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Articoli pubblicati nella categoria "Reddito"

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| 5 marzo 2013 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.314 VOLTE | SHORT URL |

Non c’è verso: o siamo finte partite iva, o siamo “upper class”.
Le ricerche e le analisi dovrebbero servire a capire ciò che accade, non ad interpretazioni fantasiose o peggio essere forzati a dare sostanza a pregiudizi.
Due esempi recenti che ci riguardano, il primo relativo alla crescita delle partite IVA e il secondo alla dinamica dei redditi.

Boom di finte partite iva?
Nel 2012 sono state aperte 549.015 partite iva, con un aumento del 2,6% rispetto al 2011 (+14.088). La crescita è stata trainata dai giovani fino a 35 anni, a cui si deve l’apertura di 211.581 aperture, + 23.921 rispetto al 2011, corrispondenti ad un +12,7% (dati MEF, Ministero Economia e Finanza).
In molti hanno interpretato queste dinamiche come effetto di una crescita delle finte partite iva. Secondo Bertolussi della CGIA di Mestre:

L’aumento del numero delle partite Iva in capo ai giovani lascia presagire, nonostante le misure restrittive introdotte dalla riforma del ministro Fornero, che questi nuovi autonomi stiano lavorando prevalentemente per un solo committente. Visto che questo boom di nuove iscrizioni ha interessato in particolar modo gli agenti di commercio/intermediari presenti nel settore del commercio all’ingrosso, le libere professioni e l’edilizia riteniamo che la nostra chiave di lettura non si discosti moltissimo dalla realtà.

Dice invece Ilaria Lani, responsabile per le Politiche giovanili della Cgil:

Il motivo per cui abbiamo ragione di ritenere che una parte consistente delle partite Iva sia falsa è proprio il fatto che i dati degli ultimi anni dimostrano che hanno un solo committente e in forma continuativa, e questo tradisce la possibilità di un abuso.

E infine leggiamo che secondo i Freelance Italiani, sulla base di dati ISFOL, le nuove finte partite IVA sarebbero 400.000!

In realtà i dati MEF non ci dicono nulla sul fatto che si tratti di finte o vere partite IVA.
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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Anna Soru

Burocrazia, Previdenza, Reddito, Storie personali e testimonianze »

| 13 luglio 2011 | 651 COMMENTI | LETTO: 65.473 VOLTE | SHORT URL |

Mi faccio interprete del caso di una amica ex partita iva che ha ricevuto in questi giorni la cartella di pagamento dall’INPS di Varese: per l’anno 2005, a causa del mancato versamento dei contributi alla gestione separata, si trova oggi a dover pagare 11.800 euro per contributi non versati e – udite udite – 9.300 euro di sanzioni. Per un totale di 21.200 euro, pagabili a rate col modico tasso del 9%!!!
Chiedo agli amici che ci leggono di segnalare casi del genere per dare un consiglio alla nostra amica. Nella lettera viene detto che il pagamento deve avvenire entro 30 giorni, mentre il ricorso potrà essere fatto entro 90 giorni:  secondo voi è meglio pagare subito e poi fare ricorso oppure fare prima ricorso? Avete nominativi di commercialisti preparati sulla materia (in area milano-varese)  da consigliare?
Fateci sapere la vostra opinione ed esperienza. Scatta la solidarietà tra Partite IVA.


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Condividi Invia per E-mailStampaCrea PDF Autore: Romano Calvo

Calendario, Eventi, Formazione, In evidenza, Investimenti e Incentivi, Previdenza, Reddito »

| 8 giugno 2011 | 3 COMMENTI | LETTO: 1.677 VOLTE | SHORT URL |
giu ’11
21
15:30

E’ passato da qualche giorno il free tax day. risparmioCome vi sentite, tutto bene? Siete sollevati? Da queste parti non tanto. Come sapete l’argomento tasse e soprattutto previdenza sono piuttosto importanti per chi lavora da solo. A differenza di chi ha TFR o fondi aziendali di categoria, noi dobbiamo ancora capire a quale santo votarci. Per questo abbiamo deciso di approfondire il tema della previdenza complementare, in particolare, per quanto ci riguarda, il cosiddetto ”terzo pilastro” ovvero le soluzioni per una previdenza individuale e integrativa a quella pubblica.

Sì, vabbè, ma dove troviamo i soldi per investimenti integrativi con aliquote INPS al 27%? E poi dove vanno messi i risparmi? Ce lo racconteranno due soci ACTA, esperti di investimenti, di risparmio e previdenza.

 

Quando e dove?

L’incontro è gratuito e riservato ai soci ACTA e si terrà a Milano il 21 giugno a partire dalle 15.30 presso il Coworking ACTA in via Menabrea 33 a Milano. I posti disponibili sono 10 ed è necessaria la registrazione attraverso il modulo che trovate qui sotto, insieme a tutti i dettagli sui contenuti e relatori del seminario. Continua a leggere »


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In evidenza, Reddito »

| 2 marzo 2011 | UN COMMENTO | LETTO: 2.905 VOLTE | SHORT URL |

Lo sapevamo, ma ora è ufficiale. Il Primo rapporto sulla coesione sociale dimostra che  tra il 2007 e il 2009 c’è stata una sensibile diminuzione del reddito dei professionisti iscritti alla Gestione Separata.

In realtà non si tratta di un vero e proprio rapporto, ma di una Presentazione corredata da un  ricco insieme di tavole, al momento ancora poco analizzate e commentate, che riportano informazioni provenienti dagli archivi congiunti di ISTAT, INPS e Ministero del Lavoro.

Le tavole sugli iscritti alla Gestione Separata distinguono tra professionisti e collaboratori e, all’interno di ogni gruppo, tra contribuenti esclusivi e concorrenti (ovvero che hanno anche un reddito da pensione o sono iscritti ad altre gestioni pensionistiche) e forniscono interessanti indicazioni non solo sulla numerosità degli iscritti, ma anche sul loro reddito.

Il numero degli iscritti, in crescita sin dall’istituzione della Gestione Separata, continua ad aumentare anche negli anni più recenti, ma nel 2009 solo tra coloro che hanno un’altra attività o pensione (concorrenti) e grazie alla maggiore presenza femminile.

Numero di Professionisti con almeno un versamento alla Gestionse Separata nell’anno (dati INPS)

 

2007

2008

2009

Concorrenti Esclusivi Totale Concorrenti Esclusivi Totale Concorrenti Esclusivi Totale
Professionisti 58.240 164.331 222.571 64.288 168.838 233.126 68.228 168.783 237.011
Uomini 44.316 95.923 140.239 48.399 97.124 145.523 51.188 95.859 147.047
Donne 13.924 68.408 82.332 15.889 71.714 87.603 17.040 72.924 89.964
% Donne 23,9 41,6 37,0 24,7 42,5 37,6 25,0 43,2 38,0

Il dato più eclatante è  la caduta del reddito nell’ultimo anno considerato, il 2009, in corrispondenza con l’esplodere della crisi economica. Il reddito medio degli uomini professionisti scende intorno ai 20.000 euro l’anno, quello delle donne sotto i 15.000!

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Reddito, Ricerche e Indagini »

| 14 novembre 2010 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.189 VOLTE | SHORT URL |

Ministero delle finanze In base ai dati diffusi in questi giorni, il reddito medio dichiarato per il 2008 dai lavoratori autonomi è di 38.690 euro, mentre quello dei dipendenti è di 19.640 euro e il reddito medio dichiarato dalle imprese di 18.140.

Come sempre, il dato maggiormente enfatizzato da media (si veda per esempio il Corriere della Sera con un articolo di Enrico Marro “Zero Iperf per un italiano su quattro“), politici e sindacalisti è quello sulle dichiarazioni superiori ai 150.000 euro, attribuite per l’85% a dipendenti (soprattutto) e pensionati, un fatto questo che rende ancora più sorprendente i valori sul reddito medio dei lavoratori alle dipendenze, indicato prima. Un’altra evidenza degna di nota: a dichiarare un reddito superiore ai 35.000 euro (proprio il reddito medio degli autonomi) c’è il 13% dei contribuenti. I soliti noti diranno che i lavoratori autonomi guadagnano troppo relativamente alle altre categorie (il doppio dei dipendenti) e troppo poco in assoluto (“Ma come, un affermato professionista che guadagna meno di 40.000 euro…? Sicuramente sono tutti evasori…“). In sostanza, è urgente aumentare le imposte agli autonomi – che, per definizione, sono tutti affermati professionisti, nuotano nell’oro ed evadono – per abbassarle ai dipendenti.


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Libri Articoli Approfondimenti, Reddito »

| 2 agosto 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.356 VOLTE | SHORT URL |

Per la rivista mensile “Una Città” Gianni Saporetti intervista  Bruno Manghi sul tema di Pomigliano (“La linea della reciprocità“). L’intervista si estende ad aspetti più generali del mercato del lavoro attuale, affrontando anche quello della flessibilità e del precariato.   

Così Manghi, nell’intervista:

[...] Poi in questa situazione entrano pesantemente le partite IVA. Allora qui il tema è talmente semplice quanto crudele: se tu la flessibilità non la fai pagare, sei morto. La flessibilità va bene se costa. Il principio è elementare, me lo diceva il mio amico Amoretti della CGIL, grande personaggio: tu vuoi la flessibilità? Pagala. Vuoi il notturno? Pagalo. Se, invece, c’è una flessibilità che costa pure meno, è la fine del mondo! Se dai i tirocinii ai laureati, è la fine del mondo. Qui è certo che bisogna fare delle correzioni, però bisogna farle attraverso accordi locali, perché se ci mettiamo a Roma a discutere, faremo 15 trasmissioni televisive, con Cremaschi da una parte e Sacconi dall’altra, e siamo finiti. Invece nell’Italia produttiva in particolare, in Emilia Romagna, in Lombardia, si possono fare degli accordi, in cui si correggono delle cose. A partire dal principio base che il vantaggio si deve pagare.
Infatti quello che funziona meno peggio è l’interinale, perché l’ora lavorata dall’interinale costa di più dell’ora normale, perché tu sei dipendente dell’azienda interinale, e l’azienda che ti prende deve pagare anche i tuoi datori di lavoro, quelli dell’agenzia. Secondo: un’azienda che usa l’interinale deve organizzarsi, non è che chiama uno, bim bum bam, no, deve avere un’organizzazione del lavoro capace di prevedere i momenti di punta, quindi con una certa maturità organizzativa.

Comunque l’interinale riguarda solo certe persone e certe aziende ben caratterizzate, il 3% circa, mentre invece l’IVA o il Co.Co.Pro sono sparse un po’ ovunque e non si vedono. [l’interinale è sempre meno utilizzato, proprio perché costa di più, si preferisce ricorrere a collaborazioni a progetto e Partite IVA perché si paga di meno, NdR].

Ma pensiamo allo scandalo delle microcooperative! Tu vai oggi anche in un grande ospedale, e prima di incontrare un dipendente dell’ospedale, incontri cinque persone che dipendono da altri. Il pubblico impiego, non i piccoli padroni, è il maggior produttore di precariato, in Italia. E la ragione è semplice: bloccate le assunzioni, alla fine ci si è salvati così, malamente. Però il pubblico impiego è un produttore di precariato indiretto impressionante.     

Saporetti allora chiede: “Ma si può rimediare? E come?”. Così risponde Manghi:

Certo, sono tutte cose che si possono correggere. Però non credo a delle cose mondiali, riformare la Biagi, eccetera, per carità, ci viene il mal di testa solo a pensarci. Le chiacchiere che si farebbero! Però accordi locali responsabili, per il tuo mercato del lavoro, quello che tu conosci, quelli sì, si potrebbero fare. Il mercato del lavoro è sempre locale, anche se grande [...] Accordi di correzione e di sperimentazione. La parola riforma va abolita. Bisogna provare e poi vedere se funziona. Ovviamente sulla base di alcuni principi chiari, che, alla fine, si riducono alla decenza.


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Reddito »

| 8 marzo 2010 | UN COMMENTO | LETTO: 1.399 VOLTE | SHORT URL |

Nell’articolo “Famiglie italiane più povere reddito medio 2.679 euro“, Il Sole 24 Ore riporta alcuni dati dal supplemento al Bollettino Statistico “Indagini campionarie – I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2008” pubblicato dalla Banca d’Italia.

Nel biennio 2006-2008 il reddito medio per nucleo si è contratto in termini reali di circa il 4%. Si legge nell’articolo:

«Tenendo conto dei cambiamenti nell’ampiezza e nella composizione della famiglia – spiega Via Nazionale – il reddito equivalente è caduto circa del 2,6 per cento. La riduzione è sostanzialmente simile a quella osservata nel corso della precedente recessione», tra il 1991 e il 1993. «La riduzione dei redditi – si legge nel supplemento – ha riguardato in misura maggiore i lavoratori indipendenti rispetto ai dipendenti e agli individui in condizione non professionale. Inoltre, la contrazione è stata maggiore per gli individui di età inferiore ai 55 anni ed in particolare per quelli con meno di 45 anni».


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Fisco, IRAP, Reddito »

| 1 marzo 2010 | 2 COMMENTI | LETTO: 1.902 VOLTE | SHORT URL |

A seguito della Circolare 45/E dell’Agenzie Entrate del 13 Giugno 2010 (.PDF in download) che ha ufficializzato la possibilità per i lavoratori autonomi di essere esentati dal pagamanto dell’IRAP in caso di assenza di Autonoma Organizzazione, molti contribuenti hanno smesso di versare l’imposta. La circolare, tuttavia, non esclude l’eventuale contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, che si palesa con l’iscrizione a ruolo delle somme non versate o l’irrogazione di sanzioni o con il rigetto dei ricorsi.

 

L’Agenzia delle Entrate ha fornito parametri di riferimento, da utilizzare da parte degli Uffici, ai fini dei controlli circa l’esistenza o meno dell’autonoma organizzazione. Il professionista può dimostrare l’inesistenza di un’autonoma organizzazione, basandosi sugli elementi costitutivi del concetto di autonoma organizzazione dati da:

  • l’impiego non occasionale di lavoro altrui: dipendenti, collaboratori a progetto, etc.
  • la disponibilità di beni strumentali eccedente il minimo ritenuto essenziale allo svolgimento dell’attività professionale;
  • la disponibilità di uno studio.

L’Agenzia delle Entrate non ha tuttavia fornito delucidazioni in merito al comportamento da adottare da parte del professionista che si ritenga escluso dall’Irap. Su tale problematica si è espressa la Circolare 2/IR del 5 Giugno 2008 (.PDF in download), emessa a cura dell’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei dottori Commercialisti ed Esperti contabili, secondo la quale il professionista può seguire tre strade, tra loro alternative:

  1. compilazione del quadro IQ – IRAP, versamento del tributo e conseguente richiesta di rimborso;
  2. compilazione del quadro IQ e omissione del versamento;
  3. omissione della compilazione del quadro IQ e del versamento.

IRAPACTA ha deciso di raccogliere le esperienze di tutti i soci su questa materia, al fine di estendere la consapevolezza della problematica e valutare la possibilità di una linea comune di azione nei confronti del fisco.

Le testimonianza che abbiamo già ricevuto hanno messo in evidenza soprattutto due aspetti:

  • che il contenzioso tra gli iscritti ACTA con l’Agenzia delle Entrate in materia di IRAP è molto ampio, iniziato ben prima della circolare del 2008 attraverso la richiesta di rimborso per gli anni precedenti, e (e questa è la buona notizia) molto positivo negli esiti finali; i soci che ci hanno scritto hanno vinto il/i ricorso/i e non pagano più l’imposta;
  • che molti soci vorrebbero “liberarsi” dal pagamento dell’imposta ma vengono fortemente sconsigliati dai commercialisti che preferiscono non aprire alcun contenzioso con l’Agenzia delle Entrate; quindi continuano a pagare e non effettuano alcuna richiesta di rimborso.

Queste esperienze supportano la proposta che ACTA potrebbe lanciare, nella direzione di mettere a frutto il patrimonio di esperienza maturato a beneficio di tutti gli associati da un lato e di individuare un iter possibile a seconda delle specifiche situazioni in cui si ricade con la propria attività autonoma, per fornire ai soci la possibilità di rivolgersi a professionisti esperti attraverso una convenzione specifica per gli iscritti che consenta di superare in parte quelle esitazioni correlate ai costi derivanti dall’instaurazione di un contenzioso.


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Fisco, Reddito »

| 23 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 1.457 VOLTE | SHORT URL |

Il Corriere della Sera con l’articolo “I ritocchi degli studi di settore alla prova della grande crisi” (.PDF in download), a firma di Dario Di Vico, del 23 febbraio, propone un approfondimento sugli studi di settore, dei quali viene richiesta la sospensione sia perché inadeguati a cogliere la crisi sia perché più in generale inadatti ad assicurare una corretta contribuzione fiscale. Prevedono infatti tasse minime per chi ha redditi molto più alti della media e un difficile adeguamento per chi, invece, ha un reddito limitato.

Possiamo aggiungere, come ACTA, che nel caso del reddito professionale di chi lavora con le imprese o con la Pubblica Amministrazione lo studio di settore è uno strumento assolutamente inutile, per il semplice fatto che non è possibile evadere nulla fiscalmente!


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Diritti, Previdenza, Reddito »

| 23 febbraio 2010 | LASCIA UN COMMENTO | LETTO: 2.185 VOLTE | SHORT URL |

Indennità di disoccupazione per professionisti autonomi, chi l’ha vista?

Come riporta il sito dell’Associazione Nazionale Orizzonte Docenti, non si ha diritto all’indennità con requisiti ridotti se si è iscritti come liberi professionisti dalla data di iscrizione al relativo albo fino alla data di cancellazione. Tuttavia, se non c’è stata prestazione lavorativa autonoma nell’arco dell’anno solare coincidente con l’attività lavorativa subordinata, anche a fronte di iscrizione all’albo professionale la richiesta della prestazione va presentata. Qualora non venisse accolta è necessario proporre ricorso al comitato provinciale INPS entro 90 giorni dalla notifica della reiezione. L’esito positivo del contenzioso non è però garantito.


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