Articoli etichettati con il TAG "Dario Di Vico"
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| feb |
| 11 |
| 09:00 |

Lunedì 11 febbraio a Radio 24 si parla di partite IVA nella trasmissione “Nove in Punto” condotta da Simone Spetia.
Fra gli altri, saranno ospiti il giornalista Dario Di Vico, che dalle pagine del Corriere della Sera sta raccontando con grande attenzione il mondo del lavoro professionale autonomo, e Costanzo Ranci, autore del libro “Partite IVA. Il lavoro autonomo nella crisi italiana”.
In studio ci sarà anche la nostra presidente, Anna Soru. Un motivo in più per seguire la trasmissione e animarla con domande ed interventi.
Autore: ACTA
Calendario, Eventi, Ricerche e Indagini »
| gen |
| 21 |
| 18:00 |
ATTENZIONE! RINVIATO
Lunedì 21 gennaio ore 18:00 a Milano la Camera di Commercio di Milano e Unione Confcommercio Milano organizzano una presentazione del libro “Partite Iva. Il lavoro autonomo nella crisi italiana”, a cura di Costanzo Ranci, da una ricerca del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali.
L’incontro si terrà al Circolo del Commercio Milano, Palazzo Bovara, Sala Castiglioni, in Corso Venezia 51

Oltre all’autore, saranno presenti :
Carlo Sangalli, Presidente CCIAA Milano e Unione Confcommercio
Anna Soru, Presidente Acta
Mauro Magatti, Università Cattolica di Milano
Conduce il dibattito Dario Di Vico, Corriere della Sera.
Attenzione! INCONTRO RINVIATO
Autore: ACTA
Calendario, Eventi, Leggi e Norme, Primo Piano, Rappresentanza »
| mag ’12 |
| 10 |
| 15:00 |
In un forum online organizzato dal Corriere della Sera si parlerà del lavoro professionale con partita Iva.
All’incontro, moderato dal giornalista Dario Di Vico, parteciperanno il Ministro Elsa Fornero, Costanzo Ranci, sociologo e professore al Politecnico di Milano, Anna Soru, Presidente ACTA, e Giuseppe Lupoi, Presidente COLAP.
L’incontro potrà essere seguito in diretta via Web dal sito del Corriere della Sera.
Autore: ACTA
Calendario, Eventi »
| apr ’12 |
| 24 |
| 15:00 |
Segnaliamo che il 24 aprile alle ore 15 a Milano, presso la Triennale in Via Alemagna 6, ci sarà l’incontro “I lavori della terziarizzazione. Un confronto metropolitano tra Milano e Roma“
Milano e Roma sono le maggiori concentrazioni italiane di lavoro e impresa della conoscenza, professionisti, creativi, tecnici della produzione terziaria metropolitana. La crisi apertasi nel 2008 ha colpito duramente il lavoro professionale e la piccola impresa terziaria, espellendo (temporaneamente?) dal mercato le componenti più precarie di questo mondo. Nonostante tutto, si moltiplicano progetti e iniziative imprenditoriali che hanno per protagonisti giovani e meno giovani professionisti, free lance, piccole società. Questa composizione, non da oggi, è senza voce nei tavoli che contano. E’ un mondo di individui, gruppi, reti professionali e sociali che sembrano non coagularsi mai intorno a forme strutturate di rappresentanza. Eppure la loro capacità di fare innovazione e innervare di saperi il tessuto della produzione territoriale, è risorsa preziosa non solo per le imprese e il mercato, ma per la stessa qualità sociale e ambientale delle città.
Di questi temi discuteranno:
- Aldo Bonomi (Sociologo, Consorzio AASTER)
- Dario Di Vico (Giornalista, Corriere della Sera)
- Sergio Bologna (Storico e Saggista, ACTA, Autore di “Vita da Free Lance”)
- Giuseppe Berta (Storico dell’economia, Università Bocconi)
Protagonisti
- Paolo Alberti (CNA Torino)
- Antonio Mecca (CNA Professioni Lombardia)
- Giovanni Petrini (Avanzi, Milano)
- Beniamino Saibene (Esterni, Milano)
- Anna Soru (ACTA)
- Giovanni ZIngales – Consulta Professioni CCIAA Milano
- Claudio Panella – Capitale lavoro (Roma)
Chiusura
- Cristina Tajani (Assessore Lavoro Comune di Milano)
- Massimiliano Smeriglio (Assessore lavoro Provincia di Roma)
Autore: ACTA
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Siamo felici di leggere sul Corriere della Sera di oggi la risposta del ministro Elsa Fornero alla lettera di Dario Di Vico che richiamava l’attenzione sugli effetti della riforma del lavoro, così come oggi formulata, per i professionisti autonomi.
Speriamo sia l’inizio di un percorso di conoscenza e riconoscimento da parte del legislatore. Siamo ovviamente più che disponibili a spiegare e portare le nostre ragioni. Questa è la lettera:
Partite Iva, rispettiamo il lavoro autonomo
Il ministro rispondePartite Iva, rispettiamo il lavoro autonomo
Caro Direttore,
la riforma del mercato del lavoro è stata oggetto di profonda e attenta riflessione. Ha impegnato intensamente il governo, per il quale una delle principali linee guida è stata l’individuazione e la correzione delle numerose distorsioni e degli abusi oggi esistenti. In quest’ottica, abbiamo affrontato il tema delle partite Iva con l’occhio rivolto proprio alla più seria e profonda valorizzazione della componente «professionale» di uno strumento che, purtroppo, ha perso almeno in parte la sua natura originale.«La riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita» è il titolo del documento che contiene le linee guida sulla base delle quali stiamo dando gli ultimi ritocchi al testo del disegno di legge che presenteremo in Parlamento entro tempi molto brevi. Nel testo, consultabile sul sito del ministero del Lavoro e su quello del governo, sono presenti evidenti indicatori della nostra volontà di combattere seriamente la tendenza a utilizzare la partita Iva non già come libera manifestazione di lavoro autonomo – e quindi come uno dei «volani» dello sviluppo e della crescita – bensì come percorso elusivo per ridurre il costo della manodopera e per evadere gli obblighi contributivi.
Le suggestioni avanzate da Dario Di Vico nella sua lettera sono molte e tutte di grande interesse. Richiedono però, per essere affrontate con serietà e concretezza, analisi relativamente approfondite che saranno definitivamente messe a punto entro pochi giorni. Sarà mia cura far avere a Lei, e soprattutto ai lettori del Corriere della Sera risposte, il più possibile esaustive e in tempi brevi.
Mi consenta intanto di sottolineare che pressoché tutte le questioni relative al mercato del lavoro implicano la ricerca di un difficile equilibrio tra opposti interessi; il che, nel caso indicato da Dario Di Vico, significa contenere gli abusi, valorizzando il lavoro autonomo.
Elsa Fornero – Ministro del Lavoro
Autore: Cristina Zanni
Appelli e Lettere, Diritti, Rappresentanza »
Sottoscriviamo in pieno l’invito rivolto da Dario Di Vico al Ministro Elsa Fornero affinchè dia ascolto alle associazioni che a vario titolo si occupano di lavoro professionale autonomo. L’appello è contenuto in una lettera aperta pubblicata in prima pagina sul Corriere della Sera di oggi 25 marzo 2012, in cui é riportato il nostro disagio rispetto ad una riforma che sembra non voler lasciare spazio al nuovo lavoro autonomo.
Si è costruita un’equazione tra lavoro professionale con partita iva e irregolari del mercato del lavoro e di conseguenza la terapia prevalente che è stata proposta è sembrata essere quella di far transitare queste figure verso il lavoro dipendente regolare. Quasi che l’universo del mondo del lavoro italiano potesse ancora una volta essere ricondotto a due tipologie esclusive, le imprese e i dipendenti. Da qui alla riproposizione dello schema che assegna la rappresentanza sociale tutta a Confindustria e sindacati confederali il passo è breve.
Accanto a molte finte partite Iva – è stato per primo il Corriere a parlare addirittura di una bolla del mercato del lavoro – esistono però persone che hanno scelto coscientemente il lavoro autonomo che poter usare il proprio tempo con modalità più flessibili, perché non amano le organizzazioni e le gerarchie, perché possono conciliare meglio professione e impegni di altro tipo , perché possono alternare a loro piacimento attività e formazione continua. Molti di costoro sono partite Iva monocommittenti perché magari sono impegnate su un progetto di ampio respiro e quindi totalizzante. Parecchi sono nativi digitali e stanno esplorando le nuove professioni del web. Parecchie sono donne. Se dovessimo applicare a loro gli schemi che si sentono ripetere in questi giorni si dovrebbe decidere d’imperio “tu sei una partita Iva finta, tu vera..”.
Questa tipologia di lavoro autonomo qualificato viene incontro alle esigenze di flessibilità e di specializzazione delle imprese tanto è vero che sta crescendo ovunque nei Paesi ad alta industrializzazione perché si muove in linea con le esigenze di modernizzazione delle economie avanzate e spesso costituisce il valore aggiunto della sfida competitiva che attende il made in Italy.
E proprio per questo complesso di motivi dovrebbe essere incoraggiato e sostenuto e non, come accade ora, gravato da un pesante regime fiscale e contributivo, cui non corrisponde alcuna (significativa) tutela.
Ma vengo al punto. E’ possibile che questo mondo in cui come abbiamo visto convivono sotto lo stesso regime fiscale (la partita Iva) il giovane inoccupato e il consulente cosmopolita non sia degno nemmeno di essere consultato quando si sta per varare una riforma del lavoro come quella che Lei, ministro, sta predisponendo? Le pare possibile che parlino a nome delle partite Iva i sindacalisti confederali che ovviamente leggono i mutamenti della società sempre in chiave di lavoro dipendente e quindi di allargamento del loro mercato della rappresentanza?
Autore: ACTA
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Sul Corriere della Sera di oggi 1 dicembre un approfondimento di Dario Di Vico, annunciato in pr
ima pagina e riportato a pagina 16, evidenzia le posizioni di Acta.
Di Vico ricorda i ripetuti aumenti dei nostri contributi pensionistici per finanziare operazioni a noi estranee (l’ultima volta con la legge di stabilità) e l’ancora non risolta questione IRAP. Cita la lettera del Consiglio Direttivo di Acta al Governo per segnalare che sotto molti aspetti é in sintonia con le misure in cantiere: riforma previdenziale con la costruzione di una grande INPS, lotta all’evasione, liberalizzazione delle professioni. Ma ne ricorda anche i caveat riportati nella lettera e ribaditi da un’intervista ad Anna Soru. Così con riferimento alle questioni fiscali:
Oggi si riparla di aumentare l’Iva e Acta interviene per dire che un eventuale aumento sui servizi professionali rappresenterebbe un torto. “Si dice di voler spostare la fiscalità dalle persone alle cose ma noi siamo consulenti e i nostri prodotti sono servizi. Anche da questi dettagli si capisce solo che il lavoro autonomo non ha ancora una sua dignità”commenta Soru. Il tema della tracciabilità dei guadagni non trova obiezione tra le partite Iva. Ad Acta sostengono però che bisogna evitare gli accertamenti senza contraddittorio. Niente da dire su strumenti come gli studi di settore o il redditometro , ma è il fisco che deve dimostrare che “noi abbiamo evaso, non il contrario”.
Sulla previdenza, ricorda la sperequazione della contribuzione dei professionisti con partita iva senza cassa rispetto agli altri autonomi (professionisti con cassa, artigiani e commercianti) e rilancia la richiesta di trasparenza con la busta arancione.
Autore: ACTA
Leggi e Norme »
Ne parla Dario Di Vico nel Corriere della Sera del 17 agosto 2011, nell’articolo Il fronte del no diviso sull’IVA, che riporta le perplessità di Acta. Si legge nell’articolo:
Una novità contenuta nel decreto e finora rimasta inosservata è l’ espresso riconoscimento – contenuto nell’ articolo 8 secondo comma – dei rapporti di lavoro con partita Iva. È la prima volta che il legislatore ne parla ma la scelta fatta è di rinunciare (almeno per ora) a uno Statuto del lavoro autonomo e demandare la regolamentazione di questo particolare rapporto di lavoro alla contrattazione aziendale/territoriale. «Il governo ha deciso di includere le partite Iva alla pari del lavoro dipendente? – si chiede Anna Soru, presidente di Acta, l’ associazione del terziario avanzato. – Ma come si fa? È possibile solo per le situazioni in cui il lavoratore con partita Iva svolge attività analoghe a quelle dei dipendenti». Ma pensiamo a una consulenza di marketing o di organizzazione aziendale o alla creazione di un sito web, come potrà essere regolata dalla contrattazione aziendale, sulla base di quali parametri? E quali sono le parti sociali che rappresenterebbero le partite Iva? I sindacati confederali, forse? Tutti interrogativi che formulati da Acta riportano però alla più generale difficoltà del governo di ritrovare il bandolo della matassa del rapporto con i ceti medi. Si procede a tentoni nel buio e il rischio di inciampare, non una ma più volte, è altissimo.
E’ un modo per evitare di intervenire fattivamente? Prima un rincorrersi di statuti annunciati e mai realizzati (statuto dei lavori, statuto del lavoro autonomi), ora un rinvio alla contrattazione aziendale/territoriale, che non è chiaro come potrà agire.
Perchè non partire da qualche regola base che, ad esempio, tuteli efficacemente (al pari di quanto avviene coi dipendenti) i diritti del lavoratore autonomo nei confronti del committente che fallisce, che non paga o che ritarda i pagamenti? Anche quando il cliente è la Pubblica Amministrazione.
Autore: ACTA
Fisco, Leggi e Norme »
La morte del forfettone
In un articolo sul Corriere della Sera che inizia in prima pagina dal titolo “Le partite Iva e il rischio di tasse più alte”, Dario Di Vico ben interpreta le nostre reazioni sulla manovra finanziaria.
Scrive infatti:
Prima un sospiro di sollievo e poi invece giù con la calcolatrice a fare i conti.
Lo stato d’animo delle partite Iva di fronte alla manovra di rientro dal debito è altalenante. Il rischio che i contributi previdenziali obbligatori da versare alla gestione separata dell’Inps passassero in una notte dal 26 al 33% ha fatto tremare consulenti e altri professionisti con partita Iva. La norma è stata presa in seria considerazione dalle strutture ministeriali incaricate di preparare “i tagli” ma poi fortunatamente è stata derubricata. E ora però l’attenzione e le preoccupazioni delle partite Iva si è spostata sulla “morte del forfettone”.
…
Con il decreto Tremonti il forfettone salta o meglio cambia pelle: scende drasticamente al 5% ma solo per coloro i quali hanno iniziato l’attività negli ultimi cinque anni o vorranno iniziarla adesso . (In un primo tempo era stato previsto anche un limite anagrafico, 35 anni, che è stato eliminato nella stesura finale)
Riporta poi stime ACTA sull’aumento della pressione fiscale che ne potrà derivare (+6-9% per chi ha un imponibile tra i 20 e i 30.000 euro) e dà voce al nostro timore che l’aumento dei contributi possa essere solo rinviato.
Siamo sempre sul chi vive – dice Anna Soru, presidente di Acta – La tentazione di far cassa con i nostri redditi è ricorrente, i sindacati confederali sono favorevoli in linea di principio e, visto che non abbiamo lobby che ci difendono, già oggi paghiamo dieci punti in più dei professionisti tutelati da Ordini.
Autore: ACTA
Calendario, Eventi, Previdenza »
| apr ’11 |
| 29 |
| 11:00 |
Saranno presentati i risultati di due ricerche inedite sul rapporto tra giovani e previdenza, potrà essere l’occasione per un confronto sui problemi del sistema pensionistico contributivo. Un confronto non puramente accademico, vista la lista dei partecipanti:
Maurizio Ferrera (Università degli Studi di Milano)
Alberto Martinelli (Università degli Studi di Milano e C&I)
Dario Di Vico (Editorialista del Corriere della Sera)
Matteo Jessoula (Università degli Studi di Milano)
Antonio Mastrapasqua (Presidente INPS)
Anna Soru (Presidente ACTA)
Venerdì 29 aprile 2011, ore 11
Facoltà di Scienze Politiche, Via del Conservatorio 7 c/o l’Università degli Studi di Milano
Per iscrizioni al workshop e ulteriori informazioni: www.comunitaeimpresa.it.
Autore: ACTA












