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Gentile Ministro,
sono un webmaster autonomo con partita iva, iscritto alla Gestione Separata. Volevo informarla che il disegno di legge redatto dal suo ministero mi ha fatto perdere un lavoro.
Da tre anni, prima dell’estate, offro i miei servizi ad un’agenzia di marketing che si dedica a campagne pubblicitarie per villaggi turistici. Quest’anno, mi è stato detto che la collaborazione non sarà rinnovata: non per questioni di prezzo, non per qualità dei prodotti, ma per l’intenzione del mio committente di non voler incorrere in un eventuale abuso nei miei confronti!
Le scrivo qui un passo della mail ricevuta:
“preferiamo adottare quest’anno una soluzione interna nostra, perché ancora non ci è chiara la nostra posizione nei tuoi confronti come partita iva in merito al disegno di legge sul lavoro del governo Monti”.
Ho provato a spiegare che nell’eventualità, sarò io a dichiarare di non lavorare solo per loro, ma nulla, non se la sentono.
Mi dica, cosa devo fare? Lo sa che con il suo disegno di legge, piuttosto che modernizzare il paese e il mercato del lavoro, ci sta facendo compiere un passo indietro gigante?
Per tre anni ho lavorato in questo periodo con tale agenzia, e devo dire che era il mio migliore cliente in quest’anno di particolare crisi; non avrebbe comunque superato il 75% del mio fatturato e vi avrei lavorato 5 mesi e dal mio ufficio. Pertanto avrei soddisfatto i tre requisiti, ma come faccio a rassicurare il mio cliente?
Devo mostrargli le mie fatture già emesse e quelle che emetterò? E se lavoro anche per concorrenti suoi? E’ libertà di lavoro e mercato, questa? Può spiegare a noi autonomi, quale sia il senso di questa legge?
Perché una concessione fatta ai sindacati per la discussione sull’articolo 18 deve finire con il porre regole assurde per i freelance?
Qual è il vantaggio per noi? E la nostra colpa?
Si rende conto dell’illogicità di questa norma? Ci dica, come possiamo far presente ai clienti che non incorreranno in un eventuale abuso? L’esempio indicato dimostra che al cliente le rassicurazioni non bastano, preferiscono non dover pensare minimamente di incorrere in un abuso e di fidarsi quindi delle affermazioni di chi gli fornisce un servizio.“Una soluzione interna nostra”, questa la loro scelta. Saranno contenti i sindacati in quanto si aprirà una posizione di lavoro. Un lavoro che fino ad ora era mio e che ho difeso da una concorrenza spietata, nonostante un’imposizione fiscale altissima.
Cosa ho sbagliato io per perdere questo lavoro? Ho perso un cliente, il mio miglior cliente, per un disegno di legge che per far credere che si agisce a difesa dei lavoratori dipendenti, rischia di far chiudere la totalità delle partite iva italiane, con conseguenze dirette sul gettito fiscale, diffondendo una diffidenza tra le imprese nel rivolgersi ai prestatori di servizi con partita iva.Non voglio di certo spiegare a voi come si fanno le regole, ma se si parla di abuso di mono-committenza, non sarebbe stato più semplice organizzare uno sportello al quale avrebbe potuto rivolgersi il lavoratore che volesse denunciare un abuso?
In questo modo, invece, farete diffidare i clienti dall’acquistare un servizio di una partita iva. “Una soluzione interna nostra” sarà la decisione di moltissimi altri clienti nei confronti di moltissimi altri freelance.
L’economia già è quella che è, così si dà il colpo di grazia a tante e dinamiche attività del terziario avanzato.
Consideri il mio come lo sfogo di chi dopo aver perso questo cliente per una ragione che mai si sarebbe aspettato, si è subito attivato per cessare la sua attività e emigrare, nulla di che.
Ma se vuole, ci sono ancora migliaia di freelance che aspettano di capire come poter dimostrare ai loro clienti che non ci sarà mono-committenza. Mi auguro che nessuno stia pensando che sia normale far vedere le fatture, magari di concorrenti, ai clienti. E poi a febbraio, o un primo periodo dell’anno, chi lo rassicura il cliente che quello non sarà l’unico lavoro effettuato fino alla fine dell’anno, perché c’è crisi e non si lavora, e quindi può incorrere in mono-committenza?
Può fare tutte le distinzioni che vuole, tra partite iva vere e partite iva false, l’unico risultato è quello già raggiunto: aver creato diffidenza tra chi ha intenzione di acquistare un servizio.
Ci dà un patentino di partita iva vera? Un bel passo in avanti nella modernizzazione dell’Italia!
Quanti sono i precari che hanno subito abusi di dipendenza spacciata per partita iva? Conti anche noi, che siamo molti di più: per soddisfare i sindacati e dargli qualcosa in cambio, state rovinando uno dei settori più dinamici e contribuenti di Pil d’Italia. Quando la diffidenza tra chi aveva intenzione di acquistare un servizio sarà definitivamente diffusa, non ci sarà lavoro per gli autonomi, a quel punto faccia un po’ di conti di quanto gettito fiscale ci ha perso l’erario.
Complimenti, grazie e addio.Un freelance.
Autore: ACTA
Pensione, Primo Piano, Ricerche e Indagini »
Il 10 ottobre é stato presentato uno studio sulle pensioni dal titolo eloquente “L’adeguatezza del sistema pensionistico contributivo” che mira a dimostrare la capacità del sistema contributivo di assicurare pensioni più che dignitose, con tassi di sostituzione (rapporto tra pensione e ultimo reddito da lavoro) del 70% se dipendenti, del 57% se parasubordinati. Una conclusione che smonta molte analisi precedenti, incluse probabilmente quelle a disposizione dell’INPS stesso, stando all’incauta dichiarazione del suo Presidente Antonio Mastrapasqua (“se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale“).
Lo studio è di Stefano Patriarca, dell’Ufficio Ricerche e Studi dell’INPS, ma è presentato come contributo personale dell’autore, non come un elaborato INPS: infatti al margine riporta la scritta “le opinioni e le elaborazioni qui rappresentate costituiscono un contributo personale e possono non coincidere con le posizioni dell’Istituto e quindi non impegnano l’INPS”.
Un lavoro che è stato ampiamente commentato sulla stampa e citato per dimostrare che erano infondati gli allarmi lanciati da più parti. Ci siamo sentiti chiamati in causa perché da anni sosteniamo che il sistema contributivo sarà senz’altro utile a garantire la sostenibilità dell’INPS, ma non la nostra.
Ci siamo presi il tempo per analizzare con calma lo studio per capire come possa essere arrivato a tali conclusioni, ben consapevoli che fare previsioni é davvero complesso perché entrano in gioco moltissime variabili, spesso altamente incerte. Continua a leggere »
Autore: ACTA
In evidenza, Previdenza »
Questa volta un po’ tutti hanno metabolizzato un concetto che da sempre come ACTA sosteniamo: i contributi li paghiamo noi iscritti alla Gestione Separata e non i nostri committenti, ogni aumento determina una riduzione del nostro reddito disponibile.
C’è tuttavia un altro concetto che invece risulta incompreso da politici, sindacalisti e anche professori: già ora i contributi pensionistici pagati da noi sono superiori a quelli di tutti gli altri lavoratori, compresi i dipendenti. Non è corretto sostenere che noi paghiamo il 26% e i dipendenti il 33%, perché quest’ultima percentuale è calcolata su una base diversa.
E’ vero i calcoli non sono facilissimi, ci riproviamo a spiegarli con dei grafici, in cui evidenziamo le principali voci che compongono il costo del lavoro.
Facciamo l’esempio di due imprese che hanno necessità di un servizio. La prima si avvale di un dipendente per un anno, la seconda nello stesso periodo ne affida la realizzazione ad un professionista autonomo. Ipotizziamo che il costo delle due soluzioni sia lo stesso : 40.000 euro. Vediamo nelle due soluzioni quale è l’incidenza pensionistica e il reddito disponibile.

Autore: ACTA
Previdenza, Primo Piano »
L’ora è infausta! Per far cassa il governo vuole aumentare dal 26% al 33% l’aliquota INPS per partite IVA e lavoratori a progetto. Tanti soldi in più per tante garanzie in meno. Tanta arroganza contro chi non ha voce e rappresentanza. Contro questa discriminazione rivendichiamo cittadinanza per i nostri diritti. Prepariamoci a protestare!
UPDATE – Le manifestazioni di protesta a “Pane e Acqua” si terranno:
GIOVEDI’ 30 h. 18.30 davanti a Palazzo Marino a MILANO e al Campidoglio a ROMA
Non mancare, difendi i tuoi diritti! Per maggiori informazioni: Comunicato Stampa e Locandina.
Autore: ACTA
Previdenza, Primo Piano »
Siamo alle solite! Servono soldi e la soluzione ipotizzata è ancora una volta l’aumento dei contributi della Gestione Separata INPS.
Il sistema più facile per garantire cospicui “tesoretti”, da utilizzare per quella che è considerata l’emergenza del momento: ieri il Protocollo sul Welfare, fortemente voluto dal sindacato, oggi la Riforma Fiscale, richiesta a gran voce dalle associazioni datoriali. Cambiano i governi, ma le ricette sono sempre le stesse.
Peraltro non mancano i ripensamenti, quando si passa all’opposizione, come è accaduto all’onorevole Cesare Damiano che da ministro con ripetuti aumenti ha portato l’incidenza della contribuzione pensionistica dal 17,8% al 26%, poi ha presentato (qualche mese fa) uno Statuto del Lavoro Autonomo con cui rinnega il suo precedente operato e propone la riduzione dei contributi per omogeneizzarli a quelli dei commercianti. Peccato che questi aumenti siano sempre irreversibili. Vale il principio di entropia, abbassare i contributi è impossibile, è come cercare di rimettere il gas nella bombola da cui è fuoriuscito! I tesoretti vengono subito spesi, distribuiti, non sono più recuperabili per permettere un cambio di rotta.
E ora ci riprova il Governo di Centrodestra, stando ben attento a non colpire commercianti e artigiani, che pagano 5-6 punti in meno di noi, o le Casse private dei professionisti Continua a leggere »
Autore: ACTA
Previdenza »
E’ stato pubblicato il nuovo rapporto dell’INPS.
La prefazione, a firma del suo Presidente, è un concentrato di orgogliose rivendicazioni che suonano come una beffa per chi rientra nel regime pensionistico contributivo.
Con un incipit trionfalistico rivendica i successi del riequilibrio dei conti e il coraggio di quanti hanno osato cambiare, dimenticando che questi capitani coraggiosi hanno rinviato l’operatività del contributivo per non ricadere essi stessi nel nuovo sistema.
Nega che i giovani siano stati penalizzati dalla riforma e ribadisce che non si possono fare previsioni per il futuro, quindi niente busta arancione.
La prefazione continua con la fiera attribuzione a dirigenti e funzionari INPS del ruolo di “prefetti del welfare” (copyright Sacconi) e con un temerario parallelismo tra l’INPS e la famiglia, i due baluardi alla crisi. Si ricorda che il sistema è solidale, perché paga le pensioni di agricoltori che non hanno versato adeguati contributi (ciò vale anche per categorie , come quella dei dirigenti, che grazie a questa solidarietà possono contare su pensioni molto generose, ma su questo la prefazione glissa) e perché ha erogato 20 miliardi di euro per ammortizzatori sociali nel 2010 (è irrilevante che i non dipendenti, come sempre, non vi abbiano potuto accedere?). Si sottolinea la solidarietà generazionale, quella dei giovani nei confronti dei vecchi. Chi sarà solidale con loro, che sconteranno situazioni lavorative sempre più discontinue e redditi in diminuzione? Chi sarà solidale con gli iscritti alla gestione separata che con i loro contributi sostengono le generose pensioni retributive di chi ha versato molto poco ?
Leggere per credere
Autore: Anna Soru
Previdenza »
Le pensioni contributive saranno pensioni povere, spesso molto povere. Il passaggio al contributivo ha fortemente ridotto il rapporto di sostituzione pensione/reddito ed in Italia la riduzione è stata più accentuata rispetto alla media europea. A peggiorare ulteriormente le prospettive contribuiscono la bassa crescita economica che dura ormai da un decennio, la frammentarietà dei percorsi lavorativi, l’assenza di misure universalistiche a copertura delle situazioni di non lavoro e, infine, il non decollo della previdenza complementare, soprattutto tra chi non è dipendente.
Di questo futuro di povertà c’è piena consapevolezza nei giovani, seppure spesso disinformati sul funzionamento del sistema pensionistico. Una consapevolezza accompagnata da una diffusa sfiducia nell’INPS e da uno scarso orientamento al riscatto pensionistico degli anni di laurea.
E’ quanto emerge da due ricerche realizzate da Comunità&Impresa , discusse in un incontro all’Università Statale di Milano a cui sono stata invitata in rappresentanza di Acta (presenti i docenti Alberto Martinelli, Maurizio Ferrera e Matteo Jessoula, il Presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua e Dario Di Vico del Corriere).
Autore: Anna Soru
Calendario, Eventi, In evidenza, Previdenza »
| mag ’11 |
| 20 |
I radicali italiani hanno lanciato un’iniziativa per chiedere all’Inps la restituzione dei “contributi silenti”, ovvero di quei contributi che non vanno a costituire il montante pensionistico perché non è stato raggiunto il numero di anni necessario ad una pensione o alla totalizzazione (riunificazione gratuita di contributi versati su gestioni diverse). Nel caso della gestione separata la totalizzazione è consentita solo se ci sono 3 anni di versamenti.
Il ragionamento dei radicali è molto semplice e condivisibile: se verso dei soldi per avere una pensione, ma in realtà non avrò diritto a percepirla, è giusto che questi soldi mi vengano restituiti.
A tale scopo hanno presentato una proposta di legge (firmatari Maurizio Turco, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti) ed hanno lanciato una campagna, che culminerà il prossimo 20 maggio con la Prima Giornata Nazionale dei Silenti.
Autore: ACTA
Previdenza »
Come riportano numerose fonti giornalistiche (AGI, Milano Finanza etc.), intervenendo a Sky Tg24 Economia, il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua è tornato sulla questione della Gestione Separata, dichiarando:
Gli iscritti alla Gestione Separata sono circa 3 milioni, è una platea molto eterogenea dove c’é un po’ di tutto, dai Co.Co.Pro. agli autonomi. E’ giusto dare le notizie, ma non fare allarmismo, per questo sottolineo che nelle banche dati INPS non c’é nessuna persona che risieda nella Gestione Separata per più di 5 anni e mezzo.
Più del 90% delle persone esce dalla Gestione Separata e va in altre gestioni, quindi fare simulazioni su 40 anni di Gestione Separata non è verosimile, non è realistico.
Mastrapasqua ha inoltre criticato la “carenza di informazione” intorno alla previdenza complementare e ha aggiunto:
[...] ora che il cantiere della previdenza è completato, e queste saranno le regole del gioco nei prossimi anni, c’é il dovere da parte di tutti gli attori, pubblici e privati, di fare una corretta informazione, non soltanto per vendere qualcosa, ma per far capire ai cittadini di cosa stiamo parlando.
Per prima cosa posso certamente smentire l’affermazione “non c’é nessuna persona che risieda nella Gestione separata per più di 5 anni e mezzo”. Contribuisco alla Gestione Separata ininterrottamente dal 1996, ovvero da quando è stata creata. E non sono un’eccezione, tutt’altro. Da dove viene dunque la dichiarazione del presidente dell’INPS?
Autore: Anna Soru
Fisco, IRAP, Pensione, Previdenza »
Apriamo tutti una S.a.s.!
Vi lancio dunque questa provocazione: diventiamo tutti (a tutti gli effetti) imprese! Non lo siamo di certo, ma nonstante questo siamo considerati spesso come tali. E allora perché non simularlo? Ci troviamo un socio (anche moglie o fratello vanno bene) e fondiamo una S.a.s., ovvero una Società in accomandita semplice. Questa particolare forma societaria prevede che per i soci accomandanti, che non offrono prestazioni all’impresa, non siano previsti versamenti contributivi INPS e INAIL, il che consentirebbe di accantonare discreti risparmi contributivi, a parità di reddito, anche tenendo presente che l’aliquota previdenziale si attesterebbe al 20% (contributo artigiani e commercianti).
Autore: Federico Fischanger












