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Dopo l’indagine on-line “Contiamoci per contare di più”, ACTA va avanti nella sua ricerca sulle condizioni del lavoro autonomo di seconda generazione. Stiamo organizzando alcuni focus group per approfondire le principali problematiche emerse dai questionari. L’obiettivo è dare voce ai lavoratori indipendenti per costruire insieme una rappresentanza efficace.
I primi focus group in programma sono:
- “Problemi e prospettive dell’autonomia”, 18 Aprile 2013, ore 18-20, Via Giustiniano Imperatore, angolo Via Tito, ROMA
- “Politiche pubbliche e nuovo welfare”, 9 Maggio, ore 18-20 Via Giustiniano Imperatore, angolo Via Tito, ROMA
- “Problemi e prospettive dell’autonomia”, 19 Aprile 2013, ore 17-19, Via Menabrea 33 MILANO
- “Politiche pubbliche e nuovo welfare”, 6 Maggio 2013 Via Menabrea 33 MILANO.
ALtri due focus sono in programma a Napoli a maggio.
Se vuoi partecipare ai focus group scrivi all’indirizzo: esinibaldi@gmail.com, indicando qual é la tua professione (ogni fous dovrà mettere insieme persone con professioni diverse)
Se sei interessato a partecipare ai focus group ma Roma Milano e Napoli sono lontane, contattaci. Faremo il possibile per organizzare i focus group anche nella tua città, oppure ti permetteremo di partecipare via skype. La tua testimonianza è importante!
Autore: ACTA
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Pubblichiamo due altri commenti sull’indagine ACTA con molto piacere perché si tratta nel primo caso del contributo di un politico il quale, come Assessore alle Politiche per il Lavoro della provincia di Roma, ha dimostrato interesse per la nostra attività e ne ha riconosciuto l’utilità sociale favorendo la realizzazione del seminario su come diventare Partita Iva, che abbiamo tenuto presso il Centro “Porta Futuro” di Roma. Nel secondo caso abbiamo invece un giovane ricercatore che collabora con l’Università di Trento che ha chiesto spontaneamente di poter dire la sua sulla nostra indagine, stimolato forse dai due interventi precedenti delle sue colleghe di Torino e di Milano. Merita infine una segnalazione l’articolo di Aldo Bonomi su “Il Sole 24 Ore” di domenica 20 gennaio nella rubrica “Microcosmi”, che prendeva spunto dalla nostra indagine e illustrava i risultati dell’inchiesta a vasto raggio che la sua società ha da poco concluso sui professionisti in provincia di Roma, inchiesta sollecitata proprio dall’assessore Smeriglio, ora dimissionario assieme al Presidente della Provincia Zingaretti, in corsa per le regionali. La sensazione di Bonomi è che il campione intervistato ha una percezione di sé più come lavoratore insicuro in un contesto di aleatorietà generale che di professionista con una posizione solida. Se questo è vero, ed anche noi propendiamo per questo tipo di sensazione, le cosiddette “riforme delle professioni” sono un buco nell’acqua perché non allargano in nessun modo il sistema di tutele, formali o informali, necessario ad un professionista nell’epoca del postfordismo in crisi ma ripropongono nella maniera più becera le vecchie tiritere sui codici deontologici, sugli accreditamenti, sulle certificazioni, come se ancora fosse necessario salvaguardare “il decoro” e non i diritti del professionista. I prossimi governi dovranno trovare un rimedio ad alcuni dei problemi che provocano ulteriori disagi a chi lavora in proprio. Per esempio, allontanando lo spettro dell’aumento dei contributi alla Gestione Separata dell’INPS.
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Autore: Sergio Bologna
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Renata Semenza
I dati emersi dall’indagine Acta non sorprendono.
Durante una fase di crisi economica di questa portata è naturale aspettarsi un inasprimento dei rischi individuali, soprattutto in un mercato già di per sé molto competitivo come quello del lavoro intellettuale qualificato.
Alle competenze tecnico-professionali si aggiungono in maniera ancora più consistente del solito le attività di relazione, di auto-imprenditorialità, di mantenimento della propria reputazione come fornitore di servizi. Si amplia di conseguenza la parte gratuita della prestazione professionale.
L’aspetto allarmante è che più della metà di chi risponde (nel comunicato stampa non ci sono informazioni su numerosità e composizione del campione) ha serie difficoltà economiche, si trova in altre parole in condizioni di semi-povertà o a rischio di povertà.
Partendo da questa consapevolezza vorrei però richiamare l’attenzione su due aspetti fra loro connessi.
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Autore: ACTA
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Pubblichiamo un’intervista di Barbara Imbergamo ad Anna Soru a commento di alcuni risultati dell’indagine ACTA.
Barbara: Se molti lavoratori a p. iva “non arrivano a fine mese” (sono il 22,6% secondo la rilevazione Acta) e chi ci arriva appena (oltre il 47%) è evidente che c’è un problema di tariffe e compensi non proporzionati al lavoro svolto. Cosa è successo? È solo effetto della crisi?
Anna: Non è solo per la crisi. La crisi ha accelerato un processo in atto da anni. In passato i consulenti e gli autonomi stavano meglio sia perché il mercato era più florido sia perché la concorrenza era molto più limitata. L’aumento del peso fiscale e contributivo, che non è stato possibile trasferire ai clienti, ha fatto il resto.
Comunque distinguerei due problemi: uno di tariffe e uno di continuità del lavoro. Se il problema della continuità fa parte del gioco, è connaturato all’essere autonomi, quello delle tariffe è invece una anomalia tutta italiana. Paradossalmente molto spesso ad un autonomo vengono proposti compensi inferiori ai compensi che percepiscono i dipendenti per attività paragonabili.
Barbara: È un problema tipicamente italiano e legato al nanismo delle imprese e al loro comprare pochi servizi qualificati?
Anna : Sicuramente lo è. Le imprese italiane sono piccole, tra quelle medie poi molte hanno un’impostazione a “conduzione familiare” e tendono a non comprare servizi qualificati, anche perché sono presenti soprattutto in settori tradizionali, non innovativi. Se si considera poi che quelle molto grandi si rivolgono principalmente ad un’offerta estera si vede che il mercato è “piccolo” e il lavoro qualificato è scarsamente riconosciuto come un valore aggiunto. E dunque poco pagato.
Le pubbliche amministrazioni infine hanno sempre meno soldi e, spesso, una limitata capacità di scegliere su quali servizi pregiati investirli.
Barbara: Quale è la cifra che secondo te rappresenta il costo medio di vendita di una giornata di lavoro di un professionista in Italia?
Anna : Non si può dare una risposta che valga per tutte le professioni. La situazione è molto variegata e riflette il diverso rapporto di forza tra domanda e offerta e la diversa percezione dell’importanza dei differenti servizi. Nelle professioni più tecniche il mercato ha tenuto sia perché si tratta di competenze meno diffuse, sia perché chi acquista ha maggiori difficoltà a coprirle con l’improvvisazione. Mi spiego meglio. Difficilmente un’azienda farà a meno di un informatico per mettere a punto la rete informatica o un programma. Al contrario tante aziende sono convinte di poter fare a meno di un esperto sui temi della comunicazione, non significa che sia vero, ma non è facile far loro capire la differenza tra una comunicazione professionale e una “arrangiata”.
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Autore: ACTA
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Continua l’analisi dei dati rilevati con un’indagine online a fine 2012.
Precedenti post: su caratteristiche dei partecipanti
Reazioni a vincoli per le finte partite iva
Abbiamo indagato l’incidenza della crisi sull’ultimo anno e sulle aspettative per il 2013. I rispondenti sono professionisti che lavorano soprattutto con imprese private (principali clienti per quasi l’80% dei rispondenti) e con il settore pubblico (rilevante per il 15,4% degli intervistati), pochissimi con il terzo settore e con persone fisiche.

La domanda di servizi professionali è in calo
Come ci si attendeva, oltre la metà dei professionisti intervistati alla fine dello scorso anno segnala che la domanda relativa alla tipologia di servizi da loro offerti è in calo (per il 10% in forte calo), mentre solo il 17% registra un’espansione.
Il calo riguarda soprattutto chi lavora con la PA

Il calo riguarda tutti, ma in questo momento si fa sentire soprattutto per chi ha come clienti la pubblica amministrazione (in particolare con enti locali), per effetto delle politiche di riduzione della spesa pubblica, e le microimprese. Sentono meno la crisi coloro che hanno come clienti imprese di media dimensione e in generale i professionisti che lavorano con clienti esteri.
La diminuzione della domanda dovuta ad acquisti di servizi eliminati o rinviati
Abbiamo cercato di capire a cosa attribuire il calo della domanda.
Le risposte indicano che la causa principale è una riduzione dell’acquisto dei servizi, dovuta all’eliminazione di alcune attività (causa segnalata come frequente dal 42,6 % dei rispondenti) o per effetto di un rinvio degli acquisti (40%), posticipati a tempi “migliori”. Più raramente i clienti provvedono a realizzare in casa i servizi precedentemente acquistati (23,5%). Una sostituzione non sempre possibile per mancanza delle necessarie competenze all’interno della loro struttura organizzativa.
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Autore: ACTA
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| gen |
| 21 |
| 18:00 |
ATTENZIONE! RINVIATO
Lunedì 21 gennaio ore 18:00 a Milano la Camera di Commercio di Milano e Unione Confcommercio Milano organizzano una presentazione del libro “Partite Iva. Il lavoro autonomo nella crisi italiana”, a cura di Costanzo Ranci, da una ricerca del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali.
L’incontro si terrà al Circolo del Commercio Milano, Palazzo Bovara, Sala Castiglioni, in Corso Venezia 51

Oltre all’autore, saranno presenti :
Carlo Sangalli, Presidente CCIAA Milano e Unione Confcommercio
Anna Soru, Presidente Acta
Mauro Magatti, Università Cattolica di Milano
Conduce il dibattito Dario Di Vico, Corriere della Sera.
Attenzione! INCONTRO RINVIATO
Autore: ACTA
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Lo scorso luglio è entrata in vigore la riforma del lavoro, che ha introdotto alcune norme volte ad identificare le “finte partite iva” per trasformarle in collaborazioni a progetto (ed eventualmente, con un secondo passaggio, in rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato).
Come le imprese committenti e i professionisti autonomi stanno reagendo alle nuove regole?
L’indagine ACTA appena conclusa ci fornisce alcune prime indicazioni.
Quali sono i comportamenti osservati tra i committenti?
La percentuale più rilevante dei rispondenti (694, dopo aver escluso chi lavora con contratto di collaborazione a progetto) segnala che i committenti stanno temporeggiando, spesso rinviano i contratti perché non sanno come fare, qualche volta chiedono al professionista suggerimenti su come procedere.
La prima reazione concreta, messa in atto da quasi un committente su cinque, è la riduzione della durata dei contratti (ad esempio contratti che prima si dispiegavano su 12 mesi sono stati concentrati su 8 mesi), associata in qualche caso all’eliminazione della postazione fissa. Queste due condizioni (durata e postazione fissa), a differenza della terza condizione (peso del cliente principale non superiore all’80% del fatturato) sono controllabili dal committente e, se rispettate entrambe, evitano che, in base alle nuove norme, la consulenza ricada in automatico nella situazione di “finto lavoro autonomo”.
Autore: ACTA
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Abbiamo chiuso l’indagine ACTA sulla condizione del lavoro autonomo di seconda generazione.
Ringraziamo chi ha partecipato e chi ha collaborato alla diffusione, un ringraziamento particolare alle associazioni che hanno pubblicizzato il questionario presso i loro aderenti.
I questionari raccolti sono stati 759, dei quali 744 sono risultati adeguati, dopo le operazioni di controllo e pulizia (abbiamo escluso questionari di dipendenti, lavoratori autonomi “tradizionali”, questionari doppi etc).
Ricordiamo che l’indagine non ha significatività statistica, ma è molto utile ad approfondire alcuni temi di particolare interesse per il nostro mondo e ad individuare cambiamenti in essere, anche perché il questionario conteneva un buon numero di domande aperte che hanno consentito di raccontare ed esemplificare
Hanno partecipato un po’ di più le donne (52,7%) e le generazioni degli anni ’70 e ’60 (rispettivamente 35,6% e 29,8%) , residenti soprattutto al Nord (62,9%), di cui quasi la metà in Lombardia (30,5%). Significativa anche la partecipazione del Centro (27,6%, di cui 13,4% nel Lazio), mentre è decisamente minoritaria la presenza del Sud (9,5%).
La professionalità più rappresentata é quella dei traduttori ed interpreti (26,7% delle risposte), che ancora una volta hanno dimostrato una grande capacità di mobilitarsi e a cui si deve anche la lieve maggiore presenza femminile sull’intero panel (se escludiamo il settore delle traduzioni, il peso delle donne è il 40%).
Molto importante anche la partecipazione dei professionisti dell’area comunicazione e pubblicità (18%) e dell’ ICT (13%), ma anche dei consulenti di strategia, direzione ed organizzazione (10,8%) e ricercatori/formatori/esperti di politiche pubbliche (9,7%).
Autore: ACTA
Calendario, Eventi, Ricerche e Indagini »
| dic ’12 |
| 6 |
| 11:00 |
IDEE PER L’ITALIA
Il contributo del Consiglio italiano per le Scienze Sociali
per capire e rilanciare l’Italia
giovedì 6 dicembre – ROMA
ore 11-14
Ceto medio e crisi.
Come cambia il lavoro autonomo in Italia
con Arnaldo Bagnasco, Angelo Deiana,
Enrico Giovannini,Costanzo Ranci,
Anna Soru,Tiziano Treu
dalla ricerca del CSS
“Partite Iva. Il lavoro autonomo nella crisi italiana“
Autore: ACTA
Ricerche e Indagini »
La nostra ricerca comincia a far parlare.
Una ricerca che ha l’obiettivo di riportare l’attenzione su di noi, sulla nostra situazione, visto che si continua a parlare solo e comunque di lavoro dipendente.
Il link al nostro questionario é stato rilanciato in rete dal Corriere e da Repubblica
Collabora anche tu!
Certo, il questionario è un po’ lungo. Ma se noi non abbiamo tempo per raccontare la nostra situazione, perché altri dovrebbero trovare il tempo di ascoltarci?
Contiamo anche su di te! Compila il questionario e contribuisci a diffonderlo!
Autore: ACTA














