Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sul tempo nel lavoro post fordista, a cura di Benedetta Crippa, graphic designer, che su questo argomento ha sviluppato la sua tesi di laurea.
«Tutti gli uomini, di tutte le epoche, e ancora oggi, si dividono in schiavi e liberi perché chi non dispone di due terzi della sua giornata è uno schiavo, qualunque cosa sia per il resto: uomo di stato, commerciante, impiegato statale, studioso» — Friedrich Nietzsche
Nei Paesi sviluppati del contesto occidentale, circa il 40% dell’economia si basa, e si baserà sempre più, sui cosiddetti “lavoratori della conoscenza”. [1] Appartengono a questa categoria gli operatori delle attività intellettuali: quelle professioni che – producendo idee, informazione, conoscenza – costituiscono oggi il motore trainante di quella che fin dal 2000 è stata definita come “Economia creativa”.
Molti si possono riconoscere in questa fetta dell’Italia sempre più in espansione: architetti, designer, avvocati e giornalisti, ma anche scrittori, traduttori, docenti, e consulenti di vario genere.
Le professioni intellettuali, o creative, sono accomunate da alcuni tratti fondamentali come la mancanza parziale o totale di fatica fisica, il ruolo fondamentale giocato dalle facoltà mentali della persona, la centralità della motivazione individuale, la predominanza dello scopo espressivo piuttosto che strumentale del lavoro, la necessità di un periodo di apprendimento medio-lungo (al contrario del periodo di apprendimento breve o molto breve occorrente alle professioni operative). Il lavoro intellettuale è inoltre scollegato da definite unità di tempo e di luogo, dal sincronismo e dalla compresenza fisica; non è in contrasto con il riposo fisico (come invece lo è, per sua natura, il lavoro operativo); ed in particolare, nel lavoro intellettuale il tempo perde la sua valenza quantitativa a vantaggio di quella qualitativa.
È proprio per tali caratteristiche peculiari che le professioni intellettuali necessitano oggi di una rivisitazione complessiva dei concetti di lavoro e di tempo.
Riceviamo e pubblichiamo il seguito del post “Nascondersi alla gestione separata“
Dopo aver raccontato ad Acta la mia vicenda ho riflettuto a lungo e chiesto parere quasi per caso a un commercialista amico di famiglia…
Sono stato così informato che il termine per l’iscrizione tardiva alla gestione separata è il 20 agosto 2012 per chi ha iniziato attività nel 2011 e quindi pagato le tasse relative entro il 9 luglio del 2012.
Così ho deciso di iscrivermi alla gestione sperata…e non mi è costato poco in termini di contributi versati e I° acconto per il 2012…E’ stata una bella mazzata…
Ho deciso però per la strada della legalità perché è un valore da cui partire con basi solide per tentare di cambiare le cose.
Devo questa scelta anche al lavoro di persone come Anna che credono si debbano prendere provvedimenti per le iniquità del sistema lavoro italiano, in particolare per i lavoratori autonomi di cui facciamo parte.
E lo devo anche al fatto che mi sono prefissato degli scopi precisi per i prossimi mesi: nel periodo settembre/ottobre vorrei attivarmi per migliorare le mie condizioni di lavoro, aumentando se possibile parco clienti e avvicinandomi al mondo del coworking creativo…
Fare ciò significa pensare ad un passo in avanti…anche mentalmente.
Ma non posso pensare di farlo se il piede che resta indietro è inchiodato al terreno dalla paura di essere scoperto o comunque di non essere in regola.
Magari non mi avrebbero mai scoperto ma almeno ora so di essere dalla parte del giusto di poter avanzare richieste concrete alle istituzioni ad occuparsi del problema gestione separata senza dovermi nascondere dietro ad altri che la pensano come me…E questo non ha prezzo.
E’ nata in Germania, con sede a Monaco, una nuova associazione di lavoratori autonomi, il Verband der Gründer und der Selbständigen Deutschland e già sul loro sito campeggia ACTA. Pochi giorni dopo la loro costituzione sono stati ricevuti dal Ministro del lavoro Ursula von der Leyen alla quale hanno potuto esporre le loro critiche al trattamento pensionistico e in genere al sistema previdenziale per gli autonomi, presentando al tempo stesso le loro proposte. Avremo modo di scambiare spesso le nostre espereinze con questi colleghi.
Per gentile concessione della rivista una città, pubblichiamo gran parte di un’interessante intervista di Barbara Bertoncin ad Alberto Brambilla, già Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal luglio 2008, con incarico di coordinamento dei Casellari degli Attivi e dei pensionati, attuale coordinatore del comitato tecnico scientifico di Itinerari Previdenziali
Avete da poco presentato il Rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale. Può spiegarci in che stato versa oggi il nostro sistema pensionistico?
Come nucleo di valutazione abbiamo fatto il monitoraggio e il controllo sugli ultimi bilanci consolidati che sono 2009-2010.
Diciamo che la situazione non è né disastrosa né rosea. Chi afferma che l’Inps ha un bilancio in forte attivo dice una cosa non corretta. In realtà la situazione del 2010 è che tra i contributi versati da noi tutti e dalla produzione e le prestazioni erogate c’è un disavanzo di 13 miliardi di euro. Nello specifico, le spese per pensioni (senza la quota assistenziale) sono circa 198 miliardi e i contributi sono circa 185 miliardi. I 13 miliardi non sono una cifra enorme per un sistema che nel totale eroga più di 230 miliardi, però rappresentano un certo passivo, soprattutto considerando che è crescente nel tempo perché passiamo dai due miliardi di qualche anno fa ad addirittura una situazione di pareggio di qualche anno prima.
C’è poi la quota di denaro che il governo ogni anno trasferisce all’Inps per la Gias, la gestione degli interventi di tipo assistenziale. Per il 2010 parliamo di 33 miliardi che, sommati ai 13, fanno 46 miliardi.
Ecco, quando noi ci lamentiamo per le tasse alte, dobbiamo ricordare che quello che non pagano i contributi deve essere pagato dalla fiscalità generale. Allora, la prima osservazione è che è vero che le pensioni non sono alte, però è altrettanto vero che noi per le pensioni spendiamo tanto. E non è finita qui. Perché poi ci sono le pensioni e gli assegni sociali, le pensioni di guerra (che ammontano a circa un miliardo e trecento milioni) e poi ci sono tutte le pensioncine di invalidità (circa 240 euro a testa) e gli accompagnamenti. Tutto questo costa ulteriori 22 miliardi e mezzo. Insomma, alla fine per mandare avanti questo baraccone che costa circa 260 miliardi l’anno, dalla fiscalità generale, da chi paga le tasse dobbiamo tirar fuori quasi 70 miliardi. Che è una cifra molto grossa.
(Continua)
Bloccato per un anno l’aumento della contribuzione INPS.
Si tratta di un’importante vittoria dell’azione promossa da ACTA, che ha visto l’adesione di tantissimi lavoratori autonomi. L’emendamento ritarda di un anno l’entrata in vigore dell’aumento dei contributi: è stato approvato dalla maggioranza in Commissione Lavoro, ha avuto parere favorevole dalla Commissione Bilancio ed ora dovrà essere ratificato da Camera e Senato. In questo modo ci saranno maggiori possibilità per intervenire e bloccare l’aumento: naturalmente su questo ACTA sin da ora si impegna per tenere viva la mobilitazione. In ogni caso già con questo blocco c’è un risparmio dell’1% per 6 anni
Un primo riconoscimento del ruolo del lavoro autonomo.
Questa prima vittoria è frutto di un lavoro culturale e di informazione che ACTA da anni promuove, ma che oggi fa un decisivo passo in avanti. Per la prima volta ci hanno considerato lavoratori autonomi che chiedono il riconoscimento del proprio lavoro e della propria autonomia e non lavoratori marginali da tutelare o evasori da colpire. L’onorevole Cazzola ha scritto ad Anna Soru, presidente di ACTA: “Voglio ringraziarla perché il suo ruolo e’ stato decisivo nel fornire una visione non accattona della Partita IVA”.
Il fatto che sia stata accolta la nostra proposta di estendere a 2 anni consecutivi il criterio per identificare la monocommittenza per le cosidette “false” partite IVA dimostra che hanno considerato il nostro punto di vista, rendendosi conto che la precedente formulazione costituitivi una minaccia al nostro lavoro.
Un riconoscimento della nostra associazione.
Si tratta del riconoscimento di ACTA come parte sociale. L’audizione in commissione alla Camera, di per sé un risultato, non è stato un passaggio senza conseguenze: ha portato all’accoglimento della nostra proposta per nuovi criteri di definizione delle “vere” partite IVA e al rinvio dell’aumento dei contributi, come altre associazioni avevano solo chiesto, senza tuttavia impegnarsi in una vera campagna di mobilitazione.
Una partita che prosegue, anche con il tuo contributo.
(Continua)
Riceviamo e pubblichiamo.
Buongiorno a tutti. Scrivo ad Acta per poter avere un parere dalla vostra community.
Lo faccio in forma anonima, cosa che di solito non faccio mai sul web, ma vista la situazione delicata forse è meglio tutelarsi un po’.
Sono un libero professionista e mi occupo di grafica.
Dopo alcuni anni in contratto a progetto, data l’assenza di prospettive fornite dall’azienda che mi aveva proposto il cocopro, mi sono deciso a aprire una piva e a mettermi in proprio, tenendo l’azienda del cocopro come primo (scarso) cliente.
Scopro l’esistenza del regime agevolato, mi attivo a cercare un commercialista.
Ne scelgo uno fra alcuni segnalati da conoscenti che si occupa così di preparare i documenti necessari e mi spiega un po’ il quadro della situazione.
Mi dice che per evitare il problema prosecuzione lavoro precedente nell’apertura p.iva a regime agevolato è meglio scegliere un codice non direttamente collegato all’attività di grafico ma piuttosto qualcosa di più generico…
Accetto, è l’unica strada per poter tentare di lavorare e costruirmi un futuro lavorativo…oggi come oggi l’assunzione di un grafico è cosa rara…Mi dico: meglio mettersi in proprio e fare consulenza come grafico esterno per aziende e privati.
Essendo totalmente negato per gli aspetti fiscali del lavoro (tanto da non riuscire nemmeno qualche tempo fa a capire esattamente la differenza fra tasse e contributi…) tutto mi sembrava davvero complesso e ingestibile.
Poi col tempo ho imparato a gestire le mie fatture, movimenti vari etc e a fare un po’ di chiarezza su p.iva e mondo del lavoro in generale.
Purtroppo però credo di aver commesso un serio errore di valutazione iniziale. (O forse no?)
Ecco i fatti:
Estate 2012
Finito il primo anno di attività in regime agevolato dei minimi, mi trovo a dover pagare le tasse.
Fin qui tutto chiaro. Grosso modo il commercialista mi ha consigliato di “accantonare” il 20 % di ogni fattura incassata, di volta in volta.
Poi in base alle spese sostenute avrei pagato probabilmente qualcosa in meno sul totale delle tasse dovute, perchè avrei scaricato i costi sostenuti per l’attività.
Così mi ero fatto il mio quadro excell con fatture in entrata e in uscita e tutto sembrava filasse liscio.
L’ammontare delle tasse da versare coincide infatti con la previsione di excell (considerando le spese scaricate e l’acconto per l’anno prossimo…con aliquota al 5% e non più al 20% come per il primo anno…)
Quindi la somma accantonata copre quanto devo versare per il 2011 compreso acconto 2012.
Accedo al mio conto on line, apro la sezione F24, compilo il modulo come da indicazioni del mio commercialista e pago l’imposta forfettaria prevista per il mio codice attività.
Ok, e i contributi?
(Continua)
L’emendamento riformulato ha questa volta passato il vaglio del Governo. La Commissione voterà lunedì o martedì e l’aumento dei contributi INPS alla Gestione Separata sarà rinviato di un anno.
Un anno in cui si dovrà trovare il modo di bloccarlo del tutto e quindi avviare un percorso di equiparazione alla situazione degli altri lavoratori autonomi.
Ringraziamo i relatori dell’emendamento.
Contiamo che ci sostengano anche nei passaggi futuri!
É stato presentata la nuova formulazione dell’emendamento della maggioranza alla legge Fornero, a firma Moffa, Damiano, Cazzola, Antonino Foti, Bellanova, Poli, Muro, Berretta, Pelino, Bobba, Lulli, Saglia, Causi, Del Tenno, che rinvia l’aumento dei contributi INPS degli iscritti alla gestione separata.
AC 5312
EMENDAMENTO
ART. 46
Dopo l’articolo 46, inserire il seguente:
Art. 46-bis
(Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, e misure in materia di accordi di lavoro)
1. Alla legge 28 giugno 2012, n. 92, sono apportate le seguenti modificazioni:
(…)
c) all’articolo 1, comma 26, capoverso “ART. 69-bis”, comma 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
1″) la lettera a) è sostituita dalla seguente: “a) che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi”;
(…)
g) all’articolo 2, comma 57, le parole: “al 28 per cento per l’anno 2013, al 29 per cento per l’anno 2014″ sono sostituite dalle seguenti: “e per l’anno 2013, al 28 per cento per l’anno 2014″ e le parole: “al 19 per cento per l’anno 2013, al 20 per cento per l’anno 2014, al 21 per cento per l’anno 2015, al 22 per cento per l’anno 2016, al 23 per cento per l’anno 2017 e al 24 per cento a decorrere dall’anno 2018″ sono sostituite dalle seguenti: “al 20 per cento per l’anno 2013, al 21 per cento per l’anno 2014, al 22 per cento per l’anno 2015, al 23 per cento per l’anno 2016 e al 24 per cento a decorrere dall’anno 2017″
Autore: ACTA
Al termine della nostra audizione in Commissione lavoro alla Camera ci aveva promesso un incontro, una volta che la riforma sul lavoro fosse diventata legge. E ha mantenuto l’impegno. Stamattina con Adele Oliveri siamo state ricevute dal Vice Ministro Michel Martone nel suo ufficio al Ministero del Lavoro.
È stato un incontro interlocutorio, in cui abbiamo presentato l’associazione e manifestato tutta la nostra frustrazione per le norme sempre più penalizzanti con cui sono inquadrati i lavoratori autonomi con partita IVA non iscritti ad albi o ordini professionali. Abbiamo osservato che cambiano i governi, si abbandona la concertazione da cui comunque eravamo esclusi, ma la situazione non migliora. Tutt’altro! Ne è la prova la nuova legge sul lavoro, che introduce un incremento dei contributi previdenziali per gli iscritti alla Gestione Separata dell’INPS non giustificabile in alcun modo, se non con la solita necessità di fare cassa nel breve periodo. L’innalzamento dei contributi, peraltro, non fa che caricare lo Stato di ulteriori debiti, visto che agli aumenti dei contributi dovranno corrispondere maggiori pensioni future (abbiamo qui citato le efficaci argomentazioni di Silvestro De Falco riportate in un post sul nostro sito).
(Continua)
Le rivendicazioni ACTA accolte da un emendamento in Commissione Lavoro!
C’è stata un’intesa della maggioranza per modificare la legge Fornero. Un emendamento firmato da MOFFA, DAMIANO, CAZZOLA, ANTONINO FOTI, BELLANOVA, POLI, MURO, BERRETTA, PELINO, BOBBA, LULLI, SAGLIA, CAUSI, DEL TENNO prevede che la valutazione della monocommittenza dei professionisti avvenga sulla base di due anni consecutivi e non più di un solo anno (accogliendo una richiesta ACTA in Commissione lavoro) e che l’aumento dei contributi INPS per la Gestione Separata sia rinviato al 2014.
Nel documento infatti si legge:
AC 5312
EMENDAMENTO
ART. 46
Dopo l’articolo 46, inserire il seguente:
Art. 46-bis
(Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, e misure in materia di accordi di lavoro)(…)
d) all’articolo 1, comma 26, capoverso “ART. 69-bis”, comma 1, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) la lettera a) è sostituita dalla seguente: “a) che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi“;
2) alla lettera b), le parole “corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare” sono sostituite dalle seguenti: “corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi;
(…)
f) all’articolo 2, comma 57, le parole da: “al 27 per cento per l’anno 2012″ sino a: “33 per cento a decorrere dall’anno 2018″ sono sostituite dalle seguenti: “al 27 per cento per gli anni 2012 e 2013, al 28 per cento per l’anno 2014, al 29 per cento per l’anno 2015, al 30 per cento per l’anno 2016, al 31 per cento per l’anno 2017, al 32 per cento per l’anno 2018 e al 33 per cento a decorrere dal 2019“;