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Articoli etichettati con il TAG "Anna Soru"

Calendario, Donne, Eventi, Occupazione »

| 30 aprile 2013 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 606 VOLTE | SHORT URL |
mag
9
17:00

Segnaliamo l’incontro “Donne dentro e fuori il mercato del lavoro” organizzato da Quanta Italia l’8 maggio 2013 a Milano, al Quanta Village in Via Assietta,19.

Ore 17.30 | Tavola Rotonda in due momenti
• DONNE DENTRO
Maria Grazia Bizzarri – HR Manager Vodafone, direttivo Valore D
Laura Caldara – Country Manager Quanta Svizzera
Monica Consonni – Hr Director Prénatal
Fabio Galluccio – Manager People Caring, Telecom Italia

• DONNE FUORI
Anna Soru – Presidente ACTA – Associazione Consulenti Terziario Avanzato
Cecilia Spanu – Co-founder FattoreMamma

• DENTRO E/O FUORI il mercato del lavoro?
Valentina Aprea – Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Regione Lombardia, a partire dagli interventi dei relatori e dalle domande del pubblico, interverrà su come le istituzioni possono dare risposte

Moderatore Anna Zavaritt – Giornalista e consulente Work-Life Balance

Ore 18.30 – 19.30| Aperitivo di networking in giardino

Contemporaneamente D-DATE:

Incontri personali di 10 minuti con manager e Libere professioniste/imprenditrici disponibili per un confronto di Spin-mentorship.
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Calendario, Eventi, Internet e tecnologie, Occupazione, Politiche del lavoro »

| 29 aprile 2013 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 649 VOLTE | SHORT URL |
mag
8
16:15

L’8 e il 9 maggio wwworkers organizza a Bologna un meeting che coinvolge i lavoratori che fanno rete, imprenditori di piccole e medie imprese che hanno scelto di abbracciare le nuove tecnologie o artigiani che si sono posizionati anche online per raggiungere nuovi clienti.
ACTA partecipa all’incontro in plenaria dell’8 maggio.

Ore 16.15-18
Wwworkers Plenaria
Bologna – Auditorium Enzo Biagi – Sala Borsa – Piazza del Nettuno, 3
Internet crea lavoro. L’economia digitale per far ripartire crescita e occupazioneRosario Strazzullo (CGIL), Vittorio Sangiorgio (Coldiretti Giovane Impresa), Andrea Di Benedetto (Giovani Imprenditori CNA), Cristiano Radaelli (Confindustria Digitale), Massimiliano Magrini (United Ventures), Anna Soru (ACTA), Diego Ciulli (Google Italy)
Modera Luca Tremolada (Sole24Ore)


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Libri Articoli Approfondimenti »

| 16 aprile 2013 | 3 COMMENTI | LETTO: 988 VOLTE | SHORT URL |

Pubblichiamo il testo di un intervista di Giovanna Guercilena ad Anna Soru per Impresa e management del Sole 24 ore.

Recentemente l’Inps ha riconosciuto la legittimità dei congedi parentali anche per le professioniste iscritte alla cosiddetta gestione separata. Un risultato a cui Acta teneva molto. Siete soddisfatti?
Oltre un anno fa, il decreto cosiddetto Salva Italia ci riconosceva congedi parentali e malattia domiciliare, diritto che per inciso avrebbe dovuto partire sin dal 2008 in concomitanza con un aumento della nostra contribuzione proprio così finalizzata. Dopo una nostra raccolta firme, l’Inps ha finalmente cambiato i contenuti informativi del sito per quanto concerne i congedi parentali, ma non ancora per la malattia domiciliare. In più, non si è ancora attrezzata per permettere concretamente la richiesta dell’indennità, anche se ci aspettiamo chiarezza in tempi brevi (alla data dell’intervista l’Inps non aveva ancora provveduto, ndr). Infine, manca ancora il riconoscimento dei congedi parentali ai professionisti papà, un’assenza che quasi vanifica lo spirito della stessa legge sui congedi parentali.

Chi sono le moderne partite Iva?

Un popolo molto eterogeneo. Negli ultimi decenni, il lavoro autonomo non è complessivamente cresciuto molto, ma si è modificato profondamente: è diminuito il lavoro autonomo tradizionale di commercianti e artigiani, è cresciuto quello nei servizi rivolti a imprese e pubblica amministrazione e tutto il lavoro orientato alle funzioni della conoscenza e delle relazioni sociali. I dati del Ministero dell’economia ci dicono che nel 2012 c’è stato un sensibile aumento delle partite Iva, soprattutto per i giovani sino ai 35 anni. Sono perlopiù interessati i settori come servizi professionali, sanità e intrattenimento. Probabilmente l’aumento delle partite Iva dei giovani è il risultato congiunto delle difficoltà a trovare lavoro come dipendenti e dei forti incentivi all’avvio di nuove attività.

L’Isfol calcola in 400mila le false partite Iva. Vi risulta un fenomeno così rilevante?
Sicuramente il fenomeno esiste ed è importante, ciò nondimeno è minoritario, forse il 13-15% del totale. Il problema va affrontato, ma non con le modalità solite. Sino a ora, nel tentativo di riportare in automatico verso il lavoro dipendente, si sono praticamente solo elevati i contributi e i valori soglia, ma l’unico effetto misurabile è stato di rendere la vita difficile a chi è realmente autonomo.

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In evidenza, Leggi e Norme, Libri Articoli Approfondimenti, Rappresentanza »

| 7 aprile 2013 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 853 VOLTE | SHORT URL |

Lo scorso 18 marzo si è tenuto a Milano il seminario “Professioni: riforma o controriforma,” organizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università Statale in collaborazione con ACTA. Al centro del convegno l’analisi della legge, recentemente approvata, sulle professioni non regolamentate (l. n. 4/2013) e le sue implicazioni sul lavoro autonomo di seconda generazione. Riportiamo la sintesi preparata da Elena Sinibaldi, che ringraziamo.

Si sono confrontati sul tema esperti di diritto del lavoro, professionisti ordinisti e non, sostenitori e critici della legge.
Il seminario si è aperto con l’analisi giuridica di Adalberto Perulli, giuslavorista dell’Università Cà Foscari di Venezia, a cui hanno fatto seguito gli interventi di Potito Di Nunzio, rappresentante dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano, Giuseppe Lupoi, presidente di CoLAP (Libere Associazioni Professionali), e Romano Calvo, rappresentante di ACTA. Durante il dibattito conclusivo hanno preso la parola: Davide Imola, responsabile CGIL – Professioni, Ordini e Associazioni Professionali; Renato Turbati, rappresentante dell’Associazione italiana di valutazione; Gloria Mina, rappresentante di Assointerpreti; Sandra Bertolini, rappresentante dell’Associazione italiana interpreti; Maurizio Del Conte, giuslavorista dell’Università Bocconi di Milano; Anna Soru, presidente di ACTA; Sergio Bologna, storico del lavoro e rappresentante di ACTA.
I lavori del convegno sono stati coordinati da Renata Semenza, sociologa del lavoro dell’Università Statale di Milano.
Riprendendo gli stralci più significativi dalla trascrizione completa del seminario, si restituisce una sintesi dei passaggi principali della discussione.

La Prof.ssa Semenza avvia il dibattito interrogando i relatori su tre possibili scenari.

Come allora possiamo fare una riflessione su questa riforma e soprattutto sugli effetti che ci aspettiamo da questa riforma, oggetto della discussione di oggi? Ci sono tre ipotesi:

  1. che la riforma rappresenti un’opportunità, un’opportunità di rendere sostanzialmente visibili degli invisibili, di dare voce a questa categoria che non ha voce, di incentivare l’associazionismo e la rappresentanza di queste professioni e di riconoscere regole più trasparenti sulla certificazione professionale, sulla qualità del lavoro, sulle remunerazioni;
  2. che la riforma invece rappresenti un vincolo. Quindi, costituirà una barriera all’ingresso, ad esempio: nei rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione, per l’accesso ai bandi ecc. (…)
  3. che la riforma non avrà nessun effetto. (…) Nel senso che l’impressione è che questa legge si limita a normare alcuni aspetti marginali (erogazione della formazione, la rappresentanza ecc.) e lascia scoperte le grandi questioni: del fisco, degli standard retributivi, delle tutele.

Il prof. Perulli, attraverso un’analisi sistematica dell’articolato normativo, sottolinea le ambiguità della stessa legge in merito ad alcuni punti: la nozione di “professione”, la ratio della legge, il ruolo delle associazioni professionali. Riconduce, inoltre, l’ambiguità al carattere volontaristico della normativa.

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Campagne Acta, Rappresentanza »

| 12 febbraio 2013 | 4 COMMENTI | LETTO: 647 VOLTE | SHORT URL |

ACTA sottopone a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche 5 punti programmatici per la valorizzazione del lavoro autonomo professionale e per una maggiore equità nei confronti delle nuove tipologie di lavoratori e chiede l’adesione alla campagna “Dica: no 33!”. Di seguito il testo della quinta intervista.

Alla fine delle 5 domande abbiamo pubblicato uno scambio di mail tra Anna Soru e Titti Di Salvo, mirato ad approfondire il tema del Dica: no33!

ACTA Negli ultimi anni la nostra contribuzione pensionistica è cresciuta dal 20% al 27%, con il contributo di tutti i governi. Sulla base della legge sul lavoro del 2012 dovrebbe aumentare ancora al 33% Si impegna a fermare questo aumento?
Se è contraria/o ci spieghi le sue motivazioni.

Di Salvo Come prima osservazione di premessa ci tengo a dire che sulla legge Fornero bisogna tornare perchè contiene molti limiti sia di impostazione culturale – non si crea lavora agendo sulle regole del mercato del lavoro o sul cambiamento dello Statuto dei lavoratori,il lavoro si crea con gli investimenti – che di efficacia .Giusto ieri sono stati presentati dati che indicano come dopo la legge non sia avvenuta la trasformazione di lavori precari in lavori stabili,che era invece uno degli obiettivi annunciati della legge).
Poi, entrando nel merito della domanda vorrei tornare alle ragioni dell’aumento della contribuzione. In sostanza le ragioni sono due :
1 avvicinare la contribuzione delle partite Iva alla contribuzione dei lavoratori dipendenti per evitare che il costo più basso di collaborazioni e partite Iva faccia da incentivo alla sostituzione di lavoro dipendente;
2 aumentare la quantità di contributi versati per ottenere pensioni dignitose soprattutto nel sistema contributivo vigente in cui conta quanto si versa.
Il rovescio della medaglia è legato al sistema di contribuzione per le parite Iva che, in assenza di una norma obbligatoria sulla rivalsa previdenziale che permetta di caricare una parte consistente del contributo sulla committenza,scarica il costo maggiore sui compensi, di fatto decurtandoli.
Posto che è interesse di tutti – sia dei lavoratori costretti ad aprire partita Iva che di coloro che scelgono quella strada liberamente – smascherare il falso lavoro dipendente travestito da partita Iva e avere prestazioni pensionistiche decenti,a mio avviso bisognerebbe agire sul secondo versante cioè sulla definizione di una norma che consenta di caricare parte consistente del contributo sulla committenza, adeguando l’aumento della contribuzione in parallello.

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Calendario, Campagne Acta, Eventi »

| 8 febbraio 2013 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.210 VOLTE | SHORT URL |
feb
11
09:00


Lunedì 11 febbraio a Radio 24 si parla di partite IVA nella trasmissione “Nove in Punto” condotta da Simone Spetia.
Fra gli altri, saranno ospiti il giornalista Dario Di Vico, che dalle pagine del Corriere della Sera sta raccontando con grande attenzione il mondo del lavoro professionale autonomo, e Costanzo Ranci, autore del libro “Partite IVA. Il lavoro autonomo nella crisi italiana”.
In studio ci sarà anche la nostra presidente, Anna Soru. Un motivo in più per seguire la trasmissione e animarla con domande ed interventi.


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Politiche del lavoro, Ricerche e Indagini »

| 16 gennaio 2013 | 4 COMMENTI | LETTO: 1.678 VOLTE | SHORT URL |

Pubblichiamo un’intervista di Barbara Imbergamo ad Anna Soru a commento di alcuni risultati dell’indagine ACTA.

Barbara: Se molti lavoratori a p. iva “non arrivano a fine mese” (sono il 22,6% secondo la rilevazione Acta) e chi ci arriva appena (oltre il 47%) è evidente che c’è un problema di tariffe e compensi non proporzionati al lavoro svolto. Cosa è successo? È solo effetto della crisi?
Anna: Non è solo per la crisi. La crisi ha accelerato un processo in atto da anni. In passato i consulenti e gli autonomi stavano meglio sia perché il mercato era più florido sia perché la concorrenza era molto più limitata. L’aumento del peso fiscale e contributivo, che non è stato possibile trasferire ai clienti, ha fatto il resto.
Comunque distinguerei due problemi: uno di tariffe e uno di continuità del lavoro. Se il problema della continuità fa parte del gioco, è connaturato all’essere autonomi, quello delle tariffe è invece una anomalia tutta italiana. Paradossalmente molto spesso ad un autonomo vengono proposti compensi inferiori ai compensi che percepiscono i dipendenti per attività paragonabili.

Barbara: È un problema tipicamente italiano e legato al nanismo delle imprese e al loro comprare pochi servizi qualificati?
Anna : Sicuramente lo è. Le imprese italiane sono piccole, tra quelle medie poi molte hanno un’impostazione a “conduzione familiare” e tendono a non comprare servizi qualificati, anche perché sono presenti soprattutto in settori tradizionali, non innovativi. Se si considera poi che quelle molto grandi si rivolgono principalmente ad un’offerta estera si vede che il mercato è “piccolo” e il lavoro qualificato è scarsamente riconosciuto come un valore aggiunto. E dunque poco pagato.
Le pubbliche amministrazioni infine hanno sempre meno soldi e, spesso, una limitata capacità di scegliere su quali servizi pregiati investirli.

Barbara: Quale è la cifra che secondo te rappresenta il costo medio di vendita di una giornata di lavoro di un professionista in Italia?
Anna : Non si può dare una risposta che valga per tutte le professioni. La situazione è molto variegata e riflette il diverso rapporto di forza tra domanda e offerta e la diversa percezione dell’importanza dei differenti servizi. Nelle professioni più tecniche il mercato ha tenuto sia perché si tratta di competenze meno diffuse, sia perché chi acquista ha maggiori difficoltà a coprirle con l’improvvisazione. Mi spiego meglio. Difficilmente un’azienda farà a meno di un informatico per mettere a punto la rete informatica o un programma. Al contrario tante aziende sono convinte di poter fare a meno di un esperto sui temi della comunicazione, non significa che sia vero, ma non è facile far loro capire la differenza tra una comunicazione professionale e una “arrangiata”.
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Calendario, Eventi, Ricerche e Indagini »

| 10 gennaio 2013 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.797 VOLTE | SHORT URL |
gen
21
18:00

ATTENZIONE! RINVIATO

Lunedì 21 gennaio ore 18:00 a Milano la Camera di Commercio di Milano e Unione Confcommercio Milano organizzano una presentazione del libro “Partite Iva. Il lavoro autonomo nella crisi italiana”, a cura di Costanzo Ranci, da una ricerca del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali.

L’incontro si terrà al Circolo del Commercio Milano, Palazzo Bovara, Sala Castiglioni, in Corso Venezia 51

Oltre all’autore, saranno presenti :
Carlo Sangalli, Presidente CCIAA Milano e Unione Confcommercio
Anna Soru, Presidente Acta
Mauro Magatti, Università Cattolica di Milano
Conduce il dibattito Dario Di Vico, Corriere della Sera.

Attenzione! INCONTRO RINVIATO


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In evidenza, Leggi e Norme, Primo Piano »

| 20 dicembre 2012 | 15 COMMENTI | LETTO: 5.744 VOLTE | SHORT URL |

Pubblichiamo un’intervista di Barbara Imbergamo ad Anna Soru sulla riforma delle professioni non regolamentate appena approvata.

Barbara: La legge 3270 è stata approvata ieri. Acta ha espresso un parere negativo e dei timori in proposito. Quali sono le questioni principali che non condividete?

Anna: La legge apparentemente non cambia nulla ma rischia di creare gli spazi per l’introduzione di nuovi vincoli e nuovi costi per i professionisti, senza assicurare alcuna effettiva tutela della qualità e della professione e senza affrontare i veri problemi dei professionisti autonomi.

Barbara: Proviamo a immaginare cosa cambierà per un professionista, per esempio, un traduttore con la legge sulle professioni.

Anna: La legge stabilisce che le associazioni possano proporre una definizione ai sensi UNI della professione. Vale a dire che attraverso un percorso regolato da UNI (www.uni.com) saranno stabilite quali caratteristiche e abilità deve avere il professionista per svolgere quella professione. La legge usa il principio “garantisco il consumatore per garantire il professionista”, dimenticando che – in buona parte dei casi – i nostri clienti non sono rappresentati dal consumatore privato, ma dalle ben più forti realtà dell’impresa e della Pubblica Amministrazione. Aver normato la professione potrà cambiare il potere contrattuale nei confronti del committente? Aiuterà forse ad essere pagati in tempi più rapidi? Arresterà la tendenza all’erosione dei compensi? Semplificherà gli adempimenti burocratici?

Barbara: Ma sarà obbligatorio attenersi a quelle norme?
Anna: Formalmente no. La legge parla di volontarietà. I promotori della legge sottolineano che vi potranno essere quattro livelli di professionisti: quelli che qualcuno definisce “cani sciolti” ovvero privi di certificazione; quelli che sono coerenti con la norma UNI; quelli che sono coerenti con la norma UNI ed associati all’associazione di riferimento; quelli che oltre alle due cose precedenti hanno anche la certificazione delle competenze rilasciata da enti certificatori.

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Calendario, Eventi, Ricerche e Indagini »

| 21 novembre 2012 | 4 COMMENTI | LETTO: 970 VOLTE | SHORT URL |
dic ’12
6
11:00

IDEE PER L’ITALIA
Il contributo del Consiglio italiano per le Scienze Sociali
per capire e rilanciare l’Italia

giovedì 6 dicembre – ROMA
ore 11-14

Ceto medio e crisi.
Come cambia il lavoro autonomo in Italia

con Arnaldo Bagnasco, Angelo Deiana,
Enrico Giovannini,Costanzo Ranci,
Anna Soru,Tiziano Treu

dalla ricerca del CSS
Partite Iva. Il lavoro autonomo nella crisi italiana


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