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Articoli pubblicati nella categoria "Sindacati"

Associazioni, Freelance USA, Rappresentanza, Sindacati »

| 22 marzo 2012 | UN COMMENTO | LETTO: 1.517 VOLTE | SHORT URL |

Dopo l’incontro a Milano con Sara Horowitz e gli scambi via conference call, Freelancers Union e ACTA si sono riconosciute reciprocamente come SISTER ORGANIZATION con un atto ufficiale dei Consigli Direttivi.

La forza lavoro del futuro si dà voce sul piano internazionale.

Secondo analisi recenti, la forza lavoro del futuro sarà costituita sempre più da lavoratori indipendenti dei servizi professionali. Da diversi anni la Freelancers Union (FU) americana e l’Associazione Consulenti Terziario Avanzato (ACTA) italiana svolgono nei loro rispettivi paesi azione di difesa e rappresentanza dei lavoratori indipendenti. In questi giorni, con decisione congiunta degli organismi direttivi, hanno iniziato un percorso di stretta collaborazione riconoscendosi reciprocamente come sister organization.

Più spazio ai diritti, più forza alla coalizione sociale.

Il loro obbiettivo è quello di creare consapevolezza nell’opinione pubblica del ruolo svolto dal lavoro non salariato sia nell’economia che nella società e di difenderne gli interessi. FU, costituita negli USA alla metà degli anni 90, rappresenta oggi più di 170.000 persone appartenenti a tutte le diverse professioni, ACTA, costituita nel 2003 a Milano, pur essendo numericamente molto inferiore, ha sempre visto nella FU un modello da seguire perché incarna non solo una forza sindacale ma una vera e propria impresa sociale, che aiuta i lavoratori indipendenti ad uscire dalla loro frammentazione e dal loro isolamento.
Da parte sua la FU ha visto in ACTA un partner ideale per la sua grande proiezione internazionale (ACTA è l’unico membro italiano dell’European Forum of Independent Professionals, EFIP) e per la sua impostazione trasversale agli interessi delle diverse professioni.

Per un’uscita dalla crisi di sistema.

Ambedue le Associazioni possono  portare un contributo positivo alla crisi del ceto medio. La collaborazione tra organizzazioni “sorelle” si svilupperà in primo luogo sul piano culturale, per capire meglio le problematiche del lavoro nel postfordismo di qua e di là dell’Atlantico e per trovare soluzioni di sostegno alle professioni indipendenti. Sul piano pratico, i soci di ACTA potranno godere, se si trasferiscono negli USA, dei servizi offerti da FU e viceversa per i soci di FU se vengono in Italia.

New York – Milano, 22 marzo 2012

Leggi il comunicato stampa congiunto (.PDF)


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Diritti, Occupazione, Politiche del lavoro, Rappresentanza, Sindacati »

| 21 marzo 2012 | 8 COMMENTI | LETTO: 1.274 VOLTE | SHORT URL |

Ieri sera (ahimè) non ho resistito dal guardare un dibattito televisivo sul tema del lavoro, mi provocano sempre forti bruciori di stomaco, ma a volte è più forte di me…
Ho assistito alle prime battute di Ballarò in cui il segretario Uil Luigi Angeletti parlava della Riforma del mercato del lavoro esponendo chiaramente tutte le sue certezze.
Ha spiegato dapprima l’importanza di identificare le “finte partite iva” e quando Floris ha segnalato che gli ordinisti restano esclusi da questa norma, Angeletti ha prontamente chiarito che

ovvio, quelli iscritti agli ordini è ovvio, quelli che fanno i professionisti veri….

Poi Floris è passato al tema degli ammortizzatori sociali chiedendo conferma dell’esclusione delle partite iva dai nuovi ammortizzatori sociali e Angeletti ha precisato:

C’erano due scelte: per esempio dobbiamo garantire l’indennità di disoccupazione a tutte le partite iva, il che significa che un professionista normale, che fa la partita iva nel caso in cui lavora di meno gli diamo l’indennità di disoccupazione?.. Io avrei qualche problema. Invece la scelta è stata che tutti quelli che sono dei lavoratori dipendenti vengono tolti dalla partita iva e a quel punto gli si da l’indennità di disoccupazione.

Perchè?

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Previdenza, Rappresentanza, Sindacati »

| 19 dicembre 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 1.836 VOLTE | SHORT URL |

Con l’approvazione della Camera, la tanto contestata manovra “Salva Italia” è passata.

Il dettaglio delle conseguenze sulla nostra condizione di professionisti autonomi, li potremo analizzare e spiegare con calma nelle vacanze di Natale, appena disponibile il testo definitivo e le circolari applicative.

In ogni caso si conferma una botta molto salata e non soltanto a causa degli aspetti pensionistici.

In realtà la nostra categoria è già stata oggetto di tante manovre precedenti, non ultima quella di Agosto che aveva portato l’aliquota contributiva al 27,72%.

Tuttavia con questa manovra saremo colpiti anche in quanto cittadini, consumatori e risparmiatori, dalle accise sulla benzina, la maggiore IVA, i prelievi sui conti correnti, ecc. e soprattutto saremo colpiti dalla recessione, dalla riduzione degli investimenti pubblici e dall’inflazione.

Il nostro appello al Governo non è stato preso in considerazione. Non ci facevamo illusioni, dal momento che il Governo non ha voluto prendere in considerazione voci ben più potenti della nostra. Ed ha saputo mantenere il rigoroso rispetto dei diktat europei a non toccare le banche e non scomodare i grandi patrimoni.

Tuttavia ci conviene stare con le orecchie dritte perché la storia non finisce qui. Sarebbe bello pensare che dopo questo salasso ci si potesse rilassare. Invece no. Continua a leggere »


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Romano Calvo

Eventi, Politiche del lavoro, Sindacati »

| 29 novembre 2011 | 3 COMMENTI | LETTO: 958 VOLTE | SHORT URL |

Sabato 26 novembre presso l’ Università di Milano si è tenuto il convegno “Precarietà e lavoro della conoscenza: proposte a confronto“ organizzato da Flc-Cgil. I lavori sono stati articolati in due parti: relazioni di esponenti del mondo universitario, giornalistico e politico sul tema “Comprendere il capitalismo cognitivo” al mattino, interventi di presentazione e proposta da parte del sindacato e dei rappresentanti delle associazioni e reti di lavoratori della conoscenza al pomeriggio.
Acta ha avuto il suo spazio di intervento, in un contesto alquanto eterogeneo sebbene unito sotto l’insegna del lavoro della conoscenza (Consulta lavoro professionale Cgil, Organizzazione Mayday, Coordinamento nazionale Precari Università, Movimento scuola precaria, Slc-Cgil Milano, Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, Associazione nazionale per la tutela dei lavoratori over 40, Rete dei Redattori precari, Precari degli Enti di ricerca, Flc-Cgil).
Tutti i relatori hanno portato punti di vista molto diversi tra loro e questo ha tenuto molto alta l’attenzione di una platea comunque meno folta rispetto ai lavori della mattinata.
Tuttavia, si è evidenziata anche in tale contesto di riflessione, e perfettamente riconoscibile, la dualità tra le posizioni di chi opera dentro il maggiore sindacato italiano difendendo posizioni sicuramente obsolete, a confronto con la posizione di chi opera in quel variegato mondo dei professionisti della conoscenza che si è andato a delineare negli ultimi vent’anni. Questi ultimi, pur nelle loro particolarità, convergono nella stessa direzione di richiesta di diritti universali e di welfare come contesto imprescindibile ad esprimere la propria libertà di scegliere il lavoro, sia esso autonomo o dipendente.
Viceversa, i rappresentanti sindacali della CGIL insistono nella loro visione di ricondurre tutto al lavoro standard (dipendente, a tempo indeterminato, tutelato dall’art. 18) agendo sulla leva dei costi per i datori di lavoro, ravvisando inoltre come panacea l’incremento dimensionale delle imprese italiane.
Ma di quale realtà e mondo del lavoro stiamo parlando?

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Associazioni, In evidenza, Rappresentanza, Sindacati »

| 3 maggio 2011 | 2 COMMENTI | LETTO: 2.085 VOLTE | SHORT URL |

Discussione piuttosto paludata quella di ieri a L’Infedele di Gad Lerner. Ospiti Susanna Camusso (segretario generale CGIL), Michele Tiraboschi (consulente del ministro Sacconi), Aldo Bonomi (sociologo), Massimo Mucchetti (Corriere della Sera) e il nostro Sergio Bologna, oltre a rappresentanti di badanti, cooperative, stagisti.

Buona parte della trasmissione si trascina sul tema del lavoro degli operai e della FIAT e il tema di partenza, il 1 maggio si perde subito. Un bravo Aldo Bonomi cerca di riportare al centro la questione della rappresentanza (“i sindacati non rappresentano tutti, nascono oggi nuove coalizioni dal mondo cooperativo a quello dei ‘piccoli’…“) e del lavoro dei “capitalisti molecolari”, ma senza grande successo.

Sergio Bologna accenna ai lavoratori della conoscenza e in un secondo breve spazio ai loro problemi con le previsioni pensionistiche. Su Twitter qualcuno bolla i suoi discorsi come “teorie trendy sul popolo dell’happy hour“, altri lamentano giustamente il fatto “che non si possa parlare di lavoro senza incentrare tutto su Fiat e sindacati“. Alcuni stanno apertamente con Bologna, perché “c’è tutta una generazione che lavora per due spiccioli e quella generazione è la più giovane“. 

Michele Tiraboschi parla, invece, del disallineamento tra lauree e domanda di lavoro, suscitando qualche mal di stomaco nei ragazzi in seconda fila. Susanna Camusso, in ultimo, presenta la proposta CGIL di patrimoniale che tasserebbe le grandi ricchezze (in mano al 13% degli italiani) con la finalità di abbassare le imposte del lavoro salariato a vantaggio esclusivo di dipendenti e pensionati, unico vero target del sindacato, se ancora non si fosse capito!

Tutto poi finisce su Leghismo, Tremontismo e spot finale al libro di Telese su sesso, ville e cavalieri (che c’entra col lavoro, vallo a capire). L’ultima parola concessa a Sergio Bologna è stata giusto l’occasione perché potesse ricordare come tra le fibrillazioni della politica, nazionale e locale, ”le questioni del lavoro non se le fila nessuno, a partire da Governo e Parlamento, e un tema così importante per il Paese passa sempre drammaticamente in secondo piano“.

L’inedito spazio TV offerto ad ACTA è stato comunque un successo per noi, sempre piuttosto distanti dal grande schermo (e non per volontà nostra). La discussione, tuttavia, non sembra essere mai entrata nel vivo sui nostri temi e sul mondo del lavoro come lo vediamo dal nostro punto di vista. Beh, ci proveremo ancora, fidatevi.


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Associazioni, Diritti, Rappresentanza, Sindacati »

| 17 giugno 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.205 VOLTE | SHORT URL |

FeLSA CISLLa FeLSA CISL lancia il proprio Manifesto per gli atipici e le Partite IVA (.PDF in download, 4,6 MB), un documento che merita di essere letto. Accanto a proposte che possono essere interessanti (come l’elevazione del tetto dei contribuenti minimi a 70mila euro), ribadisce il tema dell’aumento dei contributi previdenziali a cui siamo profondamente contrari, sebbene d’accordo sulla rivalsa obbligatoria di due terzi al datore di lavoro, e addirittura un nuovo +1% per finanziare ammortizzatori sociali e varie. Su questo aspetto noi non siamo d’accordo perché:

  • l’attuale aliquota del 26,75% è insostenibile e va portata al 22%;
  • versamenti a Casse previdenziali e assistenziali private o associative non devono essere imposti per Legge, ma semplicemente detassati onde consentire a chi vuole di associarsi al Fondo che meglio preferisce;
  • non crediamo affatto alla logica degli enti bilaterali perché sono un esempio di salsa che costa più del pesce, utile a distribuire prebende ai sindacalisti;
  • lo stesso vale per la formazione professionale, che chiediamo sia deducibile dal reddito e non imposta tramite la logica burocratica e di scarsa qualità degli enti bilaterali.

Riteniamo positivo lo sviluppo di questo dibattito sui nostri temi. Vorremmo, però, far sentire la nostra voce e non soltanto doverci accodare alle proposte di chi come la CISL non ha alcun titolo per rappresentarci.


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Associazioni, Diritti, Rappresentanza, Sindacati »

| 16 giugno 2010 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.211 VOLTE | SHORT URL |

E’ utile leggere il testo della Relazione (.PDF in download) fatta all’Assemblea 2010 da Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato, una delle organizzazioni che hanno aderito al sistema di rappresentanza unificata della piccola impresa Rete Imprese Italia, nata dopo il patto di Capranica, perché lascia capire come un processo che poteva essere positivo (la maggiore forza di rappresentanza dei “piccoli”) si sia trasformata in cooptazione e in strumentalizzazione delle PMI italiane.

Rete Imprese ItaliaLe lodi al Governo sono sperticate; pieno assenso sulla manovra Tremonti; disponibilità a ritoccare la Costituzione per veder riconosciuta un astratta libertà d’impresa; un filo rosso di ideologia anti Stato e di mitizzazione della forza del piccolo ed ennesimo appello ai minori controlli e vessazioni fiscali.

Sulla previdenza, sulle disparità delle aliquote contributive, sul prolungamento dell’età pensionabile di 18 mesi agli autonomi, NON UNA SOLA PAROLA. Non una parola sulla scuola, sulla ricerca, sulle tecnologie, sulle prospettive industriali e di sviluppo dell’Impresa italiana. Non una parola sul sistema finanziario, sulla tutela del risparmio e sulla necessità di una nuova vision europea per contrastare la speculazione finanziaria.

Una marchetta per Tremonti e Berlusconi. Noi professionisti con Partita IVA non ci faremo fregare da questa gente. La rappresentanza ce la costruiamo noi.

Intervento di Romano Calvo


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Sindacati »

| 12 marzo 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 464 VOLTE | SHORT URL |

Ripubblichiamo quanto scritto l’11 marzo 2010 sul sito globalproject da un gruppo di freelance a proposito dello sciopero generale della CGIL.

Oggi lo sciopero “generale” della CGIL, senza il lavoro vivo

Perché noi non ci saremo – Freelance, Partite IVA, lavoratrici e lavoratori a progetto prendono la parola.

Non possiamo partecipare allo sciopero indetto dalla CGIL per oggi 12 marzo contro le politiche fiscali del governo. Siamo lavoratori e lavoratrici freelance, a partita iva individuale, o con uno dei cosiddetti contratti atipici, consulenti, grafici, formatori, attrici ed attori, registi, videomaker, operatori del sociale, architetti, programmatori di software, ricercatori, traduttrici, esperti di valutazione ambientale e quant’altro. Per noi che non abbiamo né orario né salario, sarebbe già difficile praticare uno sciopero pensato come astensione per quattro ore da una giornata lavorativa di otto. Ma il vero motivo per cui non saremo in piazza è perché siamo costretti, anche dal più grande sindacato italiano, all’invisibilità. La CGIL, come tutti, destra e sinistra e i loro governi, ci chiama “precari”, ma siccome la precarietà è un dato che riguarda ormai la vita intera e tutti i cittadini, che abbiano un contratto a tempo indeterminato o no, che siano manager o operai, dire “precari” è diventato spesso l’alibi per chi non vuole affrontare i problemi veri. Perché noi non abbiamo diritto a nessuna cassaintegrazione se perdiamo il lavoro? Perché non abbiamo diritto ad alcuna continuità di reddito, come invece avviene in molti altri Paesi dell’Unione europea? Perché, con la “gestione separata inps”, paghiamo contributi per non ricevere alcuna tutela? Perché non abbiamo diritto, come i lavoratori dipendenti, alla maternità, alla malattia, alle ferie? Perché, noi che siamo costretti a lavorare per pubbliche amministrazioni o privati, e quindi non abbiamo nessuna possibilità di evadere nemmeno un centesimo, dobbiamo subire gli studi di settore per “presunta colpevolezza”? Perché dobbiamo pagare iva e fisco alle scadenze prefissate, anche se aspettiamo per mesi i pagamenti per il nostro lavoro? Eppure per governi e sindacati, noi al massimo siamo “precari” in attesa di posto fisso per la sinistra ( cosa che non potrà avvenire mai e che spesso nemmeno cerchiamo), o di elemosina per la destra. Dobbiamo rimanere invisibili, perché così si tenta di occultare la fine del modello di concertazione che si è retto finora sulla Grande Triangolazione: Governo – Confindustria – Sindacato. Sulla grande industria in rapporto al welfare state dello stato centrale. Questo modello è tramontato, lo sa la CGIL che rappresenta in sostanza soprattutto i pensionati da lavoro dipendente del vecchio sistema, e lo sanno gli economisti, i giuslavoristi, i governanti. Eppure non si vuole riconoscere che ormai milioni di persone lavorano e producono, senza alcun diritto o tutela. E che sarebbe ora di ripensare il welfare, adattandolo alla nuova organizzazione del lavoro, che sarà sempre più centrata sul lavoro autonomo, in rete, a partita iva, su imprese fatte da una o poche persone. Non ci saremo, il 12 marzo nelle piazze della CGIL, perché essa per sopravvivere nel suo ruolo di rappresentanza, vorrebbe negare l’esistenza nostra e di tanti altri, vorrebbe negare la realtà. In questo modo non difende né gli interessi degli operai, condannati ad essere sempre più trattati come un peso piuttosto che una risorsa, né quelli del lavoro in generale. Che non è astratto, o immaginario, ma maledettamente reale, e concreto, e ha bisogno di risposte reali e concrete.


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Associazioni, Editoria, Politiche del lavoro, Sindacati »

| 18 settembre 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.428 VOLTE | SHORT URL |

Milano, 27 luglio 2009 – ACTA e La RETE hanno incontrato i rappresentanti dell’USGF – Unione Sindacale giornalisti Freelance.

 

All’incontro erano presenti:

  • ACTA (Alfonso Miceli)
  • I – Network (Dilva Giannelli)
  • RETE (Massimo Gozzetti)
  • Marcello Saponaro (Consigliere Regione Lombardia) e il suo consulente Lele Rozza.

L’incontro nasce su iniziativa di Saponaro, e segue la conferenza stampa del 6 luglio, in cui abbiamo presentato ai media la proposta di legge a livello regionale elaborata con ACTA e la RETE.

Saponaro ha dichiarato la sua intenzione di portare avanti, in vista delle prossime scadenze elettorali, proposte di interventi e soluzioni che vadano incontro agli interessi dei professionisti autonomi e dei freelance (giornalisti). Interesse comune del Consigliere e delle Associazioni è quello di realizzare eventi e iniziative che abbiano un forte impatto sui media e sull’opinione pubblica.

 

Nella conferenza stampa del 6 luglio abbiamo constatato che il riferimento ai “lavoratori freelance” ha attratto l’attenzione dei media. Saponaro e i suoi consulenti hanno quindi proposto di allargare il coinvolgimento nelle iniziative a sostegno di proposte di legge regionali all’associazione dei giornalisti freelance, che potrebbero essere interessati alle questioni poste da ACTA e dalla RETE.

 

Interessi/bisogni comuni (freelance e professionisti autonomi)

L’incontro era dunque finalizzato a comprendere:

  • quali interessi in comune potevamo avere come ACTA e come RETE con l’Associazione dei Giornalisti Freelance;
  • quali iniziative portare avanti con Saponaro nel reciproco interesse e nelle differenti appartenenze (politici da una parte, associazioni dall’altra).

Nel primo giro di presentazione abbiamo cominciato ad avere risposte positive al primo punto.

 

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Assistenza, Diritti, Donne, Eventi, Maternità, Pensione, Sindacati »

| 18 giugno 2009 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.897 VOLTE | SHORT URL |

ACTA partecipa a Convegno CISL “Età pensionabile delle donne e welfare di cura“.

Venerdì 3 luglio alle 16, a Verona in Piazza Pozza 1 c/e Sala Ater
ACTA riproporrà la proposta di riforma del sistema di Welfare presentata il 29 giugno.

Scarica Invito e Programa (.PDF 1.4 MB).


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