Articoli etichettati con il TAG "INPS"
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Pubblichiamo un’intervista di Barbara Imbergamo a Samanta Boni a commento del recente adeguamento dell’INPS a seguito della petizione di ACTA.
Barbara: Il sito dell’Inps è stato finalmente aggiornato. Anche i liberi professionisti ora hanno la possibilità di richiedere indennità di malattia domiciliare e congedo parentale (ovvero maternità facoltativa). Ci racconti brevemente cosa significa?
Samanta: Fino alla fine del 2011 i liberi professionisti, non avevano diritto alla malattia domiciliare né alla maternità facoltativa, ma solamente all’indennità per degenza ospedaliera e alla maternità obbligatoria (5 mesi), a differenza di tutti gli altri lavoratori iscritti alla Gestione Separata, come cocopro e altri parasubordinati che già ne godevano, pur pagando la stessa percentuale di contributi destinati alla copertura di queste tutele. Col decreto Salva Italia del governo Monti è stato stabilito che dal 1° gennaio 2012 anche i liberi professionisti iscritti alla gestione separata avessero diritto a queste indennità, ma, di fatto, fino ad ora la modulistica e le procedure dell’Inps non erano state aggiornate. Potevano fare richiesta i cocopro e i titolari di assegni di ricerca ma non i liberi professionisti. Per più di un anno l’INPS ha negato contro legge due diritti sacrosanti di noi professionisti. In data 28/03 i moduli sono stati aggiornati, così come il sistema online che ora, finalmente, prevede anche la nostra categoria. Restano fuori, invece, i professionisti che hanno un’altra copertura previdenziale e che non versano lo 0,72%, come i pensionati e gli iscritti a due casse per esempio alla gestione separata e alla gestione commercianti – come ad esempio i soci amministratori di srl – loro non sono compresi. Continua a leggere »
Autore: ACTA
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Arriva anche la prima adesione dal Lazio: si unisce al nostro appello “Dica: no 33!” il candidato Adriano Labbucci di SEL.
Nome
Adriano Labbucci, candidato al Consiglio Regionale Lazio alle elezioni amministrative 2013.
Formazione politica di appartenenza
SEL
Il video-messaggio
Contatti
Autore: ACTA
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L’altra faccia del lavoro.
Proposte ACTA per la prossima legislatura.
Sono 5 i punti programmatici che sottoponiamo ai candidati alle prossime elezioni politiche per la valorizzazione del lavoro autonomo professionale e per una maggiore equità nei confronti delle nuove tipologie di lavoratori.
Le interviste ai candidati ai quali abbiamo sottoposto i 5 punti:
| Fausto Raciti (PD) | Daniele Capezzone (PDL) | Stefano Fassina (PD) |
| Giuliano Cazzola (Lista Monti) | Titti Di Salvo (SEL) | Pietro Ichino (Lista Monti) | Valeria Fedeli (PD) | Patrizio Tumietto (FARE) | Alessia Petraglia (SEL) |
Campagna “Dica: no 33!”.
Appello ai candidati alle elezioni politiche contro l’aumento al 33% dei contributi per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS.
| Appello | Candidati che hanno sottoscritto | Video | Foto | Sottoscrivi! |
Petizione per il riconoscimento delle indennità da parte di INPS.
INPS si ostina a negare il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali ai professionisti iscritti alla Gestione Separata. Firma anche tu insieme ad ACTA per vedere riconosciuti i tuoi diritti!
Autore: ACTA
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Ecco la prima sottoscrizione con video all’appello “Dica: no 33!”. E’ del candidato Enrico Marcora del Centro Popolare Lombardo.
Nome
Enrico Marcora, candidato al Consiglio Regionale Lombardia alle elezioni amministrative 2013.
Formazione politica di appartenenza
Centro Popolare Lombardo con Ambrosoli.
Il video-appello
Contatti
Profilo Twitter @Marcora_Enrico
enricomarcora.com
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Viene da una donna candidata alle elezioni politiche 2013 la prima sottoscrizione all’appello “Dica: no 33!”.
Nome
Michela Lombardi, candidata alla Camera dei Deputati Lombardia1 alle elezioni politiche 2013.
Formazione politica di appartenenza
FARE per fermare il declino.
Il suo messaggio
“Sono Michela Lombardi, candidata alla Camera per FARE per fermare il declino.
Sottoscrivo l’appello, come non potrei: è quello che diciamo.
…e ora tocca a me chiedere il vostro sostegno attivo, aiutateci a cambiare questo Paese.”
Contatti
Profilo Twitter @Michelalombard8
Profilo Facebook Michela Lombardi
http://www.fermareildeclino.it
Autore: ACTA
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Ultimi aggiornamenti
La lista dei candidati che hanno sottoscritto l’appello.

Dica: no 33!
Appello ai candidati alle elezioni politiche e regionali 2013.
L’Italia è malata.
I nostri diritti non hanno cittadinanza.
Il nostro lavoro è in pericolo.
“Dica: no 33!”
Autore: ACTA
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L’INPS continua a fare orecchie da mercante.
Da più di un anno ormai, con la Legge 6 dicembre 2011, la malattia domiciliare e i congedi parentali sono stati estesi anche a noi lavoratori autonomi liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata, ma l’INPS fa finta di non saperlo o comunque non sembra avere la minima intenzione di adeguarsi alla legge per applicarla e versare il dovuto a chi giustamente ne fa richiesta.
In un precedente articolo (I diritti negati dall’INPS) abbiamo raccontato le storie di alcuni soci che hanno provato a fare domanda, chi si è visto rispondere che queste indennità non spettano a noi, ma solo a cococo e cocopro, chi attende ancora una risposta, chi si è sentito dire di aspettare che il sistema centrale venga aggiornato… Ma nessuno ad oggi ha ricevuto nulla.
Siamo stanchi di aspettare. Abbiamo deciso di agire!
Se vuoi che questa ennesima ingiustizia abbia fine, unisciti a noi.
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Autore: ACTA
Diritti, Malattia, Maternità »
A distanza di quasi un anno dal decreto salva Italia non sono ancora applicate le procedure per consentire ai professionisti iscritti alla gestione separata di accedere all’indennità di malattia domiciliare e ai congedi parentali.
Soci Acta che i sono rivolti all’inps sia per l’indennità di malattia (Andrea che è rimasto bloccato un mese per il suo menisco) sia per i congedi parentali (Samanta, con due bimbi, di cui uno nato alla fine del 2011) hanno potuto verificare che il sistema non è ancora aggiornato e non contempla la possibilità di erogare tali indennità alla nostra categoria.
Ricordiamo che il decreto Decreto Salva Italia (DL 201/2011),con l’articolo 24 comma 26, ha riconosciuto il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali anche ai professionisti iscritti alla Gestione Separata. Un diritto che prima era riconosciuto solo ai lavoratori a progetto e categorie assimilate (ad esempio assegnatari di ricerca) e non ai professionisti che pure erano tenuti a versare gli stessi contributi.
Un messaggio INPS (N° 2343 4143 del 7 marzo 2012, introvabile sul sito dell’INPS, ma che é stato citato da tutta la stampa) aveva reso noto che, in accordo con quanto definito nel Decreto Salva Italia, a partire dal 1 gennaio 2012 il diritto alla malattia domiciliare e ai congedi parentali sarebbe stato esteso ai professionisti iscritti alla Gestione Separata (a coloro che versano la maggiorazione INPS dello 0,72 %, con esclusione dunque dei titolari di pensione e degli iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria ) .
Ma l’INPS non si é ancora adeguato.
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Autore: Anna Soru
Pensione, Previdenza »
E’ questo il grido di allarme lanciato dalla Bild in Germania – ripreso da Il Fatto Quotidiano nell’articolo Previdenza, la Germania lancia l’allarme sulle pensioni della classe media, dove si calcola che un lavoratore che guadagna 2.500 euro al mese andrà in pensione nel 2030 con 688 euro al mese. Ma in Italia invece cosa succederà? Temistocle Bussino, docente della Bocconi, spiega che qui da noi, per avere una pensione dignitosa, il lavoratore dovrà aver versato almeno 300-400.000 euro di contributi. In Germania spingeranno i lavoratori a stipulare delle pensioni integrative, ma noi autonomi con il 27% che già versiamo (e che rischia di diventare il 33%) come possiamo integrare? Biognerebbe lavorare solo per pagare imposte e pensione! Qualcuno potrebbe pensare che in un futuro lo Stato potrà cambiare i coefficienti, in modo da adeguare le pensioni. Sbagliato! In Germania il costo del sistema previdenziale è pari al 10.5% del PIL, mentre da noi è al 14,1%, quindi le pensioni non potranno che diminuire… Molti colleghi rimuovono il problema dicendo che all’idea della pensione ci hanno già rinunciato, invece in Francia i venticinquenni vanno in piazza per avere una pensione -decente – a sessant’anni. Sarà anche per questo che Monti parla di Generazione perduta riferendosi ai trenta-quarantenni?
Autore: Alfonso Miceli
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Per gentile concessione della rivista una città, pubblichiamo gran parte di un’interessante intervista di Barbara Bertoncin ad Alberto Brambilla, già Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal luglio 2008, con incarico di coordinamento dei Casellari degli Attivi e dei pensionati, attuale coordinatore del comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali
Avete da poco presentato il Rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale. Può spiegarci in che stato versa oggi il nostro sistema pensionistico?
Come nucleo di valutazione abbiamo fatto il monitoraggio e il controllo sugli ultimi bilanci consolidati che sono 2009-2010.
Diciamo che la situazione non è né disastrosa né rosea. Chi afferma che l’Inps ha un bilancio in forte attivo dice una cosa non corretta. In realtà la situazione del 2010 è che tra i contributi versati da noi tutti e dalla produzione e le prestazioni erogate c’è un disavanzo di 13 miliardi di euro. Nello specifico, le spese per pensioni (senza la quota assistenziale) sono circa 198 miliardi e i contributi sono circa 185 miliardi. I 13 miliardi non sono una cifra enorme per un sistema che nel totale eroga più di 230 miliardi, però rappresentano un certo passivo, soprattutto considerando che è crescente nel tempo perché passiamo dai due miliardi di qualche anno fa ad addirittura una situazione di pareggio di qualche anno prima.
C’è poi la quota di denaro che il governo ogni anno trasferisce all’Inps per la Gias, la gestione degli interventi di tipo assistenziale. Per il 2010 parliamo di 33 miliardi che, sommati ai 13, fanno 46 miliardi.
Ecco, quando noi ci lamentiamo per le tasse alte, dobbiamo ricordare che quello che non pagano i contributi deve essere pagato dalla fiscalità generale. Allora, la prima osservazione è che è vero che le pensioni non sono alte, però è altrettanto vero che noi per le pensioni spendiamo tanto. E non è finita qui. Perché poi ci sono le pensioni e gli assegni sociali, le pensioni di guerra (che ammontano a circa un miliardo e trecento milioni) e poi ci sono tutte le pensioncine di invalidità (circa 240 euro a testa) e gli accompagnamenti. Tutto questo costa ulteriori 22 miliardi e mezzo. Insomma, alla fine per mandare avanti questo baraccone che costa circa 260 miliardi l’anno, dalla fiscalità generale, da chi paga le tasse dobbiamo tirar fuori quasi 70 miliardi. Che è una cifra molto grossa.
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Autore: ACTA












