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Articoli etichettati con il TAG "lavoro autonomo"

Calendario, Eventi, Rappresentanza »

| 14 dicembre 2011 | 5 COMMENTI | LETTO: 844 VOLTE | SHORT URL |
dic ’11
19
16:00

Logo Furia dei cervelliNel 2011, Roma è stata il crocevia dei movimenti dei lavoratori della conoscenza. L’occupazione del teatro Valle il 14 giugno scorso è una delle punte più avanzate di un sommovimento sociale in un settore popolato da almeno 240 mila persone (le statistiche risalgono al 2008), cioè coloro che lavorano con la partita Iva, con i contratti di collaborazione, svolgono un lavoro nello spettacolo, nella consulenza, nella formazione, nella ricerca, nel commercio e nell’intermediazione, considerando anche la fortissima presenza delle comunità immigrate che lavorano nelle micro-imprese, nel lavoro domestico o di assistenza.

Alla luce di questa inedita situazione l’incontro pubblico “La furia dei cervelli”, promosso dall’Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato (Acta-Roma) e l’Associazione italiana per la progettazione visiva (Aiap-Lazio), prova a mettere per la prima volta attorno allo stesso tavolo una larga rappresentanza delle reti, dei movimenti e delle associazioni di categoria del lavoro indipendente e autonomo nella città di Roma. L’elenco riportato di seguito è solo indicativo ed è in corso di aggiornamento. All’iniziativa interverranno tra gli altri Cecilia D’Elia, Assessore alle Politiche Culturali e Vicepresidente della Provincia di Roma e Massimilano Smeriglio, assessore al lavoro della Provincia di Roma. Continua a leggere »


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Diritti, Rappresentanza »

| 29 settembre 2011 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 545 VOLTE | SHORT URL |

La scossa del Quinto StatoChe poi quell’11 maggio un terremoto c’è stato davvero, ma forse, influenzato anche lui da conti pubblici, agenzie di rating e fondi monetari, è passato prima dalla Spagna.

A Roma, da quella “scossa del Quinto Stato”, ACTA ha lavorato per propagare il “sommovimento sociale” intorno alla parola d’ordine più importante emersa durante l’incontro: la coalizione. Ci piace immaginare una coalizione ampia, rappresentativa del variegato universo del lavoro autonomo di seconda generazione. Per formare una tale coalizione occorre innanzitutto creare relazioni e dare visibilità ai lavoratori variamente declinati come indipendenti, professionisti (anche ordinisti, perché l’appartenenza a un ordine non è sempre garanzia di tutele, soprattutto per i più giovani), partite IVA, autonomi, parasubordinati, freelance, intermittenti, atipici, a progetto e così via. La diversità delle esperienze delle professioni e dei mestieri è la ricchezza della coalizione. Allargarla significa accrescere le opportunità di sviluppare un’identità collettiva e condividere le problematiche e le proposte, in modo da raggiungere quella massa critica indispensabile per farci sentire e negoziare accordi e soluzioni comuni. Comporre le nostre voci per una “narrazione del presente” alternativa alla dittatura del “pareggio di bilancio” è la prima sfida da vincere per difendere le nostre condizioni di vita e la nostra dignità. Continua a leggere »


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Calendario, Eventi »

| 20 giugno 2011 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 558 VOLTE | SHORT URL |
giu ’11
27
10:00

mtheorySi terrà a Firenze lunedì 27 giugno 2011 alle 10.00 presso Multiverso, in via Campo D’Arrigo 40/42r, il WorkshopGiovani professionisti, mobilità sociale, Rete”, organizzato dal web-magazine M-Theory in collaborazione con Multiverso, “intrapresa” collettiva che nasce nel solco delle esperienze di co-working, e l’associazione di promozione sociale ASA. L’incontro affronterà il tema delle trasformazioni della società al tempo dell’accesso e il ruolo che al loro interno possono svolgere le giovani generazioni di professionisti. Ci sarà anche l’intervento di ACTA. Ci vediamo? 

PROGRAMMA – Giovani professionisti, mobilità sociale, rete

Ore 10.00 Introduzione

  • Creative network, a cura di M Theory Magazine – Modera: Isabella Mancini, giornalista
Parte 1: Dal globale al locale
  • Economia della conoscenza ed evoluzione delle professioni. Sergio Bellucci, giornalista e saggista.
  • Il quadro europeo e italiano delle nuove professioni. Pietro Scalisi, ricercatore Istat
  • Mobilità sociale vs società bloccata. Massimo Livi Bacci, Università di Firenze.
Parte 2:  Dal locale al globale
  • La legge regionale sul sostegno alle professionali intellettuali a tre anni dalla sua promulgazione. Gianni Biagi, Dirigente regione toscana
  • Nuove professioni vs ordini professionali. Federico Fischanger, referente toscano ACTA 
  • Creative commons vs copyright; come il web modifica i sistemi sociali. Silvano Cacciari, Università di Firenze
12.20 Discussione
13.00 Buffet

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Diritti, In evidenza, Rappresentanza »

| 13 aprile 2011 | 5 COMMENTI | LETTO: 1.034 VOLTE | SHORT URL |

Per circa 10 anni la giornata milanese del primo maggio ha offerto un curioso spettacolo. Al mattino la manifestazione ufficiale dei tre sindacati confederali e delle autorità che, secondo notizie di stampa, non raccoglieva più di 5/6 mila persone. Al pomeriggio il corteo della May Day Parade con decine di migliaia di giovani, in certi anni si era parlato di 200 mila persone. San Precario lo avevano inventato loro. Era la rappresentazione fisica di due mondi incomunicabili: i sindacati disposti a difendere solo la forza lavoro che gode delle tutele tradizionali, impenetrabili alle esigenze del nuovo mondo del lavoro, i giovani che non chiedevano lavoro stabile e assicurato ma reddito di cittadinanza o qualcosa che potesse contribuire a rendere meno rischiosa la precarietà, considerata un fatto acquisito e irreversibile.

Alla manifestazione del 9 aprile di sabato scorso la grande massa di questi giovani che avevano inventato la May Day Parade non c’era. C’erano le liste che sostengono Pisapia, i giovani entusiasti che quelle liste sostengono, quasi tutti precari ovviamente, c’era un po’ di CGIL e alcune iniziative civiche. Erano lì nel quadro delle elezioni comunali, un’occasione per Milano di risvegliarsi un po’.

Perché?
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Diritti, Psicologia del lavoro autonomo, Rappresentanza »

| 4 febbraio 2011 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.017 VOLTE | SHORT URL |

- Cos’è che fai, tu, di preciso?
- Il redattore
- L’arredatore?

Vai a spiegarti. Già definirsi è difficile, ma lo è ancora di più quando hai a che fare con una professione intellettuale. Diventa poi impossibile se oggetto del tuo lavoro è un bene in via di estinzione (i libri). Fattispecie a parte, sarebbe bello – deposta la pretesa di catalogarsi, laddove il catalogo non ti prevede – almeno provare a dire chi NON sono gli autonomi con Partita IVA. Se facciamo fatica a dire chi siamo e pure vorremmo affermarlo – ed è paradossale che più ci moltiplichiamo, e quanto più varie sono le competenze di cui via via disponiamo, tanto meno risultiamo classificabili –, proviamo almeno a ricorrere a definizioni per esclusione, che possano fornire un primo orientamento di massima. Ebbene, chi non siamo?

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Rappresentanza »

| 22 dicembre 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 682 VOLTE | SHORT URL |

Il mercato del lavoro italiano si attesta a 22.882.000 occupati. Il 74,5% è costituito da occupati dipendenti e il restante 25,5% da indipendenti (dati ISTAT primo semestre 2010). Il problema di quei 5,8 milioni di “indipendenti” è che appartengono a una galassia che mette insieme Marchionne e il Co.Co.Co., l’agricoltore e lo stilista, l’artigiano e il notaio, il bottegaio e il Web designer, il muratore e il presidente di banca, l’idraulico e l’estetista, il fotografo e l’imbianchino, l’amministratore di multinazionale e il consulente della P.A. Una galassia troppo eterogenea perché possa riconoscersi in un interesse comune. Fin qui nulla di nuovo.

Dal dopoguerra in poi, forti di una gloriosa tradizione medioevale, i corpi intermedi si sono articolati in associazioni di categoria e in ordini professionali. Fino al 1989 hanno rispecchiato al loro interno i rapporti di forza determinati dalla guerra fredda, prevedendo una componente (maggioritaria) liberal-cattolica e una componente social-comunista. Queste associazioni, per oltre 4 decenni hanno cercato di rappresentare presso i governi gli interessi economici dei loro rappresentati. Oltre alla dimensione politica hanno sviluppato col tempo anche la capacità di erogare servizi ai propri associati, mentre la dimensione mutualistica veniva gradualmente trasferita alle istituzioni pubbliche del welfare state.

La vera e forse unica protagonista della rappresentanza politica dell’imprenditoria è sempre stata la Confindustria, in dialettica con le allora potenti rappresentanze dei lavoratori dipendenti, ma oggi, a oltre 20 anni dal crollo del muro di Berlino e a distanza di 2 anni dallo scoppio della grande crisi, nel sistema di rappresentanza del lavoro è cambiato qualcosa?

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Libri Articoli Approfondimenti, Politiche del lavoro »

| 21 dicembre 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 715 VOLTE | SHORT URL |

Segnaliamo un articolo di qualche giorno fa, pubblicato su La Repubblica, a firma Benedetta Tobagi dal titolo “Avere vent’anni oggi” (.PDF in download) che riflette sulle difficoltà dei giovani, le cui storie si inseriscono in un mondo postfordista le cui dinamiche sono state ignorate dalla politica. La Tobagi cita per contro gli studi di Sergio Bologna sul nuovo lavoro autonomo, le sue analisi sull’impoverimento dei ceti medi, le sue proposte sulla necessità di nuove politiche per il welfare e la formazione.

Leggi l’articolo. Continua a leggere »


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Rappresentanza »

| 26 novembre 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 779 VOLTE | SHORT URL |

La rappresentanza del lavoro è legata alla sua rappresentazione. La realtà viene analizzata secondo distinzioni concettuali “date”, la cui evoluzione è scarsamente percepibile, come il movimento delle lancette di un orologio o come lo scorrere di un fiume sotterraneo, che sfocia all’improvviso in superficie.

Grandi cambiamenti sono all’orizzonte, ma per il momento la rappresentazione del sistema lavoro-cittadinanza-welfare continua a essere sconfortante per chi ha detto addio, senza nostalgie, al posto fisso.

C’è stato un momento in cui i servi della gleba “sradicati” dalla terra, sono diventati proletari. A loro volta i proletari – termine negativo per indicare chi può contare solo sulla pura forza produttiva e riproduttiva, braccia e figli – sono diventati l’avanguardia e l’èlite della modernità e del progresso.

Ora, l’attuale sistema di rappresentanza è basato su una rappresentazione del lavoro ormai “vecchia”, non perché datata, ma in quanto sempre più inadeguata a dare senso all’esperienza e ai vissuti di un numero crescente di lavoratori, sia autonomi che dipendenti.

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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Alfonso Miceli

Fisco, IRAP, Pensione, Previdenza »

| 22 novembre 2010 | 13 COMMENTI | LETTO: 2.884 VOLTE | SHORT URL |
Mentre si avvertono i rombi di tuono che preannunciano il possibile e ulteriore innalzamento della contribuzione INPS Gestione Separata, sono in molti quelli che si preoccupano di cercare vie di uscita dalla situazione, magari riconfigurando il proprio rapporto fiscale con lo Stato. Tra le diverse ipotesi ce n’è una di sicuro interesse e che vi propongo, principalmente per mettere a nudo le contraddizioni della legislazione italiana, che sembra proprio non avere la dovuta attenzione per figure professionali come le nostre.
 
Lo sapevate che facendo finta di avere un socio possiamo pagare meno tasse e contributi? Chi lavora in maniera trasparente e indipendente non credo abbia bisogno di queste soluzioni, ma è vero anche che occorre conoscere tutti i buchi neri del sistema, per capire quali rivendicazioni pubbliche potremmo avanzare per rendere più equo il sistema fiscale e contributivo per le Partite IVA.
 

Apriamo tutti una S.a.s.!

SASVi lancio dunque questa provocazione: diventiamo tutti (a tutti gli effetti) imprese! Non lo siamo di certo, ma nonstante questo siamo considerati spesso come tali. E allora perché non simularlo? Ci troviamo un socio (anche moglie o fratello vanno bene) e fondiamo una S.a.s., ovvero una Società in accomandita semplice. Questa particolare forma societaria prevede che per i soci accomandanti, che non offrono prestazioni all’impresa, non siano previsti versamenti contributivi INPS e INAIL, il che consentirebbe di accantonare discreti risparmi contributivi, a parità di reddito, anche tenendo presente che l’aliquota previdenziale si attesterebbe al 20% (contributo artigiani e commercianti).

Ovviamente la scelta di impresa comporterebbe inequivocabilmente l’assoggettamento a tassazione IRAP, ma quale differenza fa rispetto alla condizione di attuale ambiguità fiscale che obbliga i professionisti a subire questo prelievo?
 
A parte le necessità di passare dal notaio per l’atto costitutivo, con il corollario di spese che ne deriva, non ci sarebbero poi grandi differenze rispetto alla condizione di professionista, nemmeno in termini di tenuta della contabilità. Ecco un esempio di quello che potrebbe essere uno scenario di “risparmio” a parità di fatturato. Continua a leggere »

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Diritti, Politiche del lavoro »

| 15 novembre 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.187 VOLTE | SHORT URL |

Ministero del lavoro e delle politiche socialiIl ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha inviato alle parti sociali la bozza di disegno delega per la riforma dello Statuto dei lavoratori. Insomma, se il Governo restiste, dovrebbe arrivare il tanto atteso Statuto dei lavori (dopo tanti rinvii il condizionale è d’obbligo).

Dal sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è scaricabile la bozza del disegno delega , la Relazione al disegno di legge e la lettera del Ministro alle parti sociali.

Nella bozza del disegno delega (due pagine con alcune indicazioni di massima) si legge:

(…) identificazione di un nucleo di diritti universali e indisponibili, di rilevanza costituzionale e coerenti con la Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, applicabili a tutti i rapporti di lavoro dipendente e alle collaborazioni a progetto rese in regime di sostanziale monocommittenza

Questo conferma quanto dichiarato dal ministro Sacconi in un’intervista a Il Giornale del 28 ottobre (“Il nuovo Statuto dei lavori“, di Francesca Druidi)

Oggi i lavori sono “tanti” ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica.

L’impostazione è sempre la stessa: distinguere entro i lavoratori autonomi quelli monocommittenti, da considerare economicamente dipendenti. Per questi e solo per questi prevedere un sistema di tutele da far pagare alle imprese. Come abbiamo scritto sul nostro Manifesto

(…) per farci entrare nel diritto del lavoro e di conseguenza nell’anticamera delle tutele, sempre di più i giuristi ritengono necessario aggiungere alla definizione di lavoratore autonomo la precisazione “economicamente dipendente” (…)

La fonte di ispirazione è  lo Statuto del lavoro autonomo spagnolo, di cui abbiamo evidenziato i limiti in un recente post, che ha influenzato anche le proposte italiane di Statuto del lavoro autonomo (la proposta della Regione Veneto e la Proposta di Treu).  A differenza dei due “Statuti” la bozza di delega Del Ministro Sacconi restringe l’area della “dipendenza economica ” alle sole collaborazioni a progetto.

Possiamo immaginare che, semmai dovesse diventare legge, tale norma darà un impulso alle Partite IVA. Non è dato comunque sapere quale esito avrà l’iter di questo testo, viste le difficoltà in cui versa l’esecutivo. Una cosa, però, è certa i diritti universali e l’applicabilità di questi diritti esprimono una grande contraddizione. “Universale” significa “di tutti i lavoratori”. La volontà di applicarli ai soli lavoratori dipendenti e ai Co.co.pro. rivela, al contrario, la natura ancora una volta discriminatoria nei nostri confronti delle politiche per il lavoro.


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