Articoli etichettati con il TAG "crisi"
Occupazione, Pagamenti, Ricerche e Indagini »
Il 20 luglio CNEL ha presentato il Rapporto sul Mercato del Lavoro 2009-2010 (.PDF in dwonload, 2 MB), uno studio che conferma l’attuale quadro negativo dell’occupazione e prevede un’ulteriore crescita della disoccupazione nel 2010. A Pag. 154 si confronta il rischio di disoccupazione/inattività (calcolato in base alle trasformazioni della posizione lavorativa) delle diverse tipologie professionali. I professionisti sembrerebbero avere il più basso rischio di diventare disoccupati o inattivi: nel 2009 risultano disoccupati o inattivi solo il 3,2% di coloro che nel 2008 erano occupati (al secondo posto imprenditori con il 3,9%, quindi i dirigenti con il 4,4%, all’ultimo posto i collaboratori con il 17,1%).

Questo confronto è tuttavia ingannevole. Il passaggio da uno status di occupato a uno da disoccupato è chiaro per un dipendente o per un collaboratore, dove è definito da un licenziamento o dal decadere di un contratto. Molto meno chiaro per un professionista (e più in generale per un lavoratore autonomo), che può continuare a tenere aperta la partita IVA anche se il fatturato è crollato.
L’effetto della crisi sulla nostra categoria non è visibile dai dati sulla disoccupazione e neppure da quelli sul tempo lavorato, perché si lavora più che mai: diminuiscono gli incarichi e gli importi degli incarichi, aumentano i progetti, i preventivi presentati, le azioni di marketing e di ricerca di nuovi lavori e nuovi clienti, l’impegno sulla formazione e l’aggiornamento (che ricordiamo è deducibile dal reddito solo al 50%).
L’effetto della crisi è visibile sul fatturato e sugli incassi (ritardati) e purtroppo gli Studi di Settore fanno finta che la crisi non ci sia.
Autore: Anna Soru
Occupazione »
Sul sito Lavoce.info un intervento di Massimo Anelli e Gaetano Basso dal titolo “I numeri del lavoro“ calcola i posti di lavoro bruciati dall’inizio della crisi, ovvero dal terzo trimestre 2008 al primo trimestre 2010 (attualmente il dato più aggiornato dell’Indagine continua sulle Forze Lavoro condotta dall’Istat). Sono 823.000 (un milione se togliamo la componente legata agli immigrati), in gran parte contratti a termine: 400.000 posti di lavoro con contratti a tempo determinato, 75.000 collaborazioni e 241.00 autonomi.

Fonte: Lavoce.info
Il calo degli autonomi è particolarmente consistente se si considera che proprio in corrispondenza della crisi e della perdita dell’occupazione da parte di tanti dipendenti, aumenta il numero di coloro che avviano un’attività autonoma per trovare una nuova occupazione. Le chiusure di attività sono state talmente numerose da annullare questo dato e dare un segno fortemente negativo alla tendenza.
Autore: ACTA
Pensione, Previdenza »
La Repubblica, nell’articolo “Pensioni cosa cambia” del 28 giugno 2010 a firma di Federico Pace, evidenzia che il prolungamento dell’età pensionabile (secondo le nuove norme inserite nella manovra Finanziaria 2010) non prevede alcun incentivo. Riporta, inoltre, un’importante osservazione di Luciano Gallino:
Il governo sembra ignorare che siamo nel mezzo di una crisi economica mondiale che durerà molti anni e che produce tassi di disoccupazione molto elevati. Le imprese ristrutturano, per aumentare la produttività cercano di assumere soprattutto giovani cercando di liberarsi, ed evitando di assumere, non solo i sessantenni, ma anche i quarantacinquenni e i cinquantenni. Quando si parla di prolungamento dell’età pensionabile si devono fare i conti con il vuoto sempre più grande tra la domanda delle imprese e l’ipotesi che le persone vadano in pensione più tardi. Questo rischia di diventare un problema molto serio. Come si colma questo vuoto nella vita di un uomo? E’ su questo che deve ragionare la politica.
Aggiugiamo che questa difficoltà a incontrare la domanda delle imprese e a continuare a lavorare è presente in misura ancor maggiore in chi non è lavoratore dipendente (magari proprio perchè ha perso il lavoro dipendente nelle ristrutturazioni di questo periodo di crisi) e dovrà attendere 6 mesi in più di chi lo è per andare in pensione. Non solo. I lavoratori autonomi non possono contare su alcun ammortizzatore sociale per coprire almeno in parte questo vuoto. E’ anche su questo che deve ragionare la politica.
Autore: ACTA
Informatica e Web, Occupazione, Trovare Lavoro »
La crisi economica ha colpito prima Industria e Trasporti, poi si è estesa a Commercio e Terziario alle imprese. Alla caduta della produzione è seguita una caduta dell’occupazione, che ha interessato soprattutto il lavoro autonomo e professionale, non protetto da ammortizzatori sociali. Attualmente ci sono alcuni segnali positivi di ripresa dell’economia, ma secondo l’Istat la disoccupazione ha raggiuto ad aprile l”8,9%, il valore più alto dal 2001.
Acune conferme indirette del disallineamento dei dati occupazionali rispetto a quelli produttivi vengono dai dati settoriali. Il Rapporto Assinform 2010 rileva segnali di ripresa nell’Information Technology, ma come ha sottolineato il presidente di Assinform, anche ”il peggioramento dell’occupazione nel settore IT, soprattutto per consulenti e lavoratori indipendenti, riflesso dei forti tagli operati sulla spesa in informatica nel 2009 da tutti i settori dell’economia italiana”.
Autore: ACTA
Pensione »
Fonte: Corriere della Sera, 2010
Autore: ACTA
Assistenza, Occupazione, Politiche del lavoro »
Il Corriere della Sera Lombardia di oggi 2 febbraio 2010 torna sulle problematiche dei lavoratori professionali autonomi con un articolo a firma Rita Querzé dal titolo “Crisi, in rosso anche i liberi professionisti“ in cui si evidenzia il pesante impatto della crisi sull’occupazione degli autonomi. Nell’approfondimento del Corsera si leggono dichiarazioni dell’assessore al Lavoro della Regione Lombardia in merito alla volontà di trovare idonee misure di sostegno. Siamo in attesa di valutare l’entità di questo impegno.
Autore: ACTA
Pagamenti, Reddito, Storie personali e testimonianze »
Ancora una volta il Corriere della Sera raccoglie la voce di ACTA. All’interno di un ampio servizio dedicato alla crisi del mondo professionale, il dorso del Lunedì del Corriere della Sera approfondisce la difficile situazione dei lavoratori autonomi. Si legge nell’articolo a firma di rita Querzé, “I professionisti: crisi, futuro a rischio per i giovani“:
La crisi rende drammatiche alcune situazioni. Ci sono traduttori che guadagnano 45 euro lordi al giorno, che poi vuol dire 25 euro netti: la paga degli immigrati che raccolgono arance al Sud», lamenta Anna Soru, presidente di Acta, associazione che cerca di organizzare questo mondo. «Ma il problema è più profondo – continua Soru -. Il fatto è che il cavallo non beve oggi. Ma non beveva nemmeno prima della crisi». «Il cavallo» sarebbe il mondo dell’ impresa. «Si fa tanto parlare del bisogno di laureati ma la verità è che, nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende non li vogliono. A meno che non si accontentino di retribuzioni da fame», lamenta Soru.
Autore: ACTA
Associazioni, Diritti, Libri Articoli Approfondimenti, Psicologia del lavoro autonomo, Rappresentanza, Storie personali e testimonianze »
Qualche giorno fa il Corriere della Sera, con l’articolo “Professionisti a rischio, sindrome da Quinto Stato. Dai designer ai consulenti, le fasce senza welfare. Gli architetti: pacchetto anti-crisi per le categorie” cita ACTA e il tema della crisi del lavoro professionale autonomo. Ci fa piacere che il giornale di via Solferino si sia accorto di noi! Ci piacerebbe certamante che approfondisse ancora di più la nostra condizione, per evitare per esempio, alcune semplificazioni, come l’indicazione relativa al nostro reddito annuo medio, stimato in 60.000 euro: magari!!
P.S. Ma, davvero, ci sposiamo preferentemente tra di noi? Mah!
Autore: ACTA
Fisco, Studi di settore »
Ultimi sviluppi sul fronte degli Studi di Settore, tratti da una serie di articoli recentemente pubblicati dal Sole 24Ore.
- Dopo una lunga attesa, dovuta all’esigenza di introdurre correttivi agli Studi di Settore, al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica sui ricavi/compensi dei contribuenti sottoposti a tale strumento, il 22 maggio scorso è stato reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate il software Gerico che consente il calcolo della congruità per l’anno 2008. Tale ritardo nel rilascio del software per il programma del calcolo dei ricavi/compensi ha indotto il Ministero dell’Economia a spostare dal 16 giugno al 6 luglio il termine per i versamenti relativi all’Unico senza maggiorazione dello 0,4%.
- Per quanto riguarda le professioni, sono confermate per la grande maggioranza di esse (fanno eccezione alcune tra quelle sanitarie e quelle legali) le attese di una sostanziale assenza per il 2008 di un impatto dei correttivi sul livello di congruità dei compensi. Da un lato, infatti, si è ritenuto che la crisi manifesterà i suoi effetti sulle attività professionali con un certo ritardo rispetto agli altri comparti economici; dall’altro si è voluto evitare che la revisione del software determinasse riduzioni generalizzate e indistinte, tali da produrre benefici per categorie non (ancora) colpite dalla crisi.
In generale, chi risulta congruo:
- non è sottoponibile ad accertamento basato sugli studi di settore
- non è sottoponibile ad accertamento basato su presunzioni semplici fino al 40% dei ricavi/compensi dichiarati, con il limite dei 50.000 euro.
Chi non risulta congruo:
- ha una probabilità su dieci di essere invitato al contraddittorio;
- in sede di contraddittorio il contribuente può abbassare la pretesa di Gerico, presentando la propria situazione personale; se viene raggiunto l’accordo, si applicano le sanzioni ridotte ad un quarto del minimo;
- sempre in sede di contraddittorio il contribuente può invece accettare totalmente il contenuto dell’invito al contraddittorio, con le sanzioni ridotte ad un ottavo del minimo.
In caso di non adesione e di successivo accertamento, l’ufficio deve provare altri elementi oltre ai risultati di Gerico (circolari dell’Agenzia delle Entrate 5/E/2008 13/E/2009, pronunce della Commissione tributaria regionale del Lazio nel 2008 e di quella dell’Umbria nel 2009). La possibilità per il contribuente di sottolineare l’insufficienza di Gerico come metodo accertativo può essere fatta valere soltanto in sede di contenzioso.
Autore: ACTA
Assistenza, Diritti, Leggi e Norme, Libri Articoli Approfondimenti »
Franco Bechis sottolinea su Italia Oggi, nell’articolo ”Crisi: ma chi pensa alle partite Iva?” (.DOC in download), come le misure governative anticrisi ignorino completamente i lavoratori autonomi, benchè questi ne subiscano le peggiori conseguenze. Si legge nell’articolo:
[...] con le risorse per gli ammortizzatori sociali si chiude il pacchetto anti-crisi del governo. Da cui restano fuori i suoi grandi elettori: le Partite IVA. [...] Dunque come e forse anche più di altri governi europei il governo italiano ha messo in campo il più largo ventaglio possibile anti-crisi. Per tutti, o quasi. Perché in molte di queste misure non possono essere ricompresi settori che pure sentono il morso della crisi come tutti gli altri. Primo fra tutti il cosiddetto popolo delle partite Iva, che non solo deve affrontare oggi la realtà come tutti, ma viene da anni in cui è stato bastonato e quasi preso come un nemico di classe dal governo precedente. Ci sono professionisti, commercianti, liberi imprenditori che hanno vissuto il cambio di governo anche con un legittimo sospiro. E che si sarebbero attesi un passo in più nei loro confronti. Poco o nulla è cambiato del fisco punitivo, poco o nulla delle nuove norme regolamentari, nulla arriva oggi a chi non ha cassa integrazione, disoccupazione, salvagenti. Ma il lavoro lo perde lo stesso.
Autore: ACTA














