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Articoli pubblicati nella categoria "Settori"

Calendario, Eventi, Formazione, Traduzioni e intepretariato »

| 28 ottobre 2010 | 7 COMMENTI | LETTO: 4.881 VOLTE | SHORT URL |
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Segnaliamo ai professionisti traduttori e interpreti della Toscana la terza edizione del corso di formazione tenuto dal commercialista Giuseppe Bonavia (consulente contabile e fiscale che ha definito una convenzione con ACTA):

“Gli adempimenti fiscali del traduttore/interprete professionale – L’importanza di dotarsi una bussola per orientarsi fra le norme fiscali vigenti”
PISA, sabato 20 novembre 2010, ore 10:00-13:00 e 14,30 – 18,30
SEDE: Grand Hotel Duomo (Via Santa Maria, 94 – PISA)

Obiettivi della giornata:
  1. favorire la coesistenza tra una professione considerata creativa e i vincoli oggettivi delle regole contabili e fiscali;
  2. contribuire alla trasformazione del modello”traduttore/interprete-artigiano” in quello di “traduttore/interprete-imprenditore”;
  3. giungere a compiere scelte operative miranti a minimizzare l’impatto della tassazione ed ottimizzare il tempo speso in adempimenti burocratici.

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Calendario, Eventi, Traduzioni e intepretariato »

| 30 settembre 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.253 VOLTE | SHORT URL |
ott ’10
7
09:00

Inclusione e status professionale, di questo e altro si discuterà con gli amici di AITI e con interpreti e traduttori (che fanno parte in gran numero anche di ACTA), il 7 ottobre a Milano, in occasione dei festeggiamenti per i 60 anni dell’associazione. Scarica Invito e Programma (.PDF in download).

Invito 60 anni di AITI


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Editoria, In evidenza, Libri Articoli Approfondimenti »

| 20 settembre 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 5.707 VOLTE | SHORT URL |

Il Giornale delle Partite IVADiretto da Francesco Bogliari (già direttore di Espansione, L’Impresa, Business People e altre testate economiche), Il Giornale delle Partite Iva ha deciso di accettare la sfida della distribuzione in edicola con una diffusione di ben 100.000 copie (!), puntando a un pubblico di professionisti autonomi titolari di Partita Iva, un popolo di ”oltre 3 milioni di persone che lavorano senza le normali protezioni dello Stato sociale, ma al contempo sono tartassati da un Fisco rapace che tanto prende e poco rende. [...] Un’area in costante crescita, alimentata com’è dai giovani che non trovano lavoro e dai dipendenti cinquantenni che lo perdono prematuramente per licenziamento o chiusura delle imprese“.

Come recita il Comunicato Stampa (.DOC in download) di lancio della rivista, il nuovo Giornale si definisce:

[...] la voce degli invisibili, dei lavoratori con diritti limitati, figli di un welfare minore, privi di rappresentanza sindacale e politica.

Il nuovo mensile di 96 pagine, scritto con linguaggio divulgativo, sarà in edicola dal 30 settembre al prezzo di copertina di € 4,50. La rivista è stata presentata in anteprima ad ACTA come segno di interesse per le nostre attività e riconoscimento del ruolo che oggi ricopriamo nel rappresentare questo segmento di lavoratori italiani. Nel primo numero vedrà spazio anche un’intervista ad Anna Soru, presidente ACTA.

Tra gli altri argomenti trattati: “Una pensione da fame”; “Il popolo Iva alla guerra dell’Irap”; “Maternità, un lusso per le professioniste con Iva”; “Patti chiari con la banca”; “Alla ricerca del credito perduto”.

Beh, in bocca al lupo per questo progetto editoriale!


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Formazione professionale, Libri Articoli Approfondimenti »

| 21 agosto 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.588 VOLTE | SHORT URL |

Formazione finanziata, in Italia il quadro è davvero desolante. L’analisi della Repubblica, con l’articolo “Tangenti, truffe, poco lavoro. La formazione è una fabbrica di precari” di Davide Carlucci e Antonio Fraschilla, porta allo scoperto il peggio del mondo della formazione continua. Un budget di circa 18,5 miliardi di euro spesi principalmente per favorire il ricollocamento di disoccupati e precari, con esiti quantomeno dubbi. L’articolo cita numerose inchieste in corso disseminate in tutta l’Italia e più in generale evidenzia che la formazione serve soprattutto a chi la organizza, sindacati in primis.


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Leggi e Norme, Politiche del lavoro, Pubblica Amministrazione »

| 21 giugno 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.352 VOLTE | SHORT URL |

E’ partita la corsa agli emendamenti alla Legge Finanziaria.

Pubblicamente ci sono state ampie lodi alla manovra da parte dei rappresentanti del mondo del Lavoro autonomo e della Piccola Impresa, anche in nome della promessa di semplificazione burocratica e di libertà d’impresa che viene presentata come una panacea. Eppure siamo già un Paese ad altissima presenza imprenditoriale, in cui non è mai esistito un “problema” di natalità di nuove imprese, ma semmai di un’imprenditorialità spesso improvvisata, debole e volatile, che frequentemente non supera i tre anni di vita.

Ma ora ogni categoria cerca di salvaguardarsi con correzioni che tutelino i propri specifici interessi, scaricando su coloro che non hanno protettori in Parlamento il costo più pesante del provvedimento.

Noi professionisti autonomi non abbiamo sponsor e siamo profondamente contrari a una manovra che contribuirà a deprimere ulteriormente le nostre prospettive, già duramente colpite dalla crisi, in un mercato che scarica sugli outsider i tagli produttivi e in un contesto di assenza di interventi a tutela della disoccupazione (siamo esclusi anche dagli ammortizzatori sociali in deroga, pagati con la fiscalità generale) e del rispetto dei tempi di pagamento.

Siamo contrari alla manovra per almeno tre motivi:

  1. il taglio indiscriminato ai servizi pubblici;
  2. lo slittamento dell’età della pensione;
  3. il taglio dell’80% delle spese di consulenza.

 

1. Il taglio indiscriminato ai servizi pubblici

La manovra comporterà necessariamente un taglio dei servizi pubblici (sanità, scuola, assistenza sociale) ovvero di quella parte di welfare che è l’unica a cui accediamo realmente a fronte di un’imposizione fiscale e contributiva che ci toglie oltre il 50% del reddito. Una diminuzione che per essere accettabile dovrebbe comportare anche una riduzione delle imposte.

2. Lo slittamento dell’età della pensione

L’inserimento di finestre mobili determina uno slittamento dell’età pensionabile di 1 anno per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi.

Questo diverso trattamento è profondamente iniquo. Davvero si è convinti che lavorare come autonomi sia più facile che da dipendenti? Non ci si rende conto che gli autonomi devono farsi carico non soltanto dello svolgimento del lavoro produttivo vero e proprio, ma anche di altre attività complementari, come la ricerca del cliente, che assorbe ormai più energie del primo e non sempre porta a dei risultati? Che molti di noi sarebbero ben contenti di continuare a lavorare anche oltre i 65 anni se non fosse così difficile e stressante stare sul mercato? Continua a leggere »


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Informatica e Web, Occupazione, Trovare Lavoro »

| 2 giugno 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.767 VOLTE | SHORT URL |

La crisi economica ha colpito prima Industria e Trasporti, poi si è estesa a Commercio e Terziario alle imprese. Alla caduta della produzione è seguita una caduta dell’occupazione, che ha interessato soprattutto il lavoro autonomo e professionale, non protetto da ammortizzatori sociali. Attualmente ci sono alcuni segnali positivi di ripresa dell’economia, ma secondo l’Istat la disoccupazione ha raggiuto ad aprile l”8,9%, il valore più alto dal 2001.

Acune conferme indirette del disallineamento dei dati occupazionali rispetto a quelli produttivi vengono dai dati settoriali. Il Rapporto Assinform 2010 rileva segnali di ripresa nell’Information Technology,  ma come ha sottolineato il presidente di Assinform, anche ”il peggioramento dell’occupazione nel settore IT, soprattutto per consulenti e lavoratori indipendenti, riflesso dei forti tagli operati sulla spesa in informatica nel 2009 da tutti i settori dell’economia italiana”.


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Libri Articoli Approfondimenti, Moda »

| 8 marzo 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.724 VOLTE | SHORT URL |

Ricerca Urbana Milano

Sono disponibili i risultati della ricerca  “Lavoro che passione! Le condizioni di lavoro nella moda italiana” (in download in formato .PDF) realizzata nel 2009 da Ricerca Urbana Milano, istituto di ricerca semipermanente al Dipartimento di Studi Sociali e Politici dell’Università di Milano diretto da Adam Arvidsson. Alla ricerca hanno collaborato anche iscritti ACTA.


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Eventi, Libri Articoli Approfondimenti, Moda »

| 27 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.582 VOLTE | SHORT URL |

Lavoro che passione! La prima inchiesta sociale open source di Ricerca Urbana Milano. “Come sopravvivere alla settimana della moda? Come studiare l’industria della moda da un altro punto di vista?“. Il 4 Marzo ore 17:00 alla Facoltà di Scienze Politiche, Università Statale, Via Conservatorio 7, Aula 4, ci sarà la presentazione dei risultati di un’indagine sulla reale consistenza dell’industria della moda italiana e delle industrie creative in genere, a partire dalle condizoni di lavoro nella moda a Milano, condotta da Ricerca Urbana Milano, laboratorio di ricerca sociale open source creato da professionisti, docenti e studenti e lavoratori cognitivi della moda e del design.


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Comunicazione, Contratti, Internet e tecnologie, Pagamenti, Trovare Lavoro »

| 17 febbraio 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 2.433 VOLTE | SHORT URL |

L’articolo di Giampietro Donatella apparso sul Corriere della Sera il 5 febbraio 2010, dal titolo: “Consumatori in gara per un impiego. Come funziona L’azienda affida a persone reclutate sul web il compito di trovare soluzioni per creare nuovi prodotti” – articolo la cui RIPRODUZIONE è RISERVATA – e la presentazione allo IULM con il lancio ufficiale di Rai Tre – trasmissione del programma NEAPOLIS di lunedì 9 febbraio 2010 dal titolo “Imprese aperte Anche l’impresa può essere “due punto zero”, per usare un’espressione ormai in voga, soprattutto se è di comunicazione che ci si occupa” – hanno portato a conoscenza di tutti ciò che, da circa un paio di anni, era già in atto: il crowdsourcing.

 

Le modalità del crowdsourcing variano secondo il gestore del sito web, ma possono così essere sintetizzate: un’azienda affida a motori di ricerca (siti web 2.0 = mediatori), il brief (descrizione di obiettivi, finalità e vincoli del progetto, formalizzata in un documento redatto dal committente) per la creazione/produzione – entro tempi stabiliti e dichiarando il “premio” in denaro – di materiale BTL (Below the line: creazione o restyling logo, video, grafica, banner, siti web etc.), ADV (Advertising: campagne stampa, radio e TV), DESIGN, PR…

Chiunque – anche eventuali minorenni di cui sono responsabili solo i genitori -, dopo essersi registrato, può partecipare al “Contest” (gara, concorso) creando il suo lavoro (un limite numerico alle proposte non c’è) e pubblicandolo – in forma anonima – nel sito.

Il lavoro può essere scelto dal committente, detto anche sponsor, oppure può essere votato e/o commentato e, sempre se il committente è d’accordo, il lavoro migliore VINCE IL PREMIO IN DENARO (da cui dovranno essere detratte tutte le tasse ed eventuali costi).

Non è chiaro il comportamento del crowdsourcing nei confronti del “diritto d’autore”, non lo nega, a volte però include nei regolamenti, l’impossibilità del partecipante a rivendicare l’utilizzo del proprio nome e quant’altro; altre volte, per i vincitori, include l’obbligo di trasferire il diritto d’autore al motore di ricerca. Poco chiaro ma, di fatto, il lavoro prodotto diventa proprietà (licenza esclusiva solo per i vincitori) del gestore del sito che ne può fare ciò che vuole. Chi lancia il “concorso”, acquisisce il diritto a utilizzare, rielaborare, declinare, adattare, riciclare, creare opere derivate…

ENTUSIASMANTE!

Sì, entusiasmo per questa grande innovazione in grado di dare modernità allo stantio mercato del lavoro in ambito ADV, BTL PR, DESIGN, etc., che permette: “ «creatività di pregio» a buon mercato e in tempi rapidi.”, un enorme aiuto per “ «i direttori R&S o marketing” per le aziende e… per le multinazionali della pubblicità.

Con il crowdsourcing, si afferma: “chiunque può guadagnare”, chiunque.

Grandioso!

Fino all’altro ieri, erano sempre state solo le agenzie – non tutte – a partecipare alle gare.

Si deve chiarire che la partecipazione alle “gare”, nell’ambito della comunicazione pubblicitaria, non consiste solo nel produrre un’eventuale linea strategica e preventivi – come accade in qualunque altro ambito lavorativo – ma nel produrre idee (normalmente almeno tre proposte) cioè, produrre lavoro vero gratuitamente.

La partecipazione alle “gare” è stata una delle cause della deprofessionalizzazione nell’ambito della creatività pubblicitaria, oggi, in caduta libera.

Ora, con il crowdsourcing, il lavoro gratuito è a disposizione di chiunque, freelance professionisti della comunicazione pubblicitaria e d’impresa o no. Per cento o mille o milioni che lavoreranno gratuitamente, uno vincerà.

 

A questo punto mi domando perché si debba rivolgere questo grandioso utilizzo del web 2.0 solo agli art director, ai copywriter, ai molti ruoli professioni del web, ai grafici, ai designer…, in fondo, il crowdsourcing è una “specie di outsourcing”, quindi: perché non offrire questa gigantesca e innovativa possibilità anche, per esempio, agli architetti?

Per il committente è davvero una meraviglia: poter scegliere tra migliaia – forse milioni – di progetti architettonici fatti e finiti, pronti per essere edificati, progetti che possono essere rielaborati, modificati, spezzettati, riciclati… sai la soddisfazione?

Ah già, forse, per gli architetti la soddisfazione sarà un po’ più limitata, non si garantisce alcuna certezza di reddito, nel sito non ci sarà la loro firma, sì è vero, siamo nel mondo della flessibilità e dell’insicurezza… però, vuoi mettere la modernità?

 

E perché, cari editori, non usare il crowdsourcing anche per la produzione di quotidiani, settimanali, mensili… Perché no?

Certo, anche i giornalisti, tutti – non solo i giovani -, ma anche i non giornalisti, devono poter avere l’enorme opportunità di entrare nel fantastico mondo del crowdsourcing!

Pensate che bello, milioni di giornalisti di tutto il mondo che, quotidianamente, mettono in gara tutti i loro articoli, fantastico!

Beh, certo, esiste “l’irrilevante” problemino che gli articoli, nel sito, non saranno firmati…, e chissà se potrà comparire il nome dell’autore a fianco di: “RIPRODUZIONE RISERVATA”? L’editore acquisirà il diritto di tagliare, allungare, modificare, rielaborare e… riciclare qualunque articolo ma, in fondo, scrivere un articolo è una delle tante “attività semplici e ripetitive” e, in più, l’anonimato, dà alla lettura quel certo non so che di misterioso, di affascinante…

Ecco la grandiosa idea: ogni giorno della sua vita, il giornalista scriverà articoli e articoli e articoli sperando, un giorno, di poter VINCERE! Tanto, tanto lavoro gratis ma, chissà, un domani, potrebbe vincere! Non guadagnare, VINCERE!

 

E allora, perché NON offrire il crowdsourcing, questa enorme opportunità, questa gigantesca innovazione, questa grande rivoluzione del mondo del lavoro 2.0, a tutti i professionisti, a tutte le professioni del mondo?

Forse perché è la conoscenza a creare i professionisti.

Forse perché solo nella professionalità esiste il futuro.

Forse perché il lavoro e la fatica devono mantenere valore.

Forse perché la proprietà intellettuale deve essere difesa.

Forse perché si devono avere dei diritti.

Forse perché il lavoro deve essere riconosciuto, sempre.

Forse perché si deve avere la certezza di un reddito.

Forse perché la precarietà e l’insicurezza non devono diventare valori.

Forse perché…

Evviva il crowdsourcing, evviva il LAVORO a LOTTERIA!

intervento di Dilva Giannelli

L’intervento è leggibile anche su Generazione Pro Pro, Blog del Corriere della Sera.


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Appelli e Lettere, Associazioni, Pagamenti, Politiche del lavoro, Storie personali e testimonianze, Traduzioni e intepretariato »

| 13 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.621 VOLTE | SHORT URL |

La lettera, segnalata ieri da una socia ACTA al quotidiano La Repubblica, ha catturato l’attenzione della redazione ed è diventata notizia di cronaca, con l’articolo La Brambilla paga i traduttori come sottoproletari indonesiani.

La frase d’effetto della titolazione attira certamente l’interesse dei lettori. Speriamo di leggere, da qui a breve, anche su La Repubblica, articoli di serio approfondimento sul tema della  valorizzazione dell’attività professionale, nonché articoli di denuncia sull’iniquità fiscale e previdenziale alle quali sono assoggettati i professionisti autonomi non iscritti agli albi di categoria.


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