settore. Resta in vita l’esonero dall’IRAP, dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili e dalle liquidazioni periodiche dell’IVA (ma non dalla dichiarazione IVA).  

Dare una mano a chi avvia un’attività è sicuramente utile, ma i problemi non finiscono dopo tre o cinque anni, non c’è un percorso lineare e crescente, che dopo qualche accidente iniziale, garantisce un futuro prospero e radioso. Finiti i cinque anni di cedolare secca al 5%,  di fronte ad un’imposizione drasticamente più alta (l’aliquota minima è il 23%, quella marginale sopra i 28.000 euro è il 38%) molti non avranno altra via che chiudere…


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Fisco »

| 5 luglio 2011 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.277 VOLTE | SHORT URL |

Tra i tanti balzelli che la recente manovra finanziaria ci ha “regalato”, va ricordata la tassa sui ricorsi presso le commissioni tributarie, modulata nel suo importo come segue: 30 euro per controversie di valore fino a 2.582,28 euro; 60 euro per controversie da 2.582,28 e fino a 5.000 euro; 120 euro per controversie di valore superiore a 5.000 euro e fino a 25.000 euro; 250 euro per controversie di valore superiore a euro 25.000 e fino a 75.000 euro; 500 euro per controversie di valore superiore a 75.000 euro e fino a 200.000 euro; 1.500 euro per controversie di valore superiore a 200.000 euro.
Al riguardo un paio di osservazioni immediatamente si impongono:

  • proprio quando lo stesso direttore dell’Agenzia delle entrate Attilio Befera riconosce l’esistenza del fenomeno del tutto eccezionale di comportamenti scorretti o di veri e propri abusi da parte di operatori della stessa Agenzia, viene reso viepiù gravoso per il contribuente il ricorso alla giustizia tributaria per far valere le proprie (non di rado buone) ragioni: come se non bastasse il rischio e lo stress che la sfida ad armi impari al Moloch statale (nelle sue varie articolazioni) comporta, come se non pesasse già abbastanza sulla decisione del contribuente tra chiedere giustizia nella sede competente o tacere e pagare l’assurda prassi, ancora oggi largamente diffusa tra le commissioni tributarie, della compensazione delle spese processuali tra le parti anche quando la pretesa dell’Amministrazione appare del tutto infondata, e quindi in violazione del principio per cui il costo della lite è, in mancanza di validi motivi, da addossare alla parte soccombente;
  • è evidente l’accentuata “regressività” di tale tassa: minore è il valore della controversia e più (molto di più), in proporzione, si paga (dai 200.000 euro in su i ricorsi tendono progressivamente alla sostanziale gratuità). Come a dire: se sei così straccione da non poterti permettere una causa del valore di almeno diverse decine di migliaia di euro, sei pregato di non romperci le scatole.

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Fisco, In evidenza, Leggi e Norme »

| 3 luglio 2011 | 13 COMMENTI | LETTO: 3.919 VOLTE | SHORT URL |

Una delle misure della manovra che colpirà maggiormente i professionisti autonomi è la restrizione del regime forfetario dei contribuenti minimi ai giovani con meno di 35 anni e senza precedenti esperienze autonome. Una misura che potrà avere un impatto decisamente positivo per il bilancio statale, se si considera che:

  • i contribuenti minimi sono molto numerosi, ben 627.322 (4-5 volte più di quanto rilevato nei precedenti regimi agevolati “di successo”)
  • circa il 70% ha più di 35 anni e quindi l’area di esclusione è molto ampia.

Come abbiamo più volte sottolineato in questo sito, è un regime che ha anche conseguenze inique o inopportune, sicuramente da migliorare o sostituire, ma non da eliminare tout court, soprattutto in un periodo già così difficile.

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Leggi e Norme, Previdenza, Primo Piano »

| 29 giugno 2011 | 23 COMMENTI | LETTO: 1.605 VOLTE | SHORT URL |

Sul testo della manovra non c’è traccia dell’aumento dei contributi alla gestione separata di cui hanno a lungo parlato i giornali nei giorni scorsi.

La mobilitazione di tutti, il fitto tamtam sulla rete sono stati certamente utili: il Governo ha fatto retromarcia, analogamente a quanto era avvenuto alla fine del 2008, per la finanziaria di allora.

Ringraziamo coloro che ci hanno confermato l’adesione alle manifestazioni che avevamo programmato.

 Sospendiamo il pane e acqua, ma stiamo vigili!

 Dobbiamo essere prontissimi a reagire se venissero riproposte misure così folli e inique.

Al primo segnale di rialzo dei contributi ci si mobilita!  Restate in contatto con noi!

 Confermiamo la riunione il 7 luglio a Milano nella nostra sede in via Menabrea 33 alle 18, per un confronto aperto a tutti coloro che vorranno partecipare.


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