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Articoli pubblicati nella categoria "Storie personali e testimonianze"

Associazioni, Calendario, Eventi, In evidenza, Storie personali e testimonianze, lab121 »

| 5 marzo 2013 | 3 COMMENTI | LETTO: 765 VOLTE | SHORT URL |
mar
7
19:00

Segnaliamo un’iniziativa dell’Associazione di promozione sociale e coworking, lab121:

Presenta te stesso e la tua professionalità!


L’appuntamento è per il 7 marzo dalle 19 alle 21 in via Verona, 17, ad Alessandria (www.lab121.org).

Presenta te stesso è un incontro durante il quale i partecipanti si presentano sia come persone che come professionisti, raccontano ciò che sanno fare, i servizi che offrono e i progetti di lavoro che vorrebbero far partire.

Ogni partecipante avrà a disposizione 5 minuti per presentarsi a viva voce e con supporti (proiezioni, oggetti, esempi di lavori svolti, ecc.).

Per iscriverti, prenotati a info@lab121.org. I posti sono limitati (max 20 persone).

Per info: info@lab121.orgwww.lab121.org – 388.957.1115


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In evidenza, Primo Piano, Rappresentanza, Senza categoria, Storie personali e testimonianze »

| 27 febbraio 2013 | 2 COMMENTI | LETTO: 810 VOLTE | SHORT URL |

Una lavoratrice autonoma della conoscenza cerca di raccontarsi a chi è appena arrivato in Parlamento.
E anche a tutti quelli che non hanno ancora capito chi siamo (incluse le nostre mamme…).


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Campagne Acta, Pensione, Previdenza, Rappresentanza, Storie personali e testimonianze »

| 4 febbraio 2013 | 2 COMMENTI | LETTO: 590 VOLTE | SHORT URL |

Ecco come alcune socie ACTA del Gruppo Comunicazione hanno portato la nostra campagna “Dica: no 33!” nel vivo della campagna elettorale. E i frutti si sono visti: tre adesioni di candidati del PD e la nostra piattaforma diffusa e discussa fra i partecipanti. Un esempio per tutti: scaricate il kit dell’inviato ACTA e partite anche voi all’attacco!

Villasanta (MB), Casa dei Popoli ore 18:00 – 1° febbraio 2013
All’aperitivo presso la Casa dei Popoli di Villasanta abbiamo incontrato Enrico Brambilla (PD, consigliere uscente, capolista per il Collegio di Monza e Brianza alle Regionali per la Lombardia e Andrea Di Stefano (Patto Civico per la Lombardia), entrambi sostenitori di Ambrosoli come Presidente della Regione Lombardia.
Enrico Brambilla, forte della sua esperienza consigliare, ha illustrato procedure e problematiche future, mentre Andrea Di Stefano è un giornalista che si occupa di finanza ed economia etica e sociale; siamo state piacevolmente sorprese, quando ci ha detto di aver recentemente aderito ad ACTA. Dopo aver illustrato l’importanza sociale che rivestono le nuove professioni ad elevata flessibilità in questo difficile contesto economico globale, e l’iniqua stretta fiscale a cui il governo ci sta sottoponendo, entrambi i candidati si sono mostrati sensibili alle nostre istanze.

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Diritti, Pagamenti, Storie personali e testimonianze »

| 5 dicembre 2012 | 4 COMMENTI | LETTO: 1.446 VOLTE | SHORT URL |
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza di un nostro socio che lavora per la RAI come regista. Tempo fa avevamo pubblicato la testimonianza di un giornalista RAI.
Ho 37 anni, e lavoro in Rai dal settembre del 2004 come libero professionista. Ho iniziato in una delle tre reti generaliste, con un piccolo contratto di consulenza, mal pagato, di cui ero felicissimo. Per l’occasione, dopo due mesi di lavoro, la RAI mi chiese di aprire la partita IVA. Da quel momento, negli anni, le relazione umane e le aspettative professionali tra me e la RAI si sono gradualmente ridimensionate, nella misura in cui alle intenzioni non sono quasi mai seguite le iniziative. Pertanto, ad oggi, il mio rapporto lavorativo non si basa più sulla fiducia, non si basa su un progetto condiviso, non si basa neanche sulla stima professionale o sull’orgoglio aziendale: oggi il mio rapporto di lavoro si regge sulla fiducia di un bonifico ad ogni fattura emessa per un lavoro svolto.
Ma poiché aspetto ancora la RAI del futuro, oggi che anche la fiducia nel bonifico non è più una certezza, ho deciso di condividere con ACTA e con i miei virtuali colleghi questo breve racconto dell’ultimo tratto del mio personale cammino attraverso le vessazioni di cui non bisogna parlare.
Gli italiani non amano discorrere del proprio reddito, si sentono nudi e vulnerabili, ad aprir bocca, tanto più se svolgono un lavoro autonomo, tanto più se lo svolgono nella stessa azienda, come nella RAI ad esempio, dove esistono molti pesi e una collezione medievale di misure. E il dubbio che alcuni si arricchiscano e altri debbano tirare a campare si annida proprio in questa incontestabile discrezione. In questo caso però è necessario farvi riferimento, perché in un’azienda pubblica in cui ai tornelli, di sera, c’è una fila di dipendenti che aspettano le undici e mezza per vedersi accreditato il rimborso mezzi, in un’azienda che paga i fuoriporta solo a chi ha le spalle protette, anche se vive a due passi dal lavoro, e li nega a chi non ce le ha, millantando direttive circolari dal sapore apocalittico, in un’azienda insomma che rinnova il guardaroba ma ha ancora le tasche bucate, mi sembra utile parlare di cifre.

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Psicologia del lavoro autonomo, Ricerche e Indagini, Storie personali e testimonianze »

| 28 settembre 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.357 VOLTE | SHORT URL |

Rilanciamo con piacere l’iniziativa che le amiche toscane di Sociolab, esperte in diversi settori della partecipazione, della mediazione di conflitti e della facilitazione, della ricerca sociale e della comunicazione, stanno mettendo in campo in questi giorni. Ci scrive Barbara Imbergamo:

Spinte dal desiderio di raccontare il mondo del lavoro che cambia e conoscendone per esperienza diretta molte delle problematiche abbiamo deciso di lanciare sul nostro blog una raccolta di brevi testimonianze sul lavoro.
In due giorni hanno risposto più di 50 persone. Puntiamo ad arrivare a 100 e forse più.
Dall’insieme delle risposte ricaveremo un ritratto, senza valore statistico, ma sicuramente rappresentativo di un vasto gruppo di persone.
Lo pubblicheremo on line e lo faremo girare. Se riusciremo tenteremo di portare avanti qualche altro progetto sul lavoro di cui vi terremo informati.
Ci piacerebbe che ci fosse qui dentro anche la voce dei lavoratori autonomi del terziario avanzato perché sappiamo per esperienza che sono tra quelli che faticano di più a farsi sentire.

Date un’occhiata ai commenti e dedicate voi stessi tre minuti e mezzo per rispondere, ne vale la pena!


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Federico Fischanger

Previdenza, Storie personali e testimonianze »

| 1 agosto 2012 | 5 COMMENTI | LETTO: 1.250 VOLTE | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo il seguito del post “Nascondersi alla gestione separata

Dopo aver raccontato ad Acta la mia vicenda ho riflettuto a lungo e chiesto parere quasi per caso a un commercialista amico di famiglia…
Sono stato così informato che il termine per l’iscrizione tardiva alla gestione separata è il 20 agosto 2012 per chi ha iniziato attività nel 2011 e quindi pagato le tasse relative entro il 9 luglio del 2012.

Così ho deciso di iscrivermi alla gestione sperata…e non mi è costato poco in termini di contributi versati e I° acconto per il 2012…E’ stata una bella mazzata…
Ho deciso però per la strada della legalità perché è un valore da cui partire con basi solide per tentare di cambiare le cose.
Devo questa scelta anche al lavoro di persone come Anna che credono si debbano prendere provvedimenti per le iniquità del sistema lavoro italiano, in particolare per i lavoratori autonomi di cui facciamo parte.
E lo devo anche al fatto che mi sono prefissato degli scopi precisi per i prossimi mesi: nel periodo settembre/ottobre vorrei attivarmi per migliorare le mie condizioni di lavoro, aumentando se possibile parco clienti e avvicinandomi al mondo del coworking creativo…

Fare ciò significa pensare ad un passo in avanti…anche mentalmente.
Ma non posso pensare di farlo se il piede che resta indietro è inchiodato al terreno dalla paura di essere scoperto o comunque di non essere in regola.
Magari non mi avrebbero mai scoperto ma almeno ora so di essere dalla parte del giusto di poter avanzare richieste concrete alle istituzioni ad occuparsi del problema gestione separata senza dovermi nascondere dietro ad altri che la pensano come me…E questo non ha prezzo.


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Previdenza, Storie personali e testimonianze »

| 17 luglio 2012 | 11 COMMENTI | LETTO: 8.205 VOLTE | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo.
Buongiorno a tutti. Scrivo ad Acta per poter avere un parere dalla vostra community.
Lo faccio in forma anonima, cosa che di solito non faccio mai sul web, ma vista la situazione delicata forse è meglio tutelarsi un po’.
Sono un libero professionista e mi occupo di grafica.
Dopo alcuni anni in contratto a progetto, data l’assenza di prospettive fornite dall’azienda che mi aveva proposto il cocopro, mi sono deciso a aprire una piva e a mettermi in proprio, tenendo l’azienda del cocopro come primo (scarso) cliente.
Scopro l’esistenza del regime agevolato, mi attivo a cercare un commercialista.
Ne scelgo uno fra alcuni segnalati da conoscenti che si occupa così di preparare i documenti necessari e mi spiega un po’ il quadro della situazione.
Mi dice che per evitare il problema prosecuzione lavoro precedente nell’apertura p.iva a regime agevolato è meglio scegliere un codice non direttamente collegato all’attività di grafico ma piuttosto qualcosa di più generico…
Accetto, è l’unica strada per poter tentare di lavorare e costruirmi un futuro lavorativo…oggi come oggi l’assunzione di un grafico è cosa rara…Mi dico: meglio mettersi in proprio e fare consulenza come grafico esterno per aziende e privati.
Essendo totalmente negato per gli aspetti fiscali del lavoro (tanto da non riuscire nemmeno qualche tempo fa a capire esattamente la differenza fra tasse e contributi…) tutto mi sembrava davvero complesso e ingestibile.
Poi col tempo ho imparato a gestire le mie fatture, movimenti vari etc e a fare un po’ di chiarezza su p.iva e mondo del lavoro in generale.
Purtroppo però credo di aver commesso un serio errore di valutazione iniziale. (O forse no?)

Ecco i fatti:
Estate 2012
Finito il primo anno di attività in regime agevolato dei minimi, mi trovo a dover pagare le tasse.
Fin qui tutto chiaro. Grosso modo il commercialista mi ha consigliato di “accantonare” il 20 % di ogni fattura incassata, di volta in volta.
Poi in base alle spese sostenute avrei pagato probabilmente qualcosa in meno sul totale delle tasse dovute, perchè avrei scaricato i costi sostenuti per l’attività.
Così mi ero fatto il mio quadro excell con fatture in entrata e in uscita e tutto sembrava filasse liscio.
L’ammontare delle tasse da versare coincide infatti con la previsione di excell (considerando le spese scaricate e l’acconto per l’anno prossimo…con aliquota al 5% e non più al 20% come per il primo anno…)
Quindi la somma accantonata copre quanto devo versare per il 2011 compreso acconto 2012.
Accedo al mio conto on line, apro la sezione F24, compilo il modulo come da indicazioni del mio commercialista e pago l’imposta forfettaria prevista per il mio codice attività.
Ok, e i contributi?
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Comunicazione, In evidenza, Storie personali e testimonianze »

| 5 luglio 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.673 VOLTE | SHORT URL |

Benedetta Tobagi nominata nel Consiglio di Amministrazione RAI.

Siamo molto felici per la tua nomina al Consiglio di Amministrazione della RAI, conosciamo la tua onestà intellettuale e sappiamo che porterai un punto di vista nuovo che aiuterà il nostro servizio televisivo pubblico a leggere meglio la realtà attuale.

Tanti auguri per il lavoro che ti attende!


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Comunicazione, Diritti, Fisco, Storie personali e testimonianze »

| 23 aprile 2012 | 6 COMMENTI | LETTO: 1.659 VOLTE | SHORT URL |

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza firmata di un giornalista RAI, che per ovvi motivi preferisce rimanere anonimo.

La situazione delle partite IVA in Rai è tra le più assurde.
In larga parte questo tipo di contratto viene applicato alla maggior parte dei giornalisti professionisti che lavorano per le trasmissioni delle Reti. Il Contratto giornalistico è infatti riservato ai colleghi che lavorano solo per i Tg e per le rubriche ad essi collegati. Gli unici colleghi tra l’altro tutelati dal sindacato USIGRAI. Gli altri devono obtorto collo. accettare questo tipo di contratto (regista/autore testi) pur svolgendo le mansioni di inviati o di redattori nelle principali trasmissioni di informazione della Rai. Devono essere a disposizione 24 ore su 24, lavorare se richiesto a Pasqua o a Natale senza la minima maggiorazione di retribuzione, senza orari. Devono rispettare i turni al montaggio e devono rispondere del loro operato ai vertici dei programmi e ai capistruttura Rai.
Un costume che si è rapidamente diffuso anche a Mediaset e La 7.
Le mansioni che vengono richieste sono identiche a quelle dei colleghi inviati dei telegiornali, ma con ritmi assolutamente più pesanti, senza la minima tutela assicurativa. Se accade un incidente, o se qualcuno gli spara addosso, il giornalista a partita Iva non ha la minima copertura. Forse dobbiamo aspettare che qualcuno di noi ci lasci la pelle perché il problema esploda.
Ovviamente non vi è la minima copertura neppure per quanto riguarda la continuità di lavoro o la giusta causa di licenziamento. Basta semplicemente risultare invisi all’autore di turno o non accettare di scrivere quello che vogliono i capi, per non vedersi rinnovare il contratto e restare alla fame, visto che non esistono ammortizzatori sociali. Inutile dire che grazie a ciò la libertà e la dignità professionale dei giornalisti a partita Iva va a farsi benedire. Il risultato è un appiattimento totale.

La maggiore retribuzione (lorda) è un’altra colossale bufala. Ai giornalisti a partita Iva si impone di pagare tutto, quindi la retribuzione risulta alla fine al netto assolutamente bassa.
La Rai impone agli inviati (per la natura stessa del loro ruolo) continui spostamento per seguire in Italia e all’estero gli argomenti su cui realizzare i servizi. Le spese devono essere anticipate, per poi averle rimborsate dopo la presentazione di ricevute e la compilazione di un modulo nel quale vengono dettagliate tali spese. La Rai quindi approva il rimborso e impone di emette fattura, ci si trova così a pagare più volte le tasse, non solo l’Iva. Su tali rimborsi (che sono alla fine dell’anno somme assai consistenti) viene imposta, essendo fatturate, il pagamento della previdenza, il pagamento dell’Irpef come se si trattasse di normali compensi, infine tutto ciò fa salire in maniera folle l’imponibile anche se in fattura viene specificato che si tratta di rimborsi di note spese, quindi non compenso, ma solo restituzione di somme anticipate. La Rai, anche di fronte alle evidenze di legge, impone pervicacemente questa prassi.
Chi non ci sta può solo scegliere di non lavorare.


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Storie personali e testimonianze »

| 22 febbraio 2012 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.062 VOLTE | SHORT URL |

Ieri sono stata all’INPS perchè hanno cambiato la procedura di rilascio del DURC e ho rischiato il viaggio a vuoto perché l’appuntamento preso telefonicamente 20 giorni prima era con l’ufficio sbagliato e l’impiegato mi ha detto:
signora, lei quando chiama non deve dire AUTONOMI deve dire PARASUBORDINATI, voi siete Parasubordinati
e quando gli ho spiegato che non sono parasubordinata (con piglio ACTA) è rimasto basito e poi ha ribattutto con tono più accogliente
eh, si dovrebbe cercare una cassa professionisti alla quale iscriversi o un’altra soluzione“;
tante grazie, sono uscita poi con il mio DURC in tasca e il bisogno sempre più impellente di agire per toglierci tutti da questo colossale errore di assimilazione ai parasubordinati!


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Marialuisa Di Bella