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E’ partita la corsa agli emendamenti alla Legge Finanziaria.
Pubblicamente ci sono state ampie lodi alla manovra da parte dei rappresentanti del mondo del Lavoro autonomo e della Piccola Impresa, anche in nome della promessa di semplificazione burocratica e di libertà d’impresa che viene presentata come una panacea. Eppure siamo già un Paese ad altissima presenza imprenditoriale, in cui non è mai esistito un “problema” di natalità di nuove imprese, ma semmai di un’imprenditorialità spesso improvvisata, debole e volatile, che frequentemente non supera i tre anni di vita.
Ma ora ogni categoria cerca di salvaguardarsi con correzioni che tutelino i propri specifici interessi, scaricando su coloro che non hanno protettori in Parlamento il costo più pesante del provvedimento.
Noi professionisti autonomi non abbiamo sponsor e siamo profondamente contrari a una manovra che contribuirà a deprimere ulteriormente le nostre prospettive, già duramente colpite dalla crisi, in un mercato che scarica sugli outsider i tagli produttivi e in un contesto di assenza di interventi a tutela della disoccupazione (siamo esclusi anche dagli ammortizzatori sociali in deroga, pagati con la fiscalità generale) e del rispetto dei tempi di pagamento.
Siamo contrari alla manovra per almeno tre motivi:
- il taglio indiscriminato ai servizi pubblici;
- lo slittamento dell’età della pensione;
- il taglio dell’80% delle spese di consulenza.
1. Il taglio indiscriminato ai servizi pubblici
La manovra comporterà necessariamente un taglio dei servizi pubblici (sanità, scuola, assistenza sociale) ovvero di quella parte di welfare che è l’unica a cui accediamo realmente a fronte di un’imposizione fiscale e contributiva che ci toglie oltre il 50% del reddito. Una diminuzione che per essere accettabile dovrebbe comportare anche una riduzione delle imposte.
2. Lo slittamento dell’età della pensione
L’inserimento di finestre mobili determina uno slittamento dell’età pensionabile di 1 anno per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi.
Questo diverso trattamento è profondamente iniquo. Davvero si è convinti che lavorare come autonomi sia più facile che da dipendenti? Non ci si rende conto che gli autonomi devono farsi carico non soltanto dello svolgimento del lavoro produttivo vero e proprio, ma anche di altre attività complementari, come la ricerca del cliente, che assorbe ormai più energie del primo e non sempre porta a dei risultati? Che molti di noi sarebbero ben contenti di continuare a lavorare anche oltre i 65 anni se non fosse così difficile e stressante stare sul mercato? Continua a leggere »
Autore: Anna Soru












