| ott ’11 |
| 24 |
| 18:30 |
L’appuntamento di Lunedì 24 ottobre è per le ore 18,30 – 21
Anche questa volta ci si ritrova a Milano in Viale D’Annunzio, 15.
Per arrivare: tram 2 e 14 (P.za General Cantore); 3 e 9 (P.za 24 Maggio); metro 2 (Sant’Agostino)
Siete tutte e tutti invitate/i
Seguite L’Agorà del lavoro anche sul blog: http://agoradellavoro.wordpress.com/
Non tutti lo sanno, ma la legge 53 di sostegno alla genitorialità è aperta anche ai lavoratori autonomi. Però bisogna affrettarsi perchè la scadenza è molto vicina: il 28 ottobre!
Il bando permette a professioniste e professionisti autonomi di chiedere finanziamenti a fondo perduto per attivare una sostituzione o una collaborazione con altri professionisti, per esigenze legate alla maternità o alla presenza di figli piccoli o disabili.
In sostanza, se le esigenze familiari non consentono di seguire a tempo pieno la propria attività professionale, grazie al finanziamento è possibile delegare tutta o parte dell’attività a qualcun altro, coprendo i relativi costi.
La durata massima dei progetti è di 12 mesi (frazionabili fino a 24) e l’importo che è possibile richiedere deve essere proporzionato alla media dei redditi imponibili degli ultimi due anni del/della proponente, fino a un massimo di 35.000,00 €.
Se sei interessata/o e vuoi maggiori informazioni consulta il sito delle politiche per la famiglia oppure scrivi a erika.freschi@tiscali.it
La Fondazione Welfare Ambrosiano ha avviato un programma con cui erogherà microcrediti a milanesi che incontrano difficoltà economiche.
In seguito a contatti con ACTA, la Fondazione ha incluso anche i lavoratori autonomi tra i destinatari. E’ un segnale di novità e apertura che accogliamo con soddisfazione e che auspichiamo diventi la norma.
Chi può avere accesso al credito? Residenti a Milano e residenti fuori Milano che hanno attività prevalente a Milano, sempre che ci siano oggettive necessità economiche.
Qual è l’ammontare del finanziamento che può essere concesso? Sino ad un massimo di 20.000 euro per un massimo di 6 anni
Quali tipologie di intervento?
| ott ’11 |
| 27 |
| 17:00 |
Professioni PIU, movimento unitario delle professioni promosso da ACTA e da altre 9 associazioni del mondo del professionismo organizza, in collaborazione con Assolombarda, un incontro di confronto e dialogo sul tema:
“Le Competenze Professionali Producono Valore”
Giovedì 27 ottobre 2011 – dalle 17,00 alle 19,30
presso ASSOLOMBARDA, sala Falck, via Chiaravalle 8, Milano
L’incontro vuole evidenziare l’opportunita’ per le imprese di utilizzo dei contributi professionali ed intende fornire alcuni suggerimenti pratici per massimizzare i risultati.
DESTINATARI: Imprenditori, Direttori Generali e Direttori di Personale e Organizzazione di Medie e Piccole Imprese e Associazioni Professionali
PROGRAMMA:
Saluto di benvenuto di Fabrizio Lain – Area mercato e Impresa Assolombarda
Interventi di:
Dibattito: interventi dal pubblico in sala e discussione di confronto e di approfondimento
La partecipazione all’evento è gratuita
La trasmissione “Presadiretta” di ieri 2 ottobre 2011 parte con una scena che è ormai un cult: lo show di Brunetta che parla della “peggiore Italia”. Seguono servizi sulle finte partite Iva (archeologi, architetti, giornalisti…), ma anche su altre tipologie di contratto usate a sproposito e con molti abusi (collaborazioni a progetto, associazione in partecipazione, stage) per finire con un “approfondimento” sulla fuga degli italiani all’estero.
Nel complesso il servizio ha avuto la capacità di evidenziare il disastro del mercato del lavoro in Italia, con il proliferare di contratti che hanno l’unico obiettivo di pagare sempre meno, di rendere evidente l’uso vergognoso degli stage e più in generale di dare spazio al grandissimo disagio giovanile. Da segnalare un’intervista davvero da collezione a Michele Tiraboschi. Interpellato per aver certificato come collaborazioni a progetto contratti di lavoro per l’esecuzione di numerose consegne di giornali entro orari ben definiti, il giuslavorista difende il suo operato cercando di dimostrare che si tratta di lavoro effettivamente autonomo.
Tuttavia ci sono state alcune “stonature”.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’associazione di genitori adottivi parimaternità, contro la discriminazione delle mamme adottive lavoratrici autonome.
Discriminare le mamme adottive è incostituzionale
Con ordinanza del 20/9/2011 la Sezione lavoro del Tribunale di Modena ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli art. 67 comma 2 e 64 comma 2 dlgs 151/01, ovvero del Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.
Si legge nell’ordinanza: “Tale disciplina determina una duplice disparità di trattamento: nell’ambito del lavoro autonomo, tra madri biologiche e adottive: inoltre, nella categoria dei genitori adottivi, a seconda che si tratti di lavoratrici dipendenti e autonome…. in riferimento alla categoria dei genitori adottivi, tratta in modo deteriore le lavoratrici autonome rispetto a quelle dipendenti concedendo alle prime l’indennità di maternità per soli tre mesi e alle seconde per cinque mesi”. “Il diverso trattamento ai danni delle madri adottive appare quindi anche irragionevole perché sfornito di qualsiasi giustificazione… (e) realizza un sistema di protezione della maternità non adeguato in relazione alla categoria delle madri lavoratrici autonome che abbiano adottato un bambino”.
Tutto è partito dalla causa intentata da una mamma adottiva modenese iscritta alla Gestione Separata che si è vista liquidare dall’INPS solo tre mesi di maternità invece dei cinque previsti per tutte le altre categorie di lavoratrici. La questione del diverso trattamento delle lavoratrici GS era stata sollevata anche dal Senatore Ferrante con un’interrogazione parlamentare presentata a maggio 2010, a cui era seguita però una risposta negativa del Ministro Sacconi nell’agosto 2011.
La questione sarà ora trasmessa alla Corte costituzionale che dovrà pronunciarsi in materia. Le mamme adottive iscritte alla gestione separata e i loro bambini possono sperare di avere finalmente riconosciuti i loro diritti.
Modena, 1 ottobre 2011.
Ieri Repubblica ha dato una notizia che rischia di togliere il sonno residuo ai lavoratori con partita iva. In questi anni abbiamo raccolto tante lamentele da parte di colleghi professionisti che si son visti bloccare da un giorno all’altro il conto in banca, l’automobile o la sospensione del pagamento da parte della PA per non aver potuto versare tutte le rate all’INPS (per pagare la propria previdenza, ma tant’è… siamo considerati datori di lavoro e sfruttatori di noi stessi).
Ma a parte le situazioni di chi non ha potuto pagare (e quindi è comunque in torto), tanti di noi hanno ricevuto in questi anni sanzioni e cartelle esattoriali basate su dati inesatti. Molti ci hanno raccontato di esserne venuti a capo, alla fine, ma senza la possibilità di veder riconosciute le spese per avvocato o commercialista e per il proprio tempo: l’erario non è infatti tenuto al pagamento di nessuna spesa o sanzione nel caso di avviso errato.
Ora, sembra impossibile, ma la situazione si fa ancora più grave: come? Leggi l’articolo di Repubblica “Equitalia, due mesi per pagare poi ti pignorano la casa”, nel quale si spiega che in caso di qualunque sanzione, anche nel caso in cui tu voglia fare ricorso, sei tenuto a pagare comunque la somma richiesta entro 60 giorni, prima del processo che definisca chi ha ragione. Se non paghi? partono subito i provvedimenti per recuperare il debito (prima ci volevano 15-18 mesi): ipoteca su immobili, pignoramento conto corrente o crediti verso terzi, ganasce fiscali su auto…
C’è da aver paura? dite la vostra nei commenti…
Mercoledì 28 ho partecipato a Torino ad un’interessante tavola rotonda organizzata dalla Provincia di Torino. E’ stato piacevole finalmente essere al tavolo con interlocutori che parlavano la stessa lingua: tutti sapevano la differenza esistente tra professionisti autonomi ordinisti e non ordnisti e tra professionisti e imprenditori, forse la dimostrazione che il nostro lavoro di sensibilizzazione culturale non è stato vano.
Il pubblico era numeroso, circa un centinaio di persone, e soprattutto era interessato.
Il direttore Bogliari (“ll giornale dele partite IVA”) ha moderato con una competenza non usuale i lavori.
Che poi quell’11 maggio un terremoto c’è stato davvero, ma forse, influenzato anche lui da conti pubblici, agenzie di rating e fondi monetari, è passato prima dalla Spagna.
A Roma, da quella “scossa del Quinto Stato”, ACTA ha lavorato per propagare il “sommovimento sociale” intorno alla parola d’ordine più importante emersa durante l’incontro: la coalizione. Ci piace immaginare una coalizione ampia, rappresentativa del variegato universo del lavoro autonomo di seconda generazione. Per formare una tale coalizione occorre innanzitutto creare relazioni e dare visibilità ai lavoratori variamente declinati come indipendenti, professionisti (anche ordinisti, perché l’appartenenza a un ordine non è sempre garanzia di tutele, soprattutto per i più giovani), partite IVA, autonomi, parasubordinati, freelance, intermittenti, atipici, a progetto e così via. La diversità delle esperienze delle professioni e dei mestieri è la ricchezza della coalizione. Allargarla significa accrescere le opportunità di sviluppare un’identità collettiva e condividere le problematiche e le proposte, in modo da raggiungere quella massa critica indispensabile per farci sentire e negoziare accordi e soluzioni comuni. Comporre le nostre voci per una “narrazione del presente” alternativa alla dittatura del “pareggio di bilancio” è la prima sfida da vincere per difendere le nostre condizioni di vita e la nostra dignità. (Continua)
E’ una domanda ricorrente. La risposta è difficile. I dati esistenti non sono coerenti, in più non esiste una definizione unica e condivisa di lavoro autonomo professionale.
Le stime più citate sono quelle del CNEL di alcuni anni fa, che fanno riferimento a 3,5 milioni di professionisti, ma includono anche professionisti dipendenti. I dati dell’Istat ci dicono che i lavoratori autonomi professionisti sono circa 1 milione nel 2009, 1,5 milioni se includiamo anche collaboratori a progetto e collaboratori occasionali . Ma all’INPS risultano iscritti, sempre nel 2009, circa 900.000 collaboratori: i conti non tornano.
Abbiamo provato a fare un nuovo calcolo a partire dalle statistiche pubblicate dal Ministero delle Finanze per il 2009 ( analisi_dati_2009_irpef PDF in download). Secondo questi dati i professionisti autonomi in Italia sono 1.300.000 .
Chi rientra in tale numero? I dati includono i titolari di partita Iva, ma escludono quelli che hanno avviato o cessato l’attività nell’anno in esame. Inoltre non identificano i collaboratori a progetto e occasionali. Sottostimano perciò il lavoro autonomo professionale in senso ampio, ma hanno il pregio di essere molto affidabili perchè derivano da una fonte universale (e non campionaria come l’ISTAT forze lavoro) e aggiornata (chi ha interrotto l’attività certamente non compare tra i contribuenti), oltre che di riferirsi distintamente ai professionisti autonomi (non confusi coi dipendenti, come nelle stime del CNEL) .
Le statistiche sono disaggregate per i principali settori economici, entro i quali occorre individuare le attività professionali. Oltre alle “attività professionali scientifiche e tecniche”, possiamo includere le “attività di informazione e comunicazione”, “attività finanziarie e assicurative”, “attività artistiche” e “istruzione e sanità”.
Il Ministero delle Finanze, inoltre, distingue i contribuenti per regime fiscale (lavoro autonomo, contribuenti minimi, regime imprenditoriale semplificato e ordinario) . Quali di questi sono riferiti ai professionisti autonomi?
Se vogliamo utilizzare una defnizione ristretta di lavoro professionale non imprenditoriale, possiamo considerare i percettori di reddito da lavoro autonomo e i contribuenti minimi che operano nelle “attività professionali scientifiche e tecniche”. Rispondono a queste caratteristiche 725.000 professionisti. Se aggiungiamo chi opera nelle altre attività del terziario avanzato di cui sopra, il numero dei professionisti autonomi diventa 1.140.000 (distribuzione nella “torta” successiva).
Professionisti percettori di lavoro autonomo (inclusi i contribuenti minimi) per area di attività
Fonte: elaborazioni ACTA su dati MEF